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	<title>ARCHITECTS Archivi - I Love Parquet</title>
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	<title>ARCHITECTS Archivi - I Love Parquet</title>
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		<title>Alessandro Longo: rigenerare, ascoltare, progettare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 15:41:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARCHITECTS]]></category>
		<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Longo]]></category>
		<category><![CDATA[Federlegno]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardini22]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Senior Architect di Lombardini22, Alessandro Longo crede in un’architettura gentile, che parte dall’ascolto delle persone e arriva a costruire benessere. Con uno sguardo aperto alle neuroscienze e alla tecnologia, ma radicato nei materiali veri e nei bisogni reali</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
</p>
<p>Ci sono incontri che ti aprono prospettive nuove. Così è stato per me con Alessandro Longo, architetto ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Senior Architect di Lombardini22, Alessandro Longo crede in un’architettura gentile, che parte dall’ascolto delle persone e arriva a costruire benessere. Con uno sguardo aperto alle neuroscienze e alla tecnologia, ma radicato nei materiali veri e nei bisogni reali</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
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<p>Ci sono incontri che ti aprono prospettive nuove. Così è stato per me con Alessandro Longo, architetto genovese e Senior Architect di Lombardini22. L’ho conosciuto a Mestre, in occasione di un convegno organizzato da FederlegnoArredo sul benessere abitativo. Mi ha colpita il suo modo di raccontare la progettazione, un atto umano prima ancora che tecnico, capace di influenzare profondamente il nostro stato emotivo. E poi il sorriso aperto, che ti fa sentire subito a tuo agio, come se anche nelle parole, come nei progetti, sapesse creare spazio.</p>
<p>Nella chiacchierata che segue Longo ripercorre il suo percorso &#8211; dagli insegnamenti dei maestri alla curiosità per tutto ciò che lo circonda, dalla musica alla tecnologia &#8211; e condivide una <strong>visione autentica dell’architettura, fatta di ascolto, rigenerazione urbana, materiali che si raccontano e spazi che fanno stare bene</strong>.</p>
<p>“<em>Un progetto è un processo produttivo con una piccola ma straordinaria componente creativa</em>”, mi ha detto. E proprio in quella creatività si intravede il senso di una professione che oggi ha bisogno più che mai di empatia, ricerca e bellezza vera.</p>
<p><em><strong>Ci racconti qualcosa di te, del tuo percorso, delle tue passioni e di come sei arrivato dove sei oggi?</strong></em><br />
Sono nato a Genova 50 anni fa e mi sono laureato nella mia adorata città nel 2002 sviluppando un progetto di riconversione da molo portuale industriale a centro culturale internazionale di Genova, il Ponte Parodi, famoso ancora oggi per essere un tema non ancora risolto. Ogni tanto mi chiedo se fosse giusto il nostro progetto… Sicuramente sì, senza nessun indugio.</p>
<h2>
Esperienze che formano lo sguardo</h2>
<p><em><strong>Qual è stato il momento o l’esperienza che più ha segnato il tuo approccio professionale?</strong></em><br />
Tutte le esperienze professionali hanno contribuito a costruire le mie caratteristiche di oggi.<br />
<strong>Dal mio maestro Ermanno Ranzani ho imparato a essere architetto, comprenderne il ruolo e la responsabilità sociale, da Italo Rota ho imparato invece a essere meno architetto e farmi distrarre e arricchire da tutto il resto che ci circonda come la musica, la tecnologia, la moda, i giocattoli e così via, in Progetto CMR ho conosciuto il gruppo di lavoro che è oggi Lombardini22 e qua sono cresciuto 18 anni</strong> ho seguito lavori complessi e articolati per capire che un progetto è in realtà un processo produttivo che si compone di diverse fasi consequenziali e complementari di contributi tecnici ed umani, dove la componente creativa è molto piccola ma straordinaria importanza.</p>
<p><em><strong>Il Sole 24 ore definisce Lombardini22 “una piattaforma di servizi multisettoriale con un’offerta che sposa anche le neuroscienze, la realtà virtuale, l’inclusività e l’approccio Esg-included”. Come ti collochi in questo “contenitore” e come ti ci trovi?</strong></em><br />
Perfettamente a mio agio, sono curioso e mi piace raccontare attraverso i progetti storie sempre diverse con svolgimenti e sceneggiature mai ripetitive.</p>
<h2>L’architetto rigeneratore</h2>
<p><em><strong>Ti definisci un architetto rigeneratore, cosa significa per te?</strong></em><br />
Significa intervenire sulle fragilità dei territori che spesso hanno comportato disagio sociale ed economico.<br />
Significa ascoltare chi abita le aree della città con più disagio per proporre soluzioni adatte a quel contesto e non necessariamente adatte alle logiche del mercato immobiliare. Rigenerazione urbana è innanzitutto una rigenerazione culturale, un mondo nuovo di porsi nel processo di progettazione facendo spazio a voci e valori fino ad ora non considerate.</p>
<p><em><strong>A un recente convegno organizzato da Federlegno hai raccontato che gli spazi sono in grado di influenzare lo stato emotivo. Ce lo spieghi?</strong></em><br />
Provare benessere in uno spazio significa potersi porre nella relazione con altri in modo più positivo, rilassato abbandonando l’ordinario stress che ci contraddistingue, noi anime urbane inquiete.</p>
<p><em><strong>Come pensi che tecnologia e innovazione (la realtà virtuale e l’intelligenza artificiale) possano cambiare il modo in cui progettiamo e viviamo gli spazi?</strong></em><br />
La tecnologia è già protagonista del cambiamento nel processo di produzione di un progetto, alcune tecnologie potranno migliorare la conduzione e gestione dei progetti da parte degli utenti efficientando le risorse ed evitando sprechi di energia ed acqua su tutte. Vivere meglio uno spazio non potrà mai dipendere dalla tecnologia ma dalla determinazione di quello spazio. I valori di materia e spazio sono e rimarranno nella sfera analogica ed oggi anche neuroscientifica questa è innovazione nulla di digitale potrà rispondere ad un benessere sensoriale.</p>
<h2>La casa del futuro</h2>
<p><em><strong>Come pensi sarà la casa del futuro, o meglio, come ti piacerebbe che fosse? </strong></em><br />
<strong>Con poche pareti, con le finestre al posto giusto, con materiali che non si fingono e materiali e tecnologie che non si nascondono</strong>, con spazi generosi in altezza un valore dimenticato, forse su più livelli con sistemi di movimentazione verticale accessibili a tutti e a tutte le generazioni, in questo modo l’impronta degli edifici sul pianeta sarebbe inferiore a quella che proponiamo oggi.</p>
<p><em><strong>Non posso non farti una domanda sul legno: che rapporto hai con questo materiale?</strong></em><br />
Devo averlo sempre sotto i pedi e possibilmente non sbiancato, per me è una sensazione impagabile per contatto e profumo. <strong>È espressione della natura viva nessun materiale può contare su questa caratteristica.</strong></p>
<p><em><strong>Se potessi lanciare un messaggio a chi oggi si approccia al mondo dell’architettura, cosa gli diresti? Quale consiglio daresti a un giovane architetto?</strong></em><br />
Di leggere tanto quanto è stato scritto dai più grandi maestri di architettura che con l’avvento dell’epoca industriale avevano immaginato cosa avrebbe determinato l’incidenza delle macchine e l’impatto che avrebbero avuto sul disegno delle città, la vita delle persone e la natura.<br />
Di guardare il meno possibile i progetti di “design” di cui non si capisce il senso della costruzione ma solo arditi dettagli di facciata.</p>
<blockquote><p>Un edificio se è bello lo capisci quando in cantiere sono state completate le strutture, dove emergono chiare le proporzioni e gli spazi.” Citazione di Ermanno Ranzani il mio maestro di architettura a cui devo il mio essere Architetto</p></blockquote>
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		<title>Massimo Roj. Io un’archistar? Sono un sarto dell’architettura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jan 2024 15:49:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARCHITECTS]]></category>
		<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Mantica]]></category>
		<category><![CDATA[Bivacco Camardella]]></category>
		<category><![CDATA[intervista massimo roj]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Ferrario]]></category>
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		<category><![CDATA[Progetto CMR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>A tu per tu con il fondatore di Progetto CMR, AD di un Gruppo (che oltre alla holding Progetto Cmr International comprende otto società) al primo posto nella classifica delle maggiori 200 società di architettura</em></p>
<p><em>intervista di Federica Fiorellini</em></p>
<p>
<em>L’ho incrociato per la prima volta a Venezia, nel 2016, come relatore a un “Parquet Day”. L’ho ritrovato ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2024/01/03/massimo-roj-io-unarchistar-sono-un-sarto-dellarchitettura/">Massimo Roj. Io un’archistar? Sono un sarto dell’architettura</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A tu per tu con il fondatore di Progetto CMR, AD di un Gruppo (che oltre alla holding Progetto Cmr International comprende otto società) al primo posto nella classifica delle maggiori 200 società di architettura</em></p>
<p><em>intervista di Federica Fiorellini</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-36440" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-909x1024.jpg" alt="" width="909" height="1024" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-909x1024.jpg 909w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-266x300.jpg 266w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-768x865.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-1363x1536.jpg 1363w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-1818x2048.jpg 1818w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-800x901.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-1280x1442.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 909px) 100vw, 909px" /><br />
<em>L’ho incrociato per la prima volta a Venezia, nel 2016, come relatore a un “Parquet Day”. L’ho ritrovato questa estate a Barcellona, all’ultimo congresso FEP (la Federazione Europea dei produttori di Parquet), sempre in veste di oratore. In entrambe le occasioni sono rimasta colpita dalle sue doti di affabulatore, dal modo non convenzionale di raccontare il suo personale approccio al mondo del progetto (dove la musica rock ha un’importanza non marginale, così come ce l’hanno l’arte e la montagna). Così ho colto al volo il suo invito a visitare il quartier generale milanese di Progetto CMR (che, per inciso, è uno spazio davvero affascinante: tre piani fuori terra e uno interrato, che oltre agli uffici ospitano sale riunioni, un’academy, una library, pezzi di design, un giardino&#8230;) e di farmi raccontare la sua storia.</em><br />
<em>Lui, Massimo Roj, milanese doc e sciatore prestato all’architettura, come ama definirsi, dopo una laurea in Architettura al Politecnico di Milano e numerose esperienze all’estero, è colui che Progetto CMR l’ha fondata e, seguendo il motto che “piccolo è bello, ma solo se cresci”, l’ha fatta crescere fino a trasformarla in una società di progettazione integrata con sedi in Vietnam, Indonesia, Cina, Hong Kong e una serie di società controllate, una realtà che dal 2011 è l’unica società italiana nella classifica “World&#8217;s Top 100 architectural firms BD World Architecture”.</em><br />
<em>Ecco com’è andata la nostra chiacchierata.</em></p>
<div id="attachment_36444" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-36444" class="wp-image-36444 size-large" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-1024x721.jpg" alt="" width="1024" height="721" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-1024x721.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-300x211.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-768x540.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-1536x1081.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-2048x1441.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-800x563.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-1280x901.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-36444" class="wp-caption-text">L’headquarter di Progetto CMR, in via Russoli 6 a Milano (photocredit: Andrea Martiradonna).</p></div>
<p><strong>Ci racconta com’è iniziato tutto?</strong><br />
Era il 1993, lavoravo da otto anni in una società inglese esperta in office space planning ed ero fortemente motivato a diventare socio. Il general manager italiano dell’azienda non solo me lo negò, ma approfittò di una crisi economica importante per lasciarmi a casa (nel 2008 il suddetto general manager ha iniziato a lavorare per Progetto CMR, nda).<br />
Il 20 luglio di quello stesso anno è nata mia figlia, il 3 settembre, mentre andavo a Rimini per raggiungere la mia famiglia, sono stato coinvolto in un importante incidente a catena in autostrada dove ho distrutto la macchina. Il 4 settembre era il mio compleanno: non avevo lavoro, non avevo più la macchina, avevo una figlia piccola… Mi sono detto che dovevo fare qualcosa.</p>
<p><strong>E cos’ha fatto?</strong><br />
Ho chiamato due amici architetti (Antonella Mantica, che conoscevo dai tempi del liceo, e Corrado Caruso) e abbiamo dato vita a Progetto CMR. Così, dal nulla. La mia esperienza era legata al mondo dell’office space planning, ma non ho voluto contattare i clienti con cui lavoravo in Inghilterra, così ho preso le Pagine Gialle e ho iniziato a scrivere. Scrivevo 10, 15 lettere al giorno, dalla A a salire, a tutte le aziende che trovavo.<br />
Al mattino scrivevo, al pomeriggio telefonavo alle aziende a cui avevo scritto: raccontavo che ero un architetto e che volevo capire come si muoveva il mondo del lavoro, così ho iniziato a capire, ad assorbire problematiche e necessità. Lettera dopo lettera, telefonata dopo telefonata, mi sono fatto una mia idea.<br />
Fino a che, dopo sei mesi di lettere e telefonate, sono arrivato alla lettera “J” di JP Morgan. Sono andato a fare una presentazione in cui, grazie all’esperienza acquisita in sei mesi di “interviste conoscitive”, sono riuscito a risolvere una serie di problematiche e a realizzare un desiderio della committenza relativo all’organizzazione degli spazi di lavoro. Questo è stato il mio primo lavoro.</p>
<h1>Piccolo è bello, ma solo se cresci</h1>
<p><strong>Decisamente un inizio promettente… E dopo JP Morgan?</strong><br />
Il secondo lavoro me l’ha commissionato Schering-Plough, una compagnia farmaceutica americana. È stata in questa occasione che ho ritrovato Marco Ferrario, un altro ex compagno di classe (era il direttore lavori dell’impresa a cui era stato affidato il progetto); con Marco abbiamo fatto tutto il percorso formativo insieme, dalle scuole medie fino all’Università, quando lui si è iscritto a ingegneria e io ad architettura.<br />
Era il 1994 e gli lanciai la sfida di portare l’ingegneria all’interno di uno studio di architettura: il mio sogno era quello della progettazione integrata. Il mio socio di CMR non era d’accordo, così decisi di realizzare un’altra società: una era Progetto CMR snc, con tre architetti, e l’altra Progetto CMR srl, con due ingegneri e un architetto.</p>
<p><strong>Da allora un po’ di acqua sotto i ponti ne è passata…</strong><br />
Il primo passo è stato mettere insieme le due società, poi sono diventato azionista di maggioranza, quindi Progetto CMR è diventata una società di progettazione integrata, fino ad arrivare alla situazione odierna in cui, se consideriamo il consolidato di tutte le società, siamo il primo gruppo italiano di architettura in Italia, per fatturato, con 42 milioni di euro circa.<br />
Negli anni la crescita è stata graduale ed è stata sostenuta, soprattutto negli ultimi anni, da acquisizioni esterne o creazione di nuove società, specializzate verticalmente in settori diversi.</p>
<p><strong>Dagli uffici al building, com’è avvenuto il passaggio?</strong><br />
Il nostro focus è sempre stato quello della progettazione degli uffici, nel 2000 però, quando siamo “sbarcati” in Cina, abbiamo ampliato un po’ la prospettiva: abbiamo iniziato a lavorare a scala urbana&#8230; Tornando in Italia, nel 2007, abbiamo fatto tesoro dell’esperienza acquisita in Oriente e sono arrivate prima le Torri Garibaldi e poi tutto il resto del mondo building.<br />
Insomma, a piccoli passi, ma siamo sempre cresciuti, perché piccolo è bello, ma solo se cresci. Questo è il mio parere.</p>
<h1>Ogni architettura ha il suo posto…</h1>
<div id="attachment_36441" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-36441" class="wp-image-36441 size-large" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-1024x1024.jpg" alt="" width="1024" height="1024" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-1024x1024.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-300x300.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-150x150.jpg 150w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-768x768.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-1536x1536.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-2048x2048.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-800x800.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-440x440.jpg 440w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-1280x1280.jpg 1280w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-600x600.jpg 600w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-36441" class="wp-caption-text">Gli interni del Bivacco Camardella, una micro-architettura di montagna dedicata a un giovane alpinista e maestro di sci, travolto da una slavina sul Monte Bianco (photocredit: André Barailler).</p></div>
<p><strong>Il suo approccio al mondo del progetto?</strong><br />
Il mio approccio è “inside out”, dall’interno verso l’esterno: credo che ogni progetto debba partire dalle esigenze delle persone che occuperanno gli spazi, per poi inserirsi in un contesto storico, culturale, geografico. Sostengo da sempre che ogni architettura ha il suo posto e ogni posto ha la sua architettura (mio nonno me lo ripeteva sempre, per gli oggetti): non si può progettare lo stesso edificio per luoghi differenti del mondo (come spesso avviene, sull’onda della globalizzazione o della visione autoreferenziale di alcuni professionisti).<br />
I miei insegnanti, Franca Helg e Luigi Giffone, mi hanno sempre detto che bisogna progettare per il cliente. I nostri progetti sono tutti diversi perché diversi sono i clienti per cui progettiamo, diverse le aree geografiche in cui lavoriamo.<br />
Ricordo uno degli ultimi incontri con Zaha Hadid, durante una conferenza internazionale. Io raccontavo di questa mia visione, con il cliente al centro, lei ci ha mostrato 54 progetti praticamente con la stessa immagine: “Questi sono i miei progetti, io disegno per me”.<br />
Non so dire chi dei due abbia ragione, sono due visioni diverse. C’è chi si rivolge ad Armani per un vestito perché ama la sua impronta, il suo stile. Io sono il sarto che cucio un vestito su misura.</p>
<p><strong>Il suo rapporto con Milano?</strong><br />
Milano è la mia città: ci sono nato, cresciuto, ci ho studiato. È la città che amo e che in qualche modo vorrei cercare di migliorare, contribuendo alla sua crescita e a un suo sviluppo più sostenibile, da un punto di vista ambientale, ma soprattutto sociale.<br />
Un esempio concreto? Abbiamo fatto un lavoro di ricerca durato tre anni, ora protocollato al Comune di Milano, Regione Lombardia e Aler, improntato sul recupero di aree di edilizia popolare volto al miglioramento delle condizioni di vita: abbiamo identificato sette aree di edilizia popolare e poi ne abbiamo approfondita una, il quartiere San Siro, e abbiamo ipotizzato un intervento di demolizione graduale e ricostruzione degli edifici, integrando sin dall’inizio le diverse classi sociali e le diverse categorie (residenza, commercio, istruzione, sanità, cultura).<br />
L’obiettivo è decuplicare l’area verde esistente, come sta avvenendo in molti Paesi europei.<br />
Io mi auguro che il nostro progetto parta e venga preso come esempio non solo a Milano, ma in tutte le città con le stesse caratteristiche, con un’edilizia popolare fortemente degradata. Abbia già parlato con Torino, Genova e Roma. Il progetto è già arrivato su un tavolo interministeriale… Sarà l’età, ma l’idea di fare qualcosa per migliorare le vite degli altri mi fa stare bene.</p>
<p><strong>Un lavoro a cui è particolarmente legato?</strong><br />
Ogni lavoro è come un figlio, alla fine ti affezioni… Comunque, tralasciando lo stadio di Milano &#8211; lo avrei fatto gratis, per la mia città, per la scuola, per la squadra (l’Inter, nda) &#8211; forse il progetto che considero più emblematico di Progetto CMR sono le Torri Garibaldi, il primo grande lavoro fatto in casa nostra dopo l’esperienza asiatica del 2000, nonché le prime green tower costruite in Italia… Devo dire che hanno cambiato molto la nostra visibilità.<br />
Si tratta di due edifici molto particolari, le cui facciate sono ricoperte con 3200 cellule ciascuna, orientate in quattro modi diversi sui due assi, in modo da riflettere la luce in modi diversi, come due pietre preziose.</p>
<p><strong>La sfaccettatura dell’involucro la troviamo in altri progetti…</strong><br />
Un altro esempio è quello degli edifici “d’oro” The Sign, il complesso per uffici firmato Progetto CMR per Covivio, fatto con una pelle cangiante che riflette la luce e fa sì che la facciata cambi colore a seconda di come la luce lo colpisce.<br />
Io penso che gli edifici siano come degli esseri viventi: quando sono abitati il fluido vitale viene fornito dalle persone, quando si svuotano perdono la loro vitalità… Io attribuisco loro nuova vitalità attraverso la facciata.</p>
<h1>
&#8220;Il legno? Uno dei materiali più nobili&#8221;</h1>
<div id="attachment_36442" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-36442" class="wp-image-36442 size-large" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-1024x768.jpeg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-1024x768.jpeg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-300x225.jpeg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-768x576.jpeg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-2048x1536.jpeg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-800x600.jpeg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-1280x960.jpeg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-36442" class="wp-caption-text">Il nuovo Mottolino Headquarter a Livigno , con una scuola di sci, negozi, noleggio di sci e di mountain bike, ma anche una sala giochi, spazi per lo smart working e un ristorante.</p></div>
<p><strong>Non posso non chiederle del suo rapporto con il legno?</strong><br />
Come architetto sono ovviamente affascinato da alcuni elementi, soprattutto gli elementi naturali, il legno e la pietra sopra tutti, che sono poi i primi materiali usati dall’uomo. Trovo che abbiano il potere di “scaldare” ogni ambiente.<br />
Ritengo che il legno sia uno dei materiali più nobili, in casa mia l’ho messo dappertutto, credo che poter camminare a piedi nudi in casa (che sia in montagna, al mare o in città) sia una delle sensazioni più gradevoli e portatrici di benessere. E poi il legno vive insieme a noi, invecchia con noi, è partecipe della nostra esistenza.</p>
<p><strong>La casa del futuro come se la immagina? </strong><br />
Me la immagino sempre più a immagine e somiglianza di chi la occupa.<br />
Poi sarà flessibile (per accogliere i cambiamenti), luminosa (perché abbiamo bisogno di luce per vivere) e dotata di spazi esterni (siano essi logge, balconi o giardini). Sarà meno energivora, utilizzerà quello che la natura ci mette a disposizione (penso alla massa termica e alla ventilazione naturale).<br />
E poi sarà fatta con materiali naturali: legno, pietra e mattoni.<br />
Naturalmente sarà anche sempre più connessa e smart, ma questo è facile intuirlo.</p>
<h1>L’architettura è sostenibile per definizione</h1>
<p><strong>La sua idea di architettura sostenibile?</strong><br />
L’architettura, per sua stessa definizione, è sostenibile, perché è fatta per gli altri, per permettere alle persone di vivere meglio. Certo, quello sociale non è che un aspetto della sostenibilità, non bisogna tralasciare quello ambientale, quello tecnico, quello economico, ma di solito la buona architettura tiene conto di tutto ciò.<br />
Tutto è architettura, anche se non ce ne rendiamo conto. Pensiamo al Colosseo, è un oggetto di una sostenibilità pazzesca, perché è stato capace di durare nel tempo (non a caso in francese sostenibilità è durabilité).</p>
<p><strong>Per chiudere… Si sente un’archistar?</strong><br />
No, sono e rimango uno sciatore. E poi un amante della musica rock. Al liceo mi chiamavano Tommy, perché ero il sosia di Roger Daltrey (voce solista e fondatore degli Who, nda), il rock ce l’ho nel cuore. L’architettura, esattamente come la musica, può e deve essere più di pura e semplice emozione: deve diventare portatrice ed espressione di un messaggio di condivisione, partecipazione, di sostenibilità.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2024/01/03/massimo-roj-io-unarchistar-sono-un-sarto-dellarchitettura/">Massimo Roj. Io un’archistar? Sono un sarto dell’architettura</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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		<title>Il mondo del progetto e il parquet</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2019 10:15:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[</p>
<p>Noi di I Love Parquet siamo sicuramente di parte: amiamo il legno, il suo profumo, il calore, la &#8220;matericità&#8221;, l’eleganza, le piccole imperfezioni che rendono unico ogni singolo elemento.</p>
<p>Non è tutto. Siamo profondamente convinti che il pavimento in legno non sia un semplice complemento d’arredo, non solo un bene di consumo, ma un compendio di ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2019/10/31/il-mondo-del-progetto-e-il-parquet/">Il mondo del progetto e il parquet</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-27962 size-full" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/architettura-e-parquet.jpg" alt="" width="800" height="450" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/architettura-e-parquet.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/architettura-e-parquet-300x169.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/architettura-e-parquet-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Noi di <strong>I Love Parquet</strong> siamo sicuramente di parte: amiamo il legno, il suo profumo, il calore, la &#8220;matericità&#8221;, l’eleganza, le piccole imperfezioni che rendono unico ogni singolo elemento.</p>
<p>Non è tutto. Siamo profondamente convinti che il pavimento in legno non sia un semplice complemento d’arredo, non solo un bene di consumo, ma un compendio di valori, di storie, di abilità artigiana, di bellezza e salubrità.</p>
<p>E il mondo del progetto cosa ne pensa? Perché sceglierlo? Come utilizzarlo. La nostra Agorà dà spazio a 7 architetti che amano il legno.</p>
<h2>1) Qual è la sua personale definizione della parola sostenibilità, applicata all&#8217;architettura?</h2>
<h2>2) Dal suo punto di vista, può il pavimento in legno contribuire al comfort e al benessere di un’abitazione?</h2>
<h2>3) Che tipo di legni e di formati-finiture predilige e perché?</h2>
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<p><span style="text-decoration: underline;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-27956" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Alberto-Apostoli-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Alberto-Apostoli-150x150.jpg 150w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Alberto-Apostoli-440x440.jpg 440w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Alberto-Apostoli-600x600.jpg 600w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Alberto-Apostoli-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Arch. Alberto Apostoli</span><br />
<span style="text-decoration: underline;">Studio Apostoli</span><br />
<span style="text-decoration: underline;">San Giovanni Lupatoto (VE)</span><br />
<a href="http://www.studioapostoli.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline;">www.studioapostoli.com</span></a></p>
<p>1) Il termine &#8220;<em>sostenibilità</em>&#8221; porta con sé molte parole e, spesso, pochi fatti; in architettura potremmo parlarne per ore senza aggiungere nulla di nuovo. Per sintetizzare, potremmo definire la sostenibilità applicata all’architettura come ricerca e aggiornamento continui.</p>
<p>2) Sicuramente. Dal punto di vista estetico, il livello di definizione raggiunto dalle ceramiche &#8220;<em>effetto legno</em>&#8221; è notevole. Il legno però, oltre la vista, stimola anche i sensi del tatto e dell’olfatto. Il profumo del legno, così come il contatto con esso, ci riavvicinano alla natura, generando serenità e, di conseguenza, benessere fisico e psicologico.</p>
<p>3) Non c’è un tipo di legno che preferisco ad altri, di volta in volta scelgo il legno più adatto per quello specifico progetto. Il nostro studio opera in ambiti diversi; per gli hotel e le SPA preferiamo geometrie più semplici, giocando eventualmente sui contrasti di colore. L’ambito residenziale, soprattutto all’estero, ci offre invece la possibilità di intervenire con disegni più elaborati e intarsi. Se possibile, prediligo legni del territorio.</p>
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<p><span style="text-decoration: underline;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-27957" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/conforti-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/conforti-150x150.jpeg 150w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/conforti-440x440.jpeg 440w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/conforti-600x600.jpeg 600w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/conforti-100x100.jpeg 100w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Arch. Paolo Conforti</span><br />
<span style="text-decoration: underline;">PilotArchitetti</span><br />
<span style="text-decoration: underline;">San Donato Milanese (MI)</span><br />
<a href="http://www.pilotarchitetti.com/Pilot_02/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline;">www.pilotarchitetti.com</span></a></p>
<p>1) Sostenibilità per noi significa non trascurare i problemi energetici, di risorse, economici e sociali del luogo in cui si progetta. Il concetto è espresso perfettamente da una frase di <strong>Eduardo Souto De Moura</strong>: “<em>Non esiste architettura ecologica, architettura intelligente, architettura sostenibile. Esiste solo la buona architettura, che per essere tale naturalmente tiene conto dell’ambiente, del contesto e delle priorità</em>”.</p>
<p>2) Assolutamente sì. Crediamo che il legno sia un materiale senza tempo, capace di donare agli ambienti un senso unico di calore e accoglienza, grazie al suo variegato colore e cromatismo, al comfort termico e acustico, alla sua naturale traspirazione, e all’ assenza di cariche elettrostatiche.</p>
<p>3) Prediligiamo le essenze con verniciature a base di acqua o olio, che non alterino l’aspetto naturale del legno, sicuri anche per la salute di chi vive gli ambienti in cui il parquet viene posato. Ci piace invece, di volta in volta, selezionare formato e tipologia di posa che meglio valorizzino lo spazio del progetto.</p>
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<p><span style="text-decoration: underline;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-27958" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/chiara-martini-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/chiara-martini-150x150.jpeg 150w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/chiara-martini-440x440.jpeg 440w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/chiara-martini-100x100.jpeg 100w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Arch. Chiara Martini</span><br />
<span style="text-decoration: underline;">77+ architettura</span><br />
<span style="text-decoration: underline;">Milano</span><br />
<a href="http://www.77plusarchitettura.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline;">www.77plusarchitettura.it</span></a></p>
<p>1) Nell’architettura la sostenibilità è legata per me al mondo degli impianti e a quello dei materiali da costruzione. L’utilizzo di impianti efficienti permette di ridurre l’uso di combustibile fossili e, in generale, di minimizzare l’impatto del nostro edificio sulle emissioni di anidride carbonica. Considero &#8220;<em>sostenibili</em>&#8221; materiali da costruzione e di finitura che nel ciclo produttivo adottino tutti quelle certificazioni che riducano l’impatto sull’ambiente, che provengano da riciclo, che non rilascino sostanze nocive nell’uso, che possano compromettere la salubrità degli ambienti in cui viviamo e il cui smaltimento non vada ad incrementare i rifiuti non riciclabili.</p>
<p>2) Il legno è un materiale naturale per eccellenza. Ci restituisce alla vista e al tatto l’esperienza di calore e di vita. La mia attenzione nel progetto architettonico è di aumentare la sensazione di accoglienza degli ambienti, di renderli ‘spazi domestici’: l’uso del pavimento in legno contribuisce alla creazione di questa percezione. Dal punto di vista tecnico, un pavimento in legno, trattato con finiture naturali, posato in ambienti in cui viviamo quotidianamente non reca alcun danno alla nostra salute, contribuendo a riduzione dell’inquinamento <em>indoor</em>.</p>
<p>3) Prediligo il formato lungo e bordo bisellato, perché mi ricorda quello delle tavole in legno appena tagliate dagli alberi e le essenze autoctone. Il legno, in quanto materiale vivo e di origine naturale, deve mostrare che il tempo passa e il fatto che cambia a seconda dell’ambiente in cui è posato. Trovo molto moderno l’uso del legno a parete, in listoni, per evidenziare superficie o volumi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-27959" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/arch_giulia_martiri-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/arch_giulia_martiri-150x150.jpg 150w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/arch_giulia_martiri-440x440.jpg 440w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/arch_giulia_martiri-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Arch. Giulia Martiri</span><br />
<span style="text-decoration: underline;">Martiri Associati</span><br />
<span style="text-decoration: underline;">Numana (AN)</span><br />
<a href="http://www.studiomartiri.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline;">www.studiomartiri.it</span></a></p>
<p>1) Potrebbe essere l&#8217;uso sapiente del design applicato alla progettazione, dalla casa dell&#8217;uomo fino alla fruizione delle città. Se pensato con tutti i parametri disponibili dalla ricerca tecnologica quotidiana, può generare quel processo circolare che rende fattibile l&#8217;equilibrio tra l&#8217;uomo e l&#8217;ambiente.</p>
<p>2) Pensando ai cinque sensi, togliendo il gusto e tenendo per ultimo la vista, che è essenziale, il legno è profondamente il tatto (il percorso a piedi nudi), l&#8217;olfatto (le essenze del legno) e l&#8217;udito (il metodo di ancoraggio a pavimento). Credo che questi sensi cooperino alla percezione di benessere che ti dà il legno.</p>
<p>3) Prediligo il metodo euristico al progetto. La scelta del tipo di legno influisce molto, dal momento che si interviene in una casa antica, moderna o di nuova costruzione. I parametri da tenere presente per avvicinarsi al formato del legno sono lo stile, i colori e l&#8217;unità di misura dell&#8217;ambiente costruito, cioè, per esempio, lo spessore dei serramenti delle finestre, la misura della soglia delle porte ecc. lo stesso formato dipende poi dallo spazio che si deve ricoprire, in realtà se questo è molto piccolo le doghe di larghezza minima lo rendono più grande, mentre con uno spazio grande si possono scegliere doghe di larghezza più importante. Queste osservazioni preliminari determinano di conseguenza la scelta del tipo di formato e della finitura.</p>
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<p><span style="text-decoration: underline;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-27960" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Roberto-Franceschini-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Roberto-Franceschini-150x150.jpg 150w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Roberto-Franceschini-440x440.jpg 440w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Roberto-Franceschini-600x600.jpg 600w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Roberto-Franceschini-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Arch. Roberto Franceschini</span><br />
<span style="text-decoration: underline;">Trento e Barcellona</span><br />
<span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.robertofranceschini.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.robertofranceschini.com</a></span></p>
<p>1) Personalmente la parola &#8220;<em>sostenibilità</em>&#8221; evoca soprattutto un modo di pensare, un approccio alle questioni architettoniche, paesaggistiche e urbane. Una forma d&#8217;intendere l&#8217;architettura in modo interdisciplinare, che valuti e pianifichi gli effetti che vengono prodotti da un determinato intervento sul lungo periodo, valutando i possibili impatti sull&#8217;ambiente, il clima il tessuto sociale. È quindi un parola che costringe a farsi molte domande, sui materiali, sui metodi di produzione, sulle tecnologie che utilizziamo e sul ciclo di vita delle cose.</p>
<p>2) Assolutamente sì. Con un pavimento in legno un’abitazione prende vita, risponde agli stimoli acustici migliorandone il comfort, diventa piacevole al calpestio, influisce sul buon umore delle persone.</p>
<p>3) Chiaramente dipende molto dal progetto, se è un intervento sull&#8217;esistente o di nuova costruzione. Comunque per gli interni prediligo il rovere a listoni rettangolari di grande formato, per giocare con le prospettive e, in casi particolari, l&#8217;eleganza della spina ungherese. Per gli esterni trovo che l&#8217;Iroko sia un legno che reagisce molto bene agli elementi naturali.</p>
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<p><span style="text-decoration: underline;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-27961" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Gian-Luca-Frigerio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Gian-Luca-Frigerio-150x150.jpg 150w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Gian-Luca-Frigerio-440x440.jpg 440w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/10/Gian-Luca-Frigerio-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Arch. Gian Luca Frigerio</span><br />
<span style="text-decoration: underline;">GLF_ARCTCT Architecture &amp; Design Studio</span><br />
<span style="text-decoration: underline;">Alessandria</span><br />
<a href="http://www.gianlucafrigerio.com/home.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline;">www.gianlucafrigerio.com</span></a></p>
<p>1) L’architettura sostenibile deve ambire al mantenimento di livelli appropriati della salute e del comfort delle persone, della qualità della fruizione dei luoghi nel tempo, mettendo in circolo le risorse disponibili mediante l’integrazione nell’edificio di strutture e tecnologie appropriate. Fare architettura sostenibile significa soddisfare al meglio i bisogni delle persone e dell’ambiente tenendo conto già dalla fase embrionale del progetto delle diverse variabili, orientamento, illuminamento e ombreggiamento anche in rapporto all’ambiente, durevolezza dei materiali e delle tecnologie usate e del loro riciclo, pensare dunque a un edificio o a un luogo che rimetta in circolo nuove risorse anziché sfruttarle solamente. In generale per me un edificio o un luogo possono definirsi “<em>green</em>” non solo perché sono costruiti con tecnologie e materiali che lo rendano sostenibile, ma sono veramente eco-compatibili quando inducono le persone, anche le più &#8220;<em>sbadate</em>&#8220;, ad avere comportamenti virtuosi.</p>
<p>2) Certamente, dal mio punto di vista l’uso del legno contribuisce non solo al benessere e al comfort della casa, ma anche al mantenimento della &#8220;<em>risorsa foresta</em>&#8220;. Il boscaiolo sa perfettamente quanto sia indispensabile al pianeta e al suo sostentamento la foresta, ha dunque tutta l’intenzione di prendersene cura, usarla e reimpiantarla ed io penso che sia ottimo per il pianeta. Occorre usare meno suolo e mettere a &#8220;<em>ciclo produttivo</em>&#8221; le foreste, avremo sempre legname per costruire e per ossigenare il pianeta. Questa è una differenza sostanziale con i materiali di cava, destinati comunque a esaurirsi poiché l’estrazione è assai più rapida dei processi naturali di formazione.</p>
<p>3) Non ho una predilezione particolare sui legni e sui formati, tendenzialmente mi piacciono tutti o quasi, le mie scelte sono dettate dal luogo geografico, dal contesto architettonico o dell’abitato e dal committente. Sulle finiture potrei dire che a quelle a vernice ho sempre preferito quelle all’acqua, non ho mai amato quelle ai solventi o lucide, ma per alcune esigenze mi è capitato in passato di usare anche quelle. La finitura a olio o a cera sono quelle che ho usato di più. Nell’ambito dei trattamenti, mi piacciono molto i legni spazzolati e quelli trattamenti termicamente, in passato ho usato abbastanza i parquet sbiancati e all’occorrenza non li disdegno tuttora.</p>
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		<title>Lusso ad alta quota con Vudafieri-Saverino Partners</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2018 15:16:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>“Il legno è tra le prima materie che l’uomo ha utilizzato per costruire la propria casa e nel parquet ci sembra di ritrovare le tracce e la memoria di quel prima rapporto”. Parola di Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino, che hanno appena realizzato una nuova penthouse per Rosa Alpina Hotel &#38; SPA, in Alto Adige.</em></p>
<p>Situato ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Il legno è tra le prima materie che l’uomo ha utilizzato per costruire la propria casa e nel parquet ci sembra di ritrovare le tracce e la memoria di quel prima rapporto”. Parola di Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino, che hanno appena realizzato una nuova penthouse per Rosa Alpina Hotel &amp; SPA, in Alto Adige.</em></p>
<p>Situato a 1537 metri, nel cuore delle Dolomiti, a San Cassiano in Alta Badia, Il <strong>Rosa Alpina Hotel &amp; SPA</strong> è un simbolo dell’ospitalità d’eccellenza in Alto Adige. La struttura fa parte di <strong>The Leading Hotels of the World</strong> e vanta al suo interno un ristorante tre stelle <strong>Michelin</strong> e un’ampia area SPA, recentemente rinnovata.</p>
<p>Un’offerta cinque stelle all’insegna del lusso, che si arricchisce ora di una nuova <em>penthouse</em> di oltre 160 mq, il cui progetto d’interior design porta la firma dello studio milanese<strong> Vudafieri-Saverino Partners.</strong></p>
<p>La nuova struttura si trova al 4° piano dell’ala Engelstrakt ed è composta da tre suite, un ampio soggiorno con vetrate verso la montagna, camino, bar e angolo cucina. Spazi aperti e luminosi, che grazie alla straordinaria vista sulle maestose cime delle Dolomiti, permettono di vivere la natura e il paesaggio circostante anche quando si è all’interno.</p>
<p>Fiore all’occhiello del progetto è l’area benessere privata, che affaccia direttamente sui panorami montani, per un’esperienza unica che appaga corpo e spirito.</p>
<p><strong>Tiziano Vudafieri</strong> e <strong>Claudio Saverino</strong> hanno operato una rivisitazione della tradizione, mettendo in atto un elegante mix tra identità del luogo, materiali tradizionali ed elementi di design contemporaneo. Un’oasi di tranquillità in cui non mancano i richiami alla contemporaneità, dati in questo caso dai raffinati giochi cromatici: negli ambienti infatti domani il colore bianco, in contrasto con il legno di larice e con i pacifici ma intensi toni del verde.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>A tu per tu con gli architetti</h1>
<p><strong>Vudafieri-Saverino Partners</strong> è uno studio specializzato in progetti di architettura e corporate design, con sede a Milano e Shanghai, che opera in quasi tutti i paesi d’Europa, Stati Uniti, Cina, Giappone, Corea, Sud-est Asiatico, Medio Oriente e Russia.</p>
<p>Fedele alla tradizione milanese dell’<em>atelier</em> creativo, il lavoro dello studio, guidato da <strong>Tiziano Vudafieri</strong> e<strong> Claudio Saverino,</strong> spazia tra l’architettura, il design d’interni, il retail e il food design affrontando sia i grandi temi della città, del paesaggio e della società, sia l’architettura dei luoghi residenziali, commerciali e industriali.</p>
<p><strong>Amate il parquet?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Certamente, come si può vedere nel progetto per il Rosa Alpina Hotel &amp; Spa: la nuova penthouse si caratterizza per un uso dominante di questo materiale. Il legno è tra le prima materie che l’uomo ha utilizzato per costruire la propria casa, e quello che ci affascina da sempre è che nel parquet ci sembra di ritrovare le tracce e la memoria di quel prima rapporto</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Oltre al legno, quali materiali privilegiate? I vostri colori preferiti?</strong></p>
<p>&#8220;<em>È molto difficile indicare un materiale o un colore sopra gli altri, perché ogni progetto nasce in relazione al luogo e al contesto in cui si trova. Di volta in volta ci appassioniamo e scegliamo di utilizzare una materia, una superficie o un colore anziché un altro, mettendolo in relazione con le funzioni e i bisogni specifici di quel progetto. Per questo colori e materia cambiano nel tempo e nello spazio. Ogni volta che decidiamo di prediligere un materiale o una tonalità cerchiamo sempre di riscoprirla come se fosse la prima volta</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Quali sono le attuali tendenze dell’interior design?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Nella nostra esperienza, notiamo un ritorno importante alla personalizzazione di ciascuna storia, un bisogno di mettere al centro l’identità dei marchi o la personalità dei nostri committenti. Per certi aspetti si può parlare di un rinnovato senso di misura da parte dei clienti, che non cercano risultati che determinano uno stupore di superficie, ma progetti che si facciano carico di consegnare messaggi profondi di verità e originalità. Questo implica un maggior equilibrio nelle scelte progettuali, che devono essere sempre basate su una profonda ricerca</em>&#8220;.</p>
<p>________________________________________________________________</p>
<h2>Facts &amp; Figures</h2>
<p>Project team: <strong>Tiziano Vudafieri, Claudio Saverino, Thomas Pedrazzini, Sabrina Sala</strong> (<span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://vudafierisaverino.it" target="_blank" rel="noopener">vudafierisaverino.it</a></span>)<br />
Anno: progetto terminato nel dicembre 2017<br />
Superficie: 164mq<br />
Impresa di costruzione:<strong> Clara Costruzioni, Decor GmbH/S.R.L, Electro Ladinia</strong><br />
Foto: <strong>Alex Filz</strong></p>
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		<title>Studio Apostoli &#8211; Alberto Apostoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 15:35:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Apostoli]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione bim]]></category>
		<category><![CDATA[Studio Apostoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studio Apostoli è una casa di progettazione multi-disciplinare e integrata, composta da 40 collaboratori. Opera a livello internazionale attraverso tre brand: Alberto Apostoli Architecture &#38; Design, Apostoli Engineering, Studio Apostoli &#38; Associati Project Management.</p>
<p>Oltre all’attività di progettazione, e per alcuni specifici progetti, lo studio offre servizi di <em>general contractor </em>(<em>design&#38;built</em>) attraverso società controllate.</p>
<p>Lo studio, fondato nel 1997, è guidato da ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong><a style="color: #ff6600;" href="http://www.albertoapostoli.com" target="_blank" rel="noopener">Studio Apostoli</a></strong></span> è una casa di progettazione multi-disciplinare e integrata, composta da 40 collaboratori. Opera a livello internazionale attraverso tre brand: <strong>Alberto Apostoli Architecture &amp; Design,</strong> <strong>Apostoli Engineering,</strong> <strong>Studio Apostoli &amp; Associati Project Management.</strong></p>
<p>Oltre all’attività di progettazione, e per alcuni specifici progetti, lo studio offre servizi di <em>general contractor </em>(<em>design&amp;built</em>) attraverso società controllate.</p>
<p>Lo studio, fondato nel 1997, è guidato da <strong>Alberto Apostoli </strong>e si avvale di project manager interni per la gestione dei contratti attraverso schemi organizzativi non fissi.</p>
<p><strong>Studio Apostoli</strong> è leader internazionale nell’ambito &#8220;<em>wellness</em>&#8220;, settore al cui sviluppo ha contribuito e contribuisce attraverso progetti, prodotti, divulgazione teorico-metodologica e accademica. Non mancano inoltre importanti esperienze nell’ambito della progettazione alberghiera, retail, residenziale, office, allestimento per importanti brand internazionali.</p>
<p>Missione dello studio è l’integrazione tra creatività e competenze tecnico-ingegneristiche-marketing oriented. Punto di forza è invece la gestione e la progettazione integrata sviluppata prevalentemente attraverso processi BIM. Vengono poi forniti alcuni servizi aggiuntivi tra i quali: <em>brand design, cost control, procurement,</em> comunicazione integrata, R&amp;D, <em>business planning, due diligence, energy management</em>.</p>
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		<title>PM Architecture &#8211; Piergiorgio Miserendino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2017 09:04:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARCHITECTS]]></category>
		<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
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		<category><![CDATA[ANAB]]></category>
		<category><![CDATA[CasaClima]]></category>
		<category><![CDATA[CasaClima protocolli]]></category>
		<category><![CDATA[Domus Academy]]></category>
		<category><![CDATA[Ferruccio Laviani.]]></category>
		<category><![CDATA[Filippe Stark]]></category>
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		<category><![CDATA[Iidea Mediterranea Istituto Interdisciplinare Ecologia Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Kartell]]></category>
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		<category><![CDATA[Salone del Mobile Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’architetto Piergiorgio Miserendino nasce a Palermo nel 1972 e consegue la laurea in architettura presso l&#8217;Università degli Studi della sua città&#160;nel 1999 specializzandosi&#160;in disegno industriale. Nel 1998 partecipa al Master &#8220;<em>Seminario di Primavera</em>&#8221; sulle tematiche dell&#8217;ambiente, dell&#8217;architettura ecologica, e dello sviluppo sostenibile organizzato da ANAB e da Iidea Mediterranea Istituto Interdisciplinare Ecologia Architettura. Dal 1998 ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’architetto <strong>Piergiorgio Miserendino</strong> nasce a Palermo nel 1972 e consegue la laurea in architettura presso l&#8217;<strong>Università degli Studi </strong>della sua città&nbsp;nel 1999 specializzandosi&nbsp;in disegno industriale. Nel 1998 partecipa al Master &#8220;<em>Seminario di Primavera</em>&#8221; sulle tematiche dell&#8217;ambiente, dell&#8217;architettura ecologica, e dello sviluppo sostenibile organizzato da <strong>ANAB</strong> e da <strong>Iidea Mediterranea Istituto Interdisciplinare Ecologia Architettura.</strong> Dal 1998 al 1999 partecipa alle ricerche come cultore della materia per il corso di Estimo ed Economia dell&#8217;ambiente presso la Facoltà di Architettura di Palermo. Nel 2000 si diploma nel corso di interior design organizzato da <strong>Domus Academy</strong> e <strong>IDI</strong> di Milano &#8220;<em>Design the Exhibition</em>&#8220;, progettando nel workshop l&#8217;allestimento per la mostra di <strong>Filippe Stark</strong> all&#8217;interno del museo <strong>Kartell</strong> seguito da <strong>Ferruccio Laviani.</strong> Nel 2001 è uno dei&nbsp;designer al &#8220;<em>Salone Satellite</em>&#8221; in seno al <strong>Salone del Mobile.</strong> Dal 2000 al 2002 sviluppa le sue conoscenze formativo-progettuali nell&#8217;ambito della progettazione architettonica e biocompatibile dell&#8217;interior design collaborando, con diversi studi di architettura di Milano, alla realizzazione di edifici pubblici, residenziali e commerciali nonché presenziando&nbsp;a numerosi concorsi liberi e ad inviti nazionali ed esteri. Nel 2003 fonda lo studio <span style="color: #333333;"><strong>PM Architecture</strong></span>, dove progetta spazi pubblici e privati che diventano obiettivo di ricerche e sperimentazioni e in cui viene rivolta estrema attenzione alle tematiche dell&#8217;architettura sostenibile con costante aggiornamento riguardo ai protocolli <strong>CasaClima</strong>.</p>
<p><strong>Ama il parquet? Perché?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Amo il parquet perchè il legno è memoria, identità e adesione più autentica al patrimonio di cultura, arte e stile di vita. Perchè stabilità, precisione, affidabilità, durata ed ecologia sono le parole chiave di un materiale unico</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Oltre al legno, quali materiali privilegiate?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Materiali eterogenei come la pietra, i metalli, il vetro e i tessuti</em>&#8220;.</p>
<p><strong>I vostri colori preferiti?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Le tonalità naturali in tutte le loro sfumature. Versatili ed eleganti, permettono di far risaltare e illuminare ogni contesto</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Quali sono nuove tendenze dell’interior design?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Oggi la parola d&#8217;ordine è fare architettura emozionale</em>&#8220;.</p>
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		<title>Studio_A+D &#8211; Andrea Mariotti e Davide Bartolucci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 14:48:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARCHITECTS]]></category>
		<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Mariotti]]></category>
		<category><![CDATA[Cenerelli Parquet]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Bartolucci]]></category>
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		<category><![CDATA[Parchettificio Garbelotto]]></category>
		<category><![CDATA[parquet]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>42 e 47 anni, architetto e designer, Andrea Mariotti e Davide Bartolucci hanno uno studio a Saltara (PU), Studio_A+D, l’artefice del nuovo, rivoluzionario showroom Cenerelli Parquet, distributore del marchio Garbelotto, illustrato in questo servizio.</em></p>
<p>Amate il parquet? Perché?</p>
<p>&#8220;<em>Impossibile non amarlo. È un materiale naturale, riciclabile, sostenibile e uno degli elementi più antichi nel campo dell&#8217;architettura e del ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2017/07/12/studio_ad-andrea-mariotti-e-davide-bartolucci/">Studio_A+D &#8211; Andrea Mariotti e Davide Bartolucci</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>42 e 47 anni, architetto e designer, Andrea Mariotti e Davide Bartolucci hanno uno studio a Saltara (PU), Studio_A+D, l’artefice del nuovo, rivoluzionario showroom Cenerelli Parquet, distributore del marchio Garbelotto, illustrato in questo servizio.</em></p>
<p><strong>Amate il parquet? Perché?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Impossibile non amarlo. È un materiale naturale, riciclabile, sostenibile e uno degli elementi più antichi nel campo dell&#8217;architettura e del design</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Oltre al legno, quali materiali privilegiate?</strong></p>
<p>&#8220;<em>In genere amiamo i materiali naturali come il legno, la pietra e i marmi, ma siamo aperti all&#8217;utilizzo e la sperimentazione di soluzioni più estreme e meno convenzionali, come le lamiere stirate e microforate, l&#8217;acciaio corten, il vetro</em>&#8220;.</p>
<p><strong>I vostri colori preferiti?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Non esiste un colore preferito, ogni progetto che affrontiamo in virtù di ciò che comunica e dei materiali utilizzati avrà i propri colori. Raramente osiamo sulle tonalità forti, rimanendo spesso su colori tenui e caldi</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Quali sono, a vostro avviso, le attuali tendenze dell’interior design?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Non ci siamo mai posti questa domanda, in quanto il termine &#8216;tendenza&#8217; è collegato al settore moda e il nostro modo di lavorare è da questo punto di vista in &#8216;controtendenza&#8217;, per fare un gioco di parole. Ciò che oggi fa tendenza, sarà obsoleto domani. Ci piacerebbe invece che ciò che progettiamo oggi sia ancora bello e attuale domani</em>&#8220;.</p>
<p>_________________________________________________________</p>
<p><strong>Cenerelli parquet e Parchettificio Garbelotto</strong></p>

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<p><strong>Com’è nata la collaborazione con Cenerelli Parquet e Parchettificio Garbelotto?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Ci siamo conosciuti in un cantiere dove noi eravamo progettisti e Cenerelli il posatore del legno. Poco tempo dopo si è presentato in studio per iniziare questa nuova avventura</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Ci illustrate la filosofia alla base del concept espositivo?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Cenerelli Parquet è una rivendita di parquet e laminati e per questo lo store è concepito come un insieme di spazi e situazioni che permettono al legno di diventare sempre il protagonista principale. Si entra accompagnati da un percorso longitudinale formato da sinuosi listoni di legno chiaro. Subito sulla destra una sorta di salotto di benvenuto delimitato da un lussuoso parquet montato a spina ungherese che inaspettatamente si inerpica sulla parete e persino sul soffitto obliquo. Una vetrata fumé lo divide dalla zona ufficio caratterizzata da tavole regolarmente appese al soffitto e una libreria retrostante dal forte carattere scultoreo. Il tavolo centrale dalla forma pura nasconde un’anima sofisticata. Sulla sinistra si trova una sorta di scatolone nero caratterizzato da un piano d’appoggio completamente riflettente ed illuminato da diverse lampade appese dal gusto retrò. È il luogo dove si presentano le novità appena uscite ed è anche lo spazio dove il cliente sperimenta la fase emozionale, in cui intravede il risultato delle sue scelte e in cui viaggia con la mente al di fuori di ogni spazio. La scala che sale verso l’&#8217;infinito&#8217; rappresenta proprio questo, l’andare oltre, il vagare con l’immaginazione. Questo spazio delimita anche la zona vetrina di forma triangolare, risultante dalla particolare conformazione del locale. Completamente vetrata sui due lati acuti si lascia guardare da molteplici angolazioni diventando, specialmente nelle ore notturne, punto focale del negozio. In fondo al percorso c’è la zona tecnica dove visionare i materiali e le finiture</em>&#8220;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come avete conciliato le esigenze del committente con le vostre scelte stilistiche?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Ma c’è dell’altro oltre la mera rivendita, oltre al negozio di parquet, c’è la storia di una famiglia, di un artigiano che, carico di esperienza e voglia di fare, si mette in gioco ancora una volta e mette a disposizione dell’acquirente, oltre che un ottimo prodotto italiano di altissima qualità, l’esperienza e la professionalità di un uomo che è cresciuto in mezzo ai trucioli. Questo doveva essere comunicato con forza dal progetto che, in maniera del tutto naturale, si è sviluppato in virtù della grande potenzialità artigianale che si aveva a disposizione e che non si sarebbe mai arresa davanti a nessun ostacolo tecnico-realizzativo. Tutto questo ci ha permesso di esplorare e spesso improvvisare in fase di cantiere molte scelte stilistiche e realizzative, esplorando sentieri impervi. Abbiamo guidato e siamo stati guidati in un percorso nuovo dove la nostra professionalità è stata messa a disposizione ed uso dell’&#8217;artigiano committente&#8217; le cui scelte e decisioni sono rimaste inalterate nel progetto come segno e presenza di una cultura spontanea e primitiva, creando una sorta di simbiosi con le scelte più ardue e preziose fatte da noi. Emblematico è il tavolo della zona ufficio, completamente concepito su idea e &#8216;progetto&#8217; dall’artigiano, realizzato con maestria e saggezza, ma che andava in contrasto con la nostra idea progettuale. Tuttavia un’opera di tale pregio non poteva essere ignorata né tantomeno denigrata, da qui l’idea di dargli una forma pura e austera consona allo spazio, mediante la semplice aggiunta di pannellature in legno grezzo e opportunamente forate per lasciare comunque intravedere l’interno. Oppure la libreria retrostante il tavolo. Scelto il materiale e la tecnica realizzativa, è stato sufficiente uno schizzo dimensionale e in poche ore è stata creata una sorta di &#8216;scultura contenitiva&#8217; che era proprio quello che volevamo, ma realizzata senza nessun condizionamento. Di tanto in tanto ci arrivavano dei &#8216;whatsapp&#8217; del work in progress che affermavano la nostra intuizione vincente e ci stupivano per l’empatia che si era creata. Ogni pensiero o idea è stata vissuta con entusiasmo quasi adolescenziale o come sfida in cui nessuno voleva deludere l’altro. L’idea di realizzare un &#8216;salottino verticale&#8217; metafisico è stata quasi una provocazione accettata ed eseguita senza problemi, ed ora si trova nel punto focale dello store, la vetrina, ben in vista al visitatore che prima di entrare si chiede cos’altro potrà aspettarsi all’interno</em>&#8220;.</p>
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		<title>Studio labID &#8211; Angelo Giangregorio</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2016 14:38:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sin da piccolo, Angelo Giangregorio ha respirato un’aria che trasportava profumi che l’hanno portato a intraprendere gli studi universitari in Disegno Industriale: il “<em>legno</em>”, del secondo lavoro del padre in una falegnameria, e il “<em>cemento</em>” dell’impresa di costruzioni del nonno.</p>
<p>Laureato al Politecnico di Bari nel 2009, si trasferisce subito a Milano per continuare la sua ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sin da piccolo, <strong>Angelo Giangregorio</strong> ha respirato un’aria che trasportava profumi che l’hanno portato a intraprendere gli studi universitari in Disegno Industriale: il “<em>legno</em>”, del secondo lavoro del padre in una falegnameria, e il “<em>cemento</em>” dell’impresa di costruzioni del nonno.</p>
<p>Laureato al <strong>Politecnico di Bari</strong> nel 2009, si trasferisce subito a Milano per continuare la sua formazione frequentando il MID, Master in Interior Design, presso il <strong>Poli.Design</strong>, consorzio del <strong>Politecnico di Milano.</strong> Durante lo stesso anno effettua una breve esperienza nello studio <strong>FTA</strong> dell’architetto <strong>Filippo Taidelli</strong>. Ben presto decide di trasferirsi a Roma, dove insieme a un collega contribuisce alla nascita dello <strong>Studio Labark</strong> dell’architetto <strong>Antonio Girardi.</strong> Dopo qualche tempo, la nostalgia del suo mare e della vita tranquilla del suo paese d’origine, lo portano a tornare nella sua amata Puglia dove fonda lo <strong>Studio labID</strong>, un luogo in cui la ricerca dei materiali, della tecnologia, il valore della differenziazione e l’innovazione nel design, la fanno da padrona.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Studio labID</strong></p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong><a style="color: #ff9900;" href="http://studiolabid.com" target="_blank" rel="noopener">Studio labID</a></strong></span> è uno studio di progettazione multidisciplinare fondato nel settembre del 2015 a Giovinazzo, in provincia di Bari. L’attività dello studio è legata alla ricerca in ambito progettuale applicata principalmente all’architettura d’interni e al design. I campi d’intervento sono molteplici: residenziale, commerciale, spazi del lavoro… Il tutto grazie alla collaborazione di una rete di specialisti. Una sinergia in grado di assicurare che i lavori vengano eseguiti per tutta l’effettiva durata con serenità e professionalità, garantendo al cliente un’eccellente realizzazione dell’opera.</p>
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		<title>Il legno è casa  (parola di Francesco Librizzi)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 11:25:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARCHITECTS]]></category>
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		<category><![CDATA[Ali Parquets]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Abbiamo intervistato questo giovane talento italiano del mondo del progetto a Cersaie, dove ha partecipato in veste di art director per Ali Parquets. Ecco cosa ci ha raccontato.</em></p>
<p>Nato nel 1977, Francesco Librizzi (come si legge nella sua biografia) si è laureato in architettura a Palermo. Nel 2005 ha fondato Francesco Librizzi Studio a Milano, dove ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2016/11/03/il-legno-e-casa-parola-di-francesco-librizzi/">Il legno è casa  (parola di Francesco Librizzi)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Abbiamo intervistato questo giovane talento italiano del mondo del progetto a Cersaie, dove ha partecipato in veste di art director per Ali Parquets. Ecco cosa ci ha raccontato.</em></p>
<p>Nato nel 1977,<strong> Francesco Librizzi</strong> (come si legge nella sua biografia) si è laureato in architettura a Palermo. Nel 2005 ha fondato <strong>Francesco Librizzi Studio</strong> a Milano, dove sviluppa progetti di architettura, interni, allestimento e product design. Il suo lavoro è stato pubblicato su diverse riviste internazionali di architettura ed è stato esposto da istituzioni quali il <strong>Louvre</strong> di Parigi e lo <strong>Storefront for Art and Architecture</strong> di New York. Più di recente, <strong>Librizzi</strong> è stato il più giovane architetto invitato apartecipare alla mostra “<em>Stanze. Altre filosofie dell’abitare</em>”, evento curato da<strong> Beppe Finessi</strong> e svoltosi presso la<strong> Triennale</strong> di Milano davanti ai protagonisti italiani dell’architettura contemporanea.</p>
<p>L’occasione per un’intervista a questo giovane talento italiano è nata alla fiera <strong>Cersaie</strong> (Bologna, 26-30 settembre 2016), dove <strong>Librizzi</strong> ha partecipato in veste di art director del parchettificio <strong><span style="color: #ff9900;"><a style="color: #ff9900;" href="http://www.iloveparquet.com/clienti/ali-parquets/" target="_blank" rel="noopener">Ali Parquets</a></span>,</strong> dando vita a uno stand dal design inconfondibile, colorato, onirico, che ha accolto gli ospiti in un suggestivo viaggio alla scoperta del mondo del parquet.</p>
<p><strong>Com’è nata la sua passione per il mondo del progetto?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Francesco Librizzi</span>: <em>Nasce da un misto di entusiasmo e insoddisfazione. La passione per tutto ciò che è bello e la voglia di migliorare ciò che potrebbe esserlo di più.</em></p>
<p><strong>Quali sono i lavori a cui è più affezionato?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Francesco Librizzi</span>: <em>Alcuni miei lavori, in maniera molto riservata, hanno cambiato il mio punto di vista sul mio stesso lavoro. Altri hanno invece vissuto una dimensione molto pubblica. Cioè attraverso riviste e social media sono stati conosciuti e condivisi da molte persone: hanno cambiato il punto di vista di molte persone. Sono affezionato a entrambe le categorie.</em></p>
<p><strong>In generale, ci sono dei materiali che privilegia nei suoi lavori? </strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Francesco Librizzi</span>: L<em>egno e metallo, tornano con molta frequenza per l&#8217;uso spesso combinato di superfici e telai che contraddistingue alcuni miei lavori.</em></p>
<p><strong>Com’è nata la collaborazione con Ali parquets?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Francesco Librizzi</span>: <em>Qualcuno ha pensato a una combinazione fortunata e intelligente: un&#8217;azienda con un grande prodotto e un progettista con uno sguardo esterno e fresco in grado di rendere visibile e potente il messaggio del marchio. </em></p>
<p><strong>Progettare con il legno perché…</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Francesco Librizzi</span>: <em>Perché il legno è casa.Perché il legno è vero. Perché il legno è un classico.Perché il legno è un prodotto tecnologicamente avanzato.Perché il legno è una fonte rinnovabile.</em></p>
<p><strong>Se dovesse dare un consiglio a uno studente di architettura?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Francesco Librizzi</span>: <em>Trova ciò che ti piace. Sii sicuro che ti piaccia veramente. Vai fino in fondo.</em></p>
<p><em><strong>di Federica Fiorellini</strong></em></p>
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		<title>OfficinaProgettazione &#8211; Oriano Fabrizio Durante &#038; Ersilia Del Genio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Aug 2016 13:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARCHITECTS]]></category>
		<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Ersilia Del Genio]]></category>
		<category><![CDATA[Federico II]]></category>
		<category><![CDATA[Federico II Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[OfficinaProgettazione]]></category>
		<category><![CDATA[Oriano Fabrizio Durante]]></category>
		<category><![CDATA[parquet]]></category>
		<category><![CDATA[Politecnico di Milano]]></category>
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<p><em>«Amiamo il parquet per quella capacità di adeguarsi al tempo e a ogni stile, esaltando l’ambiente in cui si colloca»</em></p>
<p>Amate il parquet? Perché?</p>
<p>&#8220;<em>Prediligiamo in assoluto il parquet e lo amiamo perché è il materiale che rimanda alla naturalità e alla semplicità dell’abitare. Un percorso attraverso cromatismi, venature, e quella capacità di adeguarsi al tempo e ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-14846" src="http://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2016/08/officinaprogettazione-1024x695.jpg" alt="officinaprogettazione" width="1024" height="695" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2016/08/officinaprogettazione-1024x695.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2016/08/officinaprogettazione-300x204.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2016/08/officinaprogettazione-768x521.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2016/08/officinaprogettazione-800x543.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2016/08/officinaprogettazione.jpg 1243w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><em>«Amiamo il parquet per quella capacità di adeguarsi al tempo e a ogni stile, esaltando l’ambiente in cui si colloca»</em></p>
<p><strong>Amate il parquet? Perché?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Prediligiamo in assoluto il parquet e lo amiamo perché è il materiale che rimanda alla naturalità e alla semplicità dell’abitare. Un percorso attraverso cromatismi, venature, e quella capacità di adeguarsi al tempo e a ogni stile, esaltando l’ambiente in cui si colloca</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Oltre al legno, quali materiali privilegiate?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Prediligiamo i materiali naturali, oltre al legno nelle nostre architetture spesso introduciamo la pietra, meglio se di recupero, vetro e ferro</em>&#8220;.</p>
<p><strong>I vostri colori preferiti?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Non abbiamo particolari preclusioni, riteniamo che il colore abbia il potere di completare l’opera, di &#8216;incorniciare&#8217; ogni architettura, di partecipare al disegno delle forme interne ed esterne. La ricerca del colore accompagna la scelta dei materiali che non deve mai soprastare</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Quali sono nuove tendenze dell’interior design?</strong></p>
<p>&#8220;I<em>l nostro stile è quello che affonda le radici nel razionalismo, l’essenzialità delle forme, dei colori e dei materiali, ma anche la funzionalità degli spazi. Il minimalismo come forma di rigore e di armonia tra natura ed artificio</em>&#8220;.</p>

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<p><strong>OfficinaProgettazione</strong> nasce nel 1997 a Milano ad opera dell’architetto <strong>Oriano Fabrizio Durante,</strong> occupandosi di progettazione architettonica, urbanistica e design. Lo studio, composto da professionisti esperti in diverse discipline, è ora guidato da <strong>Oriano Fabrizio Durante</strong> (che ha studiato al <strong>Politecnico di Milano</strong> laureandosi in allestimento e museografia) ed <strong>Ersilia Del Genio</strong> (laureata a Napoli alla <strong>Federico II</strong> in composizione architettonica).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Contatti</span></p>
<p><strong><em>durante@officinaprogettazione.it</em></strong><br />
<strong><em> orianofabrizio.durante@archiworldpec.it</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2016/08/01/officinaprogettazione-oriano-fabrizio-durante-ersilia-del-genio/">OfficinaProgettazione &#8211; Oriano Fabrizio Durante &#038; Ersilia Del Genio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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