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	<title>Consumo Consapevole Archivi - I Love Parquet</title>
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	<title>Consumo Consapevole Archivi - I Love Parquet</title>
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		<title>Pavimenti in legno antico: un patrimonio da preservare e ammirare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2023 09:40:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Braga]]></category>
		<category><![CDATA[parquet]]></category>
		<category><![CDATA[Pavimenti in legno antico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Nel mondo dell&#8217;interior design, dove le tendenze possono cambiare rapidamente, c&#8217;è una bellezza senza tempo che risiede nei pavimenti in legno antico. Questi pavimenti sono veri e propri tesori, portatori di storia e carattere, che aggiungono un tocco di eleganza e calore a qualsiasi ambiente. Ma più di tutto, sono un patrimonio da preservare e ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2023/10/24/pavimenti-in-legno-antico-un-patrimonio-da-preservare-e-ammirare/">Pavimenti in legno antico: un patrimonio da preservare e ammirare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel mondo dell&#8217;interior design, dove le tendenze possono cambiare rapidamente, c&#8217;è una bellezza senza tempo che risiede nei pavimenti in legno antico. Questi pavimenti sono veri e propri tesori, portatori di storia e carattere, che aggiungono un tocco di eleganza e calore a qualsiasi ambiente. Ma più di tutto, sono un patrimonio da preservare e ammirare. In questo articolo, esploreremo la storia e la bellezza dei pavimenti in legno antico e scopriremo perché sono così preziosi</em></p>
<p><em>Fabio Braga</em></p>
<h1><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36220 alignright" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/Parchettificio-Toscano-scaled.jpg" alt="" width="506" height="758" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/Parchettificio-Toscano-scaled.jpg 1708w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/Parchettificio-Toscano-200x300.jpg 200w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/Parchettificio-Toscano-683x1024.jpg 683w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/Parchettificio-Toscano-768x1151.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/Parchettificio-Toscano-1025x1536.jpg 1025w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/Parchettificio-Toscano-1367x2048.jpg 1367w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/Parchettificio-Toscano-800x1199.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/Parchettificio-Toscano-1280x1918.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 506px) 100vw, 506px" />La storia incisa nel legno</h1>
<p>I pavimenti in legno antico sono testimoni silenziosi del passato. Ogni graffio, ammaccatura o segno è una traccia di ciò che è stato. <strong>Questi pavimenti possono provenire da case storiche, castelli, fattorie o edifici industriali del passato. Ogni tavola di legno racconta una storia unica, una storia che può essere secolare.</strong><br />
Un pavimento in legno antico può portarci indietro nel tempo, facendoci immaginare chi ha camminato su di esso nei secoli passati. Può farci pensare a balli scintillanti in sale da ballo eleganti o al lavoro duro di chi ha vissuto e lavorato in quegli spazi. Questa <strong>connessione con il passato</strong> è ciò che rende i pavimenti in legno antico così speciali.</p>
<h1>Bellezza senza tempo</h1>
<p>La bellezza dei pavimenti in legno antico è intramontabile. Il legno, con il suo calore naturale e la sua varietà di venature e sfumature, aggiunge un tocco di natura e autenticità a qualsiasi ambiente. <strong>La patina che si forma nel corso del tempo conferisce a questi pavimenti un aspetto unico, impossibile da replicare con materiali artificiali.</strong><br />
I pavimenti in legno antico si sposano bene con una vasta gamma di stili di arredamento, dal rustico al moderno, dal classico al contemporaneo. La loro versatilità li rende un&#8217;opzione di design amata da molti. Possono essere la base perfetta per un&#8217;atmosfera accogliente in una casa di campagna o aggiungere un tocco di storia a un loft urbano.</p>
<h1><a href="https://www.friulparchet.it" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" width="638" height="888" class=" wp-image-36223 aligncenter" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/Friulparchet.png" class="light" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/Friulparchet.png 638w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/Friulparchet-216x300.png 216w" sizes="auto, (max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a></h1>
<h1>Preservare il passato per il futuro: il restauro</h1>
<p>Mentre apprezziamo la bellezza dei pavimenti in legno antico, è importante anche preservarli per le generazioni future. <strong>Il restauro di pavimenti in legno antico è un&#8217;arte</strong>. Esperti artigiani lavorano per ripristinare e preservare questi pavimenti, consentendo loro di continuare a raccontare la loro storia per molti anni a venire.<br />
<strong>La sostenibilità è un altro motivo per cui i pavimenti in legno antico meritano di essere ammirati e preservati.</strong> Utilizzando legno riciclato anziché nuove risorse, si contribuisce a ridurre l&#8217;impatto ambientale e a promuovere pratiche sostenibili.</p>
<h1>Molto più di semplici pavimenti&#8230;</h1>
<p>I pavimenti in legno antico sono molto più di semplici pavimenti. Sono un patrimonio da preservare e ammirare, una finestra sul passato che ci ricorda la bellezza della storia e della natura. La loro durata, la loro bellezza senza tempo e la loro versatilità li rendono una scelta di design eccellente per chi cerca un tocco di autenticità e calore in casa propria. Quindi, la prossima volta che camminate su un pavimento in legno antico, fermatevi un attimo e ascoltate la storia che esso racconta, perché è un patrimonio da preservare e ammirare per sempre.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-36221" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/braga-box.png" alt="" width="1204" height="318" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/braga-box.png 1204w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/braga-box-300x79.png 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/braga-box-1024x270.png 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/braga-box-768x203.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/braga-box-800x211.png 800w" sizes="auto, (max-width: 1204px) 100vw, 1204px" /></p>
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		<title>Le parole e il respiro degli alberi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 22:41:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Braga]]></category>
		<category><![CDATA[Le parole e il respiro degli alberi]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Wohlleben]]></category>
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					<description><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><em>I boschi e le foreste vivono una vita propria, in un ecosistema in continuo divenire, come in una vera e propria comunità dove esiste solidarietà, comunicazione e amicizia. Questo meraviglioso universo vegetale merita rispetto e cura, perché possa evolversi e mantenere il suo equilibrio perfetto. Una delicata riflessione dell’autore, molto attuale</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>di ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><em>I boschi e le foreste vivono una vita propria, in un ecosistema in continuo divenire, come in una vera e propria comunità dove esiste solidarietà, comunicazione e amicizia. Questo meraviglioso universo vegetale merita rispetto e cura, perché possa evolversi e mantenere il suo equilibrio perfetto. Una delicata riflessione dell’autore, molto attuale</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>di </em><em>Fabio Braga</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-35134" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/johannes-plenio-a72o8w9HC2w-unsplash-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/johannes-plenio-a72o8w9HC2w-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/johannes-plenio-a72o8w9HC2w-unsplash-300x200.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/johannes-plenio-a72o8w9HC2w-unsplash-768x512.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/johannes-plenio-a72o8w9HC2w-unsplash-1536x1024.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/johannes-plenio-a72o8w9HC2w-unsplash-2048x1366.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/johannes-plenio-a72o8w9HC2w-unsplash-800x533.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/johannes-plenio-a72o8w9HC2w-unsplash-1280x854.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Se un albero scrivesse la sua autobiografia, non sarebbe diversa dalla storia di un popolo</em>” scriveva Kahlil Gibran agli inizi del secolo e aveva proprio ragione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il bosco fa parte della nostra cultura da millenni e, nella sua apparente immutabilità, rappresenta l’essenza della natura. Il bosco è considerato il luogo per eccellenza dove ritirarsi con i propri pensieri per riflettere nel silenzio e da sempre è stato oggetto di contemplazione per la sua maestosità e per la sua aura misteriosa.</p>
<p style="font-weight: 400;">I miti presentano spesso gli alberi come protagonisti delle loro storie, esistenze arboree strettamente connesse agli esseri umani, come narra Ovidio nelle Metamorfosi, ma, in generale, tutta la letteratura antica e moderna è ricca di queste presenze e ne sottolinea la funzione a volte magica a volte sacrale.</p>
<p style="font-weight: 400;">I boschi, nell’antichità, sono stati i primi luoghi di culto dove si officiavano riti e si offrivano sacrifici agli dei, ma non solo, rappresentavano, in caso di invasioni o razzie da parte di popoli nemici, un rifugio sicuro dove trovare scampo nel folto della vegetazione.</p>
<h1 style="font-weight: 400;"><strong>Vivere il bosco con tutti i cinque sensi </strong></h1>
<p style="font-weight: 400;">Spesso si ha una visione romantica e antropomorfa degli alberi che, però, non ha riscontri con la realtà, perché nella sua compiutezza e nel suo insieme il bosco è un ecosistema formato da molteplici organismi viventi, animali e piante, soggetti a continui mutamenti, che sono determinanti per la sua continua trasformazione.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Per comprenderne pienamente la complessità e la bellezza e captarne i segnali nascosti, è essenziale vivere il bosco con tutti i cinque sensi all’erta.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Guardare, toccare, annusare, gustare, ascoltare e, ancora, cogliere i messaggi, sentire il respiro degli alberi nel fitto della vegetazione, attraverso una conoscenza sensoriale, crea un legame profondo ed empatico, frutto di un coinvolgimento emotivo, una simbiosi uomo-natura che prescinde da ogni approccio scientifico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Basta un gesto semplice, ma molto significativo ed efficace: abbracciare un albero, sentire il contatto con la sua corteccia rugosa e infine percepire la linfa che scorre all’interno del suo tronco, un atto assolutamente spontaneo e naturale per entrare nel cuore della natura.</p>
<h1 style="font-weight: 400;"><strong>L’esperienza di Peter Wohlleben</strong></h1>
<p style="font-weight: 400;">Un esempio eccellente ce lo propone Peter Wohlleben, scrittore tedesco, guardia forestale e guardaboschi per vent’anni che, durante la sua lunga carriera, ha sempre svolto le sue mansioni con grande professionalità. Dopo anni di routine trascorsi a valutare e scegliere gli alberi da abbattere a seconda del loro valore commerciale, Wohlleben ha sentito il desiderio di affiancare al suo lavoro anche attività diverse nei confronti dei boschi, tanto che oggi organizza training per la sopravvivenza nei boschi e camminate per i rifugi con i turisti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quando i suoi ospiti gli comunicano le loro impressioni, Wohlleben sa cogliere nelle loro parole le emozioni che può suscitare un vecchio tronco nodoso o il muschio morbido che ricopre un pezzo di corteccia squamosa…</p>
<p style="font-weight: 400;">Mille e mille domande si sono affacciate alla sua mente sulla vita degli alberi: provano dolore? Comunicano l’un l’altro e con l’ambiente circostante? Se sì, che linguaggio usano? Sono solidali fra di loro? Le risposte sono arrivate un poco per volta, studiando, sperimentando, osservando e sono state tutte affermative.</p>
<h1 style="font-weight: 400;"><strong>Una comunità organizzata </strong></h1>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il mondo dei boschi, delle foreste è in tutto e per tutto una vera e propria comunità organizzata nel miglior modo possibile, perché ogni albero e tutti gli alberi insieme collaborino al loro maggiore benessere.</strong> Ogni attività compiuta ha una funzione precisa e, in alcuni casi, gli alberi malati vengono addirittura aiutati e supportati da quelli sani, fino a quando non miglioreranno, in un progetto di reciproco sostegno.</p>
<p style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-35133 alignright" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2023-01-04-alle-23.35.33.png" alt="" width="402" height="346" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2023-01-04-alle-23.35.33.png 588w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2023-01-04-alle-23.35.33-300x258.png 300w" sizes="auto, (max-width: 402px) 100vw, 402px" />Visitare questi luoghi ha la stessa valenza della visita alla casa di un caro amico. Lo stesso rispetto e la stessa amicizia che abbiamo per lui, dobbiamo dimostrarla anche nei confronti di questo meraviglioso universo vegetale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si narra che la dea Atena, nelle pianure dell’Epiro, uccise il mostro Egido, reo di spargere fuoco e distruggere le foreste. Si deve evitare che questo mostro redivivo continui nella sua opera di distruzione, senza che venga invocato un nuovo intervento della dea.</p>
<p style="font-weight: 400;">Troppe devastazioni e disastri si perpetrano ancora a danno delle foreste secolari o dei boschi: incendi, disboscamenti selvaggi, drastiche variazioni climatiche ed è necessario che questo tesoro verde venga tutelato, perché possa evolversi e mantenere il suo perfetto equilibrio per il suo, ma soprattutto per il nostro benessere.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Conoscere i legni: il Tasso</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2022/07/22/conoscere-i-legni-il-tasso/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=conoscere-i-legni-il-tasso</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 08:42:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Una specie a lenta crescita, ma molto longeva, a cui in passato venivano attribuiti poteri magici. Resistente, elastico e molto resistente all&#8217;umidità, è molto richiesto dall’artigianato del mobile, ma anche per la produzione di strumenti musicali e di misura</em></p>
<p><em>Gianni Cantarutti</em></p>
<p>Le specie di Tasso esistenti nel mondo sono undici, di queste, le più note e diffuse ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una specie a lenta crescita, ma molto longeva, a cui in passato venivano attribuiti poteri magici. Resistente, elastico e molto resistente all&#8217;umidità, è molto richiesto dall’artigianato del mobile, ma anche per la produzione di strumenti musicali e di misura</em></p>
<p><em>Gianni Cantarutti</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-34712 alignleft" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/albero-Tasso01-681x1024.jpg" alt="" width="441" height="663" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/albero-Tasso01-681x1024.jpg 681w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/albero-Tasso01-200x300.jpg 200w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/albero-Tasso01-768x1154.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/albero-Tasso01-1022x1536.jpg 1022w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/albero-Tasso01-800x1202.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/albero-Tasso01.jpg 1181w" sizes="auto, (max-width: 441px) 100vw, 441px" />Le specie di Tasso esistenti nel mondo sono undici, di queste, le più note e diffuse sono il Tasso europeo (<em>Taxus baccata</em>), quello americano (<em>Taxus brevifolia</em>) e quello asiatico (<em>Taxus wallichiana</em>).</p>
<p>Il Tasso è un albero sempreverde, alto 15-20 metri, che può raggiungere dimensioni maggiori in esemplari secolari (nel Supramonte sardo è stata segnalata una pianta di 28 metri di altezza), ma lo si può riscontrare anche in forma arbustiva.</p>
<h1>Una pianta molto longeva</h1>
<p>Il Tasso è una specie a lenta crescita, ma molto ‘longeva’: esistono alcuni esemplari con età superiore al migliaio di anni.</p>
<p>Il tronco normalmente è breve e rastremato, raramente indiviso, con numerose costolature; ha corteccia di colore rosso-bruno, liscia, che si desquama con l’età in placche longitudinali, sottili e leggermente rilevate.<br />
Le foglie, aghiformi appiattite, lunghe circa 1,5 &#8211; 3 cm e larghe 3 &#8211; 5 mm, sono lineari, mucronate, decorrenti sul ramo, di colore verde scuro e lucide sulla pagina superiore, verde più chiaro con sfumature giallastre su quella inferiore.<br />
Gli estratti fluidi delle foglie vengono impiegati in lozioni e creme per le loro proprietà stimolanti, idratanti e protettive dell’epidermide.<br />
Si nota l’assenza dei canali resiniferi.<br />
Il Tasso è una pianta dioica (piante che hanno gli organi riproduttivi maschili e quelli femminili su due piante distinte, ndr) con le strutture maschili che si formano sui rami di un anno, rappresentate da piccoli coni globosi giallastri portati all&#8217;ascella delle foglie; le strutture femminili, generalmente isolate e alla base delle foglioline, sono formate da piccoli coni verdastri.<br />
Il seme è ovoidale, privo di ala e di tasche resinifere, avvolto quasi completamente (a eccezione dell’apice inferiore) da un involucro carnoso (arillo).</p>
<h1>L’albero della vita (e della morte)</h1>
<p>Il Tasso è un albero che, a causa dei suoi incredibili poteri rigenerativi, svolge un ruolo importante come ‘albero della vita’, come ci ricordano la mitologia pagana, romana e greca. Il fatto all&#8217;albero di tasso fossero attribuiti poteri magici è confermato soprattutto dall’uso della fabbricazione delle bacchette magiche con il suo legno; il Tasso è tuttavia conosciuto anche come ‘albero della morte’, in quanto tutta la pianta, escluso l’arillo (molto appetito dagli uccelli) è molto tossica e contiene una sostanza mortale, la tassina, da cui deriva il nome volgare dell’albero.</p>
<h1>Il legno</h1>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-34713 alignleft" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/LignamundisuTavTassoDSC07911-685x1024.jpg" alt="" width="321" height="480" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/LignamundisuTavTassoDSC07911-685x1024.jpg 685w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/LignamundisuTavTassoDSC07911-201x300.jpg 201w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/LignamundisuTavTassoDSC07911-768x1147.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/LignamundisuTavTassoDSC07911-1028x1536.jpg 1028w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/LignamundisuTavTassoDSC07911-1371x2048.jpg 1371w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/LignamundisuTavTassoDSC07911-800x1195.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/LignamundisuTavTassoDSC07911-1280x1912.jpg 1280w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/07/LignamundisuTavTassoDSC07911-scaled.jpg 1714w" sizes="auto, (max-width: 321px) 100vw, 321px" /></p>
<p>Il legno dell&#8217;albero di tasso è molto pesante, resistente ed elastico, con alburno chiaro e durame rossastro, ideale soprattutto come legno per tornitura e intaglio (è molto resistente all&#8217;umidità).<br />
Il peso specifico dei segati stagionati all’aria varia molto e oscilla tra i 650 e gli 850 kg al metro cubo.<br />
Non ci sono tracce di resina né nel legno né nella corteccia. I bordi degli anelli annuali sono facili da vedere, il che rende il legno molto caratteristico e richiesto in modo particolare dall’artigianato del mobile, che lo utilizza per la realizzazione di arredamento d’arte, negli stili tradizionali e in quelli che rievocano lo stile navale.<br />
Il legno di tasso è molto richiesto anche per la produzione di strumenti musicali e di misura.<br />
Nel Medioevo il legno di tasso era considerato il legno ideale per l’arco (famosi quelli inglesi ‘long bow’). Anche il famoso Ötzi, la mummia del ghiacciaio delle Alpi Venoste, portava con sé un arco di legno di tasso.<br />
Esemplari cespugliosi isolati vengono impiegati a scopo ornamentale per siepi o barriere, in quanto sopportano bene sia le potature ripetute come anche le posizioni parzialmente soleggiate.<br />
Il Tasso potrebbe essere impiegato, a mio parere, anche per realizzare dei pavimenti di particolare pregio decorativo.</p>
<p>Presso la xyloteca Lignamundi a San Giovanni al Natisone, dove sono raccolte le oltre 1000 specie legnose oggigiorno impiegate dall’industria e dall’artigianato nel mondo, si può prendere visione delle figure che offrono i legni di Tasso, presenti in tavole e impiallacciature, ma soprattutto in raffinati oggetti, tavoli e pavimenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Parquet e animali domestici: un binomio che funziona</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2019/08/05/parquet-e-animali-domestici-un-binomio-che-funziona/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=parquet-e-animali-domestici-un-binomio-che-funziona</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2019 07:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
		<category><![CDATA[parquet]]></category>
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					<description><![CDATA[</p>
<p><em>Il legno è più resistente di quanto si possa pensare: sopporta il calpestio dei tacchi, le cadute accidentali di oggetti e anche il passaggio di cani e gatti. È sufficiente conoscere qualche piccolo trucchetto per costruire una casa a misura di uomo e animale, all’insegna del benessere abitativo. Ecco cosa spiegare ai vostri clienti</em></p>
<p>Fabio Braga</p>
<p>Una ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-27052" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/parquet-pet-friendly.jpeg" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/parquet-pet-friendly.jpeg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/parquet-pet-friendly-300x200.jpeg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/parquet-pet-friendly-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><em>Il legno è più resistente di quanto si possa pensare: sopporta il calpestio dei tacchi, le cadute accidentali di oggetti e anche il passaggio di cani e gatti. È sufficiente conoscere qualche piccolo trucchetto per costruire una casa a misura di uomo e animale, all’insegna del benessere abitativo. Ecco cosa spiegare ai vostri clienti</em></p>
<p><strong>Fabio Braga</strong></p>
<p>Una preoccupazione di molti cambiando casa è la relazione tra il pavimento in legno e i propri “<em>amici a quattro zampe</em>”: si teme possano danneggiare il parquet e, spesso, si rinuncia prima ancora di informarsi.</p>
<p><strong>Avere un animale non significa dover rinunciare al calore e al comfort del legno. E viceversa. Questo bisogna spiegarlo ai nostri clienti molto bene:</strong> il legno, in effetti, è più resistente di quanto si possa pensare.<br />
Chi decide di posare un pavimento in legno nella sua abitazione lo fa perché desidera che duri per tutta la vita, lo fa perché vuole avere sempre una casa calda, naturale e accogliente. La cosa migliore perché ciò avvenga è prendersi cura periodicamente del pavimento in legno con trattamenti specifici. Per quanto riguarda la quotidianità, invece, possiamo affermare che un parquet non richieda tante attenzioni quante se ne possono immaginare: <strong>sopporta il calpestio dei tacchi, le cadute accidentali di oggetti e anche il passaggio degli animali</strong>.</p>
<h2>Il parquet è pet friendly</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36794 alignright" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/pexels-furknsaglam-7135875-683x1024.jpg" alt="" width="384" height="576" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/pexels-furknsaglam-7135875-683x1024.jpg 683w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/pexels-furknsaglam-7135875-200x300.jpg 200w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/pexels-furknsaglam-7135875-768x1152.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/pexels-furknsaglam-7135875-1024x1536.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/pexels-furknsaglam-7135875-1365x2048.jpg 1365w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/pexels-furknsaglam-7135875-800x1200.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/pexels-furknsaglam-7135875-1280x1920.jpg 1280w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/pexels-furknsaglam-7135875-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 384px) 100vw, 384px" />Fare in modo che anche gli animali domestici vivano in sintonia con la casa, sentendosi a loro agio, è essenziale per abitare bene insieme. <strong>Il pavimento in legno può aiutare in questo: è <em>pet friendly.</em> </strong></p>
<blockquote><p><strong>Gli animali riconoscono prima di noi un ambiente salubre, che fa sentire al sicuro. Sono proprio queste le sensazioni che percepiscono in una casa in cui è presente il parquet.</strong></p></blockquote>
<p>Scegliere un pavimento in legno significa decidere di inserire nella propria abitazione un elemento portatore di benessere, funzionale al coabitare con gli amici a quattro zampe: <strong>è bene spiegare ai nostri clienti di non farsi spaventare dalla possibilità che il parquet venga rovinato, perché scegliendo la giusta lavorazione e finitura si può ovviare a possibili “<em>incidenti di percorso</em>”</strong>.</p>
<h2>Come scegliere il pavimento in legno più funzionale?</h2>
<p>Il pavimento in legno più funzionale per una casa in cui abiteranno uno o più animali, dal mio punto di vista ha <strong>lavorazione spazzolata. Il processo di spazzolatura rimuove la parte del legno più tenera e quindi facilmente graffiabile dalle unghie degli amici a quattro zampe. Questa lavorazione rende il parquet molto più resistente e permette di mimetizzare qualche piccolo segno.</strong></p>
<p><strong>Il tipo di finitura più adatto è invece quella a olio.</strong> Un pavimento in legno trattato a olio è rinnovabile a vita. Sarà sufficiente ripetere il trattamento periodicamente per avere sempre un pavimento bello come appena posato.</p>
<p>Con ciò non voglio dire che il legno sia un materiale indistruttibile, ma semplicemente che non si deve rinunciare né al suo calore né, tantomeno, alla convivenza felice con cani e gatti. Fondamentale è adottare semplici accortezze.</p>
<h2>Come rimediare a piccoli incidenti</h2>
<p>Come tutti i padroni di animali domestici sanno, qualche piccolo incidente può sempre accadere. Bisogni lasciati nel posto sbagliato, ciotole di pappa rovesciate… Le sostanze contenute nell’urina e nel cibo degli animali possono intaccare il pavimento in legno. Ciò che consigliamo di fare è <strong>intervenire subito con la pulizia della zona</strong>.</p>
<p>Per ovviare a eventuali macchie che possono crearsi, è opportuno preoccuparsi della manutenzione periodica del proprio pavimento in legno mediante l’utilizzo di olii e cere per nutrire lo strato protettivo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-36797 aligncenter" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/fabio-braga-1024x267.png" alt="" width="1024" height="267" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/fabio-braga-1024x267.png 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/fabio-braga-300x78.png 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/fabio-braga-768x200.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/fabio-braga-800x208.png 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2019/08/fabio-braga.png 1144w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
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		<title>Difendiamo l’originale, scegliamo il parquet</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Dec 2017 15:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[IL PARQUET]]></category>
		<category><![CDATA[CO2 emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[coltivazione sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>{Ecco perché l&#8217;utilizzo di vero legno fa bene all&#8217;ambiente}</em></p>
<p id="caption-attachment-31710" class="wp-caption-text">Foto: Woodco</p>
<p>&#160;</p>
<p>Per la produzione, la trasformazione e lo smaltimento del legno viene impiegata molta meno energia rispetto a qualsiasi altro materiale da costruzione. Al momento nessun altro materiale da costruzione comunemente impiegato richiede così poca energia come il legno<br />
Dopo ogni taglio del bosco, gli alberi ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><em>{Ecco perché l&#8217;utilizzo di vero legno fa bene all&#8217;ambiente}</em></h2>
<div id="attachment_31710" style="width: 810px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-31710" class="wp-image-31710 size-full" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/03/woodco-a.jpg" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/03/woodco-a.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/03/woodco-a-300x200.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/03/woodco-a-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-31710" class="wp-caption-text">Foto: Woodco</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong>Per la produzione, la trasformazione e lo smaltimento del legno viene impiegata molta meno energia rispetto a qualsiasi altro materiale da costruzione.</strong> Al momento nessun altro materiale da costruzione comunemente impiegato richiede così poca energia come il legno</li>
<li><strong>Dopo ogni taglio del bosco, gli alberi vengono ripiantati o vengono aiutati a rinascere naturalmente, per le prossime generazioni.</strong> Oggi che la popolarità dei pavimenti in vero legno è cresciuta, è aumentato anche l&#8217;impegno per la coltivazione sostenibile: più alberi utilizziamo, più ne piantiamo (praticamente tutto il legno utilizzato in Europa proviene da foreste gestite in modo sostenibile). In sostanza, il taglio crea spazio per una nuova crescita e questo avviene molto spesso a un tasso di <strong>due alberi piantati per ogni albero tagliato</strong>.</li>
<li><strong>Il legno è completamente riciclabile</strong>: in primo luogo, viene utilizzato per creare un prodotto, il prodotto stesso può essere riciclato e, infine, può essere utilizzato per la produzione di energia. Nessun altro materiale rinnovabile uguaglia il legno in termini di volume e di economia.</li>
<li><strong>Il legno riduce i gas a effetto serra.</strong> Ci sono due modalità per ridurre la quantità di anidride carbonica in atmosfera: diminuire &#8220;le fonti di carbonio&#8221; e &#8220;aumentare i pozzi di carbonio&#8221;. Il legno, comprendendo entrambe le funzioni, è a tutti gli effetti la prima salvaguardia biologica del pianeta. L’utilizzo del legno come materiale sostitutivo di prodotti a elevato contenuto di carbonio è il modo più semplice ed efficace per ridurre le emissioni di CO2, grazie agli effetti combinati di &#8220;<em>carbon sink</em>&#8221; (assorbimento del carbonio) e &#8220;<em>carbon stock</em>&#8221; (capacità di trattenimento del carbonio).</li>
</ol>
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		<title>La lunga storia del parquet</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2016/12/20/la-lunga-storia-del-parquet/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-lunga-storia-del-parquet</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2016 15:51:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[IL PARQUET]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Palladio]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Electa]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Marghieri]]></category>
		<category><![CDATA[Godfrey Richard]]></category>
		<category><![CDATA[Henrietta Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Klinkhardt & Biermann]]></category>
		<category><![CDATA[lamparquet]]></category>
		<category><![CDATA[Louis Savot]]></category>
		<category><![CDATA[maggioli editore]]></category>
		<category><![CDATA[Maria de' Medici]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ludovica Vertova]]></category>
		<category><![CDATA[Mondadori]]></category>
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		<category><![CDATA[Sebastiano Serlio]]></category>
		<category><![CDATA[Yale University]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>L’arte di usare il legno per le pavimentazioni è antica: non c’è quasi residenza nobile europea che non conservi, al suo interno, esempi di parquet di raffinata fattura. Dall’intarsio al parquet all’inglese, dal lamparquet ai listoni, l’autore ci propone un interessante excursus storico, ricco di documentazioni, su pavimenti e tecniche di posa.</em></p>
<p>La storia del parquet ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2016/12/20/la-lunga-storia-del-parquet/">La lunga storia del parquet</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’arte di usare il legno per le pavimentazioni è antica: non c’è quasi residenza nobile europea che non conservi, al suo interno, esempi di parquet di raffinata fattura. Dall’intarsio al parquet all’inglese, dal lamparquet ai listoni, l’autore ci propone un interessante excursus storico, ricco di documentazioni, su pavimenti e tecniche di posa.</em></p>
<p>La storia del parquet si lega a doppio filo con la storia dell’abitare, perché l&#8217;impiego del legno si fonde inevitabilmente con l&#8217;evoluzione delle tecnologie e tecniche costruttive edilizie.</p>
<p>Già in epoca neolitica (4000 a.C.), nel nord’Europa, grazie alla facilità di approvvigionamento della materia prima, le case avevano pavimenti di tavole di legno rozzamente tagliate.</p>
<p>Facendo un bel salto in avanti, nel primo millennio d.C., in Svezia e in Finlandia in particolare, la struttura delle abitazioni era formata interamente da tronchi di legno sovrapposti orizzontalmente, mentre le pavimentazioni sono mantenute distaccate dal terreno con delle travi in cui sono sistemate delle tavole con la funzione di pavimento.</p>
<p>Tra l&#8217;XI e il XIV secolo in Norvegia, a seguito della diffusione del cristianesimo, si iniziano a costruire chiese la cui pavimentazione era fissata alle travi sottostanti mediante l&#8217;uso di chiodi in ferro.<br />
Arriviamo così agli ultimi decenni che precedono la conclusione del primo millennio, quando i pavimenti in legno, migliorati qualitativamente dall&#8217;evoluzione delle lavorazioni, sono diffusi in tutti i territori del Nord Europa e nei Paesi atlantici a clima freddo. Le specie legnose maggiormente lavorate sono quercia, pino, abete e larice. Verso la fine del Medioevo si iniziano ad accostare tavole di specie legnose differenti con differente colorazione, con il preciso intento di ottenere un certo schema geometrico. Nel XIV secolo l&#8217;intarsio, tecnica di origine orientale, iniziò a diffondersi nel nord Italia e più fortemente in Toscana. Inizialmente si realizzavano elementi decorativi geometrici che venivano applicati per le profilature dei mobili, dal XVI secolo questa tecnica si diffuse anche oltre le Alpi, nel resto d&#8217;Europa, dove si perfezionò e iniziò a diffondersi anche nel mondo dei pavimenti.</p>
<p>Sulle tavole che formavano i pavimenti si iniziarono a incollare sottili strati (piallacci) di una o più specie legnose, in modo da ottenere dei disegni geometrici.</p>
<p>Maria Ludovica Vertova, autrice del volume “I pavimenti lignei in Europa” (Edizioni Electa, 2005), nelle sue ricerche ipotizza che il termine parquet, di origine francese, abbia preso piede durante il XVII secolo, periodo in cui i pavimenti di legno decorati hanno avuto massima diffusione.</p>
<p>Sempre in questo secolo iniziò a diffondersi l&#8217;abitudine di comporre i decori del parquet in pannelli lavorati nelle botteghe artigiane, che solo in seguito venivano posti in opera. Con molta probabilità la nascita dei pannelli decorativi, formati inizialmente da composizioni geometriche e non tarsie artistiche, è da collocare dopo il 1624. Louis Savot, nel suo trattato &#8220;L&#8217;architecture Françoise des bastimens particuliers&#8221; apparso nel 1624) descrive infatti solo il &#8220;parquet a planches&#8221;, mentre in una pubblicazione di Godfrey Richard del 1683 c&#8217;è la riproduzione di un disegno del parquet della regina Henrietta Maria realizzato tra il 1661 e il 1662.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I parquet all’inglese</strong></p>
<p>Nel primo decennio del novecento si diffondono i parquet all&#8217;epoca definiti “all&#8217;inglese”. Questa nuova pavimentazione è composta da listoni di larghezza solitamente compresa tra i 7 e 11 cm, posti uno di seguito all&#8217;altro, in file contigue unite fra loro da incastri maschiati.</p>
<p>I pavimenti caratterizzati dalla posa all&#8217;inglese, assieme a quelli a punto d&#8217;Ungheria e alla loro semplificazione a spina di pesce trovano applicazioni a partire dal novecento anche in abitazioni private, divenendo a poco a poco pavimenti di più allargata diffusione al di fuori delle grandi ville o castelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dal mosaico al lamparquet</strong></p>
<p>Negli anni &#8217;50, ma soprattutto a seguito del boom economico degli anni &#8217;60, in Italia si diffonde il formato lamellare, noto come “pavimento a mosaico”, costituito tipicamente da elementi di 8 &#8211; 10 mm di spessore, con larghezza 2 cm e lunghezza di 12 cm, pre-assemblati in quadrotte in cui, grazie all&#8217;accostamento di più elementi, si formano dei quadrati che, nella posa in opera, venivano orientati ortogonalmente rispetto a quelli adiacenti.</p>
<p>Nei decenni successivi si afferma il cosiddetto “lamparquet”, tavoletta di 10 &#8211; 12 mm di spessore e lunghezza compresa dai 200 ai 500 mm. Tornano nuovamente di moda i listoni, di derivazione di quelli d&#8217;inizio secolo, usati nella posa all&#8217;inglese, e una variazione del lamellare, definita “pavimento industriale”, con gli elementi posati sul fianco, commercializzati in blocchetti in cui le teste sono mantenute allineate.</p>
<p>A metà degli anni &#8217;80 iniziano a diffondersi listoni e doghe molto diversi tra loro nelle dimensioni e nella composizione, caratterizzati per essere composti da due o tre strati ed essere forniti già verniciati.<br />
Questa nuova famiglia di pavimenti di legno viene definita “pavimenti multistrato” o nel gergo commerciale “prefiniti”. Nello stesso periodo, proprio grazie all&#8217;evoluzione industriale che ha permesso la nascita del pavimento multistrato, compaiono nuovamente decori, pannelli decorativi (quadrotte) e fregi caratterizzati da disegni moderni e una produzione standardizzata a livello industriale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un passo indietro: pavimento tavolato</strong></p>
<p>In Inghilterra, i pavimenti formati da assi esistevano al piano terra già in epoca romana. Erano composti da piccoli pilastri in pietra che sostenevano i tavolati in modo da permettere il passaggio dell&#8217;aria e limitare quindi i problemi dovuti all&#8217;umidità del suolo. Tra il V e il VII secolo, le case dei Sassoni avevano l&#8217;intera struttura in legno, a piano terra le travi orizzontali erano sostenute da pilastri ed erano impiegate delle assi per comporre il pavimento mentre, al primo piano, le travi erano disposte ad incastro sopra la struttura portante. Bisogna però aspettare l&#8217;arrivo del secondo millennio per trovare le prime vere lavorazioni artigiane nella posa in opera dei pavimenti e addirittura il 1800 per averne una documentazione dettagliata.</p>
<p>Nel 1800, la tecnica di posa delle assi maggiormente utilizzata in Inghilterra prevedeva l&#8217;inserimento di chiodi di ferro con un&#8217;inclinazione di 45 gradi nei fianchi delle tavole, per fissarle ai travetti sottostanti posti in direzione ortogonale. I chiodi erano nascosti dalla tavola adiacente. Quest&#8217;ultima era fissata alla prima con chiodi di legno, inseriti orizzontalmente sui fianchi. Per la giunzione delle teste iniziano a comparire i primi incastri a maschio &#8211; femmina, composti da una linguetta orizzontale ricavata nel primo elemento che andava inserita in una scanalatura presente nel secondo elemento.</p>
<p>Altri due metodi meno pregiati, prevedevano di accostare tra loro le tavole e inchiodarle direttamente in corrispondenza dei sottostanti travetti o di congiungere i bordi delle assi mediante una linguetta di circa un pollice in modo da evitare fessure tra i fianchi.</p>
<p>Nel 1600, sempre in Inghilterra, compaiono casi di pavimenti dipinti come si può tutt&#8217;oggi ammirare nella stanza Tyrconel, a Belton House nel Lincolshine.</p>
<p>In Francia è difficile trovare pavimentazioni ad assi, probabilmente perché dopo l&#8217;invenzione francese del parquet a pannelli si preferì utilizzare questa nuova tecnica nella maggior parte delle case per tutto il settecento, mentre i tavolati esistenti furono abbelliti con intarsi.</p>
<p>Le tecniche di posa dei tavolati erano comunque assimilabili a quelle inglesi, ma in Francia era consuetudine disporre nei solai delle travi di altezza dell&#8217;ordine dei 10 pollici e spessore 4 pollici a cui erano fissati in direzione ortogonale dei travetti i quali sostenevano le assi del pavimento. Ogni asse era sostenuta da almeno quattro travetti. Le travi, i travetti e gli assi non dovevano appoggiare ai muri perimetrali per evitare la trasmissione delle vibrazioni e che le dilatazioni a causa dell&#8217;umidità, causassero crepe sui muri.</p>
<p>Sempre in Francia, come compare in alcune illustrazioni, si sviluppano le prime lavorazioni sui fianchi delle tavole per migliorare le caratteristiche prestazionali delle pavimentazioni (Nickl P., 1995).</p>
<p>Non si trovano molti riferimenti in letteratura, ma solitamente queste pavimentazioni, a seguito della posa, subivano una lavorazione di “raschiatura” con lo scopo di portare allo stesso livello le assi e rendere la superficie planare.</p>
<p>In tempi più antichi spesso i pavimenti erano lasciati grezzi, senza l&#8217;applicazione di alcun prodotto. Le famiglie aristocratiche coprivano interamente o in parte i pavimenti con grandi tappeti che abbellivano le superficie e le proteggevano dall&#8217;usura.</p>
<p>È solamente da metà Ottocento che si trova qualche riferimento alla produzione, per lo più artigiana, di prodotti assimilabili alle vernici per la finitura del pavimento in legno. In particolare si trovano indicazioni sulla preparazione di vernici a base di gomma lacca, mentre con ogni probabilità, già dai secoli precedenti, era consueto l&#8217;utilizzo di olio e cera, anche se il loro uso nei pavimenti è difficilmente databile (Belluomini G., 1887).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Parquet a pannelli decorativi</strong></p>
<p>Gli storici dell&#8217;arredo di interni, in particolare quelli inglesi, ritengono che il disegno del pannello a parquet sia di ispirazione italiana, perché se ne trovano le prime tracce nelle traduzioni fatte su opere di Andrea Palladio e Sebastiano Serlio. Inizialmente questo tipo di pavimentazione, detto “alla Serlio”, era composto da un insieme di listelli disposti in diagonale entro pannelli quadrangolari, con funzione strutturale, studiato per formare un nuovo tipo di pavimento con funzione portante di solaio.<br />
È plausibile pensare che il parquet Versailles costituisca una rielaborazione del solaio di Serlio, rivista in chiave decorativa. Fu proprio questa la tipologia di pannelli, descritta da Pierre Bullet nel suo “Architecure pratique” del 1691, che ebbe maggiormente diffusione agli inizi e che storicamente ha mantenuto un ruolo d&#8217;importanza.</p>
<p>Bullet descrive i pannelli formati da 16 o 20 quadrati inseriti in un reticolo di elementi che potevano essere disposti in senso parallelo o a 45 gradi rispetto alla cornice del pannello. I pannelli con il reticolo disposto diagonalmente rispetto alla cornice, furono di maggior diffusione e tuttora chiamati parquet Versailles, mentre quelli con il reticolo parallelo al bordo sono definiti parquet Chantilly.</p>
<p>Nel 1769 è Roubo nel suo trattato a spiegare dettagliatamente la tecnica di posa e a stabilire definitivamente che il parquet vero e proprio è quello per “assemblage”, cioè quello a pannelli preparati in bottega e poi messi in opera. Secondo le sue descrizioni, i pannelli decorativi misuravano di lato dai 3 ai 4 piedi (indicativamente da 1 a 1,3 m), mentre lo spessore variava da 1 a 2 pollici (da 2,5 a 5 cm). La preparazione del fondo per la posa consisteva nella stesura di uno stato di magatelli ricoperti da gesso, sopra al quale erano fissati dei travetti. Sopra ai travetti, posti ortogonalmente, erano fissati altri magatelli di 3 pollici di lato (circa 7,5 cm) con un interasse consigliato di un piede (32 cm circa).</p>
<p>Questi ultimi sostenevano i pannelli che venivano a essi inchiodati. All&#8217;interno della stanza i pannelli potevano essere posti con i lati paralleli alle pareti oppure, tecnica che divenne maggiormente applicata, disponendoli a 45 gradi. Per la posa si procedeva tracciando una linea mediana al centro della stanza, solitamente partendo dal centro del camino; in seguito si stabiliva un&#8217;altra linea perpendicolare alla prima per determinare il centro della stanza in cui si poneva il primo pannello. Spesso i pannelli Chantilly erano posati alternati a quelli Versailles che meglio si armonizzavano con l&#8217;impianto architettonico degli edifici.</p>
<p>Altre tipologie di pannelli di uso comune erano il parquet “Soubise”, sostanzialmente uguale al Versailles, ma composto solamente da quattro quadrati centrali, e il parquet “Aremberg”, composto da 4 quadri centrali inseriti in una cornice quadrata posta a 45 gradi rispetto ai bordi del primo e a sua volta contenuta a 45 gradi nel pannello. Come i precedenti, le dimensioni dei pannelli erano influenzate da quelle della stanza, ma normalmente erano di tre piedi. Spesso nella posa tra i pannelli erano inseriti dei listelli per collegarli tra loro e il pavimento sottostante. Solitamente erano di due tipi, della stessa lunghezza del pannello, con la parte finale che si incastrava con quella del listello successivo a punta di diamante, oppure di lunghezza doppia in modo da contenere due pannelli di parquet.</p>
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<p><strong>Il processo di stagionatura</strong></p>
<p>In Italia, specie nel territorio piemontese, i pavimenti in legno ricalcavano le caratteristiche di quelli francesi. Risalgono a metà del Settecento panelli composti con legni diversi dal rovere, come ad esempio il noce, o con disegni che apportano lievi varianti agli ormai classici pannelli di origine francese.<br />
Di grande importanza sono invece alcune descrizioni presenti in documenti conservati nell&#8217;archivio di stato di Torino, su come avvenivano talune lavorazioni. In particolare è descritto il processo di stagionatura, che continuava anche dopo il taglio degli elementi che dovevano comporre il pannello. Per otto notti i pezzi erano collocati vicino a un forno ed erano girati più volte da un lato e dall&#8217;altro; di giorno erano lasciati al sole e all&#8217;aria: questa operazione era considerata molto importante perché garantiva stabilità al legno. Quanto alla posa è precisato che veniva mediante incollatura e chiodatura dei pannelli ai sottostanti travetti in rovere. L&#8217;ultima operazione era di mettere la cera in maniera omogenea e quindi lucidare il pavimento.</p>
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<p><strong>Parquet a intarsi</strong></p>
<p>Le prime notizie registrate sull&#8217;uso dell&#8217;intarsio applicato ai pavimenti in legno risalgono al secondo decennio del Seicento, periodo in cui Maria de&#8217; Medici, nel palazzo del Lussemburgo, impiegò maestranze subalpine per gli impianti a motivi figurativi (Thornton P., 1978).</p>
<p>Come era stato nel Seicento, anche nel secolo successivo in Francia l&#8217;uso del parquet intarsiato restava prerogativa di ambienti di dimensioni contenute, mentre nel resto delle abitazioni, negli ambienti pubblici e di maggiori dimensioni si utilizzava il parquet a pannelli decorativi. La presenza del metallo, facilmente deteriorabile e inizialmente inserito nelle tarsie, venne ben presto abbandonato, data la varietà di legni reperibili.</p>
<p>La tipologia decorativa principalmente diffusa prevedeva la realizzazione di un rosone centrale, per lo più con decori floreali, dal quale si estendevano delle raggiere. Queste si risolvevano in una sequenza geometrica che sfruttava l&#8217;alternarsi di legni chiari e scuri disposti in elementi quadrangolari.<br />
Dall’osservazione dei progetti di alcune realizzazioni fatte in Inghilterra, emerge chiaramente come gli artigiani dell&#8217;epoca fossero ben attenti alle condizioni ambientali in cui andavano a realizzare i pavimenti. Spesso, specie su applicazioni al piano terra, creavano delle intercapedini al di sotto dei pavimenti, prevalentemente con l&#8217;uso di travi in assicurare una continua aereazione e limitare il ristagno di umidità.</p>
<p>Inizialmente la tecnica dell&#8217;intarsio era utilizzata per abbellire i pavimenti già esistenti, in questo caso le tarsie create venivano incollate direttamente al tavolato esistente. Successivamente la tecnica dei pannelli decorati influenzò anche quella della tarsia. Da metà del settecento si iniziarono a produrre i pavimenti intarsiati nei laboratori degli artigiani.</p>
<p>Le tarsie, costituite da cartelle di legni di varie specie arboree, anche esotiche, avevano spessore di 3 &#8211; 5 mm ed erano incollate su pannelli tavolati di dimensione e forma variabili a seconda del decoro. I pannelli così realizzati erano posti in opera mediante incollaggio e chiodatura al sottofondo presente. L&#8217;adesivo utilizzato era definito colla forte o colla inglese ed era preparato con cartilagine, pelle e nervi di bue fatti macerare e poi bolliti quindi passati con setaccio e lasciati a riposo.</p>
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<p><strong>I listoni</strong></p>
<p>I parquet formati da questo tipo di elementi compaiono per la prima volta attorno al 1700, ma non trovano ampia diffusione prima del ventesimo secolo. Molto simili ai pavimenti formati da tavole, si differenziano da questi per le minori dimensioni, larghezza di 7-11 cm, e per avere un sistema di assemblaggio lungo i fianchi formato da incastri maschiati.</p>
<p>Nella configurazione più tipica, i listoni, di varia lunghezza, sono posati in sequenza senza rispettare particolari allineamenti nelle giunzioni di testa, si parla allora di “posa a correre” o “a cassero irregolare”.<br />
Nel caso in cui i listoni siano tutti della stessa lunghezza e disposti in modo tale che per ogni fila le giunzioni di testa avvengano in corrispondenza della mezzeria degli elementi omologhi delle due file adiacenti, la posa è definita “a cassero regolare”.</p>
<p>Notevole diffusione ha avuto anche la posa a “punto d&#8217;Ungheria”, in cui gli elementi sono caratterizzati per essere posti perpendicolarmente a quelli successivi e uniti a questi ultimi mediante tagli di testa a 45 gradi. Una variante a questo tipo di posa era quella a “spina di pesce”, in cui l&#8217;unione tra gli elementi avveniva senza la necessità di tagli a 45 gradi, mantenendo quindi la forma originale.</p>
<p>È da notare però che per garantire l&#8217;unione mediante maschiatura degli elementi, essi debbano essere destri e sinistri (ossia ponendo verticalmente il listone con il maschio di testa in alto, il maschio di fianco deve essere a destra nei primi e a sinistra nei secondi) e la posa avviene alternando file destre a file sinistre. Una soluzione alternativa a tale inconveniente è avere listoni con una scanalatura in entrambi i fianchi, in cui viene inserito una lamella di legno per creare l&#8217;unione tra gli elementi.</p>
<p>Tra le altre geometrie di posa, meritano ancora di essere ricordate quella a “echelles”, diffusa principalmente in Francia, in cui i listoni erano tutti allineati parallelamente tra loro. Una variante era quella a quadri, in cui i listoni, tutti della stessa lunghezza stabilita in un multiplo esatto della larghezza, erano posati a formare dei quadri in cui l&#8217;orientamento delle fibre delle doghe era posto ortogonalmente rispetto a quelle del quadro adiacente in modo da ottenere un effetto a scacchiera.</p>
<p>Versioni più ricercate prevedevano, lungo il perimetro della stanza, la disposizione di una cornice di finitura formata da elementi variamente disposti richiamando così alcuni motivi tipici dei pannelli decorativi. L&#8217;elemento che probabilmente ha riscosso maggior successo e che si ritrova nelle prime realizzazioni con lamparquet è la “bordatura a fascia e bindello” in cui, lungo il perimetro della stanza, erano posti elementi di 20 &#8211; 30 cm perpendicolarmente alla parete e separati dal campo centrale del pavimento da un bindello, ossia una lista o un decoro, spesso di una specie legnosa diversa da quella del restante pavimento.</p>
<p>Il principale metodo di posa utilizzato nel Novecento prevedeva l&#8217;incollaggio delle lamelle a una base che poteva essere in correnti di legno ricoperti da uno strato di bitume, altro metodo era di disporre direttamente il parquet, senza correnti, nel bitume caldo, oppure di porlo su un cartone bitumato steso sopra uno strato di sabbia di fiume.</p>
<p>Una delle fasi finali della posa dei listoni consisteva nella levigatura poiché, una volta messo in opera, lungo i bordi delle liste rimanevano sempre delle imperfezioni che dovevano essere piallate. Prima di procedere a questa operazione, era consuetudine cospargere la superficie del pavimento con trucioli bagnati, per inumidire la superficie e renderla facilmente lavorabile, come illustrato in molte raffigurazioni storiche.</p>
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<p><strong>Dal mosaico al lamparquet fino al moderno listone</strong></p>
<p>A metà del ventesimo secolo, nel periodo della ricostruzione dopo la Seconda Guerra, anche l&#8217;industria dei pavimenti di legno ritrova vitalità. La produzione parte da prima con elementi a incastro maschio e femmina, per nulla diversi da quelli presenti già a inizio secolo. Ben presto però, in seguito alla grande richiesta di materiali a basso costo, si punta a produrre elementi che comportino minori lavorazioni e quantità di materia prima ridotte. Nasce in questo periodo il pavimento mosaico, formato da lamelle accostate in numero da 4 a 7, in base alla ditta produttrice, a formare quadretti di lato di 10 &#8211; 15 cm. I quadretti erano posti con fibratura ortogonale rispetto ai quadretti adiacenti fino a formare quadri di lato 40 &#8211; 60 cm. Sopra ai quadri cosi ottenuti veniva steso un foglio di carta adesiva con la funzione di mantenere in posizione tutte le lamelle sino al momento della posa. La posa avveniva per incollaggio al piano di supporto e, una volta avvenuta, si procedeva a rimuovere il foglio di carta umidificandolo preventivamente con una spugna.</p>
<p>Con il tempo il sistema di bloccaggio delle lamelle è stato modificato e si è optato per un sistema a rete composto da fili in nylon applicati elettrostaticamente, i quali permettevano di essere incollati assieme ai quadri al sottofondo, senza compromettere la buona riuscita della posa e agevolandone l&#8217;esecuzione.<br />
Nei decenni seguenti si affermano altre tipologie di elementi quali il lamparquet, il listoncino e i pavimenti industriali.</p>
<p>Il lamparquet è composto da una tavoletta con spessore da 8 a 10 mm, larghezza variabile in base alla scelta da 40 a 70 mm e lunghezza da 200 a 450 mm. Le tavolette sono piallate e a forma parallelepipeda, provviste sempre nella faccia non in vista di una o due scanalature oppure di un incavo perimetrale per migliorare le caratteristiche dell&#8217;incollaggio.</p>
<p>Assieme al lamparquet, si iniziano a utilizzare gli elementi che componevano il pavimento a mosaico, procedendo alla posa disponendo i singoli elementi sul fianco anziché nel dorso e mantenendone le teste allineate. La nuova tipologia di posa prende il nome di “pavimento industriale” e nel tempo si caratterizza per avere elementi di lunghezza maggiore rispetto a quelli del pavimento a mosaico. Questo parquet ha ampia diffusione negli edifici pubblici o comunque in ambienti di ampie superfici, riuscendo a combinare assieme caratteristiche meccaniche ed estetiche di buon livello con un costo contenuto.<br />
Verso la fine del millennio il listone, per essere ancora concorrenziale, diviene un pavimento di pregio, grazie prevalentemente alle maggiori dimensioni rispetto a quelle di metà Novecento e a quelle del lamparquet. Come riportato in molti testi tecnici, le dimensioni sono variabili in relazione alla scelta commerciale, con spessori da 10 sino a 22 mm e larghezze da 6 fino a 16 cm.</p>
<p>Questa nuova generazione di pavimenti è stata accompagnata negli anni dall&#8217;evoluzione di adesivi e vernici che hanno permesso di migliorare e accelerare notevolmente le lavorazioni rispetto ai secoli precedenti.</p>
<p>L&#8217;evoluzione di collanti di origine animale e vegetale è avvenuta in modo molto lento e graduale, ma è solo dagli anni Trenta che comincia l&#8217;era delle colle sintetiche, con la produzione di resine derivate dalla policondensazione della formaldeide con sostanze diverse. Inizia così una repentina sostituzione degli adesivi naturali con l&#8217;intento non solo di migliorare le caratteristiche adesive, ma specialmente di aumentare la loro durabilità.</p>
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<p><strong>Il parquet prefinito multistrato</strong></p>
<p>L&#8217;ultima generazione di pavimenti in legno è formata da elementi composti da più strati. Il pavimento multistrato nasce dall&#8217;esigenza di ottenere un prodotto che risenta il meno possibile delle influenze dell&#8217;ambiente in cui è posto. La sua costruzione, essendo formata da strati lignei con orientamento delle fibre ortogonale tra loro, gli permette di essere meno sensibile alle variazioni di umidità e di mantenere la planarità tra i vari elementi. È inoltre il prodotto che meglio risponde alle esigenze di stabilità richieste dai moderni massetti con riscaldamento a pavimento.</p>
<p>La stratificazione dei pavimenti a due strati è formata dalla faccia a vista, denominata anche strato nobile, formato da una cartella di spessore non inferiore ai 2,5 mm. Lo strato sottostante è composto da lamelle di conifera, solitamente abete o da un pannello multistrato, solitamente in betulla. Lo strato sottostante è composto da un elemento unico che può avere dei tagli più o meno profondi trasversalmente alla lunghezza dell&#8217;elemento. Tali soluzioni dipendono da scelte fatte dai produttori per rendere più stabili i loro prodotti.</p>
<p>Gli elementi a tre strati si differenziano da quelli a due strati, oltre che per la struttura costruttiva, per le maggiori dimensioni. La struttura prevede che lo strato a vista abbia uno spessore di almeno 2,5 mm. Lo strato centrale è solitamente costituito da elementi in abate con fibratura disposta ortogonalmente alla lunghezza dell&#8217;elemento ma può essere formato da un pannello in multistrato. Lo strato inferiore è composto da una cartella uguale a quella della faccia a vista. La lamella dello strato inferiore ha solitamente caratteristiche estetiche inferiori rispetto a quella superiore. In questo modo gli elementi possono raggiungere lunghezze di 2 m e larghezze di oltre 200 mm, mantenendo caratteristiche di stabilità confrontabili con quelle degli elementi di minori dimensioni.</p>
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<p><strong>Gli intarsi moderni</strong></p>
<p>Con lo sviluppo industriale della seconda metà del Novecento e la disponibilità di macchinari sempre più automatizzati, alcune aziende hanno proposto pavimenti che richiamassero i pannelli decorati e gli intarsi dei secoli precedenti. La tecnologia industriale che meglio risponde alle esigenze di precisione nel compiere le lavorazioni è quella del taglio laser. La precisione e qualità di lavorazione sono garantite dal particolare modo di lavorare del laser. Per compiere la lavorazione non si ricorre ad utensili ma ad un raggio luminoso, ad allevata energia, concentrato in una limitata superficie che permette la combustione del materiale colpito senza alterare ed intaccare quello adiacente. L&#8217;assenza di utensili elimina completamente anche il problema delle vibrazioni caratteristico delle lavorazioni per asportazione di truciolo, garantendo ulteriormente la precisione di lavorazione.</p>
<p>Oggigiorno, mediante l&#8217;utilizzo di appositi software di progettazione, è possibile realizzare intarsi di qualsiasi tipo, da elementi molto complessi nelle forme, a elementi di ridotte dimensioni: il tutto è limitato solo dalla fantasia del progettista.</p>
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<p><strong>Il parquet per “assemblage”</strong></p>
<p>Nel 1769 è Roubo nel suo trattato a spiegare dettagliatamente la tecnica di posa e a stabilire definitivamente che il parquet vero e proprio è quello per “assemblage”, cioè quello a pannelli preparati in bottega e poi messi in opera. Secondo le sue descrizioni, i pannelli decorativi misuravano di lato dai 3 ai 4 piedi (indicativamente da 1 a 1,3 m), mentre lo spessore variava da 1 a 2 pollici (da 2,5 a 5 cm). La preparazione del fondo per la posa consisteva nella stesura di uno stato di magatelli ricoperti da gesso, sopra al quale erano fissati dei travetti. Sopra ai travetti, posti ortogonalmente, erano fissati altri magatelli di 3 pollici di lato (circa 7,5 cm) con un interasse consigliato di un piede (32 cm circa).</p>
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<p><strong>Succedeva nel Settecento: la stagionatura</strong></p>
<p>Di grande importanza sono invece alcune descrizioni presenti in documenti conservati nell&#8217;archivio di stato di Torino, su come avvenivano talune lavorazioni. In particolare è descritto il processo di stagionatura, che continuava anche dopo il taglio degli elementi che dovevano comporre il pannello. Per otto notti i pezzi erano collocati vicino a un forno ed erano girati più volte da un lato e dall&#8217;altro; di giorno erano lasciati al sole e all&#8217;aria: questa operazione era considerata molto importante perché garantiva stabilità al legno. Quanto alla posa è precisato che veniva mediante incollatura e chiodatura dei pannelli ai sottostanti travetti in rovere. L&#8217;ultima operazione era di mettere la cera in maniera omogenea e quindi lucidare il pavimento.</p>
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<p><strong>Le prime tecniche di posa</strong></p>
<p>Il principale metodo di posa utilizzato nel Novecento prevedeva l&#8217;incollaggio delle lamelle a una base che poteva essere in correnti di legno ricoperti da uno strato di bitume, altro metodo era di disporre direttamente il parquet, senza correnti, nel bitume caldo, oppure di porlo su un cartone bitumato steso sopra uno strato di sabbia di fiume.</p>
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<p><strong>L’antica levigatura</strong></p>
<p>Una delle fasi finali della posa dei listoni consisteva nella levigatura poiché, una volta messo in opera, lungo i bordi delle liste rimanevano sempre delle imperfezioni che dovevano essere piallate. Prima di procedere a questa operazione, era consuetudine  cospargere  la  superficie del pavimento con trucioli bagnati, per inumidire la superficie e renderla facilmente lavorabile.</p>
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<p><strong>Alcune fonti</strong></p>
<p><em>&#8211; Roubo M. 1769. L&#8217;art du Menuisier. Paris</em></p>
<p><em>&#8211; Thornton P. 1978. Seventeenth-Century Interior Decoration in England, France &amp; Holland. London: Yale University</em></p>
<p><em>&#8211; Nickl P. 1995. Parkett Historische Holzfu_böden und zeitgenössische Parkettkultur. München: Klinkhardt &amp; Biermann</em></p>
<p><em>&#8211; Bullet P. 1691. Architecure pratique. Paris</em></p>
<p><em>&#8211; Casiraghi C. e Macchia C. 2002. Le pavimentazioni in legno. Tecniche di posa, sicurezza dei materiali, manutenzione. Dogana: Maggioli editore</em></p>
<p><em>&#8211; Carena G. 1839. Vocabolario d&#8217;arti e mestieri. Napoli: Giuseppe Marghieri / C. Boutteaux e M. Aubry</em></p>
<p><em>&#8211; Vertova M. 2005. Pavimenti lignei in Europa. Milano: Mondadori Electa Spa</em></p>
<p><em><strong>di Samuele Tommasini</strong></em></p>
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		<title>Manifesto: perché amiamo il parquet</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2015/12/04/perche-amiamo-parquet/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=perche-amiamo-parquet</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciano Dorini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2015 09:23:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[IL PARQUET]]></category>
		<category><![CDATA[acquisizioni parquet]]></category>
		<category><![CDATA[come scegliere parquet]]></category>
		<category><![CDATA[parquet]]></category>
		<category><![CDATA[scegliere parquet]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I NOSTRI 15 BUONI MOTIVI</p>
<p>1. Proviene da una materia prima, il legno, sostenibile e rinnovabile</p>
<p>2. È un materiale che richiede, nella fase di produzione, un bassissimo consumo di energia</p>
<p>3. È una meravigliosa costruzione della natura</p>
<p>4. Le mani dell’artigiano possono trasformarlo in un’opera d’arte</p>
<p>5. È bello da vedere, da toccare… da annusare</p>
<p>6. È caldo</p>
<p>7. Aiuta a ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I NOSTRI 15 BUONI MOTIVI</strong></p>
<p>1. Proviene da una materia prima, il legno, sostenibile e rinnovabile</p>
<p>2. È un materiale che richiede, nella fase di produzione, un bassissimo consumo di energia</p>
<p>3. È una meravigliosa costruzione della natura</p>
<p>4. Le mani dell’artigiano possono trasformarlo in un’opera d’arte</p>
<p>5. È bello da vedere, da toccare… da annusare</p>
<p>6. È caldo</p>
<p>7. Aiuta a mantenere in casa il microclima ideale</p>
<p>8. Ci si può camminare sopra a piedi nudi</p>
<p>9. Attutisce le cadute di chi inizia a muovere i primi passi</p>
<p>10. È elastico, è il pavimento ideale per le attività sportive</p>
<p>11. È elegante, ha un fascino intramontabile</p>
<p>12. Si può scegliere tra un’infinità di specie legnose, formati e finiture</p>
<p>13. È un complemento di arredo dalle mille sfaccettature, che permette a ciascuno di esprimere il proprio carattere</p>
<p>14. È semplice da pulire e da mantenere</p>
<p>15. Si può rigenerare infinite volte … Ci accompagna per tutta la vita</p>
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		<title>Amazzonia: 100 milioni dalla Norvegia per il Brasile, premio per la riduzione della deforestazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano Dorini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2015 08:14:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[IL PARQUET]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministero dell’Ambiente norvegese ha reso noto che pagherà l’ultima rata di 100 milioni di dollari al Brasile come &#8220;premio per la riduzione della deforestazione dell’Amazzonia”.</p>
<p>Lo rendono noto i media brasiliani citando un comunicato del governo norvegese. Secondo il ministero di Oslo, il Brasile ha fatto &#8220;<em>piu’ che raggiungere la meta di diminuire del 75% ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministero dell’Ambiente norvegese ha reso noto che pagherà l’ultima rata di 100 milioni di dollari al Brasile come <strong>&#8220;premio per la riduzione della deforestazione dell’Amazzonia</strong>”.</p>
<p>Lo rendono noto i media brasiliani citando un comunicato del governo norvegese. Secondo il ministero di Oslo, il Brasile ha fatto &#8220;<em>piu’ che raggiungere la meta di diminuire del 75% l’indice di disboscamento</em>”, condizione per ricevere il pagamento di un totale di un miliardo di dollari stabilito da un accordo valido per il periodo compreso tra il 2008 e il 2015.</p>
<p><em>Fonte: corriere.it, 18 settembre 2015</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>FSC Italia e Legambiente: una libreria in ogni Parco italiano</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2015/08/21/fsc-italia-legambiente-libreria-parco-italiano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=fsc-italia-legambiente-libreria-parco-italiano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciano Dorini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2015 08:17:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[IL PARQUET]]></category>
		<category><![CDATA[NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; stato inaugurato il 13 agosto, in occasione del 40° compleanno del Parco della Maremma, il progetto Librerie del Parco, frutto della collaborazione tra il Forest Stewardship Council Italia e Legambiente, che si pone l&#8217;obiettivo di promuovere la lettura e la diffusione del marchio della gestione forestale responsabile FSC.</p>
<p>Il progetto (che fa seguito a un’iniziativa ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2015/08/21/fsc-italia-legambiente-libreria-parco-italiano/">FSC Italia e Legambiente: una libreria in ogni Parco italiano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato inaugurato il 13 agosto, in occasione del 40° compleanno del <a href="http://www.parco-maremma.it/" target="_blank"><span style="color: #800000;"><strong>Parco della Maremma</strong></span></a>, il progetto <strong>Librerie del Parco</strong>, frutto della collaborazione tra il <a href="https://it.fsc.org/" target="_blank"><span style="color: #800000;"><strong>Forest Stewardship Council Italia</strong></span></a> e <span style="color: #800000;"><strong><a href="http://www.legambiente.it/" target="_blank">Legambiente</a>, </strong><span style="color: #000000;">che si pone l&#8217;obiettivo di </span><span style="color: #000000;">promuovere la lettura e la diffusione del marchio della gestione forestale responsabile FSC.</span></span></p>
<p>Il progetto (che fa seguito a un’iniziativa simile, &#8216;Librerie da spiaggia&#8217;, promossa da Legambiente nel 2012 in molte spiagge della Campania) prevede il <strong>posizionamento di una serie di librerie, realizzate in legno o carta certificata FSC, in tutti i parchi naturali d’Italia</strong>: in questo modo cittadini e turisti potranno usufruire gratuitamente di libri e riviste.</p>
<p>Il Forest Stewardship Council Italia ha contribuito all’iniziativa mettendo in rete una serie di aziende certificate per prodotti in legno o carta: è il caso dell’azienda abruzzese <strong>I.C.O Industria Cartone Ondulato</strong> srl, in provincia di Chieti, prima azienda a partecipare al progetto attraverso la fornitura di 20 librerie del Parco in cartone certificato FSC.</p>
<p>&#8220;<em>Siamo sempre felici di partecipare a iniziative di questo genere &#8211; </em>ha commentato <strong>Ilaria Dalla Vecchia</strong>, responsabile FSC Italia per il progetto &#8211;<em> il Forest Stewardship Council non si occupa infatti solo di standard di certificazione della gestione forestale, ma anche di servizi per così dire &#8216;allargati&#8217;, come la promozione di eventi legati al mondo forestale e di una cultura per un uso responsabile delle risorse disponibili. Crediamo che  il progetto &#8216;Librerie del Parco&#8217; raccolga tutti questi elementi</em>&#8220;.</p>
<p>‘Librerie del Parco’ è un’iniziativa che verrà pubblicizzata all’interno della <strong>Guida Blu di Legambiente</strong> e attraverso le varie guide turistiche ai Parchi d’Italia.</p>
<p>La prima Libreria è stata consegnata al Presidente del Parco della Maremma,<strong> Lucia Venturi</strong>, il 13 agosto, in occasione del del <strong>40° compleanno del Parco della Maremma</strong> durante <a href="http://www.festambiente.it/" target="_blank"><span style="color: #800000;"><strong>Festambiente</strong></span></a>, il festival di Legambiente conclusosi pochi giorni fa a Rispescia (Grosseto).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2015/08/21/fsc-italia-legambiente-libreria-parco-italiano/">FSC Italia e Legambiente: una libreria in ogni Parco italiano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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		<title>On line il nuovo sito di FSC Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano Dorini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2015 15:57:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[DAL MERCATO]]></category>
		<category><![CDATA[IL PARQUET]]></category>
		<category><![CDATA[NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima un nuova nuova squadra di lavoro. Poi un nuovo ufficio in centro a Padova. Ed ora un restyling del sito internet, che nella nuova veste grafica sarà disponibile anche nella versione mobile per tablet e smartphone.</p>
<p>Alla release grafica si accompagna anche un arricchimento dei contenuti, con spazio, oltre che ai documenti e agli aggiornamenti ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2015/03/30/line-sito-fsc-italia-2/">On line il nuovo sito di FSC Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima un nuova nuova squadra di lavoro. Poi un nuovo ufficio in centro a Padova. Ed ora un restyling del sito internet, che nella nuova veste grafica sarà disponibile anche nella versione mobile per tablet e smartphone.</p>
<p>Alla <strong>release grafica</strong> si accompagna anche un <strong>arricchimento dei contenuti</strong>, con spazio, oltre che ai documenti e agli aggiornamenti sugli standard, anche a una sezione dedicata ai piccoli gruppi o comunità (smallholder), alle storie di successo FSC e a una nuova newsletter.</p>
<p>&#8220;<em>Il 2015 è un anno di significativi cambiamenti per la nostra organizzazione</em> &#8211; spiega il direttore <strong>Diego Florian</strong> &#8211; <em>ed è frutto di un percorso iniziato 3 anni fa: il nostro obiettivo rimane quello di rendere il marchio FSC sempre più riconoscibile per il pubblico italiano, e questo passa anche per una comunicazione più semplice ed efficace. La versione mobile del sito per noi ha rappresentato una priorità: circa un terzo degli accessi mensili al nostro sito infatti avviene attraverso tablet o smartphone</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>Abbiamo intenzione di potenziare la collaborazione con le aziende certificate o che scelgono di certificarsi FSC e ampliare la sezione delle Market News</em> &#8211; continua<strong> Alexia Schrott</strong>, marketing manager &#8211; i dati del Global Market Survey 2014 sono molto incoraggianti e indicano come sempre di più <strong>il marchio del Forest Stewardship Council sia usato come leva strategica per aumentare la presenza nel mercato o accedere a nuovi segmenti.</strong> I consumatori, d&#8217;altra parte, sono sempre più attenti ai loro acquisti e finiscono per influenzare le politiche ambientali e di sostenibilità delle organizzazioni&#8221;.</p>
<p>In questa direzione si muove anche la nuova <strong>newsletter mensile</strong> &#8220;<em>E&#8217; il nostro mezzo privilegiato di comunicazione con gli stakeholder </em>&#8211; conclude <strong>Alberto Pauletto</strong>, communication manager -. <em>Uno strumento interattivo, in quanto propone dei contenuti che sono frutto del nostro lavoro ma anche delle storie di successo di aziende e comunità che hanno scelto di credere nella certificazione FSC</em>&#8220;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><a href="https://it.fsc.org/index.htm"><strong>FSC</strong> </a> è un&#8217;organizzazione internazionale non governativa, indipendente e senza scopo di lucro, nata nel 1993 per promuovere la gestione responsabile di foreste e piantagioni. </em><br />
<em> Include tra i suoi membri gruppi ambientalisti e sociali, comunità indigene, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno e la carta, gruppi della Grande Distribuzione Organizzata, ricercatori e tecnici, per un totale di quasi 900 membri.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2015/03/30/line-sito-fsc-italia-2/">On line il nuovo sito di FSC Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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