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	<title>Storie Archivi - I Love Parquet</title>
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	<title>Storie Archivi - I Love Parquet</title>
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		<title>Renza Altoè Garbelotto: metterci la faccia. E l’anima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 10:49:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Renza Altoè Garbelotto: metterci la faccia. E l’anima. La storia di una donna che ha cambiato il modo di fare parquet in Italia</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
</p>
<p>&#160;</p>
<p>Studi classici, un posto fisso alle Poste, una vita che sembrava già tracciata. Poi una scelta controcorrente, dettata più dal coraggio che dalla logica: lasciare la sicurezza e buttarsi in un’azienda familiare ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2026/01/13/renza-altoe-garbelotto-metterci-la-faccia-e-lanima/">Renza Altoè Garbelotto: metterci la faccia. E l’anima</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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			<p><em>Renza Altoè Garbelotto: metterci la faccia. E l’anima. La storia di una donna che ha cambiato il modo di fare parquet in Italia</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39172 aligncenter" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36-766x1024.png" alt="" width="804" height="1075" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36-766x1024.png 766w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36-224x300.png 224w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36-768x1027.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36-1149x1536.png 1149w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36-800x1070.png 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36.png 1186w" sizes="auto, (max-width: 804px) 100vw, 804px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Studi classici, un posto fisso alle Poste, una vita che sembrava già tracciata. Poi una scelta controcorrente, dettata più dal coraggio che dalla logica: lasciare la sicurezza e buttarsi in un’azienda familiare che stava cercando di rialzarsi.</p>
<p>È lì, accanto al marito Antonio che Renza Altoè Garbelotto ha costruito la sua vera identità: quella di un’imprenditrice visionaria, creativa, capace di vedere avanti quando gli altri guardavano solo al presente.</p>
<p>Durante la nostra intervista, a un certo punto si è commossa. Si è fermata, ha sorriso e mi ha confidato: «<em>Vorrei che i miei genitori fossero qui. Vorrei che potessero vedere quello che sono diventata</em>.» È stato un momento intimo, prezioso. Ma in questa &#8211; apparente &#8211; fragilità c’è tutta la forza di una donna che ha saputo trasformare un mestiere in un’impresa, un’impresa in una storia, una storia in un esempio.</p>
<p>Oggi Renza guida, insieme al marito Antonio e al figlio Marco, un’azienda da 70 dipendenti e 22 milioni di fatturato, un simbolo del made in Italy. È la prima donna a capo del Gruppo Pavimenti di Legno di FederlegnoArredo. Nel cuore di Milano, una grande affissione con il suo volto racconta ciò che lei rappresenta per il settore: autenticità, determinazione, visione. E un amore profondissimo per il legno. È l’affissione che si trova all’esterno del Garbelotto Studio, il nuovo hub milanese per architetti e interior designer</p>
<p>Ecco com’è andata la mia chiacchierata con Renza Altoè Garbelotto.</p>
<p><em>Prima di approdare in Garbelotto avevi intrapreso una strada molto diversa. Ci racconti da dove sei partita e che sogni avevi da ragazza?</em><br />
La mia storia è quella di una ragazza che nessuno avrebbe immaginato diventasse imprenditrice. Sono la più piccola di tre figli: papà era geometra e sindaco del paese, mamma, la maestra della piazza. Io ero quella fragile, sempre malata. Ho passato perfino un anno in collegio a Misurina, sopra Cortina, per problemi respiratori. Non tornavo mai a casa. È stata un’esperienza molto dura, anche se mi ha forgiata.<br />
Non avevo un sogno, un’idea ben definita in testa, ma sapevo una cosa: volevo essere indipendente. Così ho iniziato a lavorare presto, dopo il diploma magistrale: babysitter, rappresentante, poi commessa in negozio di abbigliamento. Mi piaceva il mondo delle vetrine, della creatività, tutti mi facevano i complimenti per l’estro e lo spirito di iniziativa.<br />
Poi è arrivato il concorso alle Poste: il famoso “posto fisso”. Turni all’alba, tanta stanchezza, ma quella era la sicurezza. Credevo sarebbe stata la mia strada.</p>
<h2>L’incontro con il legno</h2>
<p><em>E l’incontro con il mondo del legno come è stato? Cosa ti ha convinta a farne parte?</em><br />
L’incontro vero è stato con Tony. Stiamo insieme da quando avevo quindici anni. La sua famiglia veniva da una storia incredibile: una grande segheria in Istria, persa con la guerra, la fuga, il ritorno al paese, la rinascita con una piccola turbina idroelettrica che il nonno aveva progettato da solo… A proposito, quella turbina funziona ancora oggi.<br />
Quando è nato Marco io avevo iniziato a lavorare alle Poste e Tony cercava di tenere in piedi un’azienda… “stanca”. Un bel giorno ci siamo guardati negli occhi: lui aveva bisogno di una mano e io non mi sentivo nel posto giusto, così mi sono licenziata.<br />
All’inizio non sapevo fare proprio nulla. Il primo giorno mi hanno affiancato un’impiegata che… Guarda caso era una mia amica d’infanzia che non vedevo da anni! Il destino ogni tanto sa essere poetico.<br />
Poi sono arrivate le serate in capannone: io e Tony soli, a montare a mano il precomposto per l’Austria sulla rete a caldo.<br />
Proprio lì, tra il profumo del legno e la colla, ho capito che quel mondo diventava il mio.</p>
<p><em>Se dovessi definire oggi il tuo stile imprenditoriale, quali parole sceglieresti?</em><br />
Lungimiranza, perché guardo sempre avanti.<br />
Creatività, perché è la parte che mi ha salvata e definita.<br />
Professionalità, che per me significa rispetto, serietà, trasparenza.<br />
E poi c’è una parola che è la più importante per me, la considero un valore assoluto: umiltà. Chi pensa di essere arrivato ha già finito di crescere.</p>
<p><em>Qual è stata la decisione più coraggiosa che hai preso da imprenditrice?</em><br />
Tutto sommato credo sia stata lasciare il posto fisso. Avevo 27 anni, un figlio piccolo, nessuna certezza. È stato un salto nel buio totale. Ma senza quella scelta, non sarei qui.</p>
<p><em>Cosa ti ha insegnato tuo marito come imprenditore e cosa pensi di avergli insegnato tu?</em><br />
Tony mi ha insegnato il coraggio puro: quello che non vede il pericolo, che si butta, che fa.<br />
Io credo di avergli insegnato a fermarsi, confrontarsi, condividere. E poi l’importanza del branding e della comunicazione: per Tony contava molto la produzione, io gli ho fatto capire che un’azienda vive anche del suo racconto.</p>
<p><em>In questi anni Garbelotto è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento del parquet di fascia alta. Qual è stato, secondo te, il passaggio chiave?</em><br />
Il grande cambiamento è coinciso con l’avvento del parquet prefinito. Negli anni ’90 abbiamo capito che il settore stava cambiando e ci siamo adeguati: macchine nuove, presse, verniciature. Una rivoluzione. Prima eravamo orientati esclusivamente al parquet massiccio, da quel momento siamo entrati in un nuovo modo di fare pavimento, passando dall’artigianalità alla vera industria. Direi che il passaggio chiave è stato questo.</p>
<h2>Nuove sfide</h2>
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Continuare a credere nel made in Italy, senza compromessi. Noi non abbiamo mai acquistato materiale straniero. È una scelta identitaria.<br />
La sfida è questa: rimanere fedeli a chi siamo, anche quando è più difficile.</p>
<p><em>Guardando la grande affissione di Milano con il tuo volto, cosa hai provato?</em><br />
Non lo sapevo! Avevo detto al team: “<em>Scegliete voi l’immagine.</em>” Un giorno Marco arriva correndo: “<em>Mamma, abbiamo trovato la foto perfetta.</em>” Era la mia.<br />
All’inizio ho detto: “<em>Ma siete matti?</em>” Poi ho capito il motivo: rappresento la nostra storia, la nostra famiglia, il nostro legno. Vederla lì, in via Ugo Bassi… Mi ha tolto il fiato.</p>
<p><em>Sei la prima donna a guidare il Gruppo Pavimenti in Legno di FederlegnoArredo. Cosa ha significato per te questa nomina?</em><br />
Quando mi hanno chiamata pensavo fosse uno scherzo: non ero nemmeno più in Federlegno, come azienda eravamo usciti dalla Federazione. Invece erano in tanti ad aver fatto il mio nome.<br />
Confesso che ho sentito un grande orgoglio: significa che in tutti questi anni qualcosa l’ho lasciato.<br />
Farmi portavoce delle aziende del parquet è per me un onore.</p>
<p><em>Quali sono oggi le priorità della filiera del legno, secondo te?</em><br />
Fare chiarezza. Dire cosa è legno e cosa non lo è. Proteggere le aziende italiane, che sono un patrimonio culturale prima che produttivo. E riportare valore alla casa: il luogo dove viviamo dovrebbe tornare importante.<br />
La qualità del pavimento è qualità di vita.</p>
<p><em>Se potessi lanciare un messaggio ai colleghi imprenditori del settore, quale sarebbe?</em><br />
Aggregatevi! Il legno ha bisogno di una voce unica, forte, riconoscibile. In America mettono il bollino dell’associazione perfino sui pacchi, dobbiamo farlo anche noi: credere nel sistema, nel confronto, nel costruire insieme.</p>
<p><em>Per chiudere, se potessi tornare indietro e parlare alla Renza di vent’anni, cosa le diresti?</em><br />
Le direi: “<em>Credi nei tuoi sogni, anche quando nessuno ci scommette.</em>”</p>
<p><em>Pronuncia questa frase e si commuove. Ed è qui che colgo davvero la misura della sua forza: la capacità di tenere insieme visione e fragilità, concretezza e sogno. Il legno, in fondo, le assomiglia: resistente, luminoso, vivo.</em><br />
<em>Ed è anche per questo che storie come la sua meritano di essere raccontate.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-39170 aligncenter" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19-684x1024.png" alt="" width="684" height="1024" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19-684x1024.png 684w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19-200x300.png 200w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19-768x1150.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19-1026x1536.png 1026w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19-800x1198.png 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19.png 1058w" sizes="auto, (max-width: 684px) 100vw, 684px" /></p>

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		<item>
		<title>A tu per tu con Paolo Tirelli: &#8220;C’è ancora tanto da imparare&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 09:20:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[catas]]></category>
		<category><![CDATA[intervista paolo tirelli]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Tirelli]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Tirelli direttore catas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Il direttore Catas si racconta. Parla di tecnica, formazione, sostenibilità e di futuro. E lo fa schiettezza, lucidità e con quell’umiltà autentica che solo chi non ha smesso di “ricercare” possiede</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
<p>Paolo Tirelli è un uomo gentile. Lo capisci subito, dal tono della voce, dalla disponibilità con cui si mette in gioco e dal sorriso ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2025/07/10/a-tu-per-tu-con-paolo-tirelli-ce-ancora-tanto-da-imparare/">A tu per tu con Paolo Tirelli: &#8220;C’è ancora tanto da imparare&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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			<p><em>Il direttore Catas si racconta. Parla di tecnica, formazione, sostenibilità e di futuro. E lo fa schiettezza, lucidità e con quell’umiltà autentica che solo chi non ha smesso di “ricercare” possiede</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-38825 alignleft" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/PAOLO-TIRELLI-01-747x1024-1.jpg" alt="" width="457" height="626" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/PAOLO-TIRELLI-01-747x1024-1.jpg 747w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/PAOLO-TIRELLI-01-747x1024-1-219x300.jpg 219w" sizes="auto, (max-width: 457px) 100vw, 457px" />Paolo Tirelli è un uomo gentile. Lo capisci subito, dal tono della voce, dalla disponibilità con cui si mette in gioco e dal sorriso che accompagna ogni risposta, anche le più difficili. È una gentilezza autentica, fatta di schiettezza, ascolto e rispetto. Ma è anche un uomo di sostanza, che non ama i giri di parole e che nella tecnica ha trovato la sua passione, da coltivare con rigore e curiosità.</p>
<p><strong>Classe 1975, ingegnere meccanico, è entrato in Catas oltre vent’anni fa e dall’inizio di quest’anno ne è il direttore generale.</strong> Ma non ha nulla del manager autoreferenziale: nella chiacchierata che abbiamo fatto si è raccontato con spontaneità, con ironia anche e con l’umiltà (non così comune) di chi è consapevole del proprio ruolo, ma non ha perso la voglia di imparare. Anzi, ne ha fatto il suo metodo.</p>
<p>Nel suo modo di parlare traspare <strong>un senso profondo del lavoro, inteso come responsabilità condivisa, attenzione alle persone, desiderio di costruire qualcosa che resti nel tempo</strong>. E di farlo bene, con competenza e trasparenza.</p>
<p>Quello che vi propongo è il racconto di un percorso, ma anche una visione lucida e appassionata sul futuro del nostro settore. Ed è proprio questo che, più di ogni altra cosa, ho apprezzato di questa intervista: il fatto che dietro ogni parola ci fosse prima una persona, poi un ruolo.</p>
<p><em><strong>Partiamo dall&#8217;inizio. Chi eri da ragazzo, cosa ti piaceva fare?</strong></em><br />
Sono nato in un paesino della provincia di Udine. Fino alle medie, devo dire, me la sono goduta: avevo un bel gruppo di amici, si giocava molto all&#8217;aperto. A scuola invece non brillavo, ero più interessato al calcio. Studiavo il minimo indispensabile, ma ero sereno.</p>
<p><em><strong>Poi le cose sono cambiate?</strong></em><br />
Un po&#8217; sì. Mio padre era fabbro, produceva serramenti in alluminio. D&#8217;estate andavo ad aiutarlo nel capannone. Mi piaceva lo spirito che si creava con gli operai, si rideva, si lavorava. Però capii presto che quello non era il mio mestiere. Mio padre lo capì prima di me e mi disse una frase che mi ha segnato: “Se devi alzarti tutte le mattine malcontento, non farlo”. Una frase semplice, ma piena di saggezza.</p>
<p>Da lì la scelta del percorso tecnico: optai per un istituto tecnico per perito meccanico. Non c&#8217;erano open day ai tempi, mi affidai a un libretto scolastico e quell&#8217;indirizzo mi attirava. È stata la scuola giusta: impegnativa, ma molto formativa. In terza eravamo quasi trenta, in quinta ci siamo diplomati in quindici. Gli ultimi due anni sono stati bellissimi: un bel gruppo, grandi professori, tanta pratica.</p>
<p><em><strong>Poi l&#8217;università. Perché ingegneria meccanica?</strong></em><br />
All&#8217;inizio pensavo di insegnare, ma studiando ho capito che non era la mia strada. I primi mesi all&#8217;università sono stati durissimi, ho pensato molte volte di mollare. A febbraio gli esami andarono malissimo. Mio padre, che non è uno che parla molto, mi disse: “Tieni duro fino a fine anno, poi vediamo”. Aveva ragione, superato il primo ostacolo, le cose sono migliorate.</p>
<p><em><strong>Cosa ti ha fatto scattare davvero la passione per i materiali?</strong></em><br />
Un esame di metallurgia. C&#8217;erano dei software che simulavano le strutture molecolari dei metalli, modificandole, ne cambiavano le prestazioni. Lì ho capito che volevo lavorare con i materiali, volevo capirli, migliorarli. È da lì che è partito tutto.</p>
<p><em><strong>Ed è così che sei arrivato a Catas…</strong></em><br />
Ci sono arrivato grazie all’Università: un professore mi propose una tesi sulle plastiche usate nelle sedie da giardino. Stavo facendo il servizio civile allora, quindi mi dividevo tra Comune e Catas. Poco dopo mi proposero di restare. Ho iniziato nel reparto chimico, anche se non era il mio campo, ma ero curioso, avevo voglia di imparare. Da lì sono passato al reparto meccanico, dove ho trovato la mia dimensione. Dopo un po’ mi è stato chiesto di diventare responsabile del reparto, è stato un momento bellissimo: avevo raggiunto l’obiettivo di lavorare sui materiali, capirli a fondo. C’era un clima di collaborazione molto stimolante, ogni prova era una sfida, un’occasione per capire qualcosa in più.</p>
<p><em><strong>Poi sei diventato vicedirettore e, oggi, direttore generale</strong></em><br />
Quando mi è stato proposto il ruolo, non ho avuto molto tempo per pensarci. Ho detto sì, ma all’inizio mi ha tolto il sonno. I primi tempi sono stati intensi, avevo l&#8217;ansia della responsabilità: sessanta persone, sessanta famiglie. Poi ho capito che bisogna costruire un metodo: delegare, fidarsi, ma restare presenti. Delegare non vuol dire mollare, vuol dire condividere.</p>
<p><em><strong>Come hai impostato il tuo lavoro da direttore?</strong></em><br />
Mi sono dato due obiettivi: il primo è la crescita delle persone. Formazione, welfare, percorsi professionali. Il secondo è mantenere la qualità e anticipare le sfide. La parte più difficile è prevedere il futuro, trovare idee forti. Come ha fatto chi mi ha preceduto: l’ingegner Speranza, il dottor Giavon e il dottor Bulian, che hanno creduto convintamente in una loro idea di azienda. Io sto ancora cercando la mia.</p>
<p><em><strong>Che ruolo ha oggi Catas per le aziende?</strong></em><br />
Siamo un laboratorio, sì. Ma la prova è solo un mezzo, serve a conoscere meglio il prodotto, a migliorarlo. È vero, c&#8217;è ancora chi ci vede solo come un costo, ma sempre più aziende iniziano a capire che il nostro è un servizio, un supporto tecnico. Non siamo partner commerciali, ma possiamo essere strumenti di conoscenza.</p>
<p><strong><em>Ti capita spesso di affrontare prove non “standard”?</em></strong><br />
Direi che nel reparto meccanico, almeno il 50% delle prove non ha norme di riferimento. Dobbiamo costruire i metodi. È stimolante.<br />
Ci sono stati anche episodi curiosi, ricordo, per esempio, la prova sulle bottiglie di prosecco a cui saltavano i tappi, abbiamo costruito un sistema per misurare la forza di estrazione, fatto test a caldo e a freddo&#8230; E poi, ovviamente, abbiamo dovuto smaltire le bottiglie (ride).</p>
<p><em><strong>E il mondo delle norme?</strong></em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-38828" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-1024x682.jpg" alt="" width="1024" height="682" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-1024x682.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-300x200.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-768x512.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-1536x1023.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-800x533.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-1280x853.jpg 1280w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002.jpg 1786w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Fondamentale, ma in Italia c&#8217;è ancora poca partecipazione ai tavoli di normazione; i tedeschi fanno sistema, arrivano compatti, noi no. Una mia ambizione è riuscire a far dialogare tra loro i mondi: adesivi, pannelli, mobili. Troppo spesso i gruppi di lavoro ragionano a compartimenti stagni.</p>
<p><em><strong>Parliamo di sostenibilità, parola molto “alla moda”&#8230;</strong></em><br />
Un tema centrale, ma usato spesso a sproposito. Bisogna prima capirsi: di cosa stiamo parlando? Carbon footprint? Circolarità? Ciclo di vita? Sono concetti diversi. Come Catas stiamo cercando di aiutare le aziende a orientarsi, anche coinvolgendo le associazioni di categoria. Il primo passo è sempre formare e informare.</p>
<p><em><strong>Cosa manca oggi, secondo te, al settore legno-arredo?</strong></em><br />
Manca cultura del legno. Non voglio generalizzare, ma vedo sempre più spesso una conoscenza superficiale del materiale, anche tra tecnici e periti. Il legno va conosciuto, rispettato, studiato. Non basta dire “è bello e naturale”. Va capito nel profondo, anche nei suoi limiti.<br />
Per questo c’è bisogno di formazione, anche pratica, a tutti i livelli.<br />
In ambito normativo, per esempio, stiamo lavorando a un’idea che potrebbe portare a un patentino degli operatori d’incollaggio, perché spesso i difetti si eliminano con maggiore attenzione e cura preventiva. Chi lavora in produzione ha bisogno di strumenti, competenze, consapevolezza.</p>
<p><strong><em>Per chiudere, cosa vorresti lasciare a Catas?</em></strong><br />
Un&#8217;azienda solida, autonoma, coerente. Soprattutto vorrei che quando andrò in pensione, nessuno sentisse il bisogno di chiamarmi, vorrebbe dire che ho fatto bene il mio lavoro: che l&#8217;azienda cammina da sola, sa dove andare.</p>
<p><strong><em>E nel frattempo?</em></strong><br />
Nel frattempo continuo a studiare. Continuo a cercare. Perché, come dico sempre, c&#8217;è ancora tanto da imparare. E questo è il bello.</p>

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</div><p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2025/07/10/a-tu-per-tu-con-paolo-tirelli-ce-ancora-tanto-da-imparare/">A tu per tu con Paolo Tirelli: &#8220;C’è ancora tanto da imparare&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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		<title>Giancarlo Marchizza: il coraggio e la passione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 12:51:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Marchizza]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista Parquet]]></category>
		<category><![CDATA[Italwood]]></category>
		<category><![CDATA[Italwood Parquet]]></category>
		<category><![CDATA[Parquet Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Strenia Wood]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Il protagonista. Il coraggio e la passione sono due doti che non mancano al “capitano” di Italwood, Giancarlo Marchizza, un uomo schivo, concreto, con la dote rara dell’ascolto. Ecco cosa ci ha raccontato di sé e dell&#8217;azienda che guida</em></p>
<p>Federica Fiorellini</p>
<p><em>57 anni, 40 dei quali passati a contatto con i pavimenti in legno, prima come agente, ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2024/06/28/giancarlo-marchizza-il-coraggio-e-la-passione/">Giancarlo Marchizza: il coraggio e la passione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il protagonista. Il coraggio e la passione sono due doti che non mancano al “capitano” di Italwood, Giancarlo Marchizza, un uomo schivo, concreto, con la dote rara dell’ascolto. Ecco cosa ci ha raccontato di sé e dell&#8217;azienda che guida</em></p>
<p>Federica Fiorellini</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-37637 alignright" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-727x1024.jpg" alt="" width="412" height="580" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-727x1024.jpg 727w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-213x300.jpg 213w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-768x1082.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-1090x1536.jpg 1090w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-1453x2048.jpg 1453w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-800x1127.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-1280x1804.jpg 1280w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-scaled.jpg 1817w" sizes="auto, (max-width: 412px) 100vw, 412px" /><em>57 anni, 40 dei quali passati a contatto con i pavimenti in legno, prima come agente, poi nella sua azienda. Una realtà che, ci tiene a ricordarlo, “non mi è stata lasciata in eredità dalla mia famiglia, ma è stata costruita, passo dopo passo, con umiltà, rispetto e sacrificio”.</em><br />
<em>È un uomo schivo Giancarlo Marchizza, di poche parole. L’ho conosciuto per la prima volta quest’anno a Roma, in occasione dei festeggiamenti per i primi trent’anni di Italwood e mi ha colpito la sua riservatezza. L’umiltà anche. Eppure il 6 aprile scorso è stato capace di raccogliere intorno a sé più di cento persone, clienti molti dei quali negli anni sono diventati amici. Grazie all’ascolto, all’empatia, grazie al carisma di chi persegue un obiettivo con tenacia e passione.</em><br />
<em>Una storia che è uno spaccato di vita imprenditoriale del nostro Paese.</em></p>
<p><em><strong>Ci può raccontare un po’ di lei: come è arrivato, 30 anni fa, a fondare Italwood?</strong></em></p>
<p>Sono nel settore dei pavimenti in legno dal 1986, da quando un mio fraterno amico delle superiori mi offri di andare a lavorare per l’azienda di famiglia non appena diplomati.<br />
Dopo circa 5 anni, fui assunto come agente da una azienda produttrice di pavimenti in legno del centro Italia e poi, dopo due anni, divenni capoarea di un’altra azienda del settore.<br />
Questi 8 anni di esperienza mi portarono, nel 1994, a fondare la mia azienda, insieme a mia sorella Simona e a mio cognato Claudio, con i quali condivido da 30 anni questa bellissima avventura.</p>
<p><em><strong>C’è stato un momento, in questi 30 anni, in cui si è pentito delle scelte fatte?</strong> </em></p>
<p>I primi due anni sono stati particolarmente difficili. La vita imprenditoriale è nettamente differente dall’essere un intermediario del commercio, o un funzionario aziendale. Questo non tanto per l’impegno, la gratificazione economica o l’ambizione personale, piuttosto perché si inizia a dover considerare il rischio di impresa, che l’entusiasmo inziale ti porta a trascurare, ma col quale poi ti devi quotidianamente confrontare per poter mantenere gli impegni.<br />
Il tutto condito da una diffidenza pesante, specialmente da parte dei nostri competitor, che non riuscivano a “giustificare” questa nuova realtà sorta praticamente dal nulla.<br />
Pregiudizi che poi, nella realtà, hanno contribuito (e non poco) al nostro successo, perché la curiosità genera interesse e pubblicità, e noi siamo diventati “famosi” grazie ai nostri scettici competitor.</p>
<p><em><strong>…E un momento che considera come un punto di svolta?</strong></em></p>
<p>La nostra azienda nacque come operatore per il mercato locale, area di mercato il Lazio. Posso dire che il punto di svolta c’è stato nel 2008, anno in cui abbiamo deciso di allargare la nostra presenza anche nelle altre regioni italiane.<br />
Le conoscenze di uomini sul territorio, da me acquisite nelle precedenti esperienze lavorative, mi hanno portato in una prima fase all’attivazione di aree del sud come la Sicilia e la Campania, per poi proseguire nel resto del nostro bellissimo paese.</p>
<h2>Prodotto, servizio, prezzo, ascolto: un mix vincente</h2>
<p><em><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-37635 aligncenter" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-1024x768.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-300x225.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-768x576.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-1536x1152.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-2048x1536.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-800x600.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-1280x960.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></strong></em></p>
<p><em><strong>Come si porta un’azienda partita come piccola realtà locale a diventare un player nazionale del nostro settore?</strong></em></p>
<p>In realtà non è stato particolarmente difficile espandere la nostra area di mercato e diventare un player nazionale.<br />
È bastato solo diffondere quella che è la nostra filosofia aziendale, basata sulla gamma prodotti, qualità dei medesimi, rapidità di consegne e prezzi concorrenziali, opera per la quale hanno dato il loro fondamentale contributo i nostri direttori commerciali e gli uomini che abbiamo sul campo, ossia i nostri agenti.<br />
Senza dimenticare mai che, per mia scelta personale, io mi rendo disponibile ogni giorno per parlare con ogni cliente, in ogni parte d’Italia. Non a caso molti di loro sono anche diventati amici.</p>
<p><em><strong>C’è stata una persona che più di altri le ha insegnato qualcosa di importante?</strong></em></p>
<p>Sicuramente dovrò ringraziare per il resto della mia vita colui che mi diede, giovane e appena diplomato, l’opportunità di iniziare a lavorare in questo campo. Da lui ho imparato molto, anche se i migliori insegnamenti li ho avuti guardando e studiando come si muovevano e come evolvevano i migliori player del nostro settore, con particolare attenzione all’indiscusso “migliore”, che è inutile menzionare qui perché è ovvio. Questa azienda è sempre stata un punto di riferimento per me, perché oltre a aver fatto a mio avviso la storia dei pavimenti in legno in Italia, mi ha insegnato anche come portare avanti con coraggio e convinzione le proprie idee e le proprie proposte, noncurante di quello che facevano gli altri.</p>
<p><em><strong>Come descriverebbe, a chi non la conosce, Italwood oggi?</strong></em></p>
<p>Italwood oggi è una indiscussa realtà nel panorama dei pavimenti in legno. Molti dei nostri punti di forza li ho già elencati, ma direi vasta gamma prodotti, qualità, rapidità nei tempi di consegna e assistenza post vendita sono le nostre più importanti prerogative.<br />
Riteniamo di avere un catalogo fra i più completi nel nostro settore e riusciamo a soddisfare qualsiasi esigenza possa manifestarsi al momento in cui un utente varca la soglia di un nostro punto vendita. Siamo convinti che oggi la differenza si possa fare solo con questa impostazione e noi quotidianamente cerchiamo di migliorarla.<br />
Italwood non cerca clienti, cerca partner sul territorio con cui condividere un progetto comune, una simbiosi finalizzata alla diffusione dei nostri prodotti sì, ma soprattutto a fornire pavimenti che possano generare un alto grado di soddisfazione del cliente finale</p>
<h2>“Cerchiamo di fare innamorare il consumatore!”</h2>
<p><em><strong>In questo momento storico così delicato, quale messaggio si sente di dare ai vostri partner, posatori e rivenditori di pavimenti di legno?</strong></em></p>
<p>Riallacciandomi anche un po&#8217; a quanto appena detto, noi di Italwood cerchiamo da sempre di percorrere tutte le strade possibili affinché l’utente privato possa avvicinarsi sempre più al mondo dei pavimenti in legno. Riteniamo che una maggior consumo generale del parquet possa solo portare benefici all’intero indotto, storicamente trincerato sulle proprie posizioni e mai proiettato in una visione comune di crescita.<br />
Lo stiamo facendo nel nostro ambito e da qualche mese all’interno delle istituzioni che dovrebbero rappresentarci. La strada è molto lunga e impervia, ma vediamo già dei buoni segnali di riscontro, qualche mente si sta piano piano aprendo, specialmente quelle che vogliono continuare a fare questo bellissimo mestiere per molti anni ancora.<br />
L’anno 2022 ci ha mostrato la via. Gli sconti in fattura, i rimbalzi post covid, hanno determinato un grandissimo avvicinamento al nostro mondo da parte del consumatore finale, dal quale tutti, in maniera equa, abbiamo trovato un importante beneficio in termini di fatturato e redditività.</p>
<p><em><strong>C’è un prodotto a cui è particolarmente affezionato?</strong></em></p>
<p>Io amo il pavimento in legno, in ogni sua forma, semplice o complessa. Un giorno scrissi che gli alberi sono come noi, che non siamo tutti uguali. Ogni albero ha una sua origine, una sua storia di vita, fino a quando non arriva a noi per diventare un pavimento e malgrado noi si provi a cambiarne l’aspetto con le tante lavorazioni in voga, resta sempre unico e inimitabile, un membro della famiglia per chi lo acquisterà, a cui si vorrà bene per sempre.<br />
Quindi, decisamente il prodotto a cui sono maggiormente affezionato è il pavimento in legno.</p>
<p><em><strong>È in questo settore da un po’ di tempo, si diverte ancora?</strong> </em></p>
<p>Sì, mi diverto ancora, ed anche molto. Oltre a divertirmi, imparo ancora molto dalle persone con cui quotidianamente mi confronto e spero di essere anche io ancora interessante per i miei interlocutori</p>
<p><em><strong>Quando non lavora cosa fa?</strong></em></p>
<p>Faccio il nonno, il vice presidente di una squadra di calcio dilettantistico, e seguo i miei figli, entrambi calciatori.</p>
<p><em><strong>Per chiudere, tra dieci anni dove si vede?</strong></em></p>
<p>Mi vedo ancora in Italwood, ma solo per rendermi utile con la mia esperienza: ormai i nostri figli stanno prendendo pieno possesso dell&#8217;azienda, con risultati eccellenti direi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-37634 aligncenter" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-768x1024.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-225x300.jpg 225w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-1152x1536.jpg 1152w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-1536x2048.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-800x1067.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-1280x1707.jpg 1280w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
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		<title>Luca Giacomini, l’uomo dei sogni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 16:56:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Impertek]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Giacomini]]></category>
		<category><![CDATA[piedini]]></category>
		<category><![CDATA[supporti per pavimentazioni sopraelevate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Un imprenditore con una visione, custodita con passione e perseguita con determinazione. Uomo schietto, di poche (calibrate) parole, con la dote rara di “mettersi nei panni degli altri” e di non smettere mai di cambiare. E sognare</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
</p>
<p>53 anni, trenta dei quali (anzi, qualcuno in più) passati nell’azienda di famiglia, quella che ha fondato suo ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2024/02/12/luca-giacomini-luomo-dei-sogni/">Luca Giacomini, l’uomo dei sogni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un imprenditore con una visione, custodita con passione e perseguita con determinazione. Uomo schietto, di poche (calibrate) parole, con la dote rara di “mettersi nei panni degli altri” e di non smettere mai di cambiare. E sognare</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36638 alignright" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/giacomini-756x1024.png" alt="" width="365" height="494" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/giacomini-756x1024.png 756w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/giacomini-221x300.png 221w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/giacomini-768x1041.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/giacomini-800x1084.png 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/giacomini.png 1002w" sizes="auto, (max-width: 365px) 100vw, 365px" /></p>
<p><strong>53 anni, trenta dei quali (anzi, qualcuno in più) passati nell’azienda di famiglia, quella che ha fondato suo padre, Franco Giacomini</strong>, “un uomo che è stato di esempio per tutti noi, la cui unica e grande passione era il lavoro. E al lavoro si è dedicato fino all’ultimo”.<br />
Ha iniziato giovanissimo <strong>Luca Giacomini, responsabile marketing di Impertek</strong>, subito dopo il militare. Quando è nata, l’azienda non si chiamava Impertek a dire il vero e si occupava principalmente di posa, poi l’intuizione di Franco e il cambio di rotta: da posatori a produttori di componentistica per l&#8217;impermeabilizzazione e supporti per pavimentazioni sopraelevate.<br />
Luca ha mosso i primi passi nel mondo della posa, per poi passare in magazzino, a occuparsi di logistica, dopo la svolta, e poi “fuori”, a vendere: “<em>Una bella gavetta</em> &#8211; mi racconta &#8211; <em>pensa che, a distanza di tempo, mi capita ancora di essere contattato da qualche rivenditore che si ritrova in showroom un catalogo di “piedini” con attaccato il mio bigliettino da visita</em>”.<br />
Infine il marketing, l’amore della maturità, ma forse non l’ultimo.<br />
Ecco com’è andata la nostra chiacchierata.</p>
<p><strong>C’è stato un momento di svolta nel tuo percorso professionale?</strong><br />
<strong>Uno dei momenti forse più importanti è stato quando mi sono staccato dal magazzino e dalla logistica per seguire quello che era l’albore del mondo dei supporti per pavimenti sopraelevati, inizialmente girando door to door tutte le rivendite di ceramica e di parquet e gli showroom di finiture in generale.</strong> All’epoca mi dividevo tra gli showroom e le varie fiere di settore, in Italia e all’estero.<br />
È stato un periodo molto ricco e intenso di esperienze che hanno portato a una crescita importante del mio bagaglio personale. Ho avuto la fortuna di girare praticamente tutto il mondo e di venire a contatto con realtà e sistemi di lavoro completamente differenti da quelli utilizzati in Italia, ma anche in Europa. Un periodo indimenticabile, soprattutto adesso che, per lavoro, sono chiamato a viaggiare di meno per lasciare più spazio ai nuovi collaboratori, molto più giovani e bravi di me… Mi manca talmente tanto il fatto di viaggiare che cerco di recuperare organizzando viaggi nei fine settimana e nei ponti, appena se ne presenta l’occasione.</p>
<p><strong>Com’è cambiato, se è cambiato, il tuo modo di lavorare in questi ultimi anni?</strong><br />
<strong>Il mio lavoro, ma credo quello di un po’ tutti noi, è iniziato a cambiare negli ultimi dieci anni</strong>, anche se questo processo ha avuto una forte accelerazione dopo la pandemia, ovviamente: meno spostamenti, maggiore concentrazione nella pianificazione di riunioni a distanza, con la conseguenza di ottimizzare tempo e risorse preziose. Credo che anche il mondo delle manifestazioni fieristiche si stia confrontando con questo cambiamento.<br />
<strong>L’altro aspetto riguarda il benessere in azienda: le nuove generazioni ci insegnano molto su questo aspetto.</strong></p>
<p><strong>A proposito di benessere… Qual è lo stato di salute della tua azienda: come avete chiuso il 2023?</strong><br />
Sembrerebbe buono! Dal punto di vista del fatturato, <strong>abbiamo chiuso con un +5% circa di crescita rispetto al 2022</strong>, che sembra poco, ma vista la congiuntura economica attuale e la crescita anomala del mercato nei due anni precedenti mi fa dire che non è poi così male come risultato.<br />
Credo però che il polso di un’azienda si misuri anche con altri indicatori, oltre a quelli finanziari o di conto economico: la capacità di analizzare il mercato, gli obiettivi da perseguire, la capacità di modificare la propria struttura e adattarsi a situazioni sempre nuove e in continua evoluzione. Trovo che la capacità di adattamento e la propensione al cambiamento siano grandi sintomi di intelligenza aziendale.</p>
<h1>Due anni intensi</h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-36636" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-1024x768.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-300x225.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-768x576.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-1536x1152.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-2048x1536.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-800x600.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-1280x960.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong>Un traguardo lavorativo che ti rende particolarmente orgoglioso?</strong><br />
Gli ultimi due anni sono stati davvero molto intensi. <strong>In azienda abbiamo avviato molti progetti che hanno coinvolto tutti i reparti in modo trasversale, richiedendo una quantità di risorse davvero enormi.</strong><br />
Mi piace ricordarne due o tre, partendo dalla riorganizzazione interna, con <strong>una serie di attività che hanno ridisegnato tutta la struttura aziendale, passando da un organigramma tipicamente da azienda familiare a uno di tipo manageriale</strong>, che ci consentirà di gestire tutti gli aspetti aziendali in modo ottimale, efficiente e veloce.<br />
Di questo passaggio sono particolarmente orgoglioso, perché è stato voluto e spinto fortemente da me. <strong>Devo invece ringraziare Roberto, mio fratello, che ha sostenuto un passaggio importante, la riorganizzazione della logistica e della produzione, introducendo la tecnologia 4.0, con un magazzino orientato all’automazione</strong>, in grado di efficientare e velocizzare un reparto già molto reattivo. Anche la produzione ha visto dei miglioramenti, con la sostituzione del 70% del parco presse e l’inserimento di nuove linee di produzioni con sistemi di assemblaggio automatizzati.<br />
<strong>A Riccardo, l’altro mio fratello, va infine il merito di aver dato una spinta a tutta la parte amministrativa, con controlli di gestione e strumenti finanziari che ci hanno permesso di realizzare investimenti davvero molto importanti</strong> per il raggiungimento di tutti gli obiettivi aziendali a medio e lungo termine.<br />
Come ti dicevo, sono stati due anni davvero molto intensi, ma ricchi di soddisfazioni e crescita, sia a livello personale che aziendale.</p>
<p><strong>Qual è oggi, a tuo parere, la sfida più grande per un imprenditore del comparto edile?</strong><br />
A mio avviso la nuova sfida &#8211; in generale per gli imprenditori di tutti i settori credo &#8211; riguarda la <strong>gestione dei collaboratori</strong>, del personale aziendale, valorizzandoli, creando un ambiente di lavoro sereno, attento alle esigenze di tutti, senza limitarsi a sviluppare fatturato o business, ma impegnandosi nel creare una rete tra i collaboratori e gli stakeholders, anche con attività che stimolino la cultura della circolarità, del rispetto della diversità e della sostenibilità ambientale e sociale.</p>
<p><strong>A questo proposito, la tua idea di sostenibilità?</strong><br />
Credo che il concetto di sostenibilità sia composto da tre fattori differenti, ma collegati: crescita, progresso e sensibilità. Se aumentiamo il fatturato della nostra azienda, abbiamo una crescita; se lo facciamo con l’aiuto dell’etica, della disciplina e del rispetto delle regole, parliamo di progresso.<br />
<strong>Se al progresso aggiungiamo umanità, attenzione all’ambiente e alle persone, allora parliamo di sostenibilità.</strong> La sostenibilità parte dalle persone e dall’ambiente.</p>
<h1>
“Lavorare con le persone”, una nuova sfida</h1>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-36637" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_magazzino-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_magazzino-1024x683.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_magazzino-300x200.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_magazzino-768x512.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_magazzino-800x533.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_magazzino.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></strong></p>
<p><strong>Sei in questo settore da un bel po’ di tempo, ti diverti ancora? </strong><br />
Fortunatamente mi diverto molto di più ora che non in passato. Un po’ perché <strong>lavorare nel marketing permette di attivare tutta una serie di processi che stimolano la mia creatività e la voglia di giocare</strong>, cercando di presentare i prodotti sempre con una prospettiva differente. Un po’ perché ho la fortuna di lavorare con un team giovane, determinato e molto affiatato da cui trarre ogni giorno un valore aggiunto. Un po’ perché, <strong>di recente, ho iniziato a occuparmi (ad interim) anche del personale e di quello che riguarda la sua gestione e il benessere in azienda</strong>.</p>
<p><strong>Quindi il marketing non è l’ultimo amore…</strong><br />
Occupandomi di personale mi sono ritrovato a percorrere strade completamente nuove e ad attivare una serie di nuovi “esperimenti”, progetti e attività, che non mi consentono di annoiarmi. Lavorare con le persone è davvero molto stimolante anche se, non lo nascondo, a volte molto, molto impegnativo.<br />
Una cosa che mi piace molto (mi è venuta in mente proprio ora e voglio verificare presto) è l’età media dei collaboratori Impertek: credo sia davvero molto bassa. Molto alta invece è la presenza di personale femminile presso il nostro team.</p>
<p><strong>Quando non lavori cosa fai?</strong><br />
Sono in una fase della mia vita professionale in cui non è più così distinta la linea tra lavoro e vita privata: a volte lavoro molto di più nella mia ora di corsa quotidiana, che non mentre sono seduto alla scrivania.<br />
Il tempo libero è dedicato allo sport (corsa, crossfit, bicicletta e tutto quello che mi consente di muovermi e di stare all’aperto), ai viaggi, che mi consentono di incontrare sempre nuove persone a cui “rubare” almeno una cosa positiva (una parola, un gesto o un modo di dire interessante), al cinema, a qualche museo e, ovviamente, da buon italiano, all’ottimo cibo e al delizioso vino.</p>
<p><strong>Un sogno nel cassetto?</strong><br />
Diciamo che ho un cassetto condiviso da molti sogni… Ma ho imparato che non bisogna mai anticipare nulla finché non è certo. Diciamo che lo sviluppo dell’organigramma è un aspetto che mi affascina e coinvolge molto.</p>
<p><em>Allora nella prossima intervista ci parli di un paio di sogni…</em></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2024/02/12/luca-giacomini-luomo-dei-sogni/">Luca Giacomini, l’uomo dei sogni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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		<title>Massimo Roj. Io un’archistar? Sono un sarto dell’architettura</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2024/01/03/massimo-roj-io-unarchistar-sono-un-sarto-dellarchitettura/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=massimo-roj-io-unarchistar-sono-un-sarto-dellarchitettura</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jan 2024 15:49:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARCHITECTS]]></category>
		<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Mantica]]></category>
		<category><![CDATA[Bivacco Camardella]]></category>
		<category><![CDATA[intervista massimo roj]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Ferrario]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Roj]]></category>
		<category><![CDATA[Mottolino Headquarter]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto CMR]]></category>
		<category><![CDATA[The Sign]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>A tu per tu con il fondatore di Progetto CMR, AD di un Gruppo (che oltre alla holding Progetto Cmr International comprende otto società) al primo posto nella classifica delle maggiori 200 società di architettura</em></p>
<p><em>intervista di Federica Fiorellini</em></p>
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<em>L’ho incrociato per la prima volta a Venezia, nel 2016, come relatore a un “Parquet Day”. L’ho ritrovato ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2024/01/03/massimo-roj-io-unarchistar-sono-un-sarto-dellarchitettura/">Massimo Roj. Io un’archistar? Sono un sarto dell’architettura</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A tu per tu con il fondatore di Progetto CMR, AD di un Gruppo (che oltre alla holding Progetto Cmr International comprende otto società) al primo posto nella classifica delle maggiori 200 società di architettura</em></p>
<p><em>intervista di Federica Fiorellini</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-36440" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-909x1024.jpg" alt="" width="909" height="1024" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-909x1024.jpg 909w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-266x300.jpg 266w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-768x865.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-1363x1536.jpg 1363w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-1818x2048.jpg 1818w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-800x901.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-1280x1442.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 909px) 100vw, 909px" /><br />
<em>L’ho incrociato per la prima volta a Venezia, nel 2016, come relatore a un “Parquet Day”. L’ho ritrovato questa estate a Barcellona, all’ultimo congresso FEP (la Federazione Europea dei produttori di Parquet), sempre in veste di oratore. In entrambe le occasioni sono rimasta colpita dalle sue doti di affabulatore, dal modo non convenzionale di raccontare il suo personale approccio al mondo del progetto (dove la musica rock ha un’importanza non marginale, così come ce l’hanno l’arte e la montagna). Così ho colto al volo il suo invito a visitare il quartier generale milanese di Progetto CMR (che, per inciso, è uno spazio davvero affascinante: tre piani fuori terra e uno interrato, che oltre agli uffici ospitano sale riunioni, un’academy, una library, pezzi di design, un giardino&#8230;) e di farmi raccontare la sua storia.</em><br />
<em>Lui, Massimo Roj, milanese doc e sciatore prestato all’architettura, come ama definirsi, dopo una laurea in Architettura al Politecnico di Milano e numerose esperienze all’estero, è colui che Progetto CMR l’ha fondata e, seguendo il motto che “piccolo è bello, ma solo se cresci”, l’ha fatta crescere fino a trasformarla in una società di progettazione integrata con sedi in Vietnam, Indonesia, Cina, Hong Kong e una serie di società controllate, una realtà che dal 2011 è l’unica società italiana nella classifica “World&#8217;s Top 100 architectural firms BD World Architecture”.</em><br />
<em>Ecco com’è andata la nostra chiacchierata.</em></p>
<div id="attachment_36444" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-36444" class="wp-image-36444 size-large" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-1024x721.jpg" alt="" width="1024" height="721" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-1024x721.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-300x211.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-768x540.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-1536x1081.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-2048x1441.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-800x563.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-1280x901.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-36444" class="wp-caption-text">L’headquarter di Progetto CMR, in via Russoli 6 a Milano (photocredit: Andrea Martiradonna).</p></div>
<p><strong>Ci racconta com’è iniziato tutto?</strong><br />
Era il 1993, lavoravo da otto anni in una società inglese esperta in office space planning ed ero fortemente motivato a diventare socio. Il general manager italiano dell’azienda non solo me lo negò, ma approfittò di una crisi economica importante per lasciarmi a casa (nel 2008 il suddetto general manager ha iniziato a lavorare per Progetto CMR, nda).<br />
Il 20 luglio di quello stesso anno è nata mia figlia, il 3 settembre, mentre andavo a Rimini per raggiungere la mia famiglia, sono stato coinvolto in un importante incidente a catena in autostrada dove ho distrutto la macchina. Il 4 settembre era il mio compleanno: non avevo lavoro, non avevo più la macchina, avevo una figlia piccola… Mi sono detto che dovevo fare qualcosa.</p>
<p><strong>E cos’ha fatto?</strong><br />
Ho chiamato due amici architetti (Antonella Mantica, che conoscevo dai tempi del liceo, e Corrado Caruso) e abbiamo dato vita a Progetto CMR. Così, dal nulla. La mia esperienza era legata al mondo dell’office space planning, ma non ho voluto contattare i clienti con cui lavoravo in Inghilterra, così ho preso le Pagine Gialle e ho iniziato a scrivere. Scrivevo 10, 15 lettere al giorno, dalla A a salire, a tutte le aziende che trovavo.<br />
Al mattino scrivevo, al pomeriggio telefonavo alle aziende a cui avevo scritto: raccontavo che ero un architetto e che volevo capire come si muoveva il mondo del lavoro, così ho iniziato a capire, ad assorbire problematiche e necessità. Lettera dopo lettera, telefonata dopo telefonata, mi sono fatto una mia idea.<br />
Fino a che, dopo sei mesi di lettere e telefonate, sono arrivato alla lettera “J” di JP Morgan. Sono andato a fare una presentazione in cui, grazie all’esperienza acquisita in sei mesi di “interviste conoscitive”, sono riuscito a risolvere una serie di problematiche e a realizzare un desiderio della committenza relativo all’organizzazione degli spazi di lavoro. Questo è stato il mio primo lavoro.</p>
<h1>Piccolo è bello, ma solo se cresci</h1>
<p><strong>Decisamente un inizio promettente… E dopo JP Morgan?</strong><br />
Il secondo lavoro me l’ha commissionato Schering-Plough, una compagnia farmaceutica americana. È stata in questa occasione che ho ritrovato Marco Ferrario, un altro ex compagno di classe (era il direttore lavori dell’impresa a cui era stato affidato il progetto); con Marco abbiamo fatto tutto il percorso formativo insieme, dalle scuole medie fino all’Università, quando lui si è iscritto a ingegneria e io ad architettura.<br />
Era il 1994 e gli lanciai la sfida di portare l’ingegneria all’interno di uno studio di architettura: il mio sogno era quello della progettazione integrata. Il mio socio di CMR non era d’accordo, così decisi di realizzare un’altra società: una era Progetto CMR snc, con tre architetti, e l’altra Progetto CMR srl, con due ingegneri e un architetto.</p>
<p><strong>Da allora un po’ di acqua sotto i ponti ne è passata…</strong><br />
Il primo passo è stato mettere insieme le due società, poi sono diventato azionista di maggioranza, quindi Progetto CMR è diventata una società di progettazione integrata, fino ad arrivare alla situazione odierna in cui, se consideriamo il consolidato di tutte le società, siamo il primo gruppo italiano di architettura in Italia, per fatturato, con 42 milioni di euro circa.<br />
Negli anni la crescita è stata graduale ed è stata sostenuta, soprattutto negli ultimi anni, da acquisizioni esterne o creazione di nuove società, specializzate verticalmente in settori diversi.</p>
<p><strong>Dagli uffici al building, com’è avvenuto il passaggio?</strong><br />
Il nostro focus è sempre stato quello della progettazione degli uffici, nel 2000 però, quando siamo “sbarcati” in Cina, abbiamo ampliato un po’ la prospettiva: abbiamo iniziato a lavorare a scala urbana&#8230; Tornando in Italia, nel 2007, abbiamo fatto tesoro dell’esperienza acquisita in Oriente e sono arrivate prima le Torri Garibaldi e poi tutto il resto del mondo building.<br />
Insomma, a piccoli passi, ma siamo sempre cresciuti, perché piccolo è bello, ma solo se cresci. Questo è il mio parere.</p>
<h1>Ogni architettura ha il suo posto…</h1>
<div id="attachment_36441" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-36441" class="wp-image-36441 size-large" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-1024x1024.jpg" alt="" width="1024" height="1024" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-1024x1024.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-300x300.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-150x150.jpg 150w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-768x768.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-1536x1536.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-2048x2048.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-800x800.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-440x440.jpg 440w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-1280x1280.jpg 1280w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-600x600.jpg 600w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-36441" class="wp-caption-text">Gli interni del Bivacco Camardella, una micro-architettura di montagna dedicata a un giovane alpinista e maestro di sci, travolto da una slavina sul Monte Bianco (photocredit: André Barailler).</p></div>
<p><strong>Il suo approccio al mondo del progetto?</strong><br />
Il mio approccio è “inside out”, dall’interno verso l’esterno: credo che ogni progetto debba partire dalle esigenze delle persone che occuperanno gli spazi, per poi inserirsi in un contesto storico, culturale, geografico. Sostengo da sempre che ogni architettura ha il suo posto e ogni posto ha la sua architettura (mio nonno me lo ripeteva sempre, per gli oggetti): non si può progettare lo stesso edificio per luoghi differenti del mondo (come spesso avviene, sull’onda della globalizzazione o della visione autoreferenziale di alcuni professionisti).<br />
I miei insegnanti, Franca Helg e Luigi Giffone, mi hanno sempre detto che bisogna progettare per il cliente. I nostri progetti sono tutti diversi perché diversi sono i clienti per cui progettiamo, diverse le aree geografiche in cui lavoriamo.<br />
Ricordo uno degli ultimi incontri con Zaha Hadid, durante una conferenza internazionale. Io raccontavo di questa mia visione, con il cliente al centro, lei ci ha mostrato 54 progetti praticamente con la stessa immagine: “Questi sono i miei progetti, io disegno per me”.<br />
Non so dire chi dei due abbia ragione, sono due visioni diverse. C’è chi si rivolge ad Armani per un vestito perché ama la sua impronta, il suo stile. Io sono il sarto che cucio un vestito su misura.</p>
<p><strong>Il suo rapporto con Milano?</strong><br />
Milano è la mia città: ci sono nato, cresciuto, ci ho studiato. È la città che amo e che in qualche modo vorrei cercare di migliorare, contribuendo alla sua crescita e a un suo sviluppo più sostenibile, da un punto di vista ambientale, ma soprattutto sociale.<br />
Un esempio concreto? Abbiamo fatto un lavoro di ricerca durato tre anni, ora protocollato al Comune di Milano, Regione Lombardia e Aler, improntato sul recupero di aree di edilizia popolare volto al miglioramento delle condizioni di vita: abbiamo identificato sette aree di edilizia popolare e poi ne abbiamo approfondita una, il quartiere San Siro, e abbiamo ipotizzato un intervento di demolizione graduale e ricostruzione degli edifici, integrando sin dall’inizio le diverse classi sociali e le diverse categorie (residenza, commercio, istruzione, sanità, cultura).<br />
L’obiettivo è decuplicare l’area verde esistente, come sta avvenendo in molti Paesi europei.<br />
Io mi auguro che il nostro progetto parta e venga preso come esempio non solo a Milano, ma in tutte le città con le stesse caratteristiche, con un’edilizia popolare fortemente degradata. Abbia già parlato con Torino, Genova e Roma. Il progetto è già arrivato su un tavolo interministeriale… Sarà l’età, ma l’idea di fare qualcosa per migliorare le vite degli altri mi fa stare bene.</p>
<p><strong>Un lavoro a cui è particolarmente legato?</strong><br />
Ogni lavoro è come un figlio, alla fine ti affezioni… Comunque, tralasciando lo stadio di Milano &#8211; lo avrei fatto gratis, per la mia città, per la scuola, per la squadra (l’Inter, nda) &#8211; forse il progetto che considero più emblematico di Progetto CMR sono le Torri Garibaldi, il primo grande lavoro fatto in casa nostra dopo l’esperienza asiatica del 2000, nonché le prime green tower costruite in Italia… Devo dire che hanno cambiato molto la nostra visibilità.<br />
Si tratta di due edifici molto particolari, le cui facciate sono ricoperte con 3200 cellule ciascuna, orientate in quattro modi diversi sui due assi, in modo da riflettere la luce in modi diversi, come due pietre preziose.</p>
<p><strong>La sfaccettatura dell’involucro la troviamo in altri progetti…</strong><br />
Un altro esempio è quello degli edifici “d’oro” The Sign, il complesso per uffici firmato Progetto CMR per Covivio, fatto con una pelle cangiante che riflette la luce e fa sì che la facciata cambi colore a seconda di come la luce lo colpisce.<br />
Io penso che gli edifici siano come degli esseri viventi: quando sono abitati il fluido vitale viene fornito dalle persone, quando si svuotano perdono la loro vitalità… Io attribuisco loro nuova vitalità attraverso la facciata.</p>
<h1>
&#8220;Il legno? Uno dei materiali più nobili&#8221;</h1>
<div id="attachment_36442" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-36442" class="wp-image-36442 size-large" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-1024x768.jpeg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-1024x768.jpeg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-300x225.jpeg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-768x576.jpeg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-2048x1536.jpeg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-800x600.jpeg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-1280x960.jpeg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-36442" class="wp-caption-text">Il nuovo Mottolino Headquarter a Livigno , con una scuola di sci, negozi, noleggio di sci e di mountain bike, ma anche una sala giochi, spazi per lo smart working e un ristorante.</p></div>
<p><strong>Non posso non chiederle del suo rapporto con il legno?</strong><br />
Come architetto sono ovviamente affascinato da alcuni elementi, soprattutto gli elementi naturali, il legno e la pietra sopra tutti, che sono poi i primi materiali usati dall’uomo. Trovo che abbiano il potere di “scaldare” ogni ambiente.<br />
Ritengo che il legno sia uno dei materiali più nobili, in casa mia l’ho messo dappertutto, credo che poter camminare a piedi nudi in casa (che sia in montagna, al mare o in città) sia una delle sensazioni più gradevoli e portatrici di benessere. E poi il legno vive insieme a noi, invecchia con noi, è partecipe della nostra esistenza.</p>
<p><strong>La casa del futuro come se la immagina? </strong><br />
Me la immagino sempre più a immagine e somiglianza di chi la occupa.<br />
Poi sarà flessibile (per accogliere i cambiamenti), luminosa (perché abbiamo bisogno di luce per vivere) e dotata di spazi esterni (siano essi logge, balconi o giardini). Sarà meno energivora, utilizzerà quello che la natura ci mette a disposizione (penso alla massa termica e alla ventilazione naturale).<br />
E poi sarà fatta con materiali naturali: legno, pietra e mattoni.<br />
Naturalmente sarà anche sempre più connessa e smart, ma questo è facile intuirlo.</p>
<h1>L’architettura è sostenibile per definizione</h1>
<p><strong>La sua idea di architettura sostenibile?</strong><br />
L’architettura, per sua stessa definizione, è sostenibile, perché è fatta per gli altri, per permettere alle persone di vivere meglio. Certo, quello sociale non è che un aspetto della sostenibilità, non bisogna tralasciare quello ambientale, quello tecnico, quello economico, ma di solito la buona architettura tiene conto di tutto ciò.<br />
Tutto è architettura, anche se non ce ne rendiamo conto. Pensiamo al Colosseo, è un oggetto di una sostenibilità pazzesca, perché è stato capace di durare nel tempo (non a caso in francese sostenibilità è durabilité).</p>
<p><strong>Per chiudere… Si sente un’archistar?</strong><br />
No, sono e rimango uno sciatore. E poi un amante della musica rock. Al liceo mi chiamavano Tommy, perché ero il sosia di Roger Daltrey (voce solista e fondatore degli Who, nda), il rock ce l’ho nel cuore. L’architettura, esattamente come la musica, può e deve essere più di pura e semplice emozione: deve diventare portatrice ed espressione di un messaggio di condivisione, partecipazione, di sostenibilità.</p>
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		<title>Stefano Berti: &#8220;La mia lunga storia d&#8217;amore con il legno&#8221;</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2023/01/18/stefano-berti-la-mia-lunga-storia-damore-con-il-legno/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=stefano-berti-la-mia-lunga-storia-damore-con-il-legno</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2023 10:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Foresta Modello delle Montagne Fiorentine]]></category>
		<category><![CDATA[CNR- Ivalsa]]></category>
		<category><![CDATA[Federlegno]]></category>
		<category><![CDATA[parquet]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Berti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.iloveparquet.com/?p=35194</guid>

					<description><![CDATA[<p><em>Una vera istituzione nel mondo del parquet: un ricercatore, un divulgatore, un uomo garbato e ironico, con una grande passione: gli alberi e le foreste. Lo staresti ad ascoltare per ore, perché è una persona che ama “chiacchierare” Stefano Berti, nel senso migliore del termine: è un uomo disponibile a mettersi in comunicazione, a raccontarsi, a ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-35196 alignleft" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/stefano-berti-copia-2.jpg" alt="" width="365" height="450" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/stefano-berti-copia-2.jpg 624w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/stefano-berti-copia-2-244x300.jpg 244w" sizes="auto, (max-width: 365px) 100vw, 365px" />Una vera istituzione nel mondo del parquet: un ricercatore, un divulgatore, un uomo garbato e ironico, con una grande passione: gli alberi e le foreste. Lo staresti ad ascoltare per ore, perché è una persona che ama “chiacchierare” Stefano Berti, nel senso migliore del termine: è un uomo disponibile a mettersi in comunicazione, a raccontarsi, a parlare di tutto quello che sa, senza gelosia né superbia, ma con garbo e modestia, conditi con qualche battuta sagace da buon toscano. Un’istituzione nel settore del legno, cui ha dedicato l’intera carriera, apportando un contributo importante al comparto del parquet: dalla gestione sostenibile delle foreste alle applicazioni più innovative dei prodotti in legno.</em></p>
<p><em>Ecco quello che mi ha raccontato.</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
<p><b>Con il legno è stato<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>amore a prima vista?</b></p>
<p>Le mie origini non sono tanto legate al legno, quanto alla foresta, il mio primo amore: ho vissuto la mia infanzia nel Chianti, un’area famosa certamente per il vino, ma con magnifiche foreste (segnalo a chi non la conoscesse la meravigliosa cipresseta naturale di Sant’Agnese, tra le colline del Chianti, che si rinnova spontaneamente, senza interventi di rimboschimenti). Dopo le superiori, iscrivermi alla facoltà che un tempo si chiamava “Scienze Agrarie e Forestali” di Firenze (ora si chiama Scuola di Agraria &#8211; Corso di studio “Scienze Forestali e Ambientali”) mi è sembrato naturale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Al terzo anno c’era una materia fondamentale, “Tecnologia del legno”: è frequentando quelle lezioni che è arrivato il colpo di fulmine, legato prima che alla materia all’insegnante, il professor Guglielmo Giordano, l’uomo che nel 1954 aveva fondato a Firenze l’Istituto Nazionale del Legno, all’interno del CNR e che, in quegli anni, stava contribuendo alla nascita dell’Istituto di Assestamento e Tecnologia forestale all’interno della facoltà di Scienze Agrarie e Forestali.</p>
<p>Iniziando a frequentare l’Istituto conobbi un’altra persona per me molto importante, il professor Raffaello Nardi Berti, che mi assegnò un compito importante: rompere il legno, analizzarlo, studiarlo… (non ha mai smesso, nda) Mi appassionai tanto a questa occupazione, che mi sono preso una pausa di tre anni per dedicarmi solo al laboratorio.</p>
<p><b>Alla fine ce l’hai fatta a laurearti?</b></p>
<p>Ho dato dieci esami in un anno, anche perché avevo un obiettivo importante: il professor Nardi Berti mi disse che, una volta laureato, avrei avuto la possibilità di partire insieme a lui per l’Africa, dove stavano cercando consulenti Junior. Lo stesso anno ho discusso anche la tesi. La mia storia con il parquet inizia proprio qui: la mia tesi, infatti, verteva sullo studio di un legname per pavimenti di legno venuto dal Brasile, il Sucupira (oggi molto conosciuto, a differenza di allora). Il lavoro era stato commissionato da un’azienda italiana che si era rivolta all’Università di Firenze per capire se questo legno fosse utilizzabile o meno per i pavimenti. In poche parole verificammo che la Sucupira aveva delle caratteristiche notevoli dal punto di vista tecnologico e il legno fu messo in commercio.</p>
<p><b>Quindi Africa?</b></p>
<p>Sì, appena laureato sono partito per l’Africa, dove sono rimasto due anni, anche se non continuativi, con il compito di capire cosa si poteva fare con alcune specie legnose che crescevano in abbondanza, ma non venivano utilizzate, perché non conosciute. Ho trovato tantissimi legni interessanti in realtà, ma gli sbocchi sono stati pochi: con rammarico devo dire che da allora poco è cambiato, quando si parla di legno, l’aspetto estetico molto spesso prevale su quello prestazionale, di conseguenza si è portati a cercare e utilizzare sempre gli stessi materiali.</p>
<p><b><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-35195" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-1024x768.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-300x225.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-768x576.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-1536x1152.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-2048x1536.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-800x600.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-1280x960.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></b></p>
<p><b>…E poi<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>sei tornato a rompere il legno</b></p>
<p>Rientrato in Italia, tornai all’Istituto l’Istituto di Assestamento e Tecnologia forestale dell’Università a ricominciai a fare ciò che mi piaceva più fare: rompere il legno per conoscerlo, aiutando, all’occorrenza, gli studenti che stavano preparando le tesi. Ho rinunciato alla carriera universitaria, che mi andava un po’ stretta, per dedicarmi all’Istituto, consapevole di tutto quello che si poteva, e si doveva, fare. Ho sempre amato la libertà di scelta.</p>
<p>Contemporaneamente insegnavo alle scuole professionali di Firenze dedicate agli antichi mestieri artigianali (ebanisti, intagliatori). Ero docente, ma in realtà ero quello che imparava più di tutti, compresi tantissimi trucchi del mestiere. Ho insegnato anche all’Università, in Sicilia, ma questa è un’altra storia…</p>
<p>Tra un corso e l’altro, scoprii che all’Istituto del Legno del CNR (quello fondato da Giordano) che nel frattempo aveva cambiato nome in “Istituto per la Ricerca su Legno”, avevano indetto un concorso per ricercatori: partecipai e lo vinsi. Del resto era il mio pane: era richiesta la conoscenza dei materiali, saperli rompere, saperne riconoscere le infinite varietà e capirne le caratteristiche e le potenzialità… Non avevo fatto altro per anni.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La mia cartiera di ricercatore è iniziata qui. Da ricercatore sono diventato direttore dell’Istituto fino al 2002, anno in cui il centro è confluito all’interno di IVALSA (Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree), nato come Istituto di filiera, che nel 2019 si è “trasformato” nuovamente, ingrandendosi, in Istituto per la Bioeconomia… Ma a quel punto io sono andato in pensione.</p>
<p><b>Se dovessi fare un bilancio<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>della tua esperienza alla direzione dell’Istituto per la Ricerca sul Legno?</b></p>
<p>Diciamo che ho cercato di avere un approccio universale e questo ha pagato: ho riunito attorno a me un gruppo di lavoro eterogeneo, con esperienze, competenze e professionalità diverse, con l’obiettivo ultimo di conoscere davvero, a tutto tondo, il materiale legno. Questo insegnamento mi arrivava da Giordano, che aveva capito benissimo che fare ricerca significa lavorare in gruppo.</p>
<p>La mia grande soddisfazione è stata quella di aver creato e diretto un gruppo di lavoro che è stato in grado di proseguire la strada indicata da Giordano e il suo staff. Credo di essere stato propositivo e, di fatto, di aver contribuito a far nascere IVALSA, portando tutte le competenze di cui sopra in un contesto “allargato”, di filiera.</p>
<p><b>Che consiglio daresti alle giovani generazioni di ricercatori?</b></p>
<p>Premetto che sono convinto che il mestiere di ricercatore sia il più bello del mondo. Ciò che ci muove è il provare a dare risposte: è un mestiere fatto di curiosità il nostro, di intuizioni, di passione per lo studio</p>
<p>L’unico consiglio che mi sento di dare è: siate curiosi, continuate a farvi domande e a cercare di darvi delle risposte e in questo siate liberi, indipendenti più che potete. E poi non spaventatevi: studiando, ricercando, approfondendo, vi si apriranno a mano a mano moltissime porte, il rischio è quello di perdersi e di perdere di vista l’obiettivo. Il mio consiglio è quello di richiudere qualche porticina, di fermarsi (e magari passare a un collega i dati ottenuti per far ripartire lui da quella porta chiusa).</p>
<p><b>Tornando ai pavimenti di legno: cosa ti ha portato alla collaborazione con il mondo produttivo e associativo?</b></p>
<p>Uno degli aspetti che ho sempre ritenuto fondamentale nel mio lavoro è stato quello di ridurre le distanze tra il mondo della ricerca e la società civile, per questo mi sono sforzato di diffondere a più ampio raggio possibile i risultati dei miei studi o comunque lo stato dell’arte della ricerca sul legno nel nostro Paese, per aumentare la conoscenza e la coscienza del settore. Lo sentivo e lo sento come un dovere morale: chi lavora per un ente pubblico ed è pagato dai cittadini ha l’obbligo di mettere a disposizione di tutti, nel modo più chiaro e trasparente possibile i suoi studi. Bisogna smettere di raccontarsi le cose tra pari.</p>
<p><b>Di qui la collaborazione con Federlegno, con AIPPL,<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>con le aziende del settore,<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>non ti sei più fermato…</b></p>
<p>Certo, lo spirito è quello che spiegavo sopra: la divulgazione. A un certo punto questo si è tradotto in pratica in un doppio lavoro, ma, lo ripeto, in coscienza, non mi era possibile fare diversamente.</p>
<p>La fortuna è stata quella di aver incontrato delle persone che da un lato hanno colto la mia disponibilità, dall’altro hanno capito la necessità di ampliare le conoscenze del comparto. Così sono nati i primi corsi insieme a Gabriele Marrazzini, che all’epoca stava dando vita ad AIPPL, Associazione Posatori Pavimenti in Legno, per ampliare il sapere dei parchettisti, per farli crescere. Mi sono prestato volentieri perché lo ritenevo un mio compito.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Quasi in contemporanea è nato il legame con Mapei: il dottor Squinzi mi chiamò per chiedermi la disponibilità a fare qualche “chiacchierata” con i suoi tecnici del settore parquet, che stavano mettendo a punto delle nuove colle per il legno.</p>
<p>Lo stesso è successo con FederlegnoArredo, in particolare con Edilegno: all’inizio degli anni ’90 stavano nascendo in Europa le normative sul legno in seno al famoso comitato CEN/TC 175 “Legno tondo e segati” e la Federazione mi chiese di seguire i vari gruppi di lavoro del CEN per supportare le industrie italiane. Stavano nascendo le norme europee sui pavimenti di legno e l’attenzione della Federazione era molto alta, perché noi in Italia, unici in Europa, al tempo avevamo norme tecniche molto migliori (e meno permissive) di quelle che poi sono state approvate e sono attualmente in vigore</p>
<p><b>Mi sembra che la tua opera<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>di “divulgazione” non si sia mai fermata…</b></p>
<p>Ormai sono distaccato dal mondo della ricerca, che non si ferma e va avanti naturalmente… Quello che faccio ora, quando posso, è divulgare le peculiarità del legno, la sua sostenibilità (al di là degli slogan preconfezionati sulla necessità di piantare alberi in ogni dove, deprimenti oltre che pericolosi) e i suoi svariati campi di utilizzo in edilizia, al posto dei materiali cosiddetti energivori.</p>
<p>Amo raccontare la meravigliosa macchina che cattura anidride carbonica e produce ossigeno che sono gli alberi. Anche se sono sempre più allarmato. Il mio pensiero va alle generazioni future, il vero problema è che, al di là di aver preso coscienza che i cambiamenti climatici sono causati da noi stessi, stiamo facendo ben poco. Proseguendo a questi ritmi siamo destinati all’estinzione.</p>
<p><b>Anche in questo senso<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>so che ti stai dando da fare…</b></p>
<p>Ancor prima di andare in pensione, dieci anni fa, ho iniziato a dedicarmi all’Associazione Foresta Modello delle Montagne Fiorentine, che attualmente presiedo: un interessante e nuovo strumento di governance del territorio che si ispira a un modello ideato in Canada negli anni ’90 e che coinvolge numerosi soggetti pubblici e privati. Ho sposato l’idea che per poter offrire un futuro alle persone c’è bisogno di imparare a vivere insieme (agricoltori, forestali, piccoli produttori e. chi più ne ha ne metta), eliminando le diatribe che esistono normalmente quando si abita lo stesso territorio. Ho capito che se si attraggono persone e si fanno restare quelle che già abitano il territorio (rendendolo appetibile anche in termini economici) è possibile, insieme, gestire in modo sostenibile le foreste e i paesaggi forestali, una risorsa preziosa. Le iniziative che portiamo avanti in questo sono tantissime.</p>
<p><b>Ti seguiremo senz’altro… Prima di salutarti, c’è qualcosa che ti manca del tuo lavoro?</b></p>
<p>Non ci crederai, ma è il rapporto con i posatori: le chiacchere al telefono o duranti i convegni, i consigli, i ragionamenti sul comportamento di questo o quell’altro legno mi hanno arricchito molto.</p>
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		<title>Oscar Panseri: &#8220;Io faccio la mia parte&#8221;</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2022/06/29/oscar-panseri-io-faccio-la-mia-parte/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=oscar-panseri-io-faccio-la-mia-parte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jun 2022 20:41:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;intervista a Oscar Panseri, AD Chimiver: &#8220;Io faccio la mia parte&#8221; (non solo per la mia azienda, ma per il sistema. lo considero un dovere morale)&#8221;</p>
<p><em>Partiamo dal nuovo incarico: il 31 marzo scorso Oscar Panseri, amministratore delegato di Chimiver Panseri (e già presidente del gruppo Chimici di Confindustria Bergamo) è stato eletto presidente del Comitato ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2022/06/29/oscar-panseri-io-faccio-la-mia-parte/">Oscar Panseri: &#8220;Io faccio la mia parte&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;intervista a Oscar Panseri, AD Chimiver: &#8220;Io faccio la mia parte&#8221; (non solo per la mia azienda, ma per il sistema. lo considero un dovere morale)&#8221;</h2>
<p><em>Partiamo dal nuovo incarico: il 31 marzo scorso Oscar Panseri, amministratore delegato di Chimiver Panseri (e già presidente del gruppo Chimici di Confindustria Bergamo) è stato eletto presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Bergamo per il quadriennio 2022-2026. Un incarico importante, che significa rappresentare 765 imprese, per 21.000 addetti. Imprese che, a loro volta, rappresentano l’82% degli iscritti a Confindustria Bergamo&#8230; “anche se il restante 18% fa la differenza per numero di addetti e dunque per numero di voti”, precisa Panseri. In questa lunga chiacchierata l’imprenditore di Pontida ci racconta il suo mondo (la chimica), la sua azienda (Chimiver) e il suo approccio al lavoro. In quattro parole? Lungimiranza, resilienza, velocità e fantasia.</em><br />
<em>Spoiler: si parla anche di api</em></p>
<p><em>di Federica Fiorellini</em></p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-34630 alignleft" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Panseri-737x1024.png" alt="" width="373" height="519" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Panseri-737x1024.png 737w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Panseri-216x300.png 216w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Panseri-768x1067.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Panseri-800x1112.png 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Panseri.png 1004w" sizes="auto, (max-width: 373px) 100vw, 373px" /></strong></p>
<p><strong>Partiamo dal nuovo incarico? È sicuramente una bella responsabilità&#8230;</strong><br />
Una bella responsabilità e una sfida importante, che ho accettato non senza remore iniziali: confesso di essere stato ‘spinto’ a raccoglierla sia dall’alto che dal basso di Confindustria, associazione per la quale ho ricoperto negli anni ruoli diversi e via via più importanti e che ha caldeggiato da subito la mia candidatura.</p>
<p><strong>Hai parlato di remore&#8230;</strong><br />
L’impegno richiesto da Confindustria è grande, come importanti sono le responsabilità nei confronti della mia azienda, soprattutto in questa fase delicata: avevo bisogno di capire come riorganizzare il mio tempo. La mia grande fortuna è quella di aver un fratello che mi può sostituire al bisogno (e l’ha sempre fatto): sia mio fratello Nevio sia la mia famiglia (alla quale necessariamente avrei portato via del tempo) mi hanno spinto ad accettare, mi hanno appoggiato da subito e questo ha fatto sì che sciogliessi le riserve.</p>
<p><strong>Perché l’associazione&#8230; Non ne avevi abbastanza della tua azienda?</strong><br />
Siamo in un momento di cambiamenti epocali a livello globale, che toccano tutti gli aspetti della nostra vita, a tutti i livelli, anche e soprattutto sociali; siamo nel mezzo della transizione ecologica: la sostenibilità e l’economia circolare sono le sfide che il mondo ha raccolto e in queste sfide la chimica è fondamentale. Ho pensato fosse importante portare in Confindustria la mia esperienza da chimico, esperienza che, del resto, ha avuto un peso notevole nella mia elezione: non è un caso che dopo tanti anni, grazie alla mia figura, alla presidenza del Comitato Piccola Industria ci sia un’azienda chimica (che attualmente pesa per il 7% sul totale delle aziende associate) e non meccatronica. Sento molto la responsabilità di diffondere nella società una cultura nuova nell’approccio e nella gestione dell’ambiente.<br />
L’agenda ONU 2030 e i piani aggiornati in materia di clima hanno dato spazio a un aumento della temperatura di due gradi e mezzo. Ci resta ancora mezzo grado: aumenti superiori produrranno effetti critici per la natura e le persone, oltre a costi enormi per l&#8217;economia. Credo che noi imprenditori abbiamo l’obbligo di accelerare e mettere in campo tutte le azioni per tutelare il sistema ambiente.</p>
<p><strong>La guerra in Ucraina come si inserisce in tutto ciò, non rischia di vanificare molti sforzi?</strong><br />
Dal mio punto di vista la guerra può essere vista come un passo indietro, ma anche come un’accelerata, basti pensare alla nuova rincorsa alle rinnovabili, alla maggiore velocità con cui la macchina burocratica rilascia permessi nella direzione della creazione di energia pulita, ai nuovi finanziamenti.</p>
<p><strong>Tornando al tuo nuovo ruolo, quale dovrebbe essere il ruolo della chimica oggi?</strong><br />
La chimica è strategica per perseguire con successo la transizione ecologica e gli obiettivi del Green Deal europeo e ha il compito di studiare tutto quello che può rendere più sostenibile il nostro sistema: dalla ricerca di materie prime da fonti rinnovabili a quella di processi produttivi meno inquinanti, con l’obiettivo ultimo di alimentare un circuito virtuoso tra ambiente, crescita e benessere, ricordando sempre che la sostenibilità deve poggiare su tre pilastri: prima l’aspetto economico (un processo non può essere sostenibile se non è economico), poi sociale e ambientale.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-34632" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver.png" alt="" width="996" height="678" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver.png 996w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-300x204.png 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-768x523.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-800x545.png 800w" sizes="auto, (max-width: 996px) 100vw, 996px" /></strong></p>
<p><strong>Pensando a Chimiver, come si traduce tutto ciò: dove sta andando la ricerca in questo momento? E su quali aspetti vi state concentrando di più?</strong><br />
Da oltre due anni a questa parte stiamo diffondendo la cultura della sostenibilità all’interno e all’esterno dell’azienda e lo facciamo pur non avendo obblighi di legge, un processo che sfocerà, nel 2023, con la pubblicazione del nostro primo bilancio di sostenibilità, certificato. Ogni passo che facciamo, ogni decisione che portiamo avanti, in tutti i reparti aziendali e sotto tutti gli aspetti, deve essere in linea con i tre pilastri della sostenibilità. Ma proprio tutti. Sto pensando alla mobilità come all’acqua che beviamo negli uffici, alle formule dei prodotti come al packaging. Sugli imballi in particolare siamo molto avanti.</p>
<p><strong>Ci spieghi meglio?</strong><br />
Se ieri siamo stati la prima azienda in Italia del nostro settore a utilizzare imballi in plastica 100% riciclata e certificata, risparmiando tonnellate e tonnellate di granulo vergine, oggi siamo la prima azienda in Italia del nostro settore che, per gli imballi standard dei collanti bicomponenti, passa da 10 (A+B) a 12 chili e mezzo (A+B), con vantaggi enormi: oltre il 15% di plastica in meno, il 20% in meno di imballi in circolazione, il 20% in meno di ‘sforzo’ dell’operatore (per fermarsi e miscelare il prodotto), una riduzione del costo &#8211; e delle emissioni &#8211; dei trasporti (i camion, a parità di pallet, trasportano più prodotto). Siamo i primi, ma mi auguro che ci seguano anche gli altri.<br />
Il nostro mercato ha accolto positivamente la scelta e noi ci sentiamo in dovere di accompagnare il cliente nel cambiamento, saperlo motivare e spiegare.</p>
<p><strong>La guerra, il caro energia, le materie prime che scarseggiano: come sta impattando sul nostro settore (e su Chimiver) tutto questo?</strong><br />
Impatta e non poco, tanto che abbiamo creato nuovi ruoli in azienda per individuare il più velocemente possibile le soluzioni e le disponibilità di mercato per portare avanti il nostro lavoro al meglio. Penso in particolare alla ricerca (in collaborazione con la nostra <em>supply chain</em>) di materie prime che possano essere dichiarate e certificate ‘sostenibili’. Ci stiamo preparando per i nuovi scenari nei tempi più brevi possibili, non possiamo stare fermi, anche perché l’Europa sta accelerando fortemente. Avremo molti più vincoli in futuro. Quanto alla guerra nello specifico, certo, un segno in Chimiver lo lascia, se consideriamo che sia Russia che Ucraina per noi sono due mercati importanti, storico il primo e in forte crescita il secondo, ma l’impatto lo vedremo nel secondo semestre. A oggi, nonostante tutto, posso dire che Chimiver è in forte crescita, in linea con l’altrettanto forte crescita del 2021, non solo in valore, ma anche nei volumi, a livello nazionale e fuori dai confini. Le preoccupazioni ci sono, ma abbiamo imparato a gestirle.</p>
<p><strong>Come?</strong><br />
Abbiamo imparato a essere resilienti, ad affrontare i momenti difficili mettendo in campo azioni adatte a contenerli e superarli. Io dico sempre che quello che facciamo oggi è già vecchio e quello che fanno tutti è banale. Ci vogliono velocità, resilienza e fantasia. Ci vuole l’aiuto di tutti, per mettere a punto e ottimizzare le idee e gli spunti iniziali.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-34633 alignright" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-Panseri.png" alt="" width="468" height="288" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-Panseri.png 810w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-Panseri-300x184.png 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-Panseri-768x472.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-Panseri-800x492.png 800w" sizes="auto, (max-width: 468px) 100vw, 468px" />C’è qualcosa di nuovo che bolle in pentola in questo momento?</strong><br />
Eccome. Abbiamo creato, unici in Italia, una linea di prodotti per l’industria del parquet con foto- indurimento a tecnologia LED. Mi spiego meglio: le lampade storiche UV per l’indurimento del prodotto (al gallio e al mercurio) possono essere sostituite con lampade LED, che hanno un consumo energetico trenta volte inferiore. È da cinque anni che studiamo questi prodotti, ma se fino allo scorso anno dovevamo provocare la domanda con l’offerta, oggi è l’esatto contrario, siamo subissati di richieste. Oltre all’olio a indurimento LED, già a catalogo, la nostra offerta si comporrà anche di vernici all’acqua a indurimento LED. I verniciatori, utilizzando la nostra tecnologia, dovranno investire nella sostituzione del pacco lampade o nella creazione di nuove linee, finanziamenti che però si ripagano, visto il risparmio energetico che generano, oltre a essere finanziabili dal pnrr. La seconda novità è rivolta al posatore ed è una piccola macchina LED ‘portatile’ firmata Chimiver per il foto-indurimento della vernice all’acqua. Il vantaggio è la velocità, oltre al risparmio energetico. Partiremo con la formula ‘rent’, poi si vedrà.<br />
E poi ci sono le api!</p>
<p><strong>Le api?</strong><br />
Abbiamo messo a punto un olio ceroso per la protezione di pavimenti e superfici in legno, che utilizza solo cera d’api europea e che sostiene &#8211; attraverso una serie di donazioni &#8211; l’organizzazione europea dell’apicoltura BeeLife. Le api giocano un ruolo essenziale negli ecosistemi, con questa piccola azione vogliamo essere parte attiva nella costruzione di un futuro migliore per le prossime generazioni.</p>
<p><strong>Per chiudere, in due parole, il segreto del tuo successo?</strong><br />
Tanto impegno, un’organizzazione orizzontale e collaboratori validi, che oggi sono l’azienda, io e mio fratello Nevio la rappresentiamo.</p>
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		<title>Janser: al fianco dei posatori, da 60 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2022 10:12:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DAL MERCATO]]></category>
		<category><![CDATA[NEWS]]></category>
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		<category><![CDATA[Janser Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>La storia di Janser è la storia di un’intuizione felice (semplificare il lavoro dei posatori di pavimenti) e di un sogno inseguito con tenacia e perseveranza. Da piccola realtà commerciale, Max Janser ha trasformato la sua azienda in un player globale con filiali in 9 paesi europei, una presenza commerciale in tutto il mondo e ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La storia di Janser è la storia di un’intuizione felice (semplificare il lavoro dei posatori di pavimenti) e di un sogno inseguito con tenacia e perseveranza. Da piccola realtà commerciale, Max Janser ha trasformato la sua azienda in un player globale con filiali in 9 paesi europei, una presenza commerciale in tutto il mondo e un catalogo che offre oltre 3.500 prodotti per i professionisti della posa e della ristrutturazione</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-34380" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Janser-Company-Germany.jpg" alt="" width="1039" height="669" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Janser-Company-Germany.jpg 1039w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Janser-Company-Germany-300x193.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Janser-Company-Germany-1024x659.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Janser-Company-Germany-768x495.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Janser-Company-Germany-800x515.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 1039px) 100vw, 1039px" /><br />
La storia di Janser inizia con un’intuizione del suo fondatore, <strong>Max Janser</strong>, che dà il via, a partire da una visione, a un’avventura lunga sessant’anni, al fianco dei posatori di pavimenti.<br />
È il 1961 quando il giovane padre di famiglia Max Janser si mette in proprio proponendo alla clientela un solo prodotto: la levigatrice per pavimenti di Columbus, un produttore di macchine per la lucidatura dei pavimenti di Stoccarda. Un’idea apparentemente semplice, ma rivoluzionaria: fino a quel momento, infatti, i posatori di pavimenti effettuavano la preparazione del sottopavimento manualmente, in ginocchio, con semplici pietre da levigatura… Un’operazione lunga e noiosa, che da qual momento in poi sarebbe stata effettuata in piedi, molto più velocemente e soprattutto senza molto sforzo.<br />
Inutile dire che la voce si diffonde rapidamente tra i pavimentisti di Stoccarda.</p>
<p><strong>Un’intuizione importante, in cantiere</strong><br />
L’intuizione di Janser? Le dimostrazioni pratiche in cantiere, dove il cliente poteva provare la macchina in autonomia e apprezzarne la semplicità d’uso e la comodità. Ed è proprio in cantiere, dopo la prova, che si effettuavano le prime vendite.<br />
Frequentando i cantieri, Max Janser si rende conto ben presto che i posatori di pavimenti, per poter svolgere il loro lavoro in modo professionale, hanno bisogno di molti altri prodotti, soprattutto utensili speciali e macchine, inizia così la ricerca di produttori ad hoc e gradualmente l’assortimento Janser si amplia.<br />
Arrivano i primi due collaboratori, due agenti di commercio, e poi i primi dipendenti, per l’ufficio e il magazzino, fino alla presenza alla più importante fiera dell&#8217;epoca, Heimtex a Francoforte e ai contatti con i primi clienti internazionali.</p>
<p><strong>Dalla distribuzione alla produzione</strong><br />
La scintilla per il passaggio da distributore a produttore arriva da un macchinario per la misurazione e il taglio di pavimenti resilienti: Janser se ne innamora e inizia a produrlo, con successo, in proprio.<br />
Con gli anni arrivano molti altri prodotti, inizialmente per il mercato dei tappeti; all’interno dell’azienda nasce poi anche un reparto per l’assemblaggio di piccole attrezzature e per la produzione di macchine, come le macchine per la rimozione meccanica di pavimenti incollati.<br />
Una pietra miliare nella storia dell&#8217;azienda è la presentazione della prima rimagliatrice portatile alla fiera Heimtex di Francoforte, nel 1976.<br />
L&#8217;inventore della macchina, Stefan Michelberger, presenta un prototipo a Max Janser, che si entusiasma immediatamente per il prodotto e si assicura la produzione e la distribuzione mondiale. Le prime macchine vengono consegnate ai clienti nella primavera del 1977… Il fatturato aumenta, così come la rete vendita, che ora è costituita da uno staff di consulenti tecnici assunti in modo permanente.</p>
<p><strong>La rivoluzione delle stripper a bordo</strong><br />
All&#8217;inizio degli anni 2000 avviene un altro passaggio importante per Janser, grazie alla cooperazione con un produttore americano di macchine ‘stripper’, raschiatrici.<br />
Questo tipo di macchine a tecnologia idraulica, brevettate, soprattutto i cosiddetti ‘ride-on strippers’, erano una novità assoluta per l’Europa e allo stesso tempo rappresentavano una sfida in termini di distribuzione: oltre al costo importante, ogni macchina doveva essere portata in cantiere in un furgone e dimostrata da un tecnico applicativo.<br />
Dopo lo scetticismo iniziale anche questa sfida è vinta e Janser &#8211; nel giro di quindici anni &#8211; riesce a vendere diverse centinaia di stripper a bordo in tutta Europa.</p>
<p><strong>La sede di Ehningen</strong><br />
Negli anni l’azienda di Max Janser cresce gradualmente, ma costantemente: il primo trasferimento e ampliamento risale al 1970, l’azienda si sposta da Kaltental a Stoccarda-Vaihingen; nella nuova sede vengono fatti i primi tentativi di produzione interna.<br />
Ben presto ci si rende conto che anche questo spazio non è più sufficiente, così l’azienda, nel 1977, si sposta a Ehningen, dove, alla fine degli anni &#8217;80, viene dato il via a un nuovo ampliamento: un grande magazzino nel seminterrato, una sala di produzione e una per l&#8217;assemblaggio di piccoli elettrodomestici al piano terra, il reparto assistenza e riparazione e gli uffici al piano superiore.<br />
Ma gli affari vanno bene e lo spazio non basta mai: con la costruzione di un nuovo edificio polifunzionale, nel 2015, si realizza finalmente il desiderio a lungo inseguito dal fondatore dell&#8217;azienda. Oggi la sede Janser è dotata di un modernissimo magazzino in grado di ospitare circa 1.400 posti pallet e una suggestiva torre di stoccaggio per il sistema sprinkler con una capacità di circa 250.000 litri.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-34382" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Fiera-DomotexJanser.jpg" alt="" width="472" height="472" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Fiera-DomotexJanser.jpg 472w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Fiera-DomotexJanser-300x300.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Fiera-DomotexJanser-150x150.jpg 150w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Fiera-DomotexJanser-440x440.jpg 440w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Fiera-DomotexJanser-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 472px) 100vw, 472px" /></p>
<p><strong>L’espansione globale</strong><br />
Con il motto “dimostrazione, consulenza e vendita”, Max Janser punta sin dall’inizio su una potente organizzazione di vendita: parte con la Germania (attualmente, 11 consulenti servono circa 20.000 clienti in tutto il Paese), ma ben presto arriva anche l’espansione nei paesi vicini, Francia e Austria, con le prime due filiali: Janser France, fondata nel 1971, e Janser Austria, nel 1973. Seguono a ruota Janser Polonia (1994), Janser Ungheria (1998), Janser Croazia (2000) e Janser Reppublica ceca (2001).</p>
<p><strong>Nasce la filiale italiana</strong><br />
In Italia nasce in un primo momento, nel 1991, una filiale a Milano, Omnia Floor, gestita da Janser con un partner locale, nel 2018 viene poi fondata Janser Italia, con sede a Bolzano e un ufficio di collegamento a Milano.<br />
Attualmente, il Gruppo Janser impiega 165 persone in tutta Europa, ha filiali in 9 paesi europei e una presenza commerciale in tutto il mondo, con un catalogo che offre 3.500 prodotti sempre disponibili a magazzino.</p>
<p><strong>La seconda generazione al timone: il cliente al centro</strong><br />
Ma il successo di Janser è legato anche alla capacità del fondatore di preparare il terreno per il ‘passaggio del testimone’. Il primo passo per questo passaggio avviene nel 2000, con la scissione in due della ditta individuale: una società responsabile di tutta la parte operativa e una holding responsabile di tutte le partecipazioni e del patrimonio immobiliare.<br />
Il secondo passo è del 2014, con la fondazione della holding sottoforma di GmbH &amp; Co. KG come azienda puramente familiare.<br />
<img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-34381 alignleft" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Olaf-Janser-.jpg" alt="" width="184" height="278" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Olaf-Janser-.jpg 1417w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Olaf-Janser--199x300.jpg 199w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Olaf-Janser--678x1024.jpg 678w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Olaf-Janser--768x1160.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Olaf-Janser--1017x1536.jpg 1017w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Olaf-Janser--1356x2048.jpg 1356w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Olaf-Janser--800x1208.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/04/Olaf-Janser--1280x1933.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 184px) 100vw, 184px" />Oggi <strong>Olaf Janser</strong>, il figlio di Max, è amministratore delegato della GmbH e della holding di famiglia e gestisce l&#8217;azienda fedele allo spirito del padre, nel solco della tradizione e del motto “dimostrazione, consulenza e vendita”.<br />
«<em>A mio parere, tre fattori sono stati fattori decisivi per il successo di Janser</em> &#8211; commenta Olaf Janser -:<em> la famiglia, i dipendenti, i clienti. Nella nostra azienda a conduzione familiare, siamo sempre stati in grado di prendere buone decisioni insieme. Quanto ai dipendenti, mi sento di dire che nel ventunesimo secolo non sono le macchine o il denaro, ma le persone e le loro competenze a determinare il successo imprenditoriale. Infine i clienti: negli ultimi 30 anni, il potere si è spostato dal produttore al rivenditore. Oggi si sta spostando finalmente sul cliente, che ha un accesso ormai illimitato alle informazioni in tutto il mondo. Janser continuerà a costruire il proprio futuro su due pilastri: l&#8217;attenzione al cliente e la promessa di offrirgli un’attenzione e un ‘vantaggio speciale’ e di farlo il più rapidamente e meglio possibile rispetto ai concorrenti</em>».</p>
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		<title>Cosa fa un tecnologo del legname?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2021 08:29:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em></em></p>
<p><em>Una figura professionale che coniuga saperi tradizionali e innovazione e che può offrire un valido contributo alla progettazione e realizzazione di opere lignee belle e durature.</em></p>
<p>Tra i &#8220;<em>mestieri verdi</em>&#8221; che si stanno affermando negli ultimi anni c’è senza dubbio quello del tecnologo del legno. È una figura professionale che si forma nelle università e che coniuga ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-33322" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/09/tecnologo-del-legno-1.jpg" alt="" width="600" height="800" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/09/tecnologo-del-legno-1.jpg 600w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/09/tecnologo-del-legno-1-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></em></p>
<p><em>Una figura professionale che coniuga saperi tradizionali e innovazione e che può offrire un valido contributo alla progettazione e realizzazione di opere lignee belle e durature.</em></p>
<p>Tra i &#8220;<em>mestieri verdi</em>&#8221; che si stanno affermando negli ultimi anni c’è senza dubbio quello del tecnologo del legno. È una figura professionale che si forma nelle università e che coniuga saperi tradizionali e innovazione: un tempo c’era il falegname, oggi c’è il tecnologo del legno, che è una figura che non si forma più “a <em>bottega</em>”, in quanto la passione del legno deve raggiungere una specializzazione di alto profilo, superando il concetto dell’artigianalità. Lo sottolinea il rapporto <strong>GreenItaly</strong>, della<strong> Fondazione Symbola,</strong> perché “<em>la formazione di base e le sue competenze possono anche essere quelle tradizionali, ma la lavorazione del legno deve essere assunta in tutti i suoi aspetti, dalla scelta della materia prima al taglio, dal controllo produttivo di processo al montaggio, fino, nelle fasi più moderne, all’uso di programmi di progettazione come l’AutoCAD. L’edilizia in legno ha certamente contribuito ad aprire nuovi spazi di mercato nel nostro paese, ma anche nell’industria mobiliera oggi si progetta e si produce secondo le più moderne tecnologie</em>”.</p>
<h2>Le basi formative</h2>
<p>Il tecnologo del legno è una figura professionale che nasce, a livello universitario, nei corsi di laurea in Scienze Forestali e Ambientali. Lo studente costruisce il proprio <em>curriculum</em> acquisendo competenze specifiche in materia forestale, studiando gli ecosistemi forestali, la fisiologia e le caratteristiche degli alberi, le proprietà fondamentali del legno, per arrivare infine a sviluppare competenze tecnologiche correlate alle numerose applicazioni industriali, artigianali e perfino artistiche di questo materiale.</p>
<h2>Le opportunità professionali</h2>
<p>Il tecnologo del legno può percorrere principalmente due strade: lavorare come tecnico presso un’azienda oppure da libero professionista.</p>
<p>Pratico questo mestiere nella stessa azienda, la mia, dal 1984, operando anche come consulente per studi professionali, imprese, laboratori di ricerca, istituzioni pubbliche e private. Siamo ancora pochi, rispetto alle necessità del mercato.</p>
<p>I comparti potenzialmente interessati sono molti, in primo luogo &#8211; per quel che mi riguarda &#8211; il settore delle pavimentazioni in legno, ma anche quello dell’arredo, anche se il comparto che recentemente si è sviluppato di più è quello delle costruzioni con struttura portante di legno. È un settore cresciuto in maniera vertiginosa negli ultimi anni non solo in Italia, ma anche nel mondo.</p>
<h2>Quando entra in gioco il tecnologo del legno</h2>
<p>Quando un architetto o un ingegnere disegna, progetta e dimensiona una nuova struttura prevalentemente in legno, la competenza del tecnologo permette di segnalare possibili criticità che si rivelerebbero solo a costruzione ultimata. Mi riferisco soprattutto alla progettazione della durabilità degli edifici in legno.</p>
<p>Un altro tipo di assistenza specifica del tecnologo è quello legato alla classificazione del materiale strutturale destinata alle costruzioni in legno. Nel ciclo di vita del prodotto ci deve essere, infatti, una figura abilitata ad apporre il marchio <strong>CE</strong> su ogni elemento portante: il tecnologo ha tutte le carte in regola non solo per fungere da responsabile aziendale in questo settore, ma anche per formare altre figure tecniche a questo tipo di compiti.</p>
<p>Il tecnologo del legno entra in gioco non solo nelle nuove costruzioni, ma anche nelle ristrutturazioni, nella conservazione dei beni culturali: sappiamo bene quanto sia vasto il patrimonio immobiliare italiano che abbisogna d’interventi di questo tipo. Il professionista, nei casi di edifici a vincolo storico-artistico, affianca l’architetto, l’ingegnere, il restauratore o lo storico dell’arte, effettuando indagini e diagnosi in opera e verificando lo stato generale delle parti strutturali, oltre a verificarne la sicurezza, sulla base di quanto richiesto dalle norme vigenti.</p>
<h2><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-33323" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/09/tecnologo-del-legno-2.png" alt="" width="800" height="522" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/09/tecnologo-del-legno-2.png 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/09/tecnologo-del-legno-2-300x196.png 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/09/tecnologo-del-legno-2-768x501.png 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" />Parliamo di legno</h2>
<p>Il legno negli ultimi anni ha riacquisito un ruolo importante, sia per le sue spiccate caratteristiche di ecosostenibilità che per la sua versatilità.</p>
<p>L’Italia, pur contando su un’ampia copertura forestale, purtroppo, non produce legno in misura sufficiente a soddisfare la domanda: siamo un paese eminentemente trasformatore, siamo legati ad altri per l’approvvigionamento (e ne sentiamo proprio in questo periodo tutto il peso, con la carenza di materie prime e l’aumento spropositato dei prezzi), i nostri prodotti, tuttavia, sono molto apprezzati anche all’estero.</p>
<h2>Legni di casa nostra</h2>
<p>Nelle costruzioni, in Italia e in tutta Europa, le specie legnose utilizzate sono pochissime: la stragrande maggioranza delle strutture sono costruite con legno di abete rosso, impiegato pressoché in maniera esclusiva per prodotti di legno lamellare e incollato. Si tratta di una specie molto diffusa, dalle nostre Alpi fino alle soglie del Circolo Polare Artico. Il suo legno è leggero ed elastico, ottimamente lavorabile, facilmente essiccabile e &#8211; se utilizzato con criterio &#8211; di durata praticamente eterna. La gestione dei boschi di abete rosso, in Italia e altrove, può e deve essere condotta attraverso precisi criteri di sostenibilità, cosicché si possano coprire le esigenze produttive senza mettere minimamente in pericolo l’integrità delle foreste. Abbiamo da noi esempi longevi e di successo, come ad esempio la <strong>Magnifica Comunità di Fiemme, </strong>che vanta una storia millenaria di utilizzazione costante dei propri boschi e che, grazie alle sue foreste (oggi certificate <strong>FSC</strong> e <strong>PEFC</strong> &#8211; due marchi che garantiscono la sostenibilità della gestione forestale) prospera fornendo legname pregiato alle aziende, combustibile pulito per la produzione di energia e panorami di indescrivibile bellezza ai turisti che arrivano da ogni parte del mondo.</p>
<p>Oltre all’abete rosso c’è il castagno, esteso particolarmente nell’area appenninica e presente in maniera abbondante anche in Spagna, Francia, Grecia e altri Paesi dell’area mediterranea. Tutti questi paesi hanno avviato programmi di valorizzazione dedicati, compresa l’Italia, che ha investito molto in ricerca e promozione su questa specie dalle caratteristiche molto interessanti, specialmente nel quadro di un’edilizia rispettosa anche delle culture e dei saperi locali.</p>
<p><em><strong>di Fabio Braga</strong></em></p>
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		<title>Dennis Bordin: uniti per la ripartenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2021 10:47:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Bene Superbonus e Recovery Fund, ma attenzione al caroprezzi (e agli speculatori)</p>
<p><em>Quanto sarà dirompente la ripresa per l’edilizia dopo la seconda ondata pandemica e l’avanzamento della campagna vaccinale? L’abbiamo chiesto a Dennis Bordin, amministratore delegato del gruppo italiano specializzato in profili e sistemi di posa Progress Profiles, nonché profondo conoscitore del comparto costruzioni con un’ampia ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-33247 alignnone" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/dennis-bordin-2021.jpg" alt="" width="600" height="800" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/dennis-bordin-2021.jpg 600w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/dennis-bordin-2021-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></h2>
<h2>Bene Superbonus e Recovery Fund, ma attenzione al caroprezzi (e agli speculatori)</h2>
<p><em>Quanto sarà dirompente la ripresa per l’edilizia dopo la seconda ondata pandemica e l’avanzamento della campagna vaccinale? L’abbiamo chiesto a Dennis Bordin, amministratore delegato del gruppo italiano specializzato in profili e sistemi di posa <a href="https://www.iloveparquet.com/clienti/progress-profiles-s-p-2/" target="_blank" rel="noopener">Progress Profiles</a>, nonché profondo conoscitore del comparto costruzioni con un’ampia visione internazionale.</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>È vero che siamo dentro un nuovo boom economico, almeno per quanto riguarda l’edilizia?</strong></span></p>
<p>&#8220;<em>In seguito alla situazione poco stabile che il mercato italiano dell’edilizia ha vissuto negli ultimi anni, questo è sicuramente un periodo di ripartenza, grazie anche agli incentivi del Superbonus e all&#8217;iniezione di liquidità prevista dal Recovery Fund. La necessità di ristrutturazione e riqualificazione di numerosi edifici, nel nostro paese e in gran parte d’Europa, potrebbe contribuire ulteriormente a rendere il prossimo triennio-quinquennio un momento fortemente positivo per il nostro settore. A fare da contraltare a questa spinta economica è invece la condizione di incertezza che stiamo vivendo a causa del caroprezzi e della difficile reperibilità delle materie prime. Negli anni, fortunatamente, abbiamo stretto solidi legami con numerosi fornitori, che continuano a garantirci le materie prime con costanza. In questa situazione è importante, tuttavia, che le aziende evitino di dare il via a speculazioni, poiché potrebbero portare a una riduzione dei consumi dovuta al minor potere d’acquisto dei clienti: una conseguenza, quest’ultima, che non gioverebbe a nessuno</em>&#8220;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Che spazio si sta ritagliando il parquet e il legno in questa nuova fase del mercato?</strong></span></p>
<p>&#8220;<em>Da sempre il legno è considerato un materiale pregiato, e tale resterà grazie alla sua essenza naturale in grado di creare valore e benessere a qualsiasi ambiente. Sono sicuro che queste caratteristiche, sebbene non perfettamente in linea con ambienti ad alto traffico, luoghi commerciali o turistici, non perderanno mai attrattiva e troveranno sempre uno spazio privilegiato nel design, nell’architettura e nell’arte in generale. Non è un caso che in molte abitazioni contemporanee sia prevista la posa di parquet in legno pregiato accostata ad arredi classici, ma anche moderni e minimalisti</em>&#8220;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-33248" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/pp-1.png" alt="" width="800" height="510" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/pp-1.png 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/pp-1-300x191.png 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/pp-1-768x490.png 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" />C’è un prodotto della vostra offerta che sta andando maggiormente incontro alle esigenze del momento?</strong></span></p>
<p>&#8220;<em>In questi 36 anni di esperienza nel settore abbiamo studiato e messo a punto non solo profili, giunti e battiscopa che riescono a coprire qualsiasi esigenza tecnica ed estetica richiesta dal mercato, ma anche l’offerta di sistemi dotati di membrane versatili e innovative più vasta al mondo. Fra queste spicca Prodeso Drain Membrane: ancora più performante rispetto alla versione precedente, in soli 5 mm di spessore permette di impermeabilizzare, drenare e desolidarizzare qualsiasi pavimentazione in ceramica o in marmo, anche di grande formato, assicurando risultati sempre perfetti e duraturi con un notevole risparmio di tempo e costi di lavoro. Un altro sistema innovativo, che sta riscuotendo grande successo, è Prosupport Tube System che, insieme a Prosupport Slim System e Prorail System, assicura una posa pratica, stabile e perfetta di pavimentazioni esterne sopraelevate. Da sempre attenti ai trend dell’arredobagno, in occasione della nuova edizione di Cersaie 2021 presenteremo Prodeso System, Proterrace System e Proleveling System, nostri cavalli di battaglia che continuano a riscuotere grande interesse. Inoltre proporremo Proshower System che permette all’acqua della doccia a filo pavimento di defluire correttamente, senza ristagni, proporremo Proshelf e Proshelf Design, le nuove mensole in acciaio inox, piastrellabili o no, che completano l’ambiente rendendolo ancora più funzionale. Non solo. Porteremo in fiera anche Proheater, l’ultimo sistema brevettato di riscaldamento a parete. Unico sul mercato e ricercato nel design, è rivestito in ceramica e assicura calore e comfort assoluto aggiungendo una nota di stile alle stanze: dal bagno, al salone, fino alla camera da letto</em>&#8220;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>In seguito allo tsunami coronavirus, come avete riorganizzato la vostra attività? Avete assunto o licenziato, aperto o chiuso nuove filiali?</strong></span></p>
<p>&#8220;<em>La nostra è stata una delle prime aziende del trevigiano ad attuare misure restrittive e di sicurezza già da fine febbraio. Abbiamo compreso da subito l’importanza dell’emergenza Covid-19 e implementato fin dai primissimi giorni una serie di cambiamenti importanti all’interno del gruppo, con l’obiettivo di tutelare la salute dei nostri collaboratori. Tutti questi protocolli ci hanno permesso di non chiudere mai e di ricevere, sia pure con un rallentamento dovuto alle restrizioni imposte, ordini sia dall’Italia, sia dall’estero. Nonostante il difficile anno, i risultati del 2021 registrano una crescita a doppia cifra: continuiamo ad assumere personale in tutti i reparti e a destinare risorse allo sviluppo di nuove tecnologie e spazi produttivi, alla formazione e all’espansione sul mercato estero. Da poco, quest’anno, abbiamo inoltre inaugurato una nuova filiale ad Alicante: un’importante opportunità con cui misurarci, in quanto quello della Spagna è uno dei mercati più attenti ed esigenti nel ramo della posa</em>&#8220;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-33249" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/pp-2.jpg" alt="" width="800" height="450" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/pp-2.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/pp-2-300x169.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/pp-2-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" />Il suo collega Brunello Cucinelli ha recentemente dichiarato che farà lavorare nella sua azienda solo chi è vaccinato: è d’accordo?</strong></span></p>
<p>&#8220;<em>Una campagna di vaccinazione su tutta la popolazione è importante non soltanto per superare questa pandemia, ma anche per dare una spinta alla ripresa economica del paese. Dopo essere stato colpito dal virus a settembre 2020, sia pure in maniera asintomatica, ho completato da poco la somministrazione completa di vaccino anti Covid: è fondamentale che tutti si sottopongano al vaccino per testarne la validità e l’efficacia. Boicottare la vaccinazione e voltare le spalle ai progressi della scienza causerebbe danni maggiori, poiché il virus continuerebbe a circolare mettendo a forte rischio le categorie più fragili</em>&#8220;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Europa, Stati Uniti e Medio Oriente: quale mercato tra questi dal suo osservatorio ha reagito meglio e potrà contare su una ripartenza più solida?</strong></span></p>
<p>&#8220;<em>Europa e Nord America si stanno muovendo più velocemente rispetto al Medio Oriente, meno veloce e specializzato: in questo momento risulta comunque ancora difficile poter formulare delle previsioni globali sulla ripartenza. Noi esportiamo i nostri prodotti in oltre 80 paesi del mondo: questa presenza così capillare è fondamentale, non solo per il significativo risultato generato dall’attività con i mercati esteri, 40% del fatturato totale, ma anche nell’ottica di incrementare la qualità della posa, semplificandola e rendendola sempre più performante, grazie a soluzioni e sistemi all’avanguardia e affidabili</em>&#8220;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-33250" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/pp-3.jpg" alt="" width="800" height="600" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/pp-3.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/pp-3-300x225.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2021/08/pp-3-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" />Capitolo sostenibilità. Il ministro della Transizione Ecologica Cingolani ha recentemente dichiarato che potrebbe essere un bagno di sangue: per lei rappresenta più un ostacolo allo sviluppo del business in un momento molto delicato o un’opportunità?</strong></span></p>
<p>&#8220;<em>Per Progress Profiles la sostenibilità è stata da sempre uno dei punti cardine della filosofia aziendale, legata a doppio filo con la nostra idea di innovazione. Studiamo, progettiamo e realizziamo ogni giorno prodotti in grado non solo di donare bellezza e funzionalità agli spazi, ma anche di migliorare il benessere abitativo, sviluppando soluzioni in grado di fare la differenza in termini di risparmio energetico. Nel 2015, ad esempio, abbiamo costruito il nuovo headquarter di Asolo in linea con i più alti standard di edilizia rispettosa dell’ambiente. Qui la sostenibilità è coniugata sia all’innovazione intelligente che all’automazione delle costruzioni: l’edificio è infatti alimentato da impianti termoidraulici a energia solare e da un impianto fotovoltaico per oltre 800 kW, che copre più del 60% del fabbisogno energetico annuale e consente una notevole riduzione di emissioni di CO2, pari a 390 tonnellate per anno. Non solo: da tempo portiamo avanti progetti che possano prevedere l’impiego di materiale plastico riciclato, recuperiamo i metalli da post produzione, per ridurre concretamente al minimo l’impatto ambientale</em>&#8220;.</p>
<p><em><strong>di Davide Vernich</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2021/08/31/dennis-bordin-uniti-per-la-ripartenza/">Dennis Bordin: uniti per la ripartenza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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