In vista del voto previsto la prossima settimana al Parlamento europeo, Assopannelli di FederlegnoArredo torna a chiedere alcune modifiche alla disciplina del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), con particolare riferimento all’inclusione dell’urea tra i prodotti interessati dal meccanismo. Secondo l’associazione, l’impatto sui costi di questa materia prima potrebbe ripercuotersi sulla filiera dei pannelli a base legno e, più in generale, sul comparto legno-arredo

CBAM, le richieste di Assopannelli
Le richieste avanzate da Assopannelli riguardano principalmente due aspetti della misura europea.
Il primo è il mantenimento dell’articolo 27a proposto dalla Commissione europea, che prevede una clausola di salvaguardia attivabile in presenza di gravi distorsioni del mercato. Tra le situazioni considerate rientrano, secondo quanto riportato dall’associazione, aumenti significativi dei prezzi, carenze di approvvigionamento o rischi per la competitività delle industrie europee.
La seconda richiesta riguarda invece l’esclusione dell’urea dal CBAM.
Il Carbon Border Adjustment Mechanism è il meccanismo europeo pensato per applicare un prezzo alle emissioni incorporate in determinate merci importate da Paesi extra-UE, con l’obiettivo di ridurre il rischio di delocalizzazione delle emissioni e creare condizioni più omogenee tra produzioni europee e importazioni.
Per Assopannelli, l’applicazione del meccanismo all’urea rappresenterebbe un elemento di criticità per le aziende che utilizzano questo prodotto nei propri processi produttivi.
L’urea nelle resine e nelle colle per i pannelli a base legno
A incidere sulle preoccupazioni dell’associazione è anche l’utilizzo dell’urea in diverse applicazioni industriali.
Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli, ha sottolineato che la materia prima non viene impiegata esclusivamente in agricoltura, ma trova utilizzo anche nella produzione di resine e colle destinate ai pannelli a base legno.
Secondo la posizione espressa dall’associazione, l’eventuale inclusione dell’urea nel CBAM potrebbe determinare un aumento del costo delle importazioni provenienti dai Paesi extra-UE. Questo incremento, sostiene Assopannelli, potrebbe trasferirsi progressivamente lungo la filiera fino ai prodotti finiti.
L’associazione stima un possibile impatto complessivo nell’ordine del 10-12%, ma si tratta di una valutazione fornita da Assopannelli e non di un dato ufficiale riportato nel materiale di partenza.
Il peso del costo del gas sul prezzo dell’urea
La questione viene inoltre inserita dall’associazione in un contesto di aumento dei costi energetici.
Nel comunicato, Fantoni richiama in particolare il prezzo del gas, indicato a 82 euro per MWh, rispetto ai circa 45 euro di un mese prima. Secondo Assopannelli, il dato assume rilevanza perché il gas rappresenta un fattore importante nei processi produttivi dell’urea.
La preoccupazione dell’associazione è quindi che un eventuale aumento dei costi legato al CBAM possa sommarsi a una fase già caratterizzata, secondo quanto riportato nel comunicato, da una crescita del costo dell’energia e delle materie prime.
La posizione delle associazioni europee
A sostegno delle richieste avanzate da Assopannelli viene inoltre citata la posizione condivisa da diverse associazioni europee del settore.
Le organizzazioni hanno sottoscritto un position paper indirizzato al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione europea, chiedendo interventi per evitare che il nuovo quadro regolatorio determini costi aggiuntivi sugli input considerati essenziali per le filiere dei pannelli a base legno e dell’arredamento.
Per Assopannelli, la presa di posizione comune rappresenta un elemento di coordinamento tra le realtà industriali europee che condividono le preoccupazioni sugli effetti del CBAM.
Il voto al Parlamento europeo
Il prossimo passaggio indicato dall’associazione è il voto previsto a Strasburgo, considerato particolarmente rilevante per l’esito delle richieste.
Assopannelli auspica quindi che vengano approvati gli emendamenti relativi al mantenimento della clausola di salvaguardia e all’esclusione dell’urea dal CBAM.
La questione si inserisce nel più ampio confronto europeo sull’applicazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere e sui possibili effetti che la misura può avere sui costi delle materie prime utilizzate dall’industria.



