In data 12 luglio il giudice ha firmato la sentenza di fallimento di Alpina Parquet. La storia, però, non è ancora finita. Perché nella vicenda di Alpina Parquet c’è anchePavimenti Alpina. Una società che con la prospettiva, poi naufragata, di rilevare l’attività aveva iniziato affittando un ramo d’azienda. Poi, il cambio di strategia, la situazione che non funziona e gli stipendi dei lavoratori che faticano ad arrivare. Si giunge così all’ingiunzione di pagamento e dunque alla prima udienza. In quell’occasione, era il 15 maggio, la dirigenza di Pavimenti Alpina aveva saldato gli arretrati di gennaio 2013 a tutti i 40 dipendenti prendendosi l’impegno, prima della seconda udienza, fissata per mercoledì 17 luglio, di saldare il resto dei debiti: le mensilità di febbraio e marzo ed il tfr. La seconda udienza, mercoledì 17 luglio, con l’impegno che non è stato mantenuto. In occasione della seconda udienza in Tribunale a Mondovì, la Pavimenti Alpina si è presentata con un assegno a copertura del 50% degli stipendi di febbraio ed un’altra promessa. Di versare l’altra metà di febbraio, marzo ed il tfr in parte a settembre ed il rimanente entro ottobre. Il giudice ha verbalizzato e concesso quest’ulteriore proroga. La terza udienza è stata fissata per il 6 novembre.
Alpina è ufficialmente fallita. Nel frattempo anche Alpina Parquet, che pochi giorni fa non aveva dato seguito alla richiesta di concordato preventivo presentata a maggio, è ufficialmente fallita.
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