E’ passato un anno circa dall’entrata in vigore del Regolamento Europeo del Legname (European Union Timber Regulation in inglese, che, tra le altre cose, proibisce la prima collocazione sul mercato comunitario del legno e di prodotti da esso derivati tagliati illegalmente e richiede ai commercianti UE che immettono i prodotti del legno sul mercato comunitario per la prima volta di esercitare la cosiddetta due diligence, dovuta diligenza) e le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Terra! e WWF fanno il punto sulla situazione e denunciano la mancata applicazione in Italia della normativa europea.
Da marzo 2013 l’Unione Europea vieta le importazioni di legname e suoi prodotti da qualsiasi Paese del mondo se proveniente dal taglio illegale e chiede agli operatori di verificare e alle autorità nazionali di punire chi commercia legname di origine controversa. Il Regolamento 995 del 2010 conosciuto anche come EUTR è stato emanato per contrastare il commercio illegale di legno e prodotti da esso derivati. Dopo la sua emanazione nel 2010, il Governo avrebbe dovuto garantirne l’applicazione ma così non è stato – denunciano le associazioni – Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF), l’autorità incaricata di vigilare sulla norma, non ha ancora messo in atto i controlli e le sanzioni da applicare a chi commercia legno tagliato illegalmente o a chi non applica la dovuta diligenza, ovvero chi non controlla la filiera di legno dall’origine.
A tenere buona compagnia all’Italia come fanalino di coda nell’attuazione del Regolamento ci sono Spagna, Lituania e Ungheria.



