Europa: prestiti per un valore di 18,5 miliardi di euro per le PMI di Italia e Spagna


Bruxelles, 29 aprile 2014. La Banca Europea per gli Investimenti (BEI), principale finanziatore dell’Unione Europea, fronteggia la crisi economica adottando nuove misure. La Banca, infatti, a fronte di un consistente aumento di capitale del 2012 di 10 miliardi di euro, sta concedendo finanziamenti e prestiti alle imprese degli Stati membri più colpiti dalla crisi del credito e del debito, al fine di stimolarne la ripresa economica.

La BEI ha appena firmato prestiti per un valore di 18,5 miliardi di euro per le Piccole e Medie Imprese (PMI) e società mid-caps, mentre allo stesso tempo il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) si è impegnato a concedere 3,4 miliardi di euro. Questo forte segnale in risposta alla crisi ha consentito di mobilitare più di 50 miliardi di euro per sostenere le PMI. Complessivamente, un totale di 230.000 imprese ha ricevuto il sostegno diretto o indiretto attraverso l’attività del Gruppo BEI. Tali aziende impiegano 2,8 milioni di dipendenti in tutta Europa. Non solo, quindi, la BEI ha aumentato il sostegno economico ai Paesi più fragili dell’Unione, innalzando il contributo annuo di prestiti del 37%, ma sta anche indirizzando bene le sue risorse.

Le piccole e medie imprese e le società mid cap, che hanno risentito maggiormente la crisi europea iniziata nel 2007-2008, sono per la Banca i destinatari principali degli aiuti. Inoltre, dei 64 miliardi di euro in contratti firmati nel 2013 per prestiti ed attività di sostegno agli investimenti, il 14,6% sono stati allocati in Italia. L’Italia è il Paese che maggiormente beneficia dei fondi BEI, preceduta solo dalla Spagna. Questi ultimi vengono ben impiegati nella creazione di progetti che toccano un ampio raggio di tematiche, dalle tecnologie informatiche sino allo sviluppo urbano. 6 miliardi di fondi BEI del 2013 hanno finanziato anche iniziative contro la disoccupazione giovanile.

Un altro gap che la BEI cerca di colmare è quello nei settori dell’innovazione e della ricerca che in Europa, rispetto agli USA, sono inferiori. È stato ad esempio stimato che per raggiungere gli obiettivi dell’agenda digitale serviranno circa 200 miliardi di euro e la BEI è pronta a fare la sua parte, aiutando gli investimenti in infrastrutture”. Sono tre le sfide che l’Europa ha dinanzi a sé, superata la fase più acuta della crisi finanziaria ed economica degli ultimi anni: la prima riguarda gli investimenti, che in media rimangono sotto alla media pre-crisi del 15 %, la seconda sfida riguarda la disoccupazione giovanile e, infine, la terza sfida post-crisi è la perdita di terreno dell’Europa nel campo dell’istruzione e della ricerca. Gli investimenti europei nell’R&S, infatti, non sono sufficienti se si paragonano alle cifre statunitensi e dell’Asia centrale del 2012; l’Europa ha un gap di investimenti di 140 miliardi di euro.

Fonte: Ance