Industria europea del legno: costi elevati e crisi dell’edilizia frenano il mercato del legno di conifere


La filiera europea del legno di conifere continua ad attraversare una fase complessa, condizionata dall’aumento dei costi industriali, dalla debolezza del comparto delle costruzioni e dalla contrazione della produzione. È quanto emerge dalla 74ª edizione dell’International Softwood Conference (ISC), che si è svolta il 28 e 29 ottobre 2026 a Dublino, in Irlanda, riunendo circa 300 partecipanti provenienti da 25 Paesi

Industria europea del legno

L’appuntamento, organizzato congiuntamente dalla European Timber Trade Federation (ETTF) e dalla European Organization of the Sawmill Industry (EOS), ha offerto un quadro delle principali dinamiche del mercato internazionale del legname segato di conifere, analizzando le prospettive di produzione, consumo e commercio nei diversi contesti geografici.

Mercato europeo del legno: produzione in calo e redditività sotto pressione

Il rallentamento dell’edilizia continua a rappresentare uno dei principali fattori di difficoltà per il settore europeo del legno. Durante la conferenza, Morten Bergsten, vicepresidente e responsabile del comparto legno di conifere della ETTF, ha evidenziato come i consumi siano rimasti relativamente stabili negli ultimi anni, ma su livelli inferiori rispetto al picco del 2021.

Una dinamica legata anche alla debolezza del mercato delle costruzioni, caratterizzato da un numero contenuto di permessi edilizi in diversi Paesi europei. Sebbene in alcuni mercati il legno stia guadagnando quote rispetto ad altri materiali, questo incremento non è sufficiente a compensare la contrazione complessiva del settore edilizio.

Anche sul fronte produttivo il quadro rimane difficile. Secondo i dati presentati da Tommi Sneck, presidente della EOS, la produzione di legno segato di conifere nei Paesi membri dell’organizzazione è diminuita del 10% tra il 2021 e il 2023, stabilizzandosi successivamente fino al 2025. Le prime stime per il 2026 indicano un’ulteriore contrazione del 4%, con flessioni particolarmente significative in Germania e Svezia.

La riduzione riguarda soprattutto il segmento dell’abete rosso. A incidere sulla redditività delle imprese contribuiscono inoltre gli elevati costi industriali e una nuova flessione dei prezzi del legname segato registrata durante l’autunno. Anche le esportazioni europee hanno subito un ridimensionamento negli ultimi anni, con un calo atteso più marcato nel 2026.

Secondo i rappresentanti di ETTF ed EOS, un altro elemento critico è rappresentato dal quadro normativo, che dovrebbe sostenere la competitività delle imprese senza introdurre ulteriori ostacoli operativi.

Le prospettive dei mercati internazionali: Irlanda, Regno Unito e Nord America

La conferenza ha dedicato ampio spazio alle dinamiche dei principali mercati internazionali.

Per quanto riguarda l’Irlanda, Mike Glennon di Glennon Brothers ha illustrato una produzione nazionale di legname segato pari a circa 1,5 milioni di metri cubi, destinata principalmente al settore delle costruzioni. L’economia irlandese continua a mostrare una maggiore vivacità rispetto a quella di altri Paesi europei, anche se il comparto deve fare i conti con livelli contenuti di nuovi rimboschimenti.

Nel Regno Unito, Stephen King di Timber Development UK e Swedish Wood ha evidenziato una diminuzione del 5% delle importazioni di legno segato di conifere nel primo semestre del 2026, con una contrazione particolarmente evidente per il legname di abete bianco. Tra il 2022 e il 2025, tuttavia, le importazioni complessive sono rimaste relativamente stabili nonostante il calo delle nuove costruzioni residenziali. A sostenere la domanda avrebbero contribuito la maggiore diffusione del legno nell’edilizia in Inghilterra e Galles e la tenuta degli utilizzi in altri comparti.

Negli Stati Uniti, Marc Brinkmeyer di Idaho Forest Group ha descritto un mercato immobiliare ancora condizionato dagli elevati tassi sui mutui, dalla riduzione della natalità e dal rallentamento della crescita demografica. Le nuove costruzioni residenziali restano inferiori alla media di lungo periodo, mentre il segmento delle ristrutturazioni e delle manutenzioni continua a rappresentare il principale motore della domanda di legname.

La produzione statunitense, inoltre, si sta concentrando sempre più negli Stati del Sud, una trasformazione che contribuisce alla progressiva riduzione delle esportazioni europee verso il mercato americano.

Anche il Canada deve affrontare diverse criticità. Jerome Pelletier di JD Irving ha richiamato l’attenzione sull’incertezza relativa alla disponibilità di materia prima in alcune aree e sugli effetti dei dazi applicati al legname di conifere. Per i prossimi anni, i consumi interni canadesi sono comunque previsti sostanzialmente stabili.

Russia, Giappone e Medio Oriente: scenari differenti per il commercio del legname

Le prospettive degli altri mercati internazionali mostrano andamenti eterogenei.

Per la Russia, Antti Koskinen di Afry ha sottolineato la forte contrazione delle esportazioni di legname segato di conifere, che dal picco raggiunto nel 2019 si sono ridotte di oltre la metà. Tra i fattori principali figurano il calo della domanda cinese e le sanzioni europee. A queste difficoltà si aggiungono gli elevati tassi di interesse, i problemi logistici e le necessità di manutenzione degli impianti.

In Giappone, secondo l’analisi presentata da Hiroki Hayashi di Sumitomo Forestry Europe, le prospettive per il comparto residenziale appaiono meno favorevoli nel lungo periodo. Le nuove costruzioni abitative sono attese in diminuzione e il rapporto tra prezzi delle abitazioni e redditi continua a peggiorare. Il segmento non residenziale potrebbe invece offrire nuove opportunità di sviluppo.

Per l’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa), Franz Kropfreiter di DABG Vienna ha stimato spedizioni di legname pari a circa 8,3 milioni di metri cubi nel 2026, contro i 9,2 milioni del 2025. La riduzione è riconducibile interamente alla contrazione delle esportazioni verso il Medio Oriente. L’Egitto continua comunque a rappresentare un mercato di riferimento per le qualità inferiori di legname provenienti dai Paesi nordici.

Disponibilità di materia prima e prospettive per l’edilizia in legno

Un tema centrale emerso durante l’ultima parte della conferenza riguarda la disponibilità futura di materia prima in Europa.

Gerd Ebner di Timber Online e Holzkurier ha analizzato gli effetti degli attacchi di bostrico in Europa centrale, osservando come la quantità di legname danneggiato sia oggi sensibilmente diminuita, così come i volumi complessivi di raccolta. Nel lungo periodo, la resilienza dell’abete rosso è considerata a rischio, soprattutto nelle aree situate a quote più basse.

La conseguenza potrebbe essere una progressiva riduzione della disponibilità di questa specie, con un ricorso crescente al pino anche nelle applicazioni strutturali e nelle costruzioni in legno.

Sul fronte edilizio, Maurice van Sante di ING Research ha evidenziato un peggioramento delle aspettative per il mercato europeo, caratterizzato da differenze significative tra i singoli Paesi e tra i diversi segmenti. Le infrastrutture mostrano una maggiore tenuta rispetto alle nuove costruzioni, mentre aumenta il peso delle ristrutturazioni sul totale dell’attività edilizia.

Le prospettive di lungo periodo sono state approfondite da Russ Taylor di Russ Taylor Global. In uno scenario relativamente ottimistico, il consumo mondiale di legname segato di conifere potrebbe crescere in media dello 0,5% all’anno fino al 2035. Se nel breve termine il problema principale rimane la debolezza della domanda, una sua eventuale ripresa potrebbe accentuare le pressioni sulla disponibilità globale di tronchi.

Edilizia in legno e decarbonizzazione: il contributo allo stoccaggio della CO₂

La conferenza ha affrontato anche il rapporto tra industria del legno, costruzioni e transizione climatica.

Florian Kraxner dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) ha richiamato l’attenzione sul contributo che l’edilizia in legno può offrire alla riduzione delle emissioni e allo stoccaggio del carbonio. Il settore delle costruzioni e degli edifici è infatti responsabile del 37% delle emissioni globali, secondo il dato riportato durante la presentazione.

L’impiego del legno negli edifici può contribuire a trasformare il patrimonio costruito da fonte di emissioni a sistema di stoccaggio del carbonio atmosferico. Per sfruttare questo potenziale, tuttavia, sono necessarie foreste resilienti, una gestione sostenibile della materia prima, un’industria competitiva e politiche capaci di favorire l’applicazione concreta delle conoscenze scientifiche.

Il quadro emerso dalla 74ª International Softwood Conference evidenzia quindi una filiera ancora condizionata dalla debolezza della domanda europea, dai costi produttivi e dalle difficoltà dei principali mercati internazionali. Le prospettive di ripresa dipenderanno anche dall’evoluzione del settore delle costruzioni, dalla disponibilità futura di materia prima e dalla capacità dell’industria di adattarsi ai cambiamenti normativi e ambientali.

La prossima edizione della International Softwood Conference si terrà a Göteborg, in Svezia, dal 19 al 21 ottobre 2027.