Foreste, molto più che alberi e legno: ecco cosa sono i servizi naturali


Racchiudono due terzi della biodiversità terrestre; assorbono e trattengono la CO2 rilasciando ossigeno; conservano il suolo e i bacini idrici; sono le aree dove possiamo camminare, fare sport e rilassarci. I servizi naturali delle foreste sono al contempo un strumento per incentivare la gestione responsabile, attivando partnership pubblico-private, e tra gli aspetti da valorizzare per aumentare la resilienza del territorio.

Libri, etichette, giornali, riviste, borse, packaging, fazzoletti; ma anche pavimenti, tavoli, sedie, divani, credenze, cucine, cucchiai, taglieri, chaise longue e infissi: carta e legno sono presenti nella nostra vita quotidiana in moltissime forme, e sono per così dire i prodotti forestali più comuni e “visibili” che abbiamo. Li usiamo per pulire, incartare, proteggere, trasportare, informarci, ma anche per arredare, abbellire e rendere più efficienti le nostre abitazioni, gli uffici e gli spazi pubblici. Tra i prodotti “secondari” del bosco troviamo poi bacche, miele, funghi, erbe aromatiche, spezie e gomma, ma rappresentano una parte minoritaria degli utilizzi che facciamo di questa risorsa (anche, se in alcuni casi, possono diventare la prima voce di remunerazione per i proprietari o i gestori forestali).

I servizi ecosistemici

Esiste infine un ventaglio di “prodotti” meno visibili, ma non per questo meno importanti, che ogni giorno le foreste ci offrono in maniera naturale: sono i cosiddetti servizi ecosistemici, ossia i benefici multipli forniti dagli ecosistemi forestali al genere umano. Tra questi, i principali sono la conservazione della biodiversità, del suolo e dei bacini idrici; lo stock di carbonio e i servizi definiti come turistico-ricreativi e culturali.

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs https://sustainabledevelopment.un.org), i 17 punti parte del documento adottato dalle Nazioni Unite nel 2015 come progetto condiviso per la pace, la lotta alle diseguaglianze e la prosperità, hanno un obiettivo specifico per gli ecosistemi terrestri e forestali (Goal 15 – Life on land): all’interno di questo Goal, viene individuata la necessità di assicurare la conservazione, il ripristino e l’uso sostenibile degli ecosistemi forestali (Target 15.1), di implementare la gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste (15.2) e di integrare i valori dell’ecosistema e della biodiversità nella pianificazione nazionale e locale, nei processi di sviluppo e nelle strategie di riduzione della povertà (Target 15.9).

Secondo i dati forniti dal Millennium Ecosystem Assessment, ufficio delle Nazioni Unite istituito con l’obiettivo di valutare le conseguenze del cambiamento degli ecosistemi sul benessere umano, la raccolta globale di legname è aumentata del 60% negli ultimi quattro decenni, e le previsioni indicano che continuerà a crescere nel prossimo futuro – anche se ad un ritmo più lento. Questo fattore pone due riflessioni: dovremo, da una parte, aumentare l’area forestale gestita in maniera responsabile, e quindi la disponibilità di materiale di origine sostenibile nel mercato; dall’altra, lavorare per salvaguardare gli ecosistemi e le loro funzioni naturali, utili non solo per i motivi elencati poco sopra, ma anche come chiave per aumentare la resilienza dei territori e minimizzare gli impatti dei cambiamenti climatici.

Partiamo dalla foresta!

Ma come poter mettere insieme uso sostenibile delle foreste, valorizzazione e conservazione dei servizi naturali? Semplice: partendo proprio dalla foresta, e premiando ad esempio il lavoro dei gestori forestali e di tutti coloro che si impegnano per una gestione rispettosa dell’ambiente, socialmente utile ed economicamente sostenibile. Gli impatti positivi di questo tipo di attività su aspetti come stock di carbonio, biodiversità e conservazione del suolo e della qualità dell’acqua potranno essere non solo comunicati, ma anche utilizzati per promuovere il proprio impegno e attrarre così investimenti pubblici o privati. In altre parole, dovremo lavorare per valorizzare il contributo di alberi e boschi non solo come fonti di materia prima, ma anche – e soprattutto – come preziosa risorsa per il benessere del Pianeta e delle generazioni presenti e future. Su questo punto, l’Italia gioca fortunatamente un ruolo da apripista: il nostro infatti è il primo paese al mondo ad avere non solo verificato e quantificato gli impatti positivi della gestione forestale responsabile su tutti e cinque i servizi naturali (acqua, suolo, biodiversità, sequestro del carbonio, servizi turistico-ricreativi), ma è anche tra i primi ad avere generato pagamenti da questi servizi (Payments for Ecosystem Service, PES), aprendo la strada a partnership strategiche pubblico-private. Si tratta del caso Waldplus, un gruppo di certificazione FSC che raggruppa piccoli proprietari forestali, pubblici e privati, in un’area di circa 1.000 ettari tra Veneto, Trentino – Alto Adige e Lombardia, e dell’accordo tra l’Azienda Agricola Rosa Anna e Rosa Luigia e il Parco Oglio Sud: qui, una realtà privata certificata FSC si è impegnata a gestire e valorizzare aree rappresentative di ecosistemi naturali all’interno del Parco, al fine di salvaguardarne e preservarne la naturalità in un ambiente fortemente antropizzato. A queste prime esperienze si sono recentemente aggiunte quelle dell’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e Foreste (ERSAF) Lombardia e dell’Unione di Comuni Valdarno e Valdisieve (Firenze), per un totale di quasi 20.000 ettari coinvolti (un’area corrispondente a circa 30.000 campi da calcio), in cui vengono valorizzati servizi come lo stock di CO2 (equivalente alle emissioni medie annue di oltre 500.000 auto), la conservazione dei bacini idrici (30 sorgenti ad uso potabile protette da degrado) e la qualità turistico-ricreativa.

Come si può vedere, quindi, gli strumenti per dare maggior valore a foreste e servizi naturali sono già a nostra disposizione: a questo punto, serve solo la volontà di utilizzarli.

di Diego Florian