L’aumento dei prezzi di energia, gas e materie prime mette sotto pressione la filiera italiana dei pannelli a base legno. A evidenziare le criticità è Assopannelli di FederlegnoArredo, che dal SICAM di Pordenone richiama l’attenzione sui possibili effetti per la competitività delle imprese e sull’occupazione

Energia e materie prime, i rincari pesano sulla produzione
Nel corso di una conferenza stampa al SICAM di Pordenone, il presidente di Assopannelli, Paolo Fantoni, ha illustrato l’andamento dei costi che interessano il comparto. Secondo i dati diffusi dall’associazione, nel secondo semestre si registrano aumenti del 106% per l’energia elettrica, dell’85% per il gas e del 51% per l’urea, utilizzata nei processi produttivi.
Si tratta di rincari che incidono su un settore caratterizzato da un’elevata intensità energetica e che, secondo Assopannelli, rendono più complessa la gestione industriale delle aziende. La concomitanza degli aumenti, infatti, riduce i margini di manovra delle imprese, che non sempre possono trasferire integralmente i maggiori costi sui prezzi finali.
Alle spese energetiche si aggiunge la pressione sulle materie prime legnose. In particolare, i tronchi destinati alla triturazione avrebbero registrato un aumento di circa il 23%, mentre per il pellet viene segnalato un incremento del 35%.
L’aumento simultaneo di queste voci di costo rappresenta un ulteriore elemento di criticità per le aziende della filiera, chiamate a mantenere la propria competitività in un contesto di mercato caratterizzato da una crescente pressione sui costi produttivi.

Competitività delle imprese e concorrenza internazionale
Secondo Assopannelli, il differenziale dei costi rispetto ai concorrenti internazionali costituisce uno dei principali problemi per il settore. Le imprese italiane ed europee devono infatti sostenere spese energetiche e rispettare obblighi ambientali che, secondo l’associazione, possono incidere sulle condizioni di concorrenza con gli operatori extraeuropei.
«Operiamo in un mercato globale, ma sosteniamo oneri che molti concorrenti extraeuropei non affrontano», ha dichiarato Fantoni, chiedendo alle istituzioni di intervenire per ridurre il divario dei costi energetici.
La questione riguarda anche la capacità delle aziende di pianificare gli investimenti necessari per migliorare l’efficienza produttiva e affrontare la transizione ecologica. In presenza di margini ridotti e costi crescenti, le risorse disponibili per gli investimenti potrebbero infatti risultare più limitate.
L’associazione sottolinea la necessità di conciliare gli obiettivi ambientali con politiche industriali che permettano alle imprese europee di competere sul mercato internazionale senza essere penalizzate dai maggiori oneri connessi al rispetto delle normative.
Le richieste di Assopannelli alle istituzioni
Per affrontare le criticità, Assopannelli sollecita un intervento delle istituzioni volto a ridurre il differenziale dei costi energetici e a favorire condizioni competitive più equilibrate per la filiera.
La richiesta si inserisce in un quadro più ampio, che secondo l’associazione richiede un confronto tra Governo italiano, istituzioni europee e sistema produttivo. L’obiettivo è individuare risposte tempestive alle difficoltà del comparto, tenendo conto del ruolo della filiera dei pannelli a base legno nel sistema industriale.
Fantoni richiama inoltre la necessità di accompagnare gli obiettivi di sostenibilità con misure che consentano alle imprese di sostenerne gli investimenti. «Non possiamo chiedere alle imprese di investire nella transizione ecologica e, allo stesso tempo, lasciare che l’aumento dei costi ne comprometta la capacità di farlo», ha affermato.
Il tema posto da Assopannelli riguarda quindi il rapporto tra costi di produzione, politiche energetiche e competitività industriale. Per il settore, la sfida consiste nel mantenere la capacità di investimento e di sviluppo in un contesto in cui il peso delle spese operative rischia di ridurre i margini e condizionare le prospettive occupazionali.



