FEP, Onofri: «Il futuro del parquet passa da un cambio di paradigma»


In occasione della settantesima Assemblea Generale FEP e del 50mo Congresso del parquet, il presidente Lorenzo Onofri riflette sulle sfide del settore: dalla concorrenza dei materiali alternativi alla necessità di ripensare il posizionamento del pavimento in legno e il modo di comunicarne il valore


Quest’anno FEP celebra due ricorrenze importanti: i 70 anni dell’Assemblea Generale e i 50 anni del Congresso. In mezzo secolo il mercato del parquet è profondamente cambiato. Qual è oggi la sfida più importante per il settore?
Credo che la sfida più grande sia capire come affrontare un mercato profondamente cambiato. Più che sul mercato, la confusione è all’interno del nostro settore. Il mercato, in un certo senso, trova sempre un proprio equilibrio, noi, invece, stiamo affrontando un confronto impari con una serie di materiali.

Non mi riferisco tanto al lavoro che abbiamo fatto e che continuiamo a fare sul dumping e sulle importazioni dalla Cina, quanto a quei prodotti che imitano il legno e che spesso trasmettono messaggi fuorvianti, arrivando addirittura a mettere in evidenza quelli che vengono definiti “difetti del legno”. Mi sembra paradossale criticare ciò che la natura ha fatto, quando la natura rappresenta spesso il massimo della tecnologia.

Dov’è allora il vero problema?
Penso che il problema sia soprattutto nostro, come settore: non riusciamo più a identificare il target di riferimento, che oggi è profondamente cambiato. La fascia media del mercato si sta assottigliando e il mass market cerca soprattutto il prezzo. In quella fascia certi argomenti non funzionano più, a quel tipo di consumatore interessa meno tutto ciò che rappresenta il valore aggiunto di un pavimento in legno.

Dall’altra parte, però, si sta ampliando una fascia di mercato più alta, composta da persone che possono spendere di più e che cercano prodotti di qualità.

Che cosa significa questo per le aziende del settore?
Dobbiamo fare un esame di coscienza e capire dove vogliamo stare. I costi della materia prima hanno raggiunto livelli tali che non è più possibile ridurre i prezzi oltre un certo limite, l’incidenza del costo del legno è troppo importante. Per questo bisogna cambiare paradigma e valorizzare il prodotto presso quella fascia di mercato che percepisce questi valori.

È un cambiamento semplice da affrontare?
No. È un cambio di paradigma totale. Significa cambiare prodotti, impostazione e politiche commerciali. Coinvolge tutta la filiera ed è un processo molto complesso, soprattutto per i gruppi più grandi, che fanno inevitabilmente più fatica ad affrontarlo. Ma ne va della nostra stessa esistenza.

Bisogna svegliarsi

Da dove possiamo ripartire?
Non possiamo vivere solo di nicchie. Dobbiamo recuperare un modo di comunicare, di promuovere il pavimento in legno e di far riconoscere tutti i valori aggiunti che possiede e che oggi vengono in parte dimenticati.

L’idea che il pavimento in legno sia semplicemente un pezzo di rovere tinto di qualsiasi colore è estremamente riduttiva. È proprio questo che favorisce tanti materiali alternativi, che non fanno altro che replicarne l’aspetto estetico.

Qual è, quindi, la strada da seguire?
Bisogna tornare a dare valore alla materia prima, diversificare, utilizzare magari altre specie legnose, reintrodurre anche essenze esotiche, proporre formati diversi e prodotti più accattivanti. In sostanza bisogna svegliarsi. Il mondo è cambiato e non possiamo continuare a ragionare con le logiche degli anni Novanta o dei primi Duemila. Dobbiamo capire chi è oggi il nostro cliente e riuscire a comunicare nel modo giusto.

Come vede il futuro del settore?
O ci svegliamo da soli oppure saranno le circostanze a costringerci. Io, comunque, rimango ottimista, vedo che un certo tipo di sensibilità sta crescendo. Come Federazione dobbiamo lavorare insieme, mettendo in relazione tutta la filiera e favorendo questo percorso di trasformazione. La strada, ormai, è tracciata.