Lorenzo Onofri: “Dazi, facciamo il punto”


Abbiamo chiesto a Lorenzo Onofri, presidente FEP, un commento a caldo sulla decisione della CE in merito alle importazioni di parquet dalla Cina. “È stata fatta giustizia. Se il settore vuole mantenere dignità, deve evitare di svendere un prodotto che richiede una materia prima nobile e che merita rispetto”. È iniziata così la nostra chiacchierata

Federica Fiorellini

Lorenzo Onofri, presidente FEP

Il fatto: il 18 dicembre scorso la Commissione Europea, sotto forma di pre-disclosure, ha stabilito che le importazioni di parquet dalla Cina sono state oggetto di dumping con margini significativi nell’UE e, di conseguenza, ha proposto dazi anti-dumping provvisori, che varieranno (in base alla comunicazione preliminare della CE) dal 42,3% al 49,2%.
Su questo tema ho intervistato, a fine dicembre, Lorenzo Onofri, presidente FEP, che tanto si è battuto e ha lavorato, insieme a tutto il board della Federazione Europea del Parquet, per ottenere questo risultato, lavoro che è culminato con la presentazione di una denuncia formale per conto dei principali produttori europei.
Ecco cosa mi ha raccontato.

Ci avete lavorato un sacco, ma alla fine i risultati sono arrivati…
Diciamo che siamo stati anche abbastanza veloci. Di solito per una procedura del genere ci vogliono almeno due anni, visto che è molto costosa e complessa. Ora ci aspettano sei mesi di interregno, chiamiamolo così, dove entrano sì in vigore i dazi, già dal 16 gennaio, ma sarà ancora possibile verificare come e se funzionano e fare gli eventuali aggiustamenti se ci fossero stati degli errori nel considerare alcuni aspetti. Sono di fatto sei mesi di prova, superati i quali, più o meno da luglio, i dazi dovrebbero entrare in vigore come definitivi, ritoccati o meno, e dureranno per 5 anni.

E la questione della retroattività?
La possibilità di applicare retroattivamente il dumping fino a due mesi prima della comunicazione dell’entrata in vigore dello stesso è prevista dalla normativa. Infatti, dopo l’analisi dei dati riferiti alle importazioni di prodotti cinesi nei due mesi prima del 18 dicembre, data di comunicazione di applicazione del dumping, sembra che ci sia stato un aumento importante di ingresso in Europa di prodotti cinesi. Quindi, a luglio 2025, quando il dumping verrà confermato per i prossimi 5 anni, questo sarà applicato retroattivamente anche a tutte le importazioni avvenute tra metà ottobre e metà dicembre 2024.

“È stata fatta giustizia”

Come hai accolto la notizia dell’approvazione delle richieste FEP da parte della CE?
Sono molto contento, visto che questo è il traguardo più importante mai raggiunto da un’iniziativa di Fep, quindi direi un risultato storico!
Con questo provvedimento è stato dato un valore importante al lavoro che le aziende europee portano avanti tutti i giorni, a tutti i sacrifici che ci sono dietro ad un prodotto “made in Europe”. Certo, per contro ci sono tante aziende che non saranno contente, perché hanno fatto la loro fortuna grazie a condizioni di mercato agevolate (perché di questo si tratta) e quindi grazie a una concorrenza assolutamente falsata e a un sistema che permette, ahimè, di giocare sullo stesso tavolo con regole diverse.

Possiamo dire che sia stata fatta giustizia?
Esattamente, credo che oggi sia stata fatta un po’ di giustizia, nel senso che i miei prodotti – così come i prodotti dei miei colleghi europei – saranno paragonati in maniera più equa a prodotti fabbricati in un Paese dove le regole della concorrenza non esistono, dove ci sono principi completamente diversi dai nostri per tutto quello che riguarda la sicurezza sul lavoro, i diritti dei lavoratori, il rispetto dell’ambiente, l’etica. Principi ai quali noi europei siamo molto legati e per cui dobbiamo anche pagare, giustamente, un prezzo importante.
Per produrre un metro quadro di parquet rispettando le regole europee, acquistando il multistrato attraverso i canali legali, il rovere ai prezzi di mercato europeo e tutti gli altri materiali necessari (come colle e vernici) conformi agli standard, il costo del mio prodotto è inevitabilmente molto più alto.
Se dobbiamo confrontarci in un mercato comune, è fondamentale che chiunque voglia entrarvi, ma non rispetta le stesse regole di partenza, sia obbligato a pagare un dazio che riequilibri i valori in gioco, rendendoli più comparabili. Ecco, non si tratta tanto di una questione di gioia, perché comunque, come abbiamo detto, ci saranno molti che verranno danneggiati, quanto della soddisfazione di vedere finalmente riconosciuta una giustizia economica e commerciale, visto che prima erano i produttori europei che dovevano subire una condizione di concorrenza sleale.

Che ripercussioni ci saranno sul mercato italiano?
Mi rendo conto che per alcune aziende ci sarà un problema oggettivo che imporrà già da oggi di reimpostare tutta o parte della politica commerciale e la gamma prodotti.
Infatti, molte aziende, non solo commerciali, hanno una o più linee di prodotti fatti all’estero e in particolare in Cina: chi potrà fare a meno di queste linee ci rinuncerà, forse, e quindi non avrà grandi ripercussioni; chi invece basa tutta la sua la sua attività sulla commercializzazione di questi parquet cinesi avrà qualche problema in più, dovendo alzare il prezzo di vendita, che era praticamente l’unico punto di forza per vendere quei prodotti.
Ci tengo a sottolineare che non colpevolizzo nessuno, queste aziende hanno semplicemente “sfruttato” a loro favore una carenza legislativa da parte dell’Europa. Una cosa che sicuramente emergerà con evidenza sarà chi produce e/o vende prodotti “made in Italy” o “made in Europe” veramente e chi lo faceva solo a parole.

“Evitiamo di svendere un prodotto che richiede rispetto”

Il parquet è destinato a diventare un prodotto di nicchia?
Ammesso e non concesso che vedremo un cambiamento in questa direzione, credo che non sarà da considerare di nicchia, quanto un prodotto per molti, ma non per tutti: se il consumatore acquista un parquet “a quattro soldi” non fa bene al settore, anzi, lo danneggia, dal mio punto di vista, perché il pavimento in legno ha un suo valore intrinseco che deve essere percepito.
Il problema è il rispetto delle regole: non credo che facciamo bene al settore del parquet aumentando i volumi di vendita, se questa vendita è una vendita “falsata”, perché in questo modo si finisce per favorire solo gli interessi di alcuni, come i produttori cinesi o chi trae vantaggio dalle vendite a basso costo, a scapito di chi lavora rispettando le regole e producendo con qualità.
Indubbiamente ci sono anche dei parquet europei che hanno dei prezzi assolutamente competitivi, anche sulla fascia più bassa di mercato, perché sono fatti in maniera diversa e con materiali diversi. C’è quindi la possibilità di scegliere tra fasce di prodotti, per cui vanno bene anche quelli cinesi o di qualsiasi altra provenienza, l’importante è che abbiano un prezzo più corretto e corrispondente al valore del prodotto stesso.
Per avere una concorrenza giusta e sana è bene che il mercato possa offrire ai consumatori prodotti di tutte le tipologie, ma non sarebbe giusto che qualcuno avesse privilegi che altri non possono avere, ingannando quindi il consumatore. A tal fine, molti anni fa, il Gruppo Pavimenti di Federlegno diede vita al “Progetto Trasparenza” proprio per dare la possibilità al consumatore di avere tutte le corrette informazioni che lo potessero portare a effettuare un acquisto consapevole. Per avere questa trasparenza ci devono essere delle regole certe e valide per tutti allo stesso modo.
Credo sia ora di rispolverare quel progetto e rilanciarlo, perché sicuramente oggi è ancora più attuale di allora.

Qual è il problema?
Se il settore del parquet vuole mantenere dignità, deve evitare di svendere un prodotto che richiede una materia prima nobile e che merita rispetto. Questo non significa vendere meno, ma creare una maggiore selezione e rivolgersi a un cliente più consapevole, che apprezza il valore del legno e non lo confonde con materiali meno pregiati, come laminati, LVT o ceramiche.

Il legno non può e non deve essere paragonato a materiali “artificiali” che lo imitano, perché ha una sua unicità e un suo valore intrinseco dato dalla natura.

Un cliente che sceglie il parquet deve sapere che sta acquistando qualcosa di “speciale” perché naturale e rinnovabile (e non solo per l’estetica riproducibile anche graficamente!), con una storia e una qualità superiore e non un prodotto sacrificato per competere nel mercato di fascia bassa.

In questo senso, la decisione presa restituisce al legno la dignità che merita.

Un futuro ancora incerto nel breve termine

Come vedi il futuro del nostro settore?
Credo che a livello europeo ci sarà ancora da affrontare qualche difficoltà prima di assistere a una vera svolta. Penso in particolare al mercato tedesco e nordeuropeo in generale, dove credo che miglioramenti di mercato richiederanno almeno ancora tutto il 2025.
Anche in Italia, non vedo grandi stimoli di crescita a breve, in generale. Eccezione potrebbe essere il mercato milanese, con l’eventuale approvazione del DDL Salva Milano che a breve permetterebbe di far ripartire numerosi cantieri oggi in stand by. Diciamo comunque che se in Italia ci fosse un vero e proprio programma di riqualificazione delle città e si effettuassero investimenti importanti in Hospitality, settore in cui siamo ancora molto indietro con gran parte delle strutture alberghiere che sono vecchie e di basso livello, potremmo avere un mercato con infinite opportunità di crescita. Ma purtroppo, conoscendo come avvengono le cose in Italia, credo che la visione più realistica sia quella di un periodo, nel breve-medio termine, ancora poco brillante in termini di crescita dei volumi di vendita.
A livello globale, invece, sono più ottimista, soprattutto per il mercato nordamericano, che sembra riprendere vigore ed entusiasmo. Recentemente, dopo le elezioni, ho percepito un clima positivo e, se non verranno introdotti nuovi dazi significativi, il mercato americano potrebbe tornare a crescere per i prodotti europei, considerando che anche negli Stati Uniti ci sono dazi molto elevati per l’importazione di prodotti cinesi.
In generale, credo che ci siano segnali di miglioramento verso soluzioni e cambiamenti di lungo termine che potrebbero rivelarsi positivi e l’introduzione del dumping sulle importazioni di prodotti cinesi può e deve essere considerato un primo e fondamentale passo per far tornare a crescere le produzioni delle aziende europee.