In occasione della Giornata mondiale delle api, Greenpeace richiama l’attenzione sull’importanza degli insetti impollinatori e sulle semplici scelte quotidiane che possono contribuire a proteggerli, a partire dalle piante più amiche della biodiversità

Gli insetti impollinatori stanno scomparendo dai nostri ecosistemi. Tra le cause, anche l’uso massiccio dei pesticidi, presenti in 1 alimento su 2. Le api e gli altri impollinatori garantiscono la riproduzione del 75% delle colture alimentari mondiali (in Europa circa l’80% delle specie coltivate dipende dall’impollinazione degli insetti, dati ISPRA); senza di loro, addio mele, fragole, zucchine, mandorle, ciliegie. Eppure, proteggere gli impollinatori può partire anche da piccoli gesti quotidiani: un balcone fiorito, una pianta aromatica sul davanzale, un terrazzo trasformato in rifugio naturale.
In occasione della Giornata Mondiale delle Api (20 maggio) e della Giornata Internazionale della Biodiversità (22 maggio), Greenpeace Italia lancia “Fiori amici delle api”, una guida pensata per aiutare le persone a scegliere piante e fiori che possano nutrire api, farfalle e altri insetti impollinatori anche negli spazi urbani. Lavanda, rosmarino, calendula, borragine e girasole sono alcune delle specie consigliate nella guida: fiori comuni, facili da coltivare e preziosi per l’ambiente. Una risposta concreta e accessibile contro la progressiva scomparsa degli impollinatori, fondamentali per la produzione alimentare mondiale e per la tutela della biodiversità.
Lavanda, rosmarino, girasole, calendula e borragine: come aiutare le api
- Lavanda | Oltre a profumare balconi e terrazzi, la lavanda è una delle piante più amate dagli impollinatori grazie al suo nettare abbondante. Resistente al caldo e facile da coltivare anche in vaso, attira api e farfalle per tutta l’estate.
- Rosmarino| Presente in moltissime case italiane, il rosmarino è un prezioso alleato, oltre che in cucina, anche per gli impollinatori: i suoi piccoli fiori rappresentano una fonte privilegiata di nutrimento per le api, soprattutto nei mesi più freddi quando le altre fioriture sono più rare.
- Girasole | Colorato, iconico e facilissimo da riconoscere, il girasole produce grandi quantità di polline e nettare: una sola pianta può attirare numerosi insetti impollinatori, contribuendo alla biodiversità urbana.
- Calendula | La calendula cresce facilmente in vaso, richiede poche cure e regala fioriture luminose per mesi. È particolarmente apprezzata dalle api e rappresenta una soluzione ideale anche per piccoli balconi cittadini.
- Borragine | Meno conosciuta ma amata tantissimo dagli impollinatori, la borragine è una pianta spontanea che produce caratteristici fiori blu violacei ricchissimi di nettare ed è presente in numerose ricette regionali, come i celebri pansotti liguri.
Come aiutare le api? Scegliendo prodotti bio: è bene prediligere, se possibile, prodotti da agricoltura biologica perché sono una garanzia di meno residui di pesticidi in tavola e di aree di produzione più sicure per api e impollinatori. E poi evitando pesticidi dannosi nel giardinaggio. Per chi fa giardinaggio o orti domestici, è importante evitare pesticidi ed erbicidi chimici, dannosi per la biodiversità e la salute umana, adottando pratiche di lotta integrata basate sulla prevenzione, su interventi meccanici e sull’adozione di tecniche agroecologiche ormai ampiamente sperimentate.
Un allarme che non possiamo più ignorare
Secondo i dati più recenti, circa la metà degli alimenti sugli scaffali italiani contiene residui di pesticidi, con picchi che possono arrivare a due terzi nella frutta. Un cocktail di sostanze chimiche che, oltre a minacciare la biodiversità, espone a potenziali rischi anche la nostra salute. In Europa, una specie su dieci di api e farfalle è già minacciata di estinzione e una su tre è in declino.
“Le conseguenze sono già visibili: farfalle, bombi, numerose specie di api selvatiche e di altri impollinatori rischiano l’estinzione: un collasso silenzioso, causato in larga parte dall’uso massiccio di pesticidi in agricoltura – spiega Silvia Visca, responsabile del Programma Biodiversità di Greenpeace Italia -. Neonicotinoidi sistemici come l’acetamiprid, vengono assorbiti dalle piante e trasferiti in nettare e polline, esponendo gli impollinatori a gravi rischi come perdita dell’orientamento, apprendimento e sistema immunitario. Anche il glifosato, l’erbicida più conosciuto, ha effetti sia cronici, perché influisce sul sistema immunitario e nervoso degli impollinatori, ma anche indiretti, come la distruzione delle loro risorse alimentari“.
Un paradosso tutto europeo
A questo si aggiunge un paradosso tutto europeo: mentre aumentano le evidenze scientifiche sulla necessità di ridurre drasticamente l’uso dei pesticidi, il Regolamento Omnibus europeo propone un pericoloso indebolimento delle norme sulle autorizzazioni all’uso di nuovi pesticidi e sul divieto di quelli già considerati dannosi. Un passo indietro che metterebbe ancora più a rischio la biodiversità e gli insetti impollinatori e, con essi, anche la nostra salute.
Alle voci critiche nei confronti della proposta europea, si è aggiunta anche la recentissima nota pubblica di EFSA (European Food Safety Authority), che indica ufficialmente alternative più rapide ed efficaci rispetto alle approvazioni illimitate previste dal pacchetto Omnibus: secondo EFSA, i ritardi dipendono soprattutto dalla carenza di personale scientifico e dai dossier incompleti dell’industria: assumendo circa 50 esperti aggiuntivi e respingendo le domande non adeguate, gli arretrati potrebbero essere smaltiti in circa tre anni, invece degli otto stimati con la riforma della Commissione. Una dichiarazione che smonta la narrativa secondo la quale la deregolamentazione è necessaria per velocizzare il sistema.



