Oscar Panseri: è tempo di correre

Sostenibilità e digitalizzazione: dentro o fuori

Abbiamo incontrato Oscar Panseri, patron della casa chimica specializzata in prodotti per i pavimenti in legno (e non solo) Chimiver, nonché numero uno del Gruppo Chimici di Confindustria Bergamo, per una chiacchierata sui cambiamenti e gli scenari che ci lascerà la pandemia una volta che l’emergenza sarà finalmente alle spalle. Due le parole chiave per il manager bergamasco: ambiente e 4.0. E anche qualche accenno di ottimismo per un mercato che ha tutte le carte in regola per ripartire meglio di prima.

Come si rimane sulla cresta dell’onda in tempo di Covid?

Partiamo dal presupposto che in queste situazioni non esiste una formula magica. Di certo per una realtà come la nostra, con più di 55 anni di vita, l’azienda è stata fondata da mio padre nel lontano 1965, non è affatto facile. Siamo nati e cresciuti in un mercato di nicchia come quello dei pavimenti in legno, godendo, in una prima fase, della spinta del boom edilizio degli anni ’70 e ’80. Anche per noi si tratta di un contesto del tutto nuovo e inaspettato. Ma c’è un elemento che può senz’altro aiutare, o almeno nel nostro caso penso abbia influito molto: la capacità di guardare sempre avanti, di essere ‘visionari’. E poi la consapevolezza dell’importanza di circondarsi di persone preparate, nel nostro caso spesso provenienti dal mondo delle multinazionali, persone che hanno contribuito alla crescita del gruppo. Noi siamo il nostro team. Queste due caratteristiche ci hanno permesso di superare brillantemente la crisi del 2007-2008, una delle più pesanti che io ricordi da quando sono alla guida di Chimiver insieme a mio fratello Nevio. Il fatto di guardare avanti, poi, si è tradotto nella spinta ad ampliare e diversificare la gamma, che oggi è davvero completa. Una mossa rivelatasi vincente“.

Quanto può aiutare l’associazionismo e il confronto con altri imprenditori a proiettare la propria attività un passo oltre l’ostacolo?

Direi che è un passaggio quasi obbligato per qualsiasi manager che non voglia farsi travolgere dagli eventi. Attualmente mi trovo a capo del Gruppo Chimici di Confindustria Bergamo, ma ormai sono già più di 14 anni che ‘bazzico’ gli ambienti associativi. Proprio grazie al confronto con gli altri imprenditori ho potuto continuare a raccogliere spunti e idee per Chimiver, ampliando il team di lavoro e costruendo quel giusto mix di esperienza e professionalità che tutti ci riconoscono come un valore aggiunto. Senza naturalmente dimenticare gli investimenti nella formazione, nelle tecnologie e nella riduzione del time-to-market“.

Insomma, non è una di quelle persone a cui la parola “cambiamento” infonde timore…

Per niente! E quando c’è da cambiare qualcosa, non mi piace nemmeno ‘cincischiare’. In Chimiver cerchiamo di essere veloci su qualsiasi azione: dalle innovazioni, appunto, alle risposte alla clientela. Come ricordo spesso ai miei collaboratori, io sono nato in 7 mesi, non in 9… Dev’essere un po’ anche per questo“.

Come se la sta passando il settore del parquet?

La sofferenza continua. A livello nazionale, i dati sembrano rimanere piuttosto stazionari. Perlomeno non decrescono“.

Questo, secondo lei, a cosa è dovuto?

Ci sono vari fattori: la concorrenza degli LVT, della resina, il rallentamento del mattone. Per i posatori fortunatamente ci sono le ristrutturazioni a tenere a galla il mercato: se ci pensiamo, 15-20 anni fa sono stati venduti 20 milioni di metri quadrati di parquet, per quanto riguarda i rifacimenti, stiamo raccogliendo le commesse riferite a quegli anni… Altri tempi, evidentemente“.

Come se ne esce?

Le risposte arrivate in questi mesi dalle istituzioni italiane non mi hanno convinto particolarmente. Prendiamo ad esempio il Superbonus al 110%: del pavimento in legno non tiene conto. Lo si può far rientrare solo in un progetto di riqualificazione edilizia complessiva. Ma questo significa che allora il parquet andrà a spartirsi il mercato con altre tipologie di superficie concorrenti. Certo, non sto affermando che non ci sarà nessun beneficio per il settore, ma forse si poteva osare qualcosa di più. Detto questo, le recenti notizie provenienti dal mondo della scienza lasciano intendere una fine della pandemia sempre più vicina e sono fermamente convinto che appena sarà possibile tornare a riprenderci la libertà di prima, ogni comparto potrà contare su un forte slancio. Come Chimiver, sapremo farci trovare pronti con una proposta ancora più ricca, capace di andare anche oltre il parquet, che comunque rimane e continuerà a rimanere il nostro core business“.

Quanto sarà determinante, in questa fase di ripresa, il fattore sostenibilità?

Per Chimiver è un elemento chiave da diverso tempo. Come ho già detto, siamo un gruppo proiettato sempre almeno tre anni avanti. Per noi l’utilizzo del 90% di plastica riciclata per il packaging dei prodotti è già una realtà consolidata, siamo gli unici in Europa, i nostri impianti di produzione vengono alimentati da energia proveniente per il 50% da fonti rinnovabili… Abbiamo perfino messo a disposizione delle auto elettriche per i dipendenti. E il meglio deve ancora venire, di certo non mi fermo qui“.

Vale lo stesso discorso per il 4.0?

Beh, sì, Chimiver è entrata gradualmente nel 4.0: abbiamo tutti i reparti produttivi connessi al gestionale e impianti automatici di ultima generazione. Abbiamo investito e investiamo in tecnologia per innovare, piuttosto che semplicemente per automatizzare e ridurre i costi. A questo poi, complice anche la situazione generata dall’emergenza sanitaria, abbiamo cercato di integrare un’organizzazione delle risorse umane più ‘smart’, in cui i lavoratori potessero essere in grado di migliorare il proprio approccio al lavoro anche attraverso i nuovi strumenti digitali. È un tema che si intreccia con quello della nuova società post virus…“.

Ci spiega meglio?

La rincorsa al primo anello fuori dalla cintura cittadina, la ricerca di spazi verdi per lo sport e il tempo libero, lo sviluppo di un’edilizia ispirata al bosco verticale… La pandemia ha sicuramente messo in discussione il nostro concetto di quotidianità, costringendoci a fare delle valutazioni sulla qualità della nostra vita. Si sta lentamente delineando un nuovo modello sociale, un nuovo modello di città e di lavoro anche. Noi intendiamo fare la nostra piccola parte, in questo senso stiamo rivedendo il modello di gestione dell’azienda: lo smartworking, il welfare aziendale, la conciliazione vita-lavoro… La crescita non può essere solo economica e la capacità di ciascun imprenditore sarà proprio quella di disegnare all’interno della propria azienda il modello ‘perfetto’“.

di Davide Vernich