Sempre in campo

Piero Viscardi, product manager Linea Parquet di Kerakoll (www.kerakoll.com), si racconta e racconta l’evoluzione di un comparto che è cambiato profondamente negli ultimi vent’anni e che a lui piace osservare da vicino… Perché dietro a una scrivania si annoia.

41 anni, gli ultimi 22 anni passati tra cantieri, laboratori e showroom, Piero Viscardi – product manager Linea Parquet di Kerakoll – il mondo dei di pavimenti in legno lo conosce molto bene. Ha iniziato a frequentarlo subito dopo la scuola, epoca in cui ha iniziato a seguire il padre Antonio (un nome molto noto nel nostro settore), aiutandolo a preparare convegni e seminari tecnici per gli addetti ai lavori, ma anche a svolgere indagini e accertamenti preliminari in cantiere, per valutare i prodotti e le tecniche d’intervento più adatte a prevenire inconvenienti. Era l’epoca del boom del parquet… E delle perizie. Nel 2004 l’incontro con Kerakoll, una nuova formazione, le prime trasferte all’estero, il green building e molto altro. Ne ha viste tante Piero Viscardi, nonostante la sua giovane età. Ecco il suo punto di vista sul nostro mondo, sulla figura del parchettista, sul ruolo di un’azienda chimica oggi.

Come sei approdato in Kerakoll e come hai costruito il tuo bagaglio tecnico?

Ho iniziato a lavorare nel mondo del parquet appena finita la scuola superiore, affiancando mio padre, Antonio Viscardi, nel suo lavoro di consulente e perito esperto nel settore, un percorso che mi ha permesso di maturare competenze di laboratorio e prodotto, ma anche di cantiere e applicazione. In Kerakoll sono approdato nel 2004; l’azienda aveva da qualche anno acquisito SLC Rinaldi, ho avuto così la possibilità di affiancare, oltre ai nuovi colleghi Kerakoll, anche Armando Papini (scomparso dodici anni fa, ndr), capo della ricerca e sviluppo SLC, un uomo conosciuto ben oltre i confini d’Italia. Il mio percorso in Kerakoll mi ha permesso da un lato di accrescere le mie conoscenze di prodotto, dall’altro mi ha dato la possibilità di confrontarmi con i temi della formazione, della promozione, dell’assistenza tecnica e contemporaneamente della gestione di progetti complessi. Oltre chiaramente a farmi maturare un’importante esperienza a livello internazionale, muovendomi in quasi tutti i mercati esteri. Oggi per l’azienda, oltre a occuparmi dei prodotti per la posa e finitura del parquet e delle superfici in legno, seguo il progetto Kerakoll Design“.

Quanto ti è stata utile l’esperienza “sul campo” per diventare quello che sei?

È stata fondamentale direi, e per questo non posso che ringraziare mio padre, che, negli anni, mi ha trasmesso il suo sapere e la sua esperienza proprio attraverso la pratica. Esperienza che si è via via consolidata negli anni trascorsi in Kerakoll, che mi hanno permesso di acquisire maggiore sicurezza, anche a livello internazionale. Ancora oggi, e credo sarà sempre così, per me è importante essere sul campo, confrontarmi con chi utilizza o vende i miei prodotti ogni giorno, non solo dietro da una scrivania, ma faccia a faccia, per non perdere la ‘sensibilità’ e il contatto con la realtà di mercato“.

Ci racconti, in breve, l’evoluzione del mondo delle pavimentazioni negli ultimi anni, dai piccoli listoncini massicci posati con il catrame alle attuali maxiplance prefinite?

È stato un grande cambiamento sotto molti aspetti, un’evoluzione per il parquet, inteso come materiale, che ha seguito, ma anche anticipato, i cambiamenti del mondo delle costruzioni. Sono cambiati i valori in gioco: se vent’anni fa si parlava del parquet come di un materiale ‘eterno’, caldo, vivo, ma soprattutto da finire in opera, con le sue tempistiche e ‘solo’ dall’artigiano parchettista, gradualmente si è passati a parlare di stabilità, facilità, velocità ed economicità… Fino ad arrivare all’estremo ‘lo posa chiunque e sta giù da solo’. E devo dire che questa banalizzazione, unita alla corsa al prezzo, ha sicuramente minato il valore del settore in generale. Per fortuna in Italia abbiamo tante case che realizzano prodotti di qualità, prefiniti e non, e li promuovono anche nel mondo della progettazione e verso i clienti finali“.

Qual è stato il ruolo dei produttori di adesivi e vernici in questa evoluzione?

Molti produttori hanno affrontato questa evoluzione conformandosi al mercato e alla sua corsa al prezzo, impoverendo i prodotti, utilizzando solventi e resine con pericolosità elevate. Queste scorciatoie hanno ulteriormente minato e svilito il valore del settore parquet, che, a mio avviso, ha seguito un’evoluzione contraria rispetto a quella di altri pavimenti“.

Ci spieghi meglio?

Nella ceramica, per esempio, si è passati negli anni da materiali e pose ‘semplici’, piastrelle di piccolo formato posate in interno, a prodotti sempre più grandi e sottili, più complessi, per destinazioni d’uso sempre più varie: la professionalità del piastrellista e la qualità dei prodotti sono diventati sempre più importanti e protagonisti. Nel parquet per assurdo è successo il contrario: siamo passati dai parquet massici senza incastri, dai listoni di legni esotici ‘nervosi’, finiti in opera, che solo il parchettista sapeva ‘domare’, anche con l’aiuto di L34!, al parquet ‘fai da te’ e questo ha ridimensionato anche la figura del parchettista. Non per noi di Kerakoll, che abbiamo sempre creduto e continueremo a farlo nel ruolo fondamentale degli artigiani esperti e dei prodotti e parquet di qualità“.

Quali sono gli “errori” più comuni che vedevi anni fa in cantiere e quali vedi oggi?

Anni fa la maggior parte degli errori, e i conseguenti problemi, erano dovuti ai fondi di posa, umidità e prestazioni, e alle fasi di verniciatura, l’evoluzione dei prodotti ha cambiato le cose. Oggi vedo meno errori nelle fasi a monte, parlo di valutazione e preparazione generale dei cantieri, da parte del parchettista, salvo quando è obbligato da altri a muoversi in un certo modo, ma vedo più problemi legati alla sottovalutazione delle situazioni post posa: condizioni di esercizio, manutenzione, aspettative estetiche del cliente, stabilità nel tempo del parquet e soprattutto dei prodotti usati per la posa e mi fermo qui…“.

Bisogna saper vendere il proprio lavoro

Chi è per te il “parchettista 4.0”? Com’è cambiata questa professione e che tipo di qualità deve avere l’artigiano oggi?

Sicuramente quello con le caratteristiche descritte nella vostra splendida rubrica! Do per scontate preparazione e attrezzature, professionalità e passione, secondo me per fare la differenza bisogna saper ‘vendere il proprio lavoro’. Questo non vuol dire ‘saperla raccontare’ e poi usare le peggio cose, ma capire le esigenze del cliente, chiunque esso sia, fare la proposta giusta, magari facendo due preventivi, uno con prodotti tradizionali e uno con prodotti innovativi. Sostenere e motivare il proprio lavoro, spiegando e presentando i prodotti e i partner con cui si lavora, non dare nulla per scontato, solo così il prezzo passa per un attimo in secondo piano, perché oggi il cliente non compra, sceglie“.

E a proposito di parchettista, che tipo di gamma propone oggi Kerakoll? A chi si rivolge e quali sono le caratteristiche principali?

La nuova Linea Parquet nasce dall’unione della tecnologia SLC e dalla ricerca GreenLab Kerakoll. Innovazione, ricerca della perfezione e applicazione di nuove tecnologie green sono alla base della nostra proposta. Una linea di prodotti dalle performance avanzate, sistemi di posa e finitura semplici e chiari, che soddisfano ogni esigenza di rivenditori e applicatori specializzati, rispettando l’ambiente, la salute degli utilizzatori e la qualità di comfort abitativo degli edifici. Trovo che con la nuova Linea Parquet Kerakoll a tecnologia SLC oggi sia facile orientarsi: ogni scelta è quella giusta per ridare il giusto valore al vero parquet“.

Il tuo prodotto preferito?

Sicuramente L34 Hybrid! Il nostro adesivo monocomponente che più porta innovazione nel settore parquet, basato su una matrice ibrida organica-minerale hard elastic, messa a punto nel nostro GreenLab. Per questo traguardo tengo a ringraziare personalmente Simone Leva, il collega che con me ha condiviso la volontà e possibilità di portare qualcosa di nuovo nel settore degli adesivi da parquet e di dare un messaggio forte in tema di adesivi silanici, un prodotto che da qualche anno non se la sta passando proprio bene. A questo proposito ci tengo a ricordare che come Kerakoll stiamo lavorando in collaborazione con altri produttori, con Catas e Unichim a una norma italiana, unica in Europa, per testare l’affidabilità di questi adesivi“.

I chimici godono spesso di cattiva fama… Come si passa da azienda chimica ad azienda ecosostenibile?

La sostenibilità della crescita mondiale è uno dei temi che negli ultimi anni sta caratterizzando il dibattito nazionale e internazionale con intensità crescente: ambiente, risorse naturali, cambiamenti climatici, ecosistema, sono soltanto alcune tra le parole chiave con cui abbiamo imparato a confrontarci. Secondo i dati di una recente indagine, il 90% degli italiani dichiara di essere significativamente preoccupato per le tematiche ambientali, appaiate nella classifica dell’attenzione soltanto dalla disoccupazione e persino più temute della crisi economica nell’87% dei casi. A questa sensibilità si contrappone però la chiara percezione, nel 74% dei casi, che le istituzioni facciano ancora troppo poco per aiutare i cittadini nei comportamenti virtuosi di sostenibilità. In questo contesto di grande attenzione, è imprescindibile a mio avviso il ruolo a cui sono chiamati gli imprenditori e, più in generale, le aziende, assumendo un atteggiamento per cui i temi ambientali non costituiscano più un vincolo al loro operato, ma ne rappresentino piuttosto le risorse. In altre parole, è venuto il momento di pensare a una green economy reale e concreta, che presto o tardi è destinata a divenire l’unica strada di crescita possibile. Kerakoll oggi è leader mondiale nel green building con un fatturato di 500 milioni di euro, di cui il 45% sui mercati esteri, dove oggi è presente direttamente in 12 paesi. Numeri di rilievo frutto di una rivoluzione verde avviata nel 2000, quando nessuno parlava di green economy e che ci ha portato a vedere con occhi diversi tutti i nostri processi gestionali, dalla formulazione dei nostri prodotti sino al sistema dei trasporti. Per noi essere green non significa semplicemente inserire a catalogo una linea di prodotti, significa investire nei processi e nei prodotti, ma soprattutto nella cultura d’impresa“.

di Federica Fiorellini