Legno tropicale: un rischio o una risorsa?


Il settore dei pavimenti in legno si è storicamente contraddistinto per l’impiego anche di specie tropicali, resistenti alla percussione e all’usura ed esteticamente attraenti, da affiancare ai più classici Rovere o Castagno. Queste essenze derivano spesso da paesi in cui la governance delle attività forestali era (o continua ad essere) debole; demonizzarne l’uso tout court rischia tuttavia di eliminare i mezzi di sussistenza di molte comunità, lasciando spazio all’illegalità. Le garanzie di origine e sostenibilità sono dunque fondamentali nella scelta di questi materiali.

Si calcola che nel mondo esistano oltre 50.000 specie di legno; solo una piccola parte di queste però è commercializzata, e in alcuni settori la materia prima di origine tropicale è molto richiesta per fattori estetici e qualità tecniche (durevolezza, resistenza all’umida).

Nel corso degli anni, è cresciuta l’attenzione e la mobilitazione delle organizzazioni ambientaliste internazionali, che denunciano il possibile collegamento del mercato del legno con i processi di degrado e impoverimento di preziose aree forestali tropicali, suggerendo di porre estrema attenzione alla scelta delle specie legnose affinché non siano fra quelle minacciate di estinzione (c.f. liste CITES) e dando preferenza quindi ad alternative “più sicure”.

Nell’ultimo decennio anche i governi o le istituzioni sovranazionali (come l’Unione europea) hanno introdotto misure volte a ridurre il rischio di utilizzo di specie minacciate di estinzione o provenienti da tagli illegali, attraverso l’introduzione del Regolamento FLEGT e della European Tiber Regulation (EUTR), che proibisce e punisce l’introduzione nel mercato europeo di legname di origine illegale, che spesso alimenta anche filiere poco trasparenti che investono in armi il ricavato della vendita di legname di pregio (c.d. conflict timber). Allo stesso modo si sono attivati i governi di Statuti Uniti, Australia, Giappone, e – solo più di recente – Cina, il Paese senza dubbio più influente nel mercato internazionale del legno e primo importatore mondiale di specie tropicali. Come conseguenza di questo e per contemporanei trend sfavorevoli del mercato dell’edilizia, i flussi di legname tropicale verso l’Europa e il Nord America appaiono decisamente in diminuzione, sostituiti via via con specie continentali (come il Rovere) o con materiali naturali innovativi come il bambù, di cui però non sempre si ha certezza sul livello di responsabilità adottato nella gestione della foresta di origine.

Le Lesser Known Timber Species

Se guardiamo alla sostenibilità (ambientale, ma anche sociale), quindi, dobbiamo partire dal presupposto che non esistono soluzioni definitive se non si pone attenzione alle garanzie sulla provenienza e sulle attività di gestione forestale adottate: la scelta di specie ricavate da foreste certificate FSC è un modo per assicurare pratiche di responsabilità in contesti produttivi critici, europei o extra europei, e spesso anche una leva per migliorare le condizioni di vita delle comunità locali e degli operatori coinvolti nelle attività forestali. Oltre a ciò, si fornisce un contributo diretto alla conservazione del patrimonio forestale originario: FSC per esempio richiede che almeno il 10% dell’unità forestale certificata sia riservato alla “Rete delle Aree di Conservazione”, un insieme di aree ad elevato pregio ambientale destinate ad attività di protezione e conservazione.

L’attuale conoscenza tecnica specifica e l’offerta di legname consentono inoltre di optare per specie legnose alternative (le cosiddette Lesser Known Timber Species, LKTS) a quelle tradizionalmente più utilizzate nel settore dei pavimenti (mogani, Afrormosia, Teck…), permettendo così di spostare l’attenzione verso nuovi mercati, a patto che ne venga sempre garantita la sostenibilità delle operazioni.

La Copenhagen Concert Hall di Ørestad ha un pavimento in Bilinga (specie tropicale della famiglia delle Rubiaceae).

Un esempio di impiego di specie tropicali meno conosciute ma di origine sostenibile è la realizzazione del pavimento in Bilinga (specie tropicale della famiglia delle Rubiaceae) della Copenhagen Concert Hall di Ørestad, un’ambiziosa area di sviluppo della capitale danese. Per quest’opera sono stati utilizzati di 3,600m2 di legno proveniente da foreste certificate FSC dell’Africa orientale.

di Diego Florian