Ce l’ho con: il Covid! (e con chi mai dovrei avercela?)

Daniela Ragona, responsabile marketing e comunicazione Tavar.

Questo microscopico parassita che ci tiene in scacco da molti mesi, che ci ha fatto fare i conti (e che conti!) con il nostro modo di vivere e di lavorare. Che ci ha costretti a limitare i nostri contatti, a diversificare il nostro modo di interagire con gli altri, nella nostra sfera privata e lavorativa.

Certo, ci ha anche indotto a rivalutare alcune convinzioni, forse ormai obsolete, sull’approccio al lavoro e ci sta imponendo di concepire un nuovo modo di fare network. In questi mesi abbiamo dovuto parlare e sorridere a una telecamera, scambiarci opinioni, informazioni e progetti solo attraverso le piattaforme di connessione, pur di rimanere in rete. E questo ci ha costretto ad adattarci velocemente, ma credo anche a migliorarci.

Tutto giusto e utilissimo, anche se questo piccolo parassita ancora oggi ci limita e ci detta le regole dello stare, del progettare e del fare.

Nel miglior spirito ottimista e stimolata da una grande passione per il mio mestiere, quindi, non dimentico che il cambiamento che questa pandemia ci ha imposto è sempre foriero di buone opportunità da cogliere:
oggi, credo tutti noi stiamo preparando con ostinata fiducia (e grande senso di responsabilità) la semina di un nuovo modo di lavorare e di creare contatti.

Noi di Tavar – che da sempre abbiamo fatto delle relazioni umane il valore aggiunto del nostro lavoro – crediamo nell’efficacia della dimensione virtuale, ma riteniamo anche che necessariamente debba passare per un coinvolgimento personale, per la capacità di instaurare con i nostri clienti relazioni di fiducia e percorsi di crescita. Questo ci ha sempre permesso di migliorarci nelle competenze e nella qualità dei prodotti che questa realtà tutta italiana, da ormai 70 anni mette a disposizione con impegno e passione.

Sono convinta che la percezione di un brand – oggi più che mai – trovi nel multimediale il suo necessario veicolo, ma con la stessa convinzione credo che l’esperienza evocativa che ne suscita passi necessariamente dalla costruzione di solide relazioni umane.

Daniela Ragona