L’ecommerce ringrazia il Covid-19 e mette il turbo in Europa

La percentuale delle vendite ecommerce in Europa occidentale si attesterà al 15,3% entro il 2021.

In tutta Europa l’ecommerce è diventato una parte essenziale della vita di molte persone durante il periodo di lockdown e l’attività di vendita online ha segnato livelli senza precedenti, con un picco fino al 33%* nel Regno Unito.

Secondo il Centre for Retail Research’s (CRR) di Savillsl’impatto della pandemia è destinato ad anticipare di un anno la penetrazione del commercio al dettaglio online, raggiungendo il 15,3% delle transazioni complessive entro il 2021. Questo incremento guiderà la domanda di spazi logistici nel continente.

Spagna e Italia dovrebbero avere l’impatto più significativo, dato che prima del Covid-19 registravano una percentuale di vendite online relativamente bassa. In Italia, le vendite online sul totale sono cresciute dal 3,7% del 2019 al 6% del 2020. Una normalizzazione dei modelli di consumo con la riapertura dei negozi con il ritorno dei consumatori nelle high street provocherà nel prossimo anno una leggera contrazione della crescita, comunque sensibile, con una previsione del 5,8% nel 2021.

Marcus de Minckwitz, direttore di Savills Regional Investment Advisory EMEA, spiega: “La crescita dell’ecommerce ha sempre portato ad un aumento della domanda di spazi di magazzini e dopo il lockdown, in tutti i mercati, abbiamo assistito a una diffusione senza precedenti. Una parte della spesa dei consumatori tornerà nei negozi, ma c’è stato un vero e proprio cambiamento nella quantità di consumatori che ora fanno acquisti online ed è probabile che l’andamento continuerà in questa direzione“.

Nel luglio di quest’ano il CRR ha previsto che le vendite al dettaglio online delle sei maggiori economie dell’Europa occidentale, intese come percentuale sul totale delle vendite al dettaglio, aumenteranno dal 12% nel 2019 al 16,2% nel 2020, per poi tornare al 15,3% nel 2021.

La ricerca Savills conferma che la domanda di investimenti nel settore logistico in Europa per il primo semestre di quest’anno è stata inferiore del 4% rispetto alla media quinquennale, soprattutto a causa del lockdown governativo, che ha limitato l’attività transazionale. Tuttavia, Portogallo (+86%), Romania (+78%), Regno Unito (+41%) e Polonia (+31%) hanno ottenuto i risultati migliori rispetto alle rispettive medie semestrali.

Gianni Flammini, chief executive officer di Savills in Italia, commenta: “Nel nostro paese gli investimenti nel settore della logistica nel primo semestre del 2020 ammontano a circa 290 milioni di euro, in forte aumento rispetto allo stesso periodo del 2019, +88%. Questo aumento continuerà nella seconda metà dell’anno sostenuto dalla crescita dell’e-commerce. Per quanto riguarda la logistica dell’ultimo miglio, Savills prevede un costante aumento dei livelli locativi, in parte dovuto alla carenza di terreni destinati alla distribuzione “last mile” situati nelle aree urbane. Al fine di massimizzare l’utilizzo dei terreni, stiamo osservando sempre più lo sviluppo di magazzini su più piani in tutta Europa”.

Mike Barnes, associate Savills European Research, aggiunge: “La carenza di spazio disponibile sarà una sfida per i conduttori per tutto il resto del 2020, e nel 2021, ci aspettiamo di osservare un aumento proporzionale di canoni di locazione. Allo stesso tempo, l’incertezza del business sta portando i conduttori a cercare di ridurre i termini di locazione e, per molti, i magazzini esistenti non sono più adatti a soddisfare la crescente domanda di ecommerce”.

Per quanto riguarda invece il livello locativo prime nella logistica, il dato resta abbastanza stabile nel 2020, con una crescita in città come Londra, Amburgo e Francoforte, mentre in Italia si è registrata una sostanziale stabilità, ad eccezione della crescita relativa agli immobili “last mile”.

Savills ha rilevato che nel primo semestre dell’anno sono stati investiti complessivamente 13.3 miliardi di euro nel settore della logistica europea, con un calo dell’8% su base annua. La Germania ha superato quest’anno il Regno Unito come il mercato più attivo, superando i 3 miliardi di euro nel primo semstre e segnando un aumento del 21% su base annua. Le istituzioni finanziarie europee, ricche di capitale proprio, sono rimaste attori dominanti e stanno mostrando segnali di offerta di capitali extraeuropei per gli asset core. L’appetito degli investitori sudcoreani e di altri investitori asiatici rimane forte, tuttavia la loro attività di acquisto è stata limitata a causa dei blocchi dei viaggi.

Il sentiment degli investitori rimane particolarmente forte per i beni in locazione a lungo termine verso convenants di supermercati o di vendita al dettaglio online. Resta alta la cautela per i rivenditori con una minore presenza online.

*Fornito dall’Ufficio Nazionale di Statistica del Regno Unito (ONS – Office of National Statistics)