Un nuovo corso per le foreste in Europa

Incendi, deforestazione, climate change ed epidemie hanno accelerato la necessità di una transizione green nel Vecchio Continente. Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di una società più giusta e prospera, con un’economia moderna, efficiente e carbon neutral entro il 2050, servono però strategie integrate e piani condivisi. Il Green Deal, lanciato dalla presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen, getta le basi di questo piano di rilancio basato sulla sostenibilità, a partire – anche – da una delle più importanti risorse a disposizione: le foreste.

Presentato ufficialmente a dicembre 2019, l’European Green Deal è il documento con cui la Commissione europea inaugura un nuovo corso nella lotta ai cambiamenti climatici e alle sfide legate all’ambiente e alle risorse naturali, attraverso la progettazione di nuovi obiettivi di sostenibilità (Par. 2.1.1) e di investimenti in energia pulita (Par. 2.1.2), circular economy (Par. 2.1.3), edilizia sostenibile (Par. 2.1.4), mobilità smart (Par 2.1.5), filiere alimentari giuste ed environmental-friendly (Par 2.1.6), conservazione del patrimonio naturale (2.1.7) e diminuzione delle emissioni (2.1.8). Questi punti ricalcano i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) individuati dall’ONU e al centro dell’Agenda 2030, il programma d’azione sottoscritto nel settembre 2015 dai governi di 193 paesi, e potranno contare su almeno 1 trilione di euro di investimenti, diretti o indiretti, nel prossimo decennio.

Pur essendo un testo programmatico, l’European Green Deal ha valenza fondamentale per molti aspetti. Innanzitutto è tra i primi testi di questo tipo a formulare un approccio congiunto e condiviso, chiedendo a tutti gli stati membri di impegnarsi per rendere l’Europa neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050 e riaffermando, a questo proposito, la necessità di intervenire sulle aree forestali.

Interventi per migliorare “qualità e quantità” delle foreste

Con oltre 215 milioni di ettari (1) – di cui quasi 166 disponibili per la fornitura di legno – le foreste europee coprono il 40% della superficie del Vecchio Continente (2) e rappresentano il 4% dell’intera copertura mondiale; se a partire dal 1800 hanno subito forti pressioni a seguito della rivoluzione industriale, da decenni stanno conoscendo – contrariamente a molte altre aree nel mondo – un trend di crescita positivo.

Gli effetti dei cambiamenti climatici stanno però influendo pesantemente sulla composizione e sulla biodiversità di queste aree, modificando ad esempio varietà e zone in cui gli alberi vivono.

Il fatto che nel Green Deal si richiedano interventi per migliorare “qualità e quantità” delle foreste sottolinea l’urgenza di pensare alle foreste come fonte di servizi, e non più solo di prodotti.

Nella nuova strategia europea bisognerà dunque valorizzare la capacità di adattamento e resilienza delle foreste, di minimizzazione degli impatti del climate change, di offrire benefici diffusi al territorio e alle comunità circostanti attraverso i cosiddetti servizi ecosistemici.

Le filiere: oltre il concetto di legalità

L’altra grande novità riguarda invece le filiere: le importazioni in Europa di legname da paesi extra Ue hanno continuato a crescere a ritmo sostenuto, e secondo dati FederlegnoArredo-Conlegno, nel 2015 hanno quasi raggiunto i 26 miliardi di euro di valore e un +31,4% dal 2009.

Ebbene, nel Green Deal si sottolinea come il nuovo corso debba promuovere filiere non solo legali, ma che diano anche garanzia di non essere legate alla cosiddetta “deforestazione incorporata“.

Come sappiamo, infatti, già dal 2010 l’Europa si è dotata di uno strumento – il Regolamento n. 995/2010, ufficialmente conosciuto come EUTR – che si applica al legno e a tutti i prodotti da esso derivati, inclusa la carta, e che vieta l’immissione e il commercio di prodotti di origine illegale, obbligando le imprese ad adottare sistemi interni di “dovuta diligenza” (due diligence).

Chiedendo di andare oltre il concetto di legalità, il Green Deal rimarca l’importanza di adottare un approccio di filiera totale, aprendo quindi la possibilità per la certificazione forestale di dimostrare il suo ruolo di garanzia di tracciabilità e trasparenza per la materia prima.

Il 2050 non è lontano

Con obiettivi certi e finanziamenti consistenti, ciò che ci manca davvero è il tempo: il 2050 non è così lontano come si possa pensare, e gli effetti disastrosi del climate change stanno già ponendo una forte ipoteca sul futuro nostro e delle generazioni a venire. Ecco perché non possiamo più rimandare questo nuovo corso, che è anche – e soprattutto – il nostro corso.

di Diego Florian

(1) Forest Europe, State of Europe’s forests, 2015
(2) European Environmental Agency, European forest ecosystems – State and trends, 2016