Covid 19: come si comportano le superfici?


Mai come oggi etichette quali “antibatterico” o “antimicrobico” rappresentano una motivazione alla scelta di prodotti per la sanificazione: ma di cosa stiamo realmente parlando? E che effetti hanno le operazioni di sanificazione sui rivestimenti? Le indagini di Catas.

Mai come oggi le caratteristiche delle superfici in relazione alla “possibilità di contaminazione” sono un tema di scottante attualità. Se già in passato si guardava con grande interesse alle particolarità delle superfici antibatteriche, oggi queste potrebbero addirittura imporsi come un nuovo standard, in un mondo messo a dura prova dalla pandemia causata dal Covid-19. Un tema estremamente sentito, dove etichette come “antibatterico” o “antimicrobico” potrebbero rappresentare una fondamentale motivazione alla scelta. Ma di cosa stiamo realmente parlando? Come il mondo dell’arredo può e deve confrontarsi con materiali dalle nuove potenzialità?

Contagio = toccare insieme

Il termine “contagio“, che in questo periodo ricorre spesso nei nostri discorsi, ha un’etimologia alquanto interessante, derivando infatti dal latino cum che significa “insieme” e tangere ovvero “toccare”. Il semplice gesto di toccare una superficie è effettivamente un meccanismo alla base di molti contagi e alcuni studi testimoniano, ad esempio, come le maniglie delle porte o i pulsanti degli ascensori di luoghi affollati siano annoverabili tra le cause primarie della trasmissione di molti virus. Queste strane “entità biologiche” sono infatti in grado di viaggiare facilmente, passando dalle superfici che tocchiamo alle nostre mani e dalle mani alla nostra bocca e ai nostri occhi, porte spalancate per l’ingresso nel nostro organismo.

Uno studio effettuato in Australia nel 2015 ha dimostrato che le persone tendono a toccarsi molto spesso la faccia (mediamente 23 volte all’ora) e questi gesti, anche inconsapevoli, sono utilmente sfruttati dai virus per sviluppare la loro diffusione.

La trasmissione del virus attraverso le superfici si basa evidentemente su un primo contagio derivante da una persona infetta, magari attraverso le celebri “droplets” (goccioline di saliva trasmesse attraverso uno starnuto, un colpo di tosse o semplicemente parlando a un’altra persona) a cui si associa la capacità del virus di sopravvivere sulla superficie così contaminata.

Studi recenti, effettuati proprio sul Covid-19, indicano una sopravvivenza abbastanza prolungata di questo virus sulle materie plastiche (fino a 72 ore) e sull’acciaio (48 ore), mentre risulta più ridotta sul cartone o sul rame.

Il dato forse più interessante per ciò che riguarda gli arredi interni è quello relativo alle plastiche, considerando che molte delle superfici che ci circondano sono verniciate o realizzate comunque con laminati o altri materiali a base polimerica che rappresentano – per l’appunto – i costituenti primari delle plastiche.

I nuovi studi Catas

Al di là di tutto ciò, molte cose sono mutate nella nostra quotidianità alla luce dei drammatici effetti del Covid-19 e abbiamo imparato che, oltre al distanziamento reciproco, è anche determinante l’igiene delle nostre mani, oltre a quella di tutte le superfici che ci circondano. Queste nuove esigenze e abitudini stanno determinando un riflesso importante anche per il mondo dell’arredo e delle finiture, che si ritrova coinvolto in richieste specifiche di efficacia antibatterica delle superfici o comunque della loro capacità di resistere alle frequenti operazioni di pulizia e di disinfezione. A tal proposito il Catas, su sollecitazione di diverse imprese, ha recentemente incrementato studi specifici in questa direzione.

L’efficacia antibatterica delle superfici

L’effetto antibatterico delle superfici è normalmente ottenuto grazie all’aggiunta di particolari additivi (ad esempio a base di argento) che svolgono un’azione battericida e/o inibitoria verso la loro proliferazione.

Catas effettua prove specifiche per studiare l’azione antibatterica delle materie plastiche e di altri materiali non porosi, contaminando le superfici oggetto di indagine e verificando successivamente l’effetto che esse producono sui batteri. I metodi di riferimento sono quelli descritti dalle norme ISO 22196 e JIS Z2801, oltre a metodi interni creati per adattare la prova a materiali che per le loro proprietà intrinseche non si prestano all’analisi con i metodi normati. Verifiche che ovviamente non riguardano i virus e tanto meno il Covid-19, che l’istituto non possiede certamente all’interno del proprio reagentario.

La resistenza ai prodotti di pulizia e ai liquidi disinfettanti

Come già ricordato, la pulizia frequente e la disinfezione delle superfici sono azioni raccomandate a ogni livello per contrastare la diffusione del Covid-19. Tra i prodotti dichiaratamente efficaci contro i virus vi sono i preparati a base alcolica e quelli contenenti agenti ossidanti, come l’ipoclorito di sodio o l’acqua ossigenata.

L’alcool è certamente un agente da tenere in debita considerazione, in quanto tende a volte a provocare il rammollimento di alcuni rivestimenti. Gli agenti ossidanti possono essere invece responsabili di decolorazioni o “sbiadimenti“, anche se non esistono attualmente molti dati per poter presentare una reale casistica. Una particolare attenzione bisogna infine porla ai coloranti che a volte vengono aggiunti a questi prodotti: se tali sostanze penetrano profondamente all’interno delle superfici diventano poi difficili da rimuovere, determinando l’insorgenza di indesiderate macchie colorate. A tal proposito, Catas ha messo a punto uno specifico protocollo di indagine (basato sulla norma EN 12720) per verificare la capacità delle superfici di resistere al contatto con i prodotti di pulizia e con i liquidi disinfettanti di uso comune.

La resistenza allo strofinio

Oltre alla prova che valuta il semplice contatto di un liquido con la superficie in prova, Catas ha anche messo a punto un metodo per valutare l’effetto combinato del contatto con lo strofinio, simulando sostanzialmente una reale operazione di pulizia. L’effetto combinato può essere infatti assai deleterio, provocando striature o aloni indelebili sulle superfici dei mobili e degli arredi in genere.

Gli strumenti messi a disposizione dal Catas possono rappresentare senz’altro un valido aiuto per il mercato in attesa che anche il mondo normativo inizia a considerare e a lavorare su queste nuove esigenze.

Bibliografia

– P. Vasickova, I. Pavlik, M. Verani, A. Carducci, Issues Concerning Survival of Viruses on Surfaces, Food and Environmental Virology, March 2010
– Dr. van Doremalen, Mr. Bushmaker, and Mr. Morris, Aerosol and Surface Stability of SARS-CoV-2 as Compared with SARS-CoV-1, N Engl J Med 2020; 382:1564-1567
– G. Kampf, D. Todt, S. Pfaender, E. Steinmann, Persistenza di coronavirus su superfici inanimate e loro inattivazione con agenti biocidi, Journal of Hospital Infection 104 (2020) 246 e 251
– Y. L. A. Kwok, J. Gralton, M. L. McLaws, Face touching: A frequent habit that has implications for hand hygiene, American Journal of Infection Control, February 2015

di Franco Bulian