Catas: “La consapevolezza di un laboratorio in prima linea”

San Giovanni al Natisone (Udine), 3 agosto 2020 – Le riflessioni di Andrea Giavon, direttore Catas

“Sono strani giorni quelli di questa prima parte dell’anno. Le certezze, ad ogni livello delle attività antropologiche (da quelle intellettuali a quelle fisiche), si sono sbriciolate in un batter d’occhio. Non è mia intenzione fare un’analisi sociologica (che ha forti risvolti anche industriali) su quanto abbiamo vissuto; impossibile, tra l’altro, vista la limitata distanza temporale, anche perché si perderebbe nell’enorme quantità di parole che troviamo nei media. Non c’è dubbio però che, Plank permettendo, per molte delle attività suddette (mi ripeto, squisitamente ad appannaggio dell’Uomo) abbiamo vissuto in circa novanta giorni un salto quantico.

L’attività di formazione del Catas si è trasformata sotto molti aspetti: fisico, comunicativo e pedagogico. Abbiamo imparato ben presto che il linguaggio doveva cambiare, che l’aula non è lo schermo e questo porta obbligatoriamente a una “distillazione” dei contenuti, possibile solo se la materia è propria del relatore. Questo abbiamo fatto e – voglio dirlo – con ottimi risultati, impensabili fino a pochi mesi fa.

L’attività di laboratorio non si è mai fermata e questo è stato un esercizio di forza interiore, pazienza e passione che ci ha visto veramente come impavidi marinai in mezzo alla tempesta. Senza riflettori e senza casse di risonanza. Il “presenti sempre” per i nostri clienti è stata una certezza in momenti in cui tutto si muoveva in maniera enorme. Presenza lucida, di riferimento sul prossimo futuro e sulle sfide iniziate, poi interrotte ed ora riprese.

La normazione a tutti i livelli ha continuato la sua attività in modo costante e accresciuto, stoicamente, anche se con una fatica a cui non avevamo pensato ma che una volta di più ci ha fatto riflettere su quanto sia fondamentale e quanto possa essere anche sostenibile e con enormi risparmi di risorse.

Investire in momenti di incertezza è sì un rischio (dovuto a tutte le attività industriali e pertanto anche alla nostra), ma rappresenta decisamente un segnale di luce in mezzo alla tempesta. Investimenti in idee, progetti e conseguenti attrezzature. Ora speriamo che anche la legislazione (complessa, ce ne rendiamo conto) indirizzi e favorisca tali atteggiamenti. Il nostro comparto, attualmente in situazione seria, ha enormi possibilità e probabilità non solo di ripartire, ma di riproporsi da una posizione diversa, più alta e qualificante di prima. Consapevolezza di quel salto quantico di cui parlavamo prima. L’ambito dei servizi alle imprese in cui ci poniamo è e dovrà rappresentare le fondamenta su cui costruire un futuro prossimo. Riteniamo di essere stati questo e di continuare ad esserlo. Senza gridarlo, sbraitarlo o urlarlo”.