Ce l’ho con: questa strana congiuntura mondiale (ma non mi arrendo)

Ferdinando De Checchi, contitolare De Checchi Luciano.

Certo, non poteva esserci momento migliore per dire “Ce l’ho con”, mi trovo praticamente la strada spianata: quando mi è arrivata la richiesta di scrivere il mio contributo per questa nuova rubrica io e la mia famiglia abbiamo chiuso le nostre aziende, De Checchi Luciano (www.dechecchiluciano.it) e Unydeco (www.unydeco.it). Ebbene sì, nel 2018 abbiamo festeggiato i 65 anni di attività e nel 2020 ci troviamo nel bel mezzo di uno scenario surreale, con una crisi mondiale da affrontare.

Abbiamo deciso autonomamente di chiudere le aziende prima dell’ordinanza, pensando prima di tutto alla pelle dei nostri collaboratori e alla nostra, con la consapevolezza che le misure adottate porteranno a breve tempo al fermo dei lavori.

Nel giro di 15 giorni lo scenario è completamente cambiato: ci troviamo con le aziende ferme, materiale fermo da consegnare, materiale in giacenza dai corrieri non ritirato da gestire, una valanga di mail con ordini fatti dai nostri clienti pre-virus, con la richiesta di riprogrammare-bloccare i pagamenti in essere, scadenze a fine mese dei nostri fornitori da onorare, senza dimenticarci di tutti gli obblighi nei confronti di uno Stato che ci ha dato solamente alcuni giorni di respiro per metterci in regola e che inserisce nel decreto una norma dove, in cambio di un mese senza accertamenti, proroga di due anni gli accertamenti fiscali. Qui mi fermo e lascio a voi i commenti.

Un periodaccio penso in comune con tutti voi da affrontare, non so le ripercussioni nel lungo periodo quali saranno, di certo so che questo momento mi porta a fare delle considerazioni importanti.

Prendete il caso delle mascherine, introvabili nel momento del bisogno, una nazione come la nostra che si rivolge ai quattro angoli del mondo per reperirle, una nazione dove l’eccellenza primeggia in ogni reparto eppure ridotta a “rubarsi” le mascherine con gli altri paesi.

Ebbene sì, questa crisi cambierà il mondo, ma in ogni momento difficile, anche se non è semplice, bisogna sforzarsi di trarre sempre gli aspetti positivi. Cambierà d’ora in avanti il modo di lavorare, ma soprattutto mai come in questo momento abbiamo compreso la necessità di avere un made in Italy che deve essere supportato e incentivato. Vi faccio un esempio che riguarda la mia azienda da vicino: noi potremmo trovare e acquistare i nostri prodotti all’estero, risparmiando un 20/30%, ma siamo sempre stati testardi e abbiamo sempre creduto, nonostante tutte le difficoltà, che produrre in Italia e essere autonomi alla lunga ci avrebbe premiato, quindi abbiamo sempre acquisito la migliore tecnologia del momento per essere sempre al top, garantendo un servizio ai nostri clienti e un prodotto 100% italiano.

Non è facile e voi lo sapete meglio di me cosa vuol dire produrre in Italia, ma dopo questa crisi senz’altro ci sarà un’altra consapevolezza da parte della gente negli acquisti, già ora aziende che comprano in Austria o Spagna si presentano da noi e ci dicono: “Io voglio comprare da voi, io voglio comprare un prodotto italiano”. L’importanza di avere in Italia una filiera di produzione ci permetterà di affrontare e vincere le sfide del futuro.

Concludo dicendovi, cari colleghi, che l’unica maniera per venirne fuori è darsi una mano tra di noi e riconquistarci il paese con le nostre eccellenze. In bocca al lupo a tutti.

Ferdinando De Checchi