50° Earth Day: alcune riflessioni

Si tiene in tutto il mondo oggi, 22 aprile, la 50esima edizione dell’Earth Day, la Giornata Mondiale per la Terra, dedicata quest’anno all’azione per il clima.

Oscurata momentaneamente dalla pandemia da coronavirus, l’emergenza ambientale rimane in realtà il centro dell’attuale crisi del pianeta e con essa è fondamentale il ruolo degli ecosistemi fondati su boschi e foreste, sia in quanto fonte di biodiversità che come “cura” per combattere non solo cambiamento climatico ma anche le epidemie.

«Che il diffondersi di nuovi virus sia legato al deterioramento degli ecosistemi naturali – afferma Diego Florian, direttore di FSC Italia, ONG che opera per la gestione forestale responsabile – lo rileva anche un recente report di WWF Italia, nostro socio. Le foreste infatti sono al servizio della vita sul nostro pianeta e proteggono anche la nostra salute. La loro distruzione o il loro degrado per motivi antropici favoriscono la diffusione di vere e proprie pandemie, come quella che stiamo vivendo. I cambiamenti nell’uso del suolo e la distruzione di habitat naturali come le foreste sono infatti responsabili dell’insorgenza di almeno la metà delle nuove patologie trasmesse dagli animali all’uomo. Lo ha spiegato bene David Quammen nel suo libro profetico “Spillover”, che ha predetto con 12 anni di anticipo quanto accade in questi mesi: “Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie”».

L’appuntamento con l’Earth Day diventa quindi l’occasione per agire da subito, sia come cittadini, che come operatori economici ed istituzioni per tutelare la biodiversità del pianeta, sviluppare filiere sostenibili e combattere la deforestazione. Prevenendo così sia nuove epidemie sia il surriscaldamento globale. «Foreste e biodiversità – continua Floriansono preziosi per il nostro futuro: ecco perché dobbiamo impegnarci a livello locale, nazionale e internazionale per proteggere e valorizzare questo immenso patrimonio gestendo le foreste in modo sostenibile; ripristinando aree degradate o soggette a deforestazione, salvaguardando i servizi essenziali che riceviamo da alberi e boschi. Serve un cambio di paradigma nel segno della resilienza: come FSC stiamo promuovendo la verifica dei servizi ecologici che i boschi offrono, e l’Italia è stata il primo Paese al mondo non solo a riconoscere questi valori, ma anche a quantificarli e a garantirne la qualità attraverso la buona gestione forestale».

L’approvvigionamento di commodity da filiere sostenibili potrebbe poi far risparmiare quasi mezzo miliardo di tonnellate di CO2 nel prossimo decennio. In questo senso, un segnale positivo arriva dal settore forestale: attualmente il 25-32% dei principali prodotti legnosi tropicali importati nell’Ue è accompagnato da certificazione di filiera sostenibile (ricerca IDH, 2020). «L’industria è chiamata a garantire filiere trasparenti e sicure – conclude Florian. I proprietari e gestori forestali, dal canto loro, devono essere incentivati nell’applicazione di modelli volti alla valorizzazione dei servizi naturali, e premiati per il contributo positivo al benessere e alla resilienza dei territori. Le istituzioni pubbliche dovranno infine implementare politiche coraggiose e strategie condivise, in grado di far fronte alle sfide poste dai cambiamenti climatici».