Chimiver: dalle parole ai fatti

“L’unico modo di fare impresa oggi è quello responsabile e sostenibile”. Parola di Oscar Panseri, amministratore delegato di Chimiver Panseri (www.chimiver.com), che in questa intervista ci racconta la strada che ha scelto di percorrere con la sua azienda.

Un conto è fare proclami, colorarsi di verde. Un conto è creare valori a lungo termine, pensando che esista sempre un modo migliore di fare le cose, un modo “vantaggioso” per se stessi, certo, ma anche per clienti, dipendenti, comunità, territori e ambiente. Il tutto continuando a fare innovazione. Quest’ultima è la strada più lunga, sicuramente, ma anche quella più responsabile. Questa è la strada che ha scelto di percorrere Chimiver Panseri, che negli ultimi anni ha intensificato seriamente le politiche rivolte alla sostenibilità, incorporando questo concetto nel proprio modello di business e scegliendo di essere pioniera di un importante progetto volto a soddisfare i bisogni del presente senza danneggiare le generazioni future.

L’unico modo di fare impresa oggi è quello responsabile e sostenibile – mi racconta Oscar Panseri, amministratore delegato dell’azienda omonima –, non ho nessun dubbio. Molti colleghi sono ancora convinti che la sostenibilità sia un costo, una zavorra per l’innovazione, io sono certo che la sostenibilità moltiplichi invece le ricadute positive, per questo ho cercato, anzi abbiamo cercato, di approcciare il concetto della sostenibilità e dell’economia circolare con il massimo impegno. Anche se, a dire il vero, non avevamo alternativa…”.

Come vi siete mossi?

Proprio cercando di capire, tutti insieme, cosa dovevamo fare e cosa potevamo fare. Dico tutti perché abbiamo cercato di coinvolgere profondamente anche i dipendenti, motivandoli e mettendoli al centro del processo di trasformazione aziendale. Siamo partiti da una serie di azioni estremamente semplici e in un certo senso anche molto evidenti, come eliminare le bottigliette o i bicchieri di plastica e sostituirli con bicchieri di carta e borracce termiche. In contemporanea, abbiamo cercato di ragionare su tutta la filiera, dal nostro fornitore al consumatore finale, ed effettivamente ci siamo resi conto che potevamo fare molto. Già, perché la sostenibilità non può riguardare solo la sede o gli impianti principali, per definirsi tale deve coinvolgere l’intera supply chain. È stato uno dei primi passi da affrontare…“.

In concreto, quali sono stati i vostri passi?

Parto dalla fine. L’ultima fase del nostro percorso green è iniziata nel 2019, indicendo una sorta di conferenza di servizi con tutti i nostri fornitori, un brain storming che aveva come obiettivo quello di valutare la fattibilità di azioni concrete e nuovi progetti che andassero nella direzione di un minore impatto ambientale“.

Un po’ quello che prevede il principio di economia circolare…

Esattamente. L’obiettivo era proprio di cogliere, in tutte le fasi, dalla progettazione, alla produzione, al consumo, ogni opportunità per limitare l’apporto di materia ed energia e minimizzare scarti e perdite. Naturalmente in questo percorso abbiamo coinvolto anche i nostri clienti, gli utilizzatori finali“.

E avete trovato sintonia di intenti?

Direi che la sintonia l’abbiamo trovata e dove non l’abbiamo trovata abbiamo fatto di tutto per ‘imporre’, in senso buono, la nostra visione“.

E in concreto, quali sono oggi i “green goals” di Chimiver?

Quanto tempo ho per rispondere (sorride, nda)? Partiamo dagli impianti di produzione, che vengono alimentati da energia proveniente per il 50% da fonti rinnovabili, passando per il giardino verticale che si sviluppa sulle facciate esposte a sud della nostra sede, che permette di mantenere in modo naturale livelli di temperatura e umidità controllati con un netto risparmio energetico, e arriviamo ai sistemi brevettati per la pulizia delle vasche di miscelazione, che evita l’utilizzo di oltre 15.000 litri di solvente all’anno. Il nostro obiettivo green per il 2020 è poi quello di installare un ulteriore impianto fotovoltaico costituito da 240 pannelli con potenza nominale di 300Wp che genererà circa 70 KW di potenza ricavata da fonti rinnovabili, nel rispetto ai target fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima“.

E a livello di prodotti?

Grazie anche alla collaborazione di fornitori selezionati e a Km zero,il discorso di filiera che facevo prima, oggi siamo in grado di sviluppare prodotti contenenti materie prime rinnovabili di origine naturale, riducendo al minimo le emissioni di CO2. Nello specifico, il 90% dei nostri prodotti di manutenzione contiene tensioattivi rinnovabili di origine naturale, l’80% delle vernici prodotte sono base acqua e il 70% delle colle è prodotto con materie prime esenti da solventi. E poi c’è una chicca…“.

Quale?

Con orgoglio posso dire che Chimiver attualmente è l’unica azienda del settore in grado di offrire imballi prodotti con polimero riciclato, per minimizzare l’impatto ambientale“.

Come sono i nuovi packaging?

I nuovi imballi in plastica sono composti dal 50% al 100% di polimero riciclato derivato da materiali post-consumo, post-industriale e biodegradabili. Tutti i nostri imballi sono stati testati con successo per mantenere inalterati gli standard garantiti dall’azienda nella logistica a corto-medio-lungo raggio“.

Una curiosità: questa nuova strada è più costosa per l’attività?

Diciamo che l’obiettivo è arrivare a un break even, che oggi effettivamente non c’è, ma lavorando in rete, a sistema con tutta la filiera, secondo me nel breve si riuscirà a ottenere un pareggio dei costi, magari anche ad abbassarli. Con opportune azioni mirate chiaramente“.

I vostri competitor vi stanno seguendo in questo cambio di mentalità?

Non ho ancora colto nessun segnale concreto dal mercato, se non piccoli passi. Credo però che le vere azioni da portare avanti siano altre. Attivare progetti che prima non c’erano, a costo di inimicarsi qualche fornitore, come abbiamo fatto noi…“.

Soddisfatto dunque?

Sì, ma personalmente sono anche un po’ arrabbiato“.

Ma come?

Beh, perché mi sono reso conto che tante azioni potevamo portarle avanti anche tanto tempo fa. Da quando una ragazzina di 16 anni si è svegliata una mattina puntando il dito verso la plastica ci siamo tutti preoccupati di salvare il mondo, estremizzo naturalmente… Potevamo già fare tanto anche prima, con la massima semplicità, il mio cruccio è un po’ questo. Ma ora abbiamo iniziato. E non ci ferma nessuno…“.

Su questo non ho dubbi.

di Federica Fiorellini