Patrizio Dei Tos: un punto di vista privilegiato

Made in Italy più forte del coronavirus

Patron di Itlas, eccellenza italiana nel comparto legno, Patrizio Dei Tos è dallo scorso dicembre anche presidente di Confindustria Serbia. Assieme a lui abbiamo provato a ipotizzare uno scenario per il mercato del parquet in questo 2020, tra l’insidia coronavirus e il sempre più pressante tema della sostenibilità.

Partiamo dalla sua recente nomina: come affronta questo nuovo impegno?

Questo incarico è arrivato in un periodo in cui la mia presenza in Serbia è già molto intensa. Mi divido fra Italia e Balcani dal 2015, quando cominciai la ricerca di qualcosa che qui scarseggiava. Nel caso specifico: la materia prima. Per altri si tratta invece della mancanza di manodopera”.

Quanto valgono gli scambi commerciali tra Italia e Serbia?

Gli scambi commerciali fra Italia e Serbia ammontano a 3.8 miliardi di euro. Un export che costituisce una parte rilevante dell’economia di un paese che da pochi anni si è lasciato alle spalle ben noti problemi e che considera l’Italia un partner strategico. Nel corso del 2018 la Serbia ha importano dall’Italia legno e prodotti in legno per un valore di circa 6 milioni di euro”.

Come si valorizza un parquet made in Italy all’estero?

Prima di tutto mi preme sottolineare che la valorizzazione del made in Italy è qualcosa di estremamente strategico e che di certo oggi viene compresa più all’estero che in Italia. Gli imprenditori italiani hanno la grandissima capacità di realizzare prodotti che sono chiaramente identificabili per cultura e passione. Prodotti che gli altri paesi ci invidiano. Dobbiamo essere più coraggiosi e capaci nell’investire sulle nostre imprese per essere maggiormente accattivanti e attrattivi”.

Che momento è questo per i produttori di parquet?

In un periodo di grande attenzione nei confronti dell’ambiente e della sostenibilità potrebbe sembrare che tutto vada a favore del mercato di settore. In realtà i produttori di parquet non sono ancora riusciti a valorizzare a sufficienza e in modo concreto la naturalezza della propria materia prima: il legno. Sembra quasi manchi la consapevolezza. Le case sono più concentrate sulla vendita fine a se stessa che alla creazione di una cultura della sostenibilità e della valorizzazione del legno che proponiamo. Un atteggiamento che porta purtroppo a parlare di costi e non di valore. Ci si ferma a considerare e a promuovere gli aspetti estetici del legno, dimenticando di narrare adeguatamente la storia che ci sta dietro: quella di un albero, che ha bisogno di cento anni per arrivare a maturazione. Se ne banalizziamo il valore, chiaro che poi si entra in difficoltà. Se l’unico obiettivo è diventare competitivi, con stati produttori che in questo campo hanno un livello culturale addirittura inferiore al nostro, non cresceremo mai”.

Restando sull’attualità, il rallentamento dell’economia cinese causato dal coronavirus porterà dei contraccolpi anche nel vostro settore?

È inevitabile. Il coronavirus sta già creando contraccolpi economici. Ma si tratta di rallentamenti dettati dalle chiusure temporanee delle industrie cinesi che porteranno ad una riduzione degli stock. La mia speranza è che i produttori italiani ne possano trarre dei vantaggi”.

Ci parli un po’ di lei: come nasce il suo percorso da imprenditore?

Ho iniziato come agente di pavimenti in legno, lavorando per l’azienda di mio padre. Dopo aver acquistato una segheria a Cordignano, in provincia di Treviso, nel 1988 ho fondato Itlas”.

Qual è il suo rapporto con il materiale legno?

È un legame molto speciale. Perché il legno è una materia viva dalla quale non si finisce mai di imparare. Potrei dire che per me il legno è il centro non solo della mia attività imprenditoriale ma di tutta una filosofia di vita”.

Si riferisce per caso alla sostenibilità?

Itlas ha iniziato a percorrere la strada della sostenibilità già all’inizio del Millennio, quando questa parola non solo non era di moda, ma non veniva proprio usata. Lavorando una materia prima come il legno, la nostra scelta era inevitabile. Perché la sua provenienza può e deve essere solo ed esclusivamente da foreste certificate e gestite in modo sostenibile. E perché il ciclo produttivo alla cui base c’è il legno non può che prevedere tecnologie sostenibili. I nostri stabilimenti hanno un sistema di gestione ambientale certificato ISO 14001 che non solo ci impone regole rigide all’interno e verso l’esterno, ma che ci mette nelle condizioni di porci continuamente nuovi obiettivi di sostenibilità da raggiungere. Per i quali gli investimenti economici sono continui ed imponenti”.

Avete un piano di efficientamento anche in ottica Industria 4.0?

Da alcuni anni stiamo puntando su automazione e macchinari di ultima generazione abilitati a integrare tecnologie 4.0. La mia speranza è che i governi che verranno mettano nella propria agenda nuovi sostegni alle aziende e al loro sviluppo, in termini di produzione ma anche di design, così da poter essere maggiormente competitivi a livello internazionale proprio grazie al made in Italy”.

di Davide Vernich