Questo è Hub 02

Uno spazio completamente rinnovato, che ospita il meglio della produzione di Alma by Giorgio. Un servizio attento e personalizzato, una gestione caratterizzata da preparazione ed entusiasmo. Ce ne ha parlato Paolo Patanè.

In via Canonica a Milano, a due passi dall’Arco della Pace, c’è uno showroom appena rinnovato (i lavori di ristrutturazione sono finiti ad aprile di quest’anno), uno spazio che ruota tutto attorno al pavimento in legno, prodotto che viene “raccontato” attraverso un mosaico di proposte capaci di soddisfare le esigenze dei professionisti come dei privati.

Lo showroom si chiama Hub 02, è il flagship store di Alma (leggi Giorio) in Lombardia – anzi, è l’unico monomarca Alma Floor del mondo – ed è gestito con entusiasmo da Paolo Patanè.

53 anni, molto sportivo, Paolo è uno che ti fa percepire e respirare tutto lo stile, la passione e il know how del marchio che rappresenta. Ho fatto due chiacchiere con lui a ridosso del Salone del Mobile, per farmi raccontare il nuovo spazio e la filosofia che c’è dietro.

Com’è nato lo shoowroom e perché Milano?

Giorio ha puntato su Milano pochi anni fa fa, con uno spazio espositivo ubicato in una posizione centrale, dietro all’Arco della Pace, dove un prodotto di livello medio-alto come il nostro ha trovato da subito la sua naturale collocazione. Quanto a Milano, Giorio è un’azienda di Cuneo, che lavora in tutto il mondo, l’obiettivo era avere a disposizione uno showroom in posizione strategica, dove poter ospitare comodamente clienti provenienti da Russia, Cina, paesi arabi…“.

Cos’è cambiato dal 2014 a oggi?

L’azienda è partita con uno showroom che promuoveva marchi d’arredo e finiture d’interni: pavimenti in legno, arredo bagno, mobili artigianali, illuminazione. Due anni fa il cambio di gestione, il negozio è stato ripensato, dando spazio solo a porte e parquet. C’era necessità di una maggiore chiarezza merceologica“.

E la ristrutturazione di quest’anno?

Diciamo che è stata dettata dalla volontà di rilanciare il marchio Alma. Lo shoowroom precedente ci appariva un po’ datato, non più in linea con la filosofia del brand. Il mondo delle finiture d’interni oggi è sempre più legato a doppio filo al mondo del design, volevamo più ordine, pulizia e poi avevamo la necessità di guidare il cliente in un viaggio che lo portasse a conoscere da vicino i prodotti. Con il nuovo layout c’è la possibilità di vedere subito i materiali, di toccarli con mano“.

Qual è il vantaggio del monomarca?

Credo che il vantaggio principale risieda nella la possibilità di accontentare praticamente qualsiasi tipo di richiesta. L’opportunità di prendere il telefono, chiamare direttamente la produzione, talvolta con il cliente qui davanti, e chiedere: ‘È possibile avere queste particolari dimensioni, questa tinta, questo campione, perché il cliente avrebbe questa particolare necessità’ fa la differenza. E questo, assieme alla capacità di raccontare al meglio il nostro prodotto – noi conosciamo benissimo i nostri pavimenti, ma anche i nuovi tipi di legno che l’azienda sta comprando, ci sentiamo con la produzione 3-4 volte al giorno – e i valori del nostro marchio, è in grado di influenzare le scelte finali“.

Ci vuole il prodotto, ma ci vuole anche l’entusiasmo di chi lo vende…

La parola entusiasmo mi piace e mi rispecchia. Oggi noi ci sentiamo parte dell’azienda, nel senso che vendiamo un prodotto del quale siamo orgogliosi e questa è una cosa che credo traspaia“.

Cosa vi differenzia?

So che lo dicono tutti, in tutti i settori, però noi puntiamo, per vocazione, alla qualità del servizio. Ci piace uscire con i posatori a fare i sopralluoghi, una volta di più rispetto a una volta di meno. Quando il cliente ha appena rogitato, quindi non c’è ancora il cantiere, ci piace fargli vedere i pannelli nel suo appartamento, dove c’è una luce diversa da quella che c’è qui in negozio, aiutarlo nella scelta e poi, ancora, uscire col posatore prima di iniziare la posa, andare a controllare come vanno i lavori. Insomma, ci piace consumarci un po’ le scarpe, ma credo che questo approccio ripaghi“.

Avete delle squadre di posatori con cui collaborate in modo continuativo?

Certo. Ci sono casi in cui i clienti hanno un’impresa che posa, ma nell’80% dei casi, forse anche di più, il materiale che vendiamo lo posiamo noi. E questo ci fa molto piacere, perché ci fa stare più tranquilli: abbiamo il controllo dei lavori dall’inizio alla fine“.

Tu provieni da un altro settore, perché hai scelto Giorio?

Per i prodotti, perché è un’azienda in espansione, nella quale è facile interloquire con chiunque. Poi mi piace molto lavorare con Alessandro Giorio perché è una persona vulcanica, sempre con nuovi progetti, ma allo stesso tempo sa dedicarti attenzioni e ascolto. Per esempio, il pomeriggio che abbiamo ‘ridisegnato’ lo showroom lui è arrivato qui a Milano, e nonostante i molti impegni e il telefono che suonava in continuazione, ci siamo concentrati sul progetto. Non è da tutti“.

Parliamo di prodotti? Che offerta trovo nel vostro showroom?

Alma ha ampliato molto il proprio catalogo nell’ultimo anno e le proposte aumenteranno ancora. Diciamo che l’offerta spazia dalle plance alle spine, dalle quadrotte ai disegni di tutti i tipi. Poi abbiamo legni particolari come il Teak antico, legni di recupero, l’Olmo, il Rovere, il Noce Americano. E le finiture, il vero punto di forza Alma by Giorio: il Naturalizzato, i Reagenti, i Barrique“.

Il suo preferito?

Dopo le Trecce, forse Gautier, un modello che richiama lo charme delle vecchie strade parigine o il parquet ‘vecchia Milano’: piccole liste di 50 mm di larghezza, che si possono posare sia a correre sia a spina, che creano un gioco di incastri capaci di esaltare le caratteristiche più autentiche del legno“.

Vedo anche delle porte…

In showroom sono esposte le porte Agoprofil, un marchio Giorio, e i parquet sportivi di Adisport, sempre del gruppo, azienda che conseguito nel 2018 la certificazione FIBA. Ma in questo caso abbiamo delle persone dedicate“.

Qual è il vostro cliente tipo?

Privati e architetti. Più privati che architetti forse, ma poter lavorare con i privati della zona non è una cosa da poco“.

Guardandoci attorno non possiamo dargli torto.

di Federica Fiorellini