Oltre mille modi per dire Bambù

Un avvincente racconto che ci mostra come questa particolare pianta (non assimilabile al parquet) abbia moltissimi e diversificati impieghi, dall’edilizia all’interior design, dalla cucina all’igiene personale… E non solo.

Nell’infanzia ho abitato una casa dotata di un grande giardino, all’interno del quale giocavo in compagnia di amici nel divertimento d’urbanizzare gli spazi con effimeri ricoveri.

Sotto la guida di Ermannì, un ragazzo più grande degli altri (divenuto anche lui architetto), eseguivamo la costruzione di capanne, piccoli ripari composti da strutture di copertura e colonne.

Il materiale da costruzione che veniva impiegato era, si direbbe oggi, a chilometro zero, in quanto cresceva nei margini del grande giardino.

Era il Bambù, una pianta odiata dai miei genitori perché infestante, ma amatissima dalla compagnia dei miei amici in quanto utile alla costruzione delle capanne.

I piccoli urbanisti, armati di seghetto, tagliavano la pianta del Bambù esattamente nel nodo di congiunzione tra gli elementi che compongono il fusto.

Manipolando la pianta, abbiamo capito le grandi peculiarità del Bambù, flessibilità e robustezza in rapporto alla sua leggerezza.

Tagliati i fusti, componevamo a terra un telaio al cui interno stendevamo una fitta tessitura di canne che venivano legate a croce con spago alimentare, quello degli arrosti. Questo solaio di copertura veniva poi intrecciato con le foglie ripulite dei fusti, costituendo un manto vegetale a garanzia d’ombreggiamento della capanna. La copertura era poi eretta su colonne, canne questa volta tagliate come il salame, la cui punta andava conficcata nel terreno, mentre in sommità venivano collegate a spago negli angoli.

Costruite le prime capanne, sotto le quali godevamo del riparo dal sole, abbiamo capito la loro vulnerabilità statica: un urto accidentale o il vento le metteva a repentaglio per imminenti crolli. Successivamente, per irrobustire la struttura, aggiungevamo due canne incrociate nelle diagonali dei fianchi della capanna e con grande intuito stavamo applicando delle “controventature”, appunto il termine tecnico appropriato.

Il bambù nell’interior design

Molti anni dopo, un lavoro da architetto ad Osaka, in Giappone, è stato il pretesto per rievocare il Bambù, proprio nell’area della sua provenienza.

Così, nel mio progetto di allestimento per uno showroom di una marca di elettrodomestici di lusso, una joint venture italo-giapponese, ho utilizzato il Bambù.

Il design dell’ambiente doveva comunicare le tradizioni culturali e stilistiche dei due paesi e la scelta del Bambù cadeva a pennello nel valore sia simbolico che funzionale.

Ho impiegato le canne per comporre travature di sostegno per i fari dell’illuminazione e del circuito elettrico. Le maestranze locali si sono mostrate molto esperte in questo lavoro, essendo la stessa pratica per il montaggio dei ponteggi delle costruzioni edili, nei quali i muratori lavorano scalando strutture composte da canne montate anche a sbalzo come travi nelle buche pontaie.

Così le canne di Bambù giapponesi stagionate sono state legate insieme, non con lo spago dell’arrosto, bensì con robusti legacci in fibra sintetica tradizionale per prendere forma e funzione nella installazione degli apparecchi illuminanti e dei relativi cablaggi.

Terminato l’allestimento, ho convinto gli operai a utilizzare i tagli di scarto del Bambù per elaborare libere espressioni artistiche. Da questa volontà sono nate opere interessanti, quasi dei complementi d’arredo che raccontavano la tradizione dell’ornamento della casa nipponica.

… E in cucina

Durante la mia trasferta giapponese, provavo grande imbarazzo nel fare le ordinazioni al ristorante, in quanto molto difficoltoso decifrarne il menù. La scelta viene facilitata dall’esposizione di esatte riproduzioni in cera raffiguranti piatti pronti a cui potersi ispirare.

Da questa, la mia preferenza verteva su simil asparagi, ma una volta assaggiati non avevano il gusto prescelto. Chiedendo l’identità di quel vegetale mi hanno spiegato essere germogli di Bambù cotti al vapore, le cui proprietà nutrizionali sono ottime, perché antiossidanti e ricche di vitamine e sali minerali.

Per cene più veloci si sceglie il sushi bar, dove veri piatti pronti vengono offerti in continuo movimento sotto gli occhi degli astanti sopra un nastro trasportatore. Il centro della scena è dedicato al cuoco, che non cuoce, ma con grande abilità prepara il cibo armeggiando coltelli tradizionali dal manico cilindrico in legno per sminuzzare ingredienti su grandi taglieri proprio in Bambù, in quanto materiale antisettico. Ancora un’altra proprietà della pianta.

La Phylollostachys Pubescens per i pavimenti

Stavo riscoprendo il Bambù in una moltitudine di applicazioni e caratteristiche, non per ultimo nei pavimenti di boutique e negozi eleganti. Una sorta di raffinato parquet industriale, realizzato con diverse tipologie costruttive con lamelle di Bambù, che sono particolarmente robuste e resistenti.

Tra le innumerevoli specie diverse di questa graminacea sempreverde, quella usata per i pavimenti è la Phylollostachys Pubescens, che cresce circa 60 centimetri al giorno e può raggiunge i 30 metri di altezza, senza necessità di antiparassitari e di fertilizzanti. Una volta tagliata la pianta, spuntano nuovi germogli e in pochi anni la pianta si rigenera completamente.

Nella fase di completamento dell’allestimento dello showroom, si presenta Fulvio, il light designer milanese che deve puntare le luci sui prodotti esposti per dar loro massima espressività estetica. Nel vedere la struttura dell’impianto di illuminazione in Bambù, esplode in una grassa risata mostrando, sotto i grandi baffi, una perfetta dentatura candida. Lui racconta che il merito di tanto splendore in bocca è del dentifricio acquistato in suolo giapponese. Una pasta dentifricia composta da carboni attivi di Bambù, particolarmente efficaci per togliere macchie di thè o caffè dai denti, ma soprattutto funzionale a problemi di alitosi.

Ero incredulo. Tornato in Italia, mi sono documentato, il Bambù trova applicazioni per oltre un migliaio di impieghi e forse le mie capanne erano un segnale per capire che il Bambù può rappresentare un’alternativa valida al problema della deforestazione.

di Riccardo Diotallevi