Madre Natura è sacra

Sri Lanka e Africa. Hevea e Baobab. Due viaggi, due alberi, due storie di vita vissuta, accomunate dalla forza inarrestabile della natura.

Durante un lungo viaggio in Oriente, nel quale accompagnavo Sauro, un fabbricante di articoli in gomma, ho visitato molti stati dell’Asia, e ho capito come la natura sia il fattore dominante di quei luoghi.

Sole, acqua, vegetazione e fauna hanno grande fervore e rigogliosità, la natura vince, non la si può arrestare.

Il mio ricordo più forte è nello Sri Lanka, l’isola posta a sud dell’India, strategicamente al centro dell’Oceano Indiano, e per questa ragione terra di varie dominazioni, dai portoghesi agli olandesi, e infine dagli inglesi che la colonizzarono per 146 anni sino al 1948.

Un tempo denominata Ceylon, l’isola, grazie al clima, divenne l’orto dell’Inghilterra per coltivare la pianta del thè, bevanda simbolo dello stile di vita britannico, gustata sia a colazione che nel proverbiale rito dell’afternoon tea, il thè delle 5.

L’albero della gomma

Il nostro contatto, un imprenditore locale, però, ci mostrò un’altra delle coltivazioni programmate dai governi cingalesi, la Hevea, un albero originario del Rio delle Amazzoni, trafugato dal Brasile in stile James Bond, dagli eserciti della Regina, anche detto albero della gomma.

La Hevea ha un’altezza di una ventina di metri con un fusto colonnare liscio e una chioma piramidale rovescia, le sue foglie verdi alternate con fiori gialli, e una corteccia la cui parte interna nasconde la materia più interessante.

Ricordo grandi distese di alberi piantumati con regolarità, ai quali viene incisa lungo il tronco una spirale che termina in un beccuccio, dove goccia a goccia si raccoglie in una ciotola un lattice bianco, il caucciù, dal francese caoutchouc che significa: gomma. Questo lattice è prodotto dall’albero per difendersi dagli erbivori in quanto ha un alto contenuto tossico in grado di bloccare gli apparati masticatori degli insetti.

Lo Sri Lanka ha trasformato le piantagioni di alberi in grandi aziende all’aria aperta produttrici di materia prima naturale liquida.

Raccolto il lattice, questo viene lavorato, vulcanizzato e trasformato in gomma secondo un processo scoperto nel 1830 da Charles Goodyear, il fondatore del colosso americano degli pneumatici.

Per fabbricare una gomma per auto, però, sarebbero necessari quattro alberi che producono caucciù per un mese, cosa troppo gravosa per sostenibilità economica ed ambientale, e per questo l’industria ha inventato la gomma sintetica per le produzioni intensive.

Il lattice di caucciù viene ora utilizzato per prodotti più raffinati come materassi, suole di scarpe, guanti sanitari, profilattici e tanto altro ancora.

La Hevea produce anche altro, infatti, l’albero della gomma viene tagliato circa ogni 20 anni, cosa importante dal punto di vista ambientale e il suo legno trova impiego per pavimenti o mobili. Il legno di Hevea ha ottime caratteristiche di uniformità e durezza, perché la resina contenuta nel legno, a tutti gli effetti una gomma, lo rende fortemente stabile. Il parquet ricavato da questo legno è naturalmente elastico, idoneo alla realizzazione di grandi superfici come palestre, impianti sportivi e centri fitness.

La coltivazione degli alberi di Hevea è interessante, la regolarità delle piantumazioni e le spirali nel tronco esprimono una scientificità con le loro geometrie, mentre le tante ciotole appese danno una speranza caritatevole dal forte senso di sacralità.

Il Baobab

Un’altra espressione di sacralità della forza di Madre Natura l’ho avvertita durante un safari fotografico insieme a una coppia di amici tra Zimbabwe e Zambia, guidati da due accompagnatori locali.

L’Africa colpisce per la luce e il colore, ma anche il calore e il sapore dell’aria, e se devo pensare al re della savana, prima del leone mi sale alla mente il Baobab, il dio degli alberi.

Il Baobab è un simbolo totemico e un luogo di riunione per tribù, viandanti e per i tanti uccelli che sostano sui rami. L’albero sembra essere disegnato dalla mano di un bambino, il suo enorme e alto tronco cilindrico termina con piccoli rami corti che sembrano radici protese nell’aria. Invece lui ha radici in grado di affondare e penetrare anche nella roccia, così nelle savane assolate e torride emerge solitario, come un grande e saggio vecchio, raggiungendo dimensioni incredibili di oltre 30 metri di altezza, incurante di climi e terreni.

Durante una sosta nella sua ombra i nostri accompagnatori, il guidatore insieme ad un uomo-vedetta appollaiato su uno strapuntino di fianco al fanale sinistro della Land Rover con il fucile a difesa di agguati degli animali selvaggi, ci raccontarono il segreto di longevità del Baobab, che può raggiungere età intorno ai mille anni.

Il suo tronco poroso è come una cisterna che può contenere migliaia di litri di acqua, come scorta preziosa per lunghe siccità e non teme nemmeno gli incendi, in quanto la sua corteccia è ignifuga.
Per tutte le sue caratteristiche, il Baobab sembra essere il più longevo degli esseri viventi del Pianeta.
Purtroppo il suo abbondante legno non è utilizzabile, perché molto poroso e tenero, al punto che è possibile conficcarvi un chiodo spingendolo con un dito. Invece la sua corteccia, che si auto-riproduce, asportata alla base viene impiegata per la fabbricazione di corde, tessuti, materassi e cappelli oppure utilizzata come isolante e copertura di tetti nella costruzione di case.

I suoi frutti hanno una polpa che viene macinata per ricavarne una bevanda ricca di vitamine, e i semi all’interno, simili a fagioli, contengono olio e vengono tostati per essere gustati a tavola. Il guscio del frutto è duro ed impermeabile, e viene trasformato per ricavarne contenitori per alimenti o addirittura stoviglie per la cucina.

Le enormi dimensioni vengono superate solamente dalla Sequoia gigante degli Stati Uniti, ma la circonferenza del tronco del Baobab è maggiore, per abbracciarlo è necessaria una catena umana di una quindicina di persone.

Si può affermare che il Baobab è davvero un albero speciale, grande, generoso e immortale, a tal punto che viene sacralizzato da molte tribù africane considerandolo dimora di divinità e rifugio degli spiriti di antenati, un luogo dove pregare, perché Madre Natura crea solo benessere.

di Riccardo Diotallevi

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L’autore

rtArchitetto prestato all’industria”, ha collaborato per venti anni con Elica (leader mondiale nelle cappe per cucina) svolgendo progetti per l’arte contemporanea, il design di prodotto, l’architettura e la comunicazione di brand. Il suo progetto della sede Elica Corporate a Fabriano (AN) ha contribuito a far classificare l’azienda prima in Italia e in Europa nella graduatoria del “Great Place to Work 2011” e l’opera è stata selezionata per la XIII Mostra Internazionale d’ArchitetturaLa Biennale di Venezia 2012. È per il secondo triennio (2017 – 2020) consigliere nel Comitato Esecutivo ADI – Associazione per il Disegno Industriale. Per diversi anni è stato docente presso l’Università di Camerino alla Scuola di Ateneo Architettura e Design di Ascoli Piceno e presso l’Istituto Superiore Industrie Artistiche, ISIA di Urbino. Nel 2014 fonda DiotalleviDesign, uno studio aperto che ricerca e promuove l’originalità delle idee per il design di prodotto, degli ambienti e della comunicazione. Il suo progetto del camino rotante Fumotto, prodotto dalla Focotto, è stato selezionato da ADI Design Index 2016.



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