Perché Domotex conta ancora


A Domotex 2026, a Hannover, dal 19 al 22 gennaio, meno metri quadri e più relazioni. La FEP Lounge come piazza aperta, momenti tecnici di qualità e una sensazione diffusa: il settore aveva bisogno di rivedersi. E di farlo proprio qui

Federica Fiorellini

Sono andata a Hannover senza particolare convinzione. Lo dico con onestà. Domotex, negli ultimi anni, aveva perso un po’ di centralità. Le dimensioni ridotte, i cambi di format, qualche edizione sottotono. Sapevo che questa sarebbe stata una fiera più piccola rispetto al passato e non mi aspettavo sorprese.

Ci sono andata soprattutto perché me lo ha chiesto Lorenzo Onofri, presidente FEP. Una di quelle persone che ti stimolano sempre a fare meglio, a guardare un po’ più in là, a non fermarti alla prima impressione. Una persona che, anche quando non sei del tutto convinta, riesce a farti venire voglia di esserci.

E forse è stato proprio questo il punto di partenza giusto.

FEP Lounge, non un palco autoreferenziale, ma un luogo aperto

Insieme a FEP, Lorenzo ha portato a Domotex la FEP Lounge: uno spazio che non era solo uno stand, ma un luogo vivo. Un posto dove FEP, la Federazione Europea del Parquet, ha raccontato le proprie attività, certo, ma soprattutto ha dato la parola ai suoi soci: produttori europei di parquet, ma anche “fornitori”, che hanno avuto modo di raccontarsi, confrontarsi, incontrarsi.

Grazie anche al lavoro di Isabelle Brose, managing director FEP, quello spazio è diventato una sorta di piazza medievale: passaggi continui, persone che si fermavano, discussioni tecniche che nascevano spontaneamente, relazioni che si riannodavano. Non un palco autoreferenziale, ma un luogo aperto.

Ci sono stati momenti di contenuto molto importanti. Penso, in particolare, alla presentazione del “Manuale tecnico del parquet – Progettazione, posa e manutenzione”, a cura del Gruppo Pavimenti di legno di Edilegno/FederlegnoArredo. Un lavoro serio, strutturato, necessario. Di quelli che restano.

Qualche numero

Qualche numero? Nei quattro giorni di fiera, dal 19 al 22 gennaio, Domotex 2026 ha ospitato oltre 500 espositori provenienti da più di 50 Paesi.

I numeri contano, ma non raccontano tutto. Quello che mi ha colpita di più è stato il clima: una reale voglia di ritrovarsi, visitatori qualificati, tempo dedicato alle conversazioni. Niente frenesia fine a sé stessa. Più ascolto. Più attenzione.

Domotex è la fiera del parquet

Ho percepito entusiasmo. Non euforia, che dura poco. Entusiasmo consapevole. E, cosa non scontata, la voglia diffusa di dirsi: ci vediamo alla prossima. Tra due anni.

Forse perché, al netto di tutti i cambiamenti, Domotex resta una cosa molto semplice: è la fiera del parquet. Non ce ne sono altre. Non in Europa. Non con questa storia. Non con questa identità.

Sono partita senza grandi aspettative e sono tornata con una convinzione in più. Non tanto su Domotex in sé, ma su quello che il nostro settore sta cercando di fare: ritrovarsi, parlarsi, riconoscersi.

Non è poco. E, oggi, forse, è esattamente quello che serve. Forse è questo il punto. Vale la pena esplorare nuove strade, con coraggio. Domotex, come ha sottolineato Arno Reich, Senior Vice President di Deutsche Messe AG, ha scelto di reinventarsi, trasmettendo un senso concreto di rinnovamento e offrendo uno spazio reale di incontro per la comunità internazionale delle pavimentazioni e delle finiture d’interni.

Ci si rivede a Hannover, dal 17 al 20 gennaio 2028.