#H2H (restiamo umani)


Al mio primo colloquio di lavoro, fresca di laurea umanistica e di master in marketing e desiderosa di entrare a far parte del mirabolante mondo dell’editoria, mi sono scontrata con l’esistenza due mondi reali e distinti. Il B2B, business to business (di cui avrei dovuto occuparmi io, scrivendo su riviste di settore), ovvero il mondo popolato dagli operatori professionali, che aveva bisogno di una comunicazione ‘da azienda ad azienda’. Un mondo separato e profondamente diverso dal B2C, business to consumer (da azienda a consumatore finale).

Gli operatori della comunicazione e del marketing hanno imparato negli anni a creare dialoghi differenti a seconda che parlassero a un’azienda o a un generico consumatore.

«Il fatto è che le aziende non hanno emozioni. I prodotti non hanno emozioni. Le persone le hanno. Le persone vogliono sentire qualcosa. E le persone commettono errori», come sostiene Bryan Kramer, ideatore dello human to human marketing (H2H), la terza via.

Queste parole mi hanno fatto ripensare al mio piccolo mondo. In fin dei conti cos’è un’azienda? Non parlo, ovviamente, dei capannoni, degli uffici, dei telefoni e dei computer, parlo di chi prende le decisioni, di chi fa la differenza fra un’attività di successo e un’impresa fallimentare, di chi, all’interno di quegli uffici, di quei capannoni, opera le scelte.

Le scelte, giuste o sbagliate, coraggiose o reazionarie, sono il frutto della cultura e del talento delle persone. Le persone, sia nel ruolo di utenti finali sia in quello di operatori professionali o di intermediari, hanno bisogno di informazioni, ma forse ancor più di un supporto solido da cui prendere lo slancio per proiettarsi verso delle scelte più consapevoli possibile, uno slancio in cui elementi come l’entusiasmo, la passione e la consapevolezza sono fattori determinanti.

Siamo nell’epoca dello storytelling: le cose non basta che tu me le dica, me le devi saper raccontare così bene da farmi emozionare, da coinvolgermi, da farmi decidere di prendere lo slancio per venire proprio nella tua direzione.

Vale per tutti: per il produttore che sta vendendo il proprio pavimento o la propria vernice a un rivenditore specializzato, a un designer o a un professionista della posa, per il posatore o la rivendita che sta vendendo le sue competenze a un architetto o alla pluricitata ‘signora Maria’.

Vale per me, che sto cercando di raccontare, attraverso le pagine di questa rivista, la straordinaria bellezza di un pavimento di legno.

Federica Fiorellini