Si va avanti


Federica Fiorellini

Mio figlio ha preso due 3 in latino. Il primo perché non aveva studiato. Il secondo perché sì, aveva studiato (aveva fatto tutto quello che doveva fare, si era allenato, aveva ripassato la teoria, provato versioni con un ragazzo più grande) eppure qualcosa non ha funzionato.

C’è stata frustrazione. La sua. E anche la mia. Perché quando fai tutto “bene”, ti aspetti almeno un piccolo risultato, non il disastro.

In effetti fare tutto bene è una condizione necessaria, non sufficiente. Credo che valga a scuola, nella vita, nel mercato.

Nel nostro settore lo sappiamo bene: puoi avere un buon prodotto, un’azienda strutturata, una rete commerciale preparata, una comunicazione curata, listini ragionati, servizio, assistenza, qualità. Poi arriva la giornata storta. Il cliente che rimanda. Il progetto che salta. Il prezzo che diventa improvvisamente “troppo alto”.

Oppure arrivano fattori molto più grandi di noi: i dazi, le guerre, l’instabilità geopolitica, l’aumento dei costi delle materie prime, l’energia, la logistica.

Imprevisti. Come un compito di latino andato male nonostante lo studio. E allora che si fa? Non amo particolarmente la parola resilienza. Negli ultimi anni l’abbiamo usata troppo, è diventata una parola comoda e a volte mi chiedo se i resilienti siano in grado di guardare chi non ce la fa.

Detto questo, il senso resta: si va avanti. Forti del proprio bagaglio, delle competenze, dell’esperienza e di quello che si è costruito nel tempo. Nel nostro caso, forti di un prodotto che ha davvero una marcia in più.

Un materiale naturale. Durabile. Riparabile. Capace di raccontare una storia. Di creare valore. Di resistere alle mode.
Non è poco, anzi. Ma forse non basta se restiamo ognuno per conto proprio, se comunichiamo in ordine sparso, se raccontiamo il parquet solo come una voce di costo o una scheda tecnica.
Serve fare squadra. Serve rete. Serve un messaggio comune: raccontare insieme cos’è il parquet (e cosa non lo è), perché è “diverso”, perché merita spazio nei progetti, perché è una scelta consapevole, perché è cultura industriale, artigianale, europea.

Forse è questo il punto. Non la resilienza come slogan, ma la continuità, che si costruisce insieme. La capacità di restare, di tenere la rotta, non da soli, anche quando il risultato non arriva subito. Nel mercato, come a scuola.