Parquet ed eco-marketing (l’adolescenza è finita, o forse no)

L’adolescenza è il periodo dei grandi sogni (salvare il mondo sembra un obiettivo alla tua portata) e delle certezze granitiche. Le mie certezze, ai tempi del liceo, riguardavano psicologi e uomini di marketing, due figure da cui ero convinta di dover stare alla larga: furbi e manipolatori venditori di fuffa.

L’adolescenza passa, le certezze granitiche pure. Così capita che dalla parte del markettaro (anzi, della markettara) ci stia tu. Capita che ti ritrovi, per campare, a raccontare delle storie, a scrivere di prodotti, a intervistare aziende che tutto fanno fuorché salvare il mondo. Producono parquet. Lo vendono. Lo posano. Stop.

E allora quella parte cerchi di farla bene, ti sforzi di lavorare sul lato “nobile” della questione… Ma esiste davvero una lato nobile nel nostro mestiere?

Io sono convinta di sì. Sono certa che si può vendere parquet rimanendo credibili, di più, generando miglioramenti nella società, rendendo più piacevole la vita dei nostri clienti.

Tornata dalle vacanze, in un momento personale e aziendale di grande progettualità, mi sono imbattuta casualmente (ma forse no) in un libricino per certi versi illuminante: “Fare marketing rimanendo brave persone”, di Giuseppe Morici.

Morici suggerisce, in estrema sintesi, un approccio nuovo, eco-sostenibile, al marketing, compatibile con l’ambiente e la società che ci circonda. È vero molti sono i venditori di fumo, disposti a sostenere qualsiasi argomento pur di vendere il proprio prodotto, ma è possibile anche fare un buon marketing, è possibile offrire “una narrazione positiva e non impositiva, cui le persone aderiscano per un moto spontaneo… fare un marketing che, attraverso i suoi racconti, aiuti le persone a sviluppare una propria identità”.

Narrazione rispettosa e non spietato convincimento. Rispettosa e appassionata. Sì, faccio un buon marketing. E il legno in questo mi aiuta molto, perché non è solo una questione di estetica o di gusto superficiale, c’è in ballo il contatto tra uomo e natura. Ma di questo vi parlo la prossima volta.

di Federica Fiorellini