Dobbiamo mettere piante ovunque!

Non lo dico io. Lo dice – e lo scrive – Stefano Mancuso, scienziato di fama mondiale (il New Yorker nel 2013 l’ha inserito nella classifica dei “World changers“) che dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale dell’Università degli Studi di Firenze e che alle piante ha dedicato la vita.

Confesso (e me ne vergogno) che fino a due mesi fa Mancuso non l’avevo mai sentito nominare. Me ne ha parlato di recente Andrea Margaritelli che, come Mancuso (un anno esatto dopo di lui), ha ricevuto il “Premio Ecologia Umana” (trovate l’intervista a pagina 72, ma questa è un’altra storia).

E allora ho cominciato a cercare informazioni, a leggere interviste, saggi e articoli a sua firma, a guardare lectio magistralis su Youtube.

Insomma, in una settimana sono diventata sua fan. Ho coinvolto persino mio figlio (otto anni da compiere), che si è divertito un sacco a sentire parlare della Boquilla trifoliata, che riesce a mimetizzarsi imitando colore, forma e dimensioni delle foglie della pianta più vicina (come un camaleonte!). Leggendo Mancuso ho scoperto che le piante comunicano, sfuggono ai predatori, si proteggono dallo stress… Insomma, non sono così stupide come me le immaginavo.

Ma soprattutto ho scoperto che tra il 95 e il 99,5% della biomassa del nostro pianeta è composta da piante: la Nazione delle Piante è l’unica, vera ed eterna potenza planetaria. Altro che Cina, Stati Uniti o marziani. Senza le piante – ci ricorda Mancuso nel suo ultimo saggio (“La Nazione delle Piante”, appunto) – gli animali non esisterebbero, la vita stessa sul pianeta, forse, non esisterebbe. Basta pensare alla fotosintesi: le piante producono tutto l’ossigeno libero presente sul pianeta e tutta l’energia chimica consumata dagli altri esseri viventi. Io non ci avevo mica riflettuto così a fondo…

Allora faccio mio il suo appello: “Dobbiamo mettere piante ovunque: nei muri, sui tetti, nelle facciate. La deforestazione dovrebbe essere un crimine contro l’umanità”.

di Federica Fiorellini