Ricomincio da 6

Lo scopo non deve essere fare una certa opera, ma fare in se stessi quegli capace di fare, di poter fare quell’opera”, Paul Valéry, Cahiers.

24 anni trascorsi in AIPPL, 6 come presidente. Così iniziava l’intervista che mi ha fatto Federica sullo scorso numero della rivista. Un’intervista che voleva essere il racconto del mio percorso associativo, alla vigilia delle elezioni per il rinnovo delle cariche. Alla domanda: “Ti ricandidi?”, in chiusura della nostra chiacchierata, avevo risposto così: “Mi ricandiderei solo se il direttivo, i ragazzi, me lo chiedessero o ne sentissero l’esigenza”.

Ed eccomi qui. Mi è stato chiesto di proseguire e ho accettato, perché questa associazione mi sta davvero a cuore e oramai è parte di me.

Ricomincio da sei, i sei anni trascorsi come presidente, con coerenza e volontà di portare a termine ciò che è stato iniziato e al tempo stesso di percorrere nuove strade, per consegnare al mio successore un’AIPPL ancora più forte e compatta, più moderna e più rappresentativa.

Ci sarà tempo e modo per parlare di programmi futuri, del molto lavoro da fare, ci sarà tempo e modo per raccontarvi il nostro 2019 pieno di novità e iniziative per il settore tutto, nessuno escluso, perché anche il “migliore” pavimento diventa tale solo dopo una posa eseguita a regola d’arte da personale qualificato a 360 gradi, per questo non dobbiamo mai temere la formazione: un posatore qualificato è certamente un valore aggiunto nella filiera, non certo un pericolo. Di pericoloso per il settore c’è solo la non conoscenza, la scarsa professionalità, la volontà di non trasmettere professionalità e competenze.

A questo proposito, mi piace ricordare un passaggio riferito a un abile architetto dell’antica Grecia molto amato da Fedro, Eupalino. Il brano in questione si trova nell’androne del famoso Museo Revoltella di Trieste, un luogo che conosco molto bene, perché ho curato personalmente il restauro conservativo delle storiche pavimentazioni di legno. Durante i lavori sui preziosi pavimenti del Museo Revoltella, ogni giorno mi capitava di soffermarmi su questo passaggio, inciso su una parete dell’androne: “Fedro: fui amico del costruttore del tempio, ch’era di Megara e si chiamava Eupalino. Volentieri egli mi parlava della sua arte, d’ogni cura e d’ogni necessaria esperienza, facendomi comprendere le cose che vedevamo insieme nel cantiere. Io vedevo soprattutto il suo spirito mirabile e gli riconoscevo la potenza d’Orfeo, che agli ammassi informi di pietre e di travi giacenti intorno a noi prediceva un avvenire monumentale. La sua voce sembrava offrire i materiali al luogo che i destini propizi alla dea avrebbero assegnato; e nei meravigliosi discorsi agli operai non rimaneva traccia delle ardue meditazioni notturne: parlava per ordini e numeri. Socrate: è il modo stesso di Dio”.

Quale rappresentazione può descrivere meglio l’amore e la dedizione per il proprio lavoro? A proposito, la citazione in apertura, di Paul Valéry, si riferisce a Eupalino.

di Dalvano Salvador