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	<title>PEOPLE Archivi - I Love Parquet</title>
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	<title>PEOPLE Archivi - I Love Parquet</title>
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		<title>Renza Altoè Garbelotto: metterci la faccia. E l’anima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 10:49:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Renza Altoè Garbelotto: metterci la faccia. E l’anima. La storia di una donna che ha cambiato il modo di fare parquet in Italia</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
</p>
<p>&#160;</p>
<p>Studi classici, un posto fisso alle Poste, una vita che sembrava già tracciata. Poi una scelta controcorrente, dettata più dal coraggio che dalla logica: lasciare la sicurezza e buttarsi in un’azienda familiare ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2026/01/13/renza-altoe-garbelotto-metterci-la-faccia-e-lanima/">Renza Altoè Garbelotto: metterci la faccia. E l’anima</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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			<p><em>Renza Altoè Garbelotto: metterci la faccia. E l’anima. La storia di una donna che ha cambiato il modo di fare parquet in Italia</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39172 aligncenter" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36-766x1024.png" alt="" width="804" height="1075" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36-766x1024.png 766w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36-224x300.png 224w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36-768x1027.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36-1149x1536.png 1149w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36-800x1070.png 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.19.36.png 1186w" sizes="auto, (max-width: 804px) 100vw, 804px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Studi classici, un posto fisso alle Poste, una vita che sembrava già tracciata. Poi una scelta controcorrente, dettata più dal coraggio che dalla logica: lasciare la sicurezza e buttarsi in un’azienda familiare che stava cercando di rialzarsi.</p>
<p>È lì, accanto al marito Antonio che Renza Altoè Garbelotto ha costruito la sua vera identità: quella di un’imprenditrice visionaria, creativa, capace di vedere avanti quando gli altri guardavano solo al presente.</p>
<p>Durante la nostra intervista, a un certo punto si è commossa. Si è fermata, ha sorriso e mi ha confidato: «<em>Vorrei che i miei genitori fossero qui. Vorrei che potessero vedere quello che sono diventata</em>.» È stato un momento intimo, prezioso. Ma in questa &#8211; apparente &#8211; fragilità c’è tutta la forza di una donna che ha saputo trasformare un mestiere in un’impresa, un’impresa in una storia, una storia in un esempio.</p>
<p>Oggi Renza guida, insieme al marito Antonio e al figlio Marco, un’azienda da 70 dipendenti e 22 milioni di fatturato, un simbolo del made in Italy. È la prima donna a capo del Gruppo Pavimenti di Legno di FederlegnoArredo. Nel cuore di Milano, una grande affissione con il suo volto racconta ciò che lei rappresenta per il settore: autenticità, determinazione, visione. E un amore profondissimo per il legno. È l’affissione che si trova all’esterno del Garbelotto Studio, il nuovo hub milanese per architetti e interior designer</p>
<p>Ecco com’è andata la mia chiacchierata con Renza Altoè Garbelotto.</p>
<p><em>Prima di approdare in Garbelotto avevi intrapreso una strada molto diversa. Ci racconti da dove sei partita e che sogni avevi da ragazza?</em><br />
La mia storia è quella di una ragazza che nessuno avrebbe immaginato diventasse imprenditrice. Sono la più piccola di tre figli: papà era geometra e sindaco del paese, mamma, la maestra della piazza. Io ero quella fragile, sempre malata. Ho passato perfino un anno in collegio a Misurina, sopra Cortina, per problemi respiratori. Non tornavo mai a casa. È stata un’esperienza molto dura, anche se mi ha forgiata.<br />
Non avevo un sogno, un’idea ben definita in testa, ma sapevo una cosa: volevo essere indipendente. Così ho iniziato a lavorare presto, dopo il diploma magistrale: babysitter, rappresentante, poi commessa in negozio di abbigliamento. Mi piaceva il mondo delle vetrine, della creatività, tutti mi facevano i complimenti per l’estro e lo spirito di iniziativa.<br />
Poi è arrivato il concorso alle Poste: il famoso “posto fisso”. Turni all’alba, tanta stanchezza, ma quella era la sicurezza. Credevo sarebbe stata la mia strada.</p>
<h2>L’incontro con il legno</h2>
<p><em>E l’incontro con il mondo del legno come è stato? Cosa ti ha convinta a farne parte?</em><br />
L’incontro vero è stato con Tony. Stiamo insieme da quando avevo quindici anni. La sua famiglia veniva da una storia incredibile: una grande segheria in Istria, persa con la guerra, la fuga, il ritorno al paese, la rinascita con una piccola turbina idroelettrica che il nonno aveva progettato da solo… A proposito, quella turbina funziona ancora oggi.<br />
Quando è nato Marco io avevo iniziato a lavorare alle Poste e Tony cercava di tenere in piedi un’azienda… “stanca”. Un bel giorno ci siamo guardati negli occhi: lui aveva bisogno di una mano e io non mi sentivo nel posto giusto, così mi sono licenziata.<br />
All’inizio non sapevo fare proprio nulla. Il primo giorno mi hanno affiancato un’impiegata che… Guarda caso era una mia amica d’infanzia che non vedevo da anni! Il destino ogni tanto sa essere poetico.<br />
Poi sono arrivate le serate in capannone: io e Tony soli, a montare a mano il precomposto per l’Austria sulla rete a caldo.<br />
Proprio lì, tra il profumo del legno e la colla, ho capito che quel mondo diventava il mio.</p>
<p><em>Se dovessi definire oggi il tuo stile imprenditoriale, quali parole sceglieresti?</em><br />
Lungimiranza, perché guardo sempre avanti.<br />
Creatività, perché è la parte che mi ha salvata e definita.<br />
Professionalità, che per me significa rispetto, serietà, trasparenza.<br />
E poi c’è una parola che è la più importante per me, la considero un valore assoluto: umiltà. Chi pensa di essere arrivato ha già finito di crescere.</p>
<p><em>Qual è stata la decisione più coraggiosa che hai preso da imprenditrice?</em><br />
Tutto sommato credo sia stata lasciare il posto fisso. Avevo 27 anni, un figlio piccolo, nessuna certezza. È stato un salto nel buio totale. Ma senza quella scelta, non sarei qui.</p>
<p><em>Cosa ti ha insegnato tuo marito come imprenditore e cosa pensi di avergli insegnato tu?</em><br />
Tony mi ha insegnato il coraggio puro: quello che non vede il pericolo, che si butta, che fa.<br />
Io credo di avergli insegnato a fermarsi, confrontarsi, condividere. E poi l’importanza del branding e della comunicazione: per Tony contava molto la produzione, io gli ho fatto capire che un’azienda vive anche del suo racconto.</p>
<p><em>In questi anni Garbelotto è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento del parquet di fascia alta. Qual è stato, secondo te, il passaggio chiave?</em><br />
Il grande cambiamento è coinciso con l’avvento del parquet prefinito. Negli anni ’90 abbiamo capito che il settore stava cambiando e ci siamo adeguati: macchine nuove, presse, verniciature. Una rivoluzione. Prima eravamo orientati esclusivamente al parquet massiccio, da quel momento siamo entrati in un nuovo modo di fare pavimento, passando dall’artigianalità alla vera industria. Direi che il passaggio chiave è stato questo.</p>
<h2>Nuove sfide</h2>
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Continuare a credere nel made in Italy, senza compromessi. Noi non abbiamo mai acquistato materiale straniero. È una scelta identitaria.<br />
La sfida è questa: rimanere fedeli a chi siamo, anche quando è più difficile.</p>
<p><em>Guardando la grande affissione di Milano con il tuo volto, cosa hai provato?</em><br />
Non lo sapevo! Avevo detto al team: “<em>Scegliete voi l’immagine.</em>” Un giorno Marco arriva correndo: “<em>Mamma, abbiamo trovato la foto perfetta.</em>” Era la mia.<br />
All’inizio ho detto: “<em>Ma siete matti?</em>” Poi ho capito il motivo: rappresento la nostra storia, la nostra famiglia, il nostro legno. Vederla lì, in via Ugo Bassi… Mi ha tolto il fiato.</p>
<p><em>Sei la prima donna a guidare il Gruppo Pavimenti in Legno di FederlegnoArredo. Cosa ha significato per te questa nomina?</em><br />
Quando mi hanno chiamata pensavo fosse uno scherzo: non ero nemmeno più in Federlegno, come azienda eravamo usciti dalla Federazione. Invece erano in tanti ad aver fatto il mio nome.<br />
Confesso che ho sentito un grande orgoglio: significa che in tutti questi anni qualcosa l’ho lasciato.<br />
Farmi portavoce delle aziende del parquet è per me un onore.</p>
<p><em>Quali sono oggi le priorità della filiera del legno, secondo te?</em><br />
Fare chiarezza. Dire cosa è legno e cosa non lo è. Proteggere le aziende italiane, che sono un patrimonio culturale prima che produttivo. E riportare valore alla casa: il luogo dove viviamo dovrebbe tornare importante.<br />
La qualità del pavimento è qualità di vita.</p>
<p><em>Se potessi lanciare un messaggio ai colleghi imprenditori del settore, quale sarebbe?</em><br />
Aggregatevi! Il legno ha bisogno di una voce unica, forte, riconoscibile. In America mettono il bollino dell’associazione perfino sui pacchi, dobbiamo farlo anche noi: credere nel sistema, nel confronto, nel costruire insieme.</p>
<p><em>Per chiudere, se potessi tornare indietro e parlare alla Renza di vent’anni, cosa le diresti?</em><br />
Le direi: “<em>Credi nei tuoi sogni, anche quando nessuno ci scommette.</em>”</p>
<p><em>Pronuncia questa frase e si commuove. Ed è qui che colgo davvero la misura della sua forza: la capacità di tenere insieme visione e fragilità, concretezza e sogno. Il legno, in fondo, le assomiglia: resistente, luminoso, vivo.</em><br />
<em>Ed è anche per questo che storie come la sua meritano di essere raccontate.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-39170 aligncenter" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19-684x1024.png" alt="" width="684" height="1024" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19-684x1024.png 684w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19-200x300.png 200w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19-768x1150.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19-1026x1536.png 1026w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19-800x1198.png 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-13-alle-11.23.19.png 1058w" sizes="auto, (max-width: 684px) 100vw, 684px" /></p>

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		<item>
		<title>A tu per tu con Paolo Tirelli: &#8220;C’è ancora tanto da imparare&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 09:20:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[catas]]></category>
		<category><![CDATA[intervista paolo tirelli]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Tirelli]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Tirelli direttore catas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Il direttore Catas si racconta. Parla di tecnica, formazione, sostenibilità e di futuro. E lo fa schiettezza, lucidità e con quell’umiltà autentica che solo chi non ha smesso di “ricercare” possiede</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
<p>Paolo Tirelli è un uomo gentile. Lo capisci subito, dal tono della voce, dalla disponibilità con cui si mette in gioco e dal sorriso ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2025/07/10/a-tu-per-tu-con-paolo-tirelli-ce-ancora-tanto-da-imparare/">A tu per tu con Paolo Tirelli: &#8220;C’è ancora tanto da imparare&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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			<p><em>Il direttore Catas si racconta. Parla di tecnica, formazione, sostenibilità e di futuro. E lo fa schiettezza, lucidità e con quell’umiltà autentica che solo chi non ha smesso di “ricercare” possiede</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-38825 alignleft" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/PAOLO-TIRELLI-01-747x1024-1.jpg" alt="" width="457" height="626" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/PAOLO-TIRELLI-01-747x1024-1.jpg 747w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/PAOLO-TIRELLI-01-747x1024-1-219x300.jpg 219w" sizes="auto, (max-width: 457px) 100vw, 457px" />Paolo Tirelli è un uomo gentile. Lo capisci subito, dal tono della voce, dalla disponibilità con cui si mette in gioco e dal sorriso che accompagna ogni risposta, anche le più difficili. È una gentilezza autentica, fatta di schiettezza, ascolto e rispetto. Ma è anche un uomo di sostanza, che non ama i giri di parole e che nella tecnica ha trovato la sua passione, da coltivare con rigore e curiosità.</p>
<p><strong>Classe 1975, ingegnere meccanico, è entrato in Catas oltre vent’anni fa e dall’inizio di quest’anno ne è il direttore generale.</strong> Ma non ha nulla del manager autoreferenziale: nella chiacchierata che abbiamo fatto si è raccontato con spontaneità, con ironia anche e con l’umiltà (non così comune) di chi è consapevole del proprio ruolo, ma non ha perso la voglia di imparare. Anzi, ne ha fatto il suo metodo.</p>
<p>Nel suo modo di parlare traspare <strong>un senso profondo del lavoro, inteso come responsabilità condivisa, attenzione alle persone, desiderio di costruire qualcosa che resti nel tempo</strong>. E di farlo bene, con competenza e trasparenza.</p>
<p>Quello che vi propongo è il racconto di un percorso, ma anche una visione lucida e appassionata sul futuro del nostro settore. Ed è proprio questo che, più di ogni altra cosa, ho apprezzato di questa intervista: il fatto che dietro ogni parola ci fosse prima una persona, poi un ruolo.</p>
<p><em><strong>Partiamo dall&#8217;inizio. Chi eri da ragazzo, cosa ti piaceva fare?</strong></em><br />
Sono nato in un paesino della provincia di Udine. Fino alle medie, devo dire, me la sono goduta: avevo un bel gruppo di amici, si giocava molto all&#8217;aperto. A scuola invece non brillavo, ero più interessato al calcio. Studiavo il minimo indispensabile, ma ero sereno.</p>
<p><em><strong>Poi le cose sono cambiate?</strong></em><br />
Un po&#8217; sì. Mio padre era fabbro, produceva serramenti in alluminio. D&#8217;estate andavo ad aiutarlo nel capannone. Mi piaceva lo spirito che si creava con gli operai, si rideva, si lavorava. Però capii presto che quello non era il mio mestiere. Mio padre lo capì prima di me e mi disse una frase che mi ha segnato: “Se devi alzarti tutte le mattine malcontento, non farlo”. Una frase semplice, ma piena di saggezza.</p>
<p>Da lì la scelta del percorso tecnico: optai per un istituto tecnico per perito meccanico. Non c&#8217;erano open day ai tempi, mi affidai a un libretto scolastico e quell&#8217;indirizzo mi attirava. È stata la scuola giusta: impegnativa, ma molto formativa. In terza eravamo quasi trenta, in quinta ci siamo diplomati in quindici. Gli ultimi due anni sono stati bellissimi: un bel gruppo, grandi professori, tanta pratica.</p>
<p><em><strong>Poi l&#8217;università. Perché ingegneria meccanica?</strong></em><br />
All&#8217;inizio pensavo di insegnare, ma studiando ho capito che non era la mia strada. I primi mesi all&#8217;università sono stati durissimi, ho pensato molte volte di mollare. A febbraio gli esami andarono malissimo. Mio padre, che non è uno che parla molto, mi disse: “Tieni duro fino a fine anno, poi vediamo”. Aveva ragione, superato il primo ostacolo, le cose sono migliorate.</p>
<p><em><strong>Cosa ti ha fatto scattare davvero la passione per i materiali?</strong></em><br />
Un esame di metallurgia. C&#8217;erano dei software che simulavano le strutture molecolari dei metalli, modificandole, ne cambiavano le prestazioni. Lì ho capito che volevo lavorare con i materiali, volevo capirli, migliorarli. È da lì che è partito tutto.</p>
<p><em><strong>Ed è così che sei arrivato a Catas…</strong></em><br />
Ci sono arrivato grazie all’Università: un professore mi propose una tesi sulle plastiche usate nelle sedie da giardino. Stavo facendo il servizio civile allora, quindi mi dividevo tra Comune e Catas. Poco dopo mi proposero di restare. Ho iniziato nel reparto chimico, anche se non era il mio campo, ma ero curioso, avevo voglia di imparare. Da lì sono passato al reparto meccanico, dove ho trovato la mia dimensione. Dopo un po’ mi è stato chiesto di diventare responsabile del reparto, è stato un momento bellissimo: avevo raggiunto l’obiettivo di lavorare sui materiali, capirli a fondo. C’era un clima di collaborazione molto stimolante, ogni prova era una sfida, un’occasione per capire qualcosa in più.</p>
<p><em><strong>Poi sei diventato vicedirettore e, oggi, direttore generale</strong></em><br />
Quando mi è stato proposto il ruolo, non ho avuto molto tempo per pensarci. Ho detto sì, ma all’inizio mi ha tolto il sonno. I primi tempi sono stati intensi, avevo l&#8217;ansia della responsabilità: sessanta persone, sessanta famiglie. Poi ho capito che bisogna costruire un metodo: delegare, fidarsi, ma restare presenti. Delegare non vuol dire mollare, vuol dire condividere.</p>
<p><em><strong>Come hai impostato il tuo lavoro da direttore?</strong></em><br />
Mi sono dato due obiettivi: il primo è la crescita delle persone. Formazione, welfare, percorsi professionali. Il secondo è mantenere la qualità e anticipare le sfide. La parte più difficile è prevedere il futuro, trovare idee forti. Come ha fatto chi mi ha preceduto: l’ingegner Speranza, il dottor Giavon e il dottor Bulian, che hanno creduto convintamente in una loro idea di azienda. Io sto ancora cercando la mia.</p>
<p><em><strong>Che ruolo ha oggi Catas per le aziende?</strong></em><br />
Siamo un laboratorio, sì. Ma la prova è solo un mezzo, serve a conoscere meglio il prodotto, a migliorarlo. È vero, c&#8217;è ancora chi ci vede solo come un costo, ma sempre più aziende iniziano a capire che il nostro è un servizio, un supporto tecnico. Non siamo partner commerciali, ma possiamo essere strumenti di conoscenza.</p>
<p><strong><em>Ti capita spesso di affrontare prove non “standard”?</em></strong><br />
Direi che nel reparto meccanico, almeno il 50% delle prove non ha norme di riferimento. Dobbiamo costruire i metodi. È stimolante.<br />
Ci sono stati anche episodi curiosi, ricordo, per esempio, la prova sulle bottiglie di prosecco a cui saltavano i tappi, abbiamo costruito un sistema per misurare la forza di estrazione, fatto test a caldo e a freddo&#8230; E poi, ovviamente, abbiamo dovuto smaltire le bottiglie (ride).</p>
<p><em><strong>E il mondo delle norme?</strong></em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-38828" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-1024x682.jpg" alt="" width="1024" height="682" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-1024x682.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-300x200.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-768x512.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-1536x1023.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-800x533.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002-1280x853.jpg 1280w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/07/image002.jpg 1786w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Fondamentale, ma in Italia c&#8217;è ancora poca partecipazione ai tavoli di normazione; i tedeschi fanno sistema, arrivano compatti, noi no. Una mia ambizione è riuscire a far dialogare tra loro i mondi: adesivi, pannelli, mobili. Troppo spesso i gruppi di lavoro ragionano a compartimenti stagni.</p>
<p><em><strong>Parliamo di sostenibilità, parola molto “alla moda”&#8230;</strong></em><br />
Un tema centrale, ma usato spesso a sproposito. Bisogna prima capirsi: di cosa stiamo parlando? Carbon footprint? Circolarità? Ciclo di vita? Sono concetti diversi. Come Catas stiamo cercando di aiutare le aziende a orientarsi, anche coinvolgendo le associazioni di categoria. Il primo passo è sempre formare e informare.</p>
<p><em><strong>Cosa manca oggi, secondo te, al settore legno-arredo?</strong></em><br />
Manca cultura del legno. Non voglio generalizzare, ma vedo sempre più spesso una conoscenza superficiale del materiale, anche tra tecnici e periti. Il legno va conosciuto, rispettato, studiato. Non basta dire “è bello e naturale”. Va capito nel profondo, anche nei suoi limiti.<br />
Per questo c’è bisogno di formazione, anche pratica, a tutti i livelli.<br />
In ambito normativo, per esempio, stiamo lavorando a un’idea che potrebbe portare a un patentino degli operatori d’incollaggio, perché spesso i difetti si eliminano con maggiore attenzione e cura preventiva. Chi lavora in produzione ha bisogno di strumenti, competenze, consapevolezza.</p>
<p><strong><em>Per chiudere, cosa vorresti lasciare a Catas?</em></strong><br />
Un&#8217;azienda solida, autonoma, coerente. Soprattutto vorrei che quando andrò in pensione, nessuno sentisse il bisogno di chiamarmi, vorrebbe dire che ho fatto bene il mio lavoro: che l&#8217;azienda cammina da sola, sa dove andare.</p>
<p><strong><em>E nel frattempo?</em></strong><br />
Nel frattempo continuo a studiare. Continuo a cercare. Perché, come dico sempre, c&#8217;è ancora tanto da imparare. E questo è il bello.</p>

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</div><p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2025/07/10/a-tu-per-tu-con-paolo-tirelli-ce-ancora-tanto-da-imparare/">A tu per tu con Paolo Tirelli: &#8220;C’è ancora tanto da imparare&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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		<title>Alessandro Longo: rigenerare, ascoltare, progettare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 15:41:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARCHITECTS]]></category>
		<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Longo]]></category>
		<category><![CDATA[Federlegno]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardini22]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Senior Architect di Lombardini22, Alessandro Longo crede in un’architettura gentile, che parte dall’ascolto delle persone e arriva a costruire benessere. Con uno sguardo aperto alle neuroscienze e alla tecnologia, ma radicato nei materiali veri e nei bisogni reali</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
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<p>Ci sono incontri che ti aprono prospettive nuove. Così è stato per me con Alessandro Longo, architetto ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Senior Architect di Lombardini22, Alessandro Longo crede in un’architettura gentile, che parte dall’ascolto delle persone e arriva a costruire benessere. Con uno sguardo aperto alle neuroscienze e alla tecnologia, ma radicato nei materiali veri e nei bisogni reali</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-38647" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/05/ALESSANDRO_LONGO_27-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/05/ALESSANDRO_LONGO_27-1024x683.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/05/ALESSANDRO_LONGO_27-300x200.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/05/ALESSANDRO_LONGO_27-768x513.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/05/ALESSANDRO_LONGO_27-1536x1025.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/05/ALESSANDRO_LONGO_27-2048x1367.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/05/ALESSANDRO_LONGO_27-800x534.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2025/05/ALESSANDRO_LONGO_27-1280x854.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Ci sono incontri che ti aprono prospettive nuove. Così è stato per me con Alessandro Longo, architetto genovese e Senior Architect di Lombardini22. L’ho conosciuto a Mestre, in occasione di un convegno organizzato da FederlegnoArredo sul benessere abitativo. Mi ha colpita il suo modo di raccontare la progettazione, un atto umano prima ancora che tecnico, capace di influenzare profondamente il nostro stato emotivo. E poi il sorriso aperto, che ti fa sentire subito a tuo agio, come se anche nelle parole, come nei progetti, sapesse creare spazio.</p>
<p>Nella chiacchierata che segue Longo ripercorre il suo percorso &#8211; dagli insegnamenti dei maestri alla curiosità per tutto ciò che lo circonda, dalla musica alla tecnologia &#8211; e condivide una <strong>visione autentica dell’architettura, fatta di ascolto, rigenerazione urbana, materiali che si raccontano e spazi che fanno stare bene</strong>.</p>
<p>“<em>Un progetto è un processo produttivo con una piccola ma straordinaria componente creativa</em>”, mi ha detto. E proprio in quella creatività si intravede il senso di una professione che oggi ha bisogno più che mai di empatia, ricerca e bellezza vera.</p>
<p><em><strong>Ci racconti qualcosa di te, del tuo percorso, delle tue passioni e di come sei arrivato dove sei oggi?</strong></em><br />
Sono nato a Genova 50 anni fa e mi sono laureato nella mia adorata città nel 2002 sviluppando un progetto di riconversione da molo portuale industriale a centro culturale internazionale di Genova, il Ponte Parodi, famoso ancora oggi per essere un tema non ancora risolto. Ogni tanto mi chiedo se fosse giusto il nostro progetto… Sicuramente sì, senza nessun indugio.</p>
<h2>
Esperienze che formano lo sguardo</h2>
<p><em><strong>Qual è stato il momento o l’esperienza che più ha segnato il tuo approccio professionale?</strong></em><br />
Tutte le esperienze professionali hanno contribuito a costruire le mie caratteristiche di oggi.<br />
<strong>Dal mio maestro Ermanno Ranzani ho imparato a essere architetto, comprenderne il ruolo e la responsabilità sociale, da Italo Rota ho imparato invece a essere meno architetto e farmi distrarre e arricchire da tutto il resto che ci circonda come la musica, la tecnologia, la moda, i giocattoli e così via, in Progetto CMR ho conosciuto il gruppo di lavoro che è oggi Lombardini22 e qua sono cresciuto 18 anni</strong> ho seguito lavori complessi e articolati per capire che un progetto è in realtà un processo produttivo che si compone di diverse fasi consequenziali e complementari di contributi tecnici ed umani, dove la componente creativa è molto piccola ma straordinaria importanza.</p>
<p><em><strong>Il Sole 24 ore definisce Lombardini22 “una piattaforma di servizi multisettoriale con un’offerta che sposa anche le neuroscienze, la realtà virtuale, l’inclusività e l’approccio Esg-included”. Come ti collochi in questo “contenitore” e come ti ci trovi?</strong></em><br />
Perfettamente a mio agio, sono curioso e mi piace raccontare attraverso i progetti storie sempre diverse con svolgimenti e sceneggiature mai ripetitive.</p>
<h2>L’architetto rigeneratore</h2>
<p><em><strong>Ti definisci un architetto rigeneratore, cosa significa per te?</strong></em><br />
Significa intervenire sulle fragilità dei territori che spesso hanno comportato disagio sociale ed economico.<br />
Significa ascoltare chi abita le aree della città con più disagio per proporre soluzioni adatte a quel contesto e non necessariamente adatte alle logiche del mercato immobiliare. Rigenerazione urbana è innanzitutto una rigenerazione culturale, un mondo nuovo di porsi nel processo di progettazione facendo spazio a voci e valori fino ad ora non considerate.</p>
<p><em><strong>A un recente convegno organizzato da Federlegno hai raccontato che gli spazi sono in grado di influenzare lo stato emotivo. Ce lo spieghi?</strong></em><br />
Provare benessere in uno spazio significa potersi porre nella relazione con altri in modo più positivo, rilassato abbandonando l’ordinario stress che ci contraddistingue, noi anime urbane inquiete.</p>
<p><em><strong>Come pensi che tecnologia e innovazione (la realtà virtuale e l’intelligenza artificiale) possano cambiare il modo in cui progettiamo e viviamo gli spazi?</strong></em><br />
La tecnologia è già protagonista del cambiamento nel processo di produzione di un progetto, alcune tecnologie potranno migliorare la conduzione e gestione dei progetti da parte degli utenti efficientando le risorse ed evitando sprechi di energia ed acqua su tutte. Vivere meglio uno spazio non potrà mai dipendere dalla tecnologia ma dalla determinazione di quello spazio. I valori di materia e spazio sono e rimarranno nella sfera analogica ed oggi anche neuroscientifica questa è innovazione nulla di digitale potrà rispondere ad un benessere sensoriale.</p>
<h2>La casa del futuro</h2>
<p><em><strong>Come pensi sarà la casa del futuro, o meglio, come ti piacerebbe che fosse? </strong></em><br />
<strong>Con poche pareti, con le finestre al posto giusto, con materiali che non si fingono e materiali e tecnologie che non si nascondono</strong>, con spazi generosi in altezza un valore dimenticato, forse su più livelli con sistemi di movimentazione verticale accessibili a tutti e a tutte le generazioni, in questo modo l’impronta degli edifici sul pianeta sarebbe inferiore a quella che proponiamo oggi.</p>
<p><em><strong>Non posso non farti una domanda sul legno: che rapporto hai con questo materiale?</strong></em><br />
Devo averlo sempre sotto i pedi e possibilmente non sbiancato, per me è una sensazione impagabile per contatto e profumo. <strong>È espressione della natura viva nessun materiale può contare su questa caratteristica.</strong></p>
<p><em><strong>Se potessi lanciare un messaggio a chi oggi si approccia al mondo dell’architettura, cosa gli diresti? Quale consiglio daresti a un giovane architetto?</strong></em><br />
Di leggere tanto quanto è stato scritto dai più grandi maestri di architettura che con l’avvento dell’epoca industriale avevano immaginato cosa avrebbe determinato l’incidenza delle macchine e l’impatto che avrebbero avuto sul disegno delle città, la vita delle persone e la natura.<br />
Di guardare il meno possibile i progetti di “design” di cui non si capisce il senso della costruzione ma solo arditi dettagli di facciata.</p>
<blockquote><p>Un edificio se è bello lo capisci quando in cantiere sono state completate le strutture, dove emergono chiare le proporzioni e gli spazi.” Citazione di Ermanno Ranzani il mio maestro di architettura a cui devo il mio essere Architetto</p></blockquote>
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		<title>Giancarlo Marchizza: il coraggio e la passione</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2024/06/28/giancarlo-marchizza-il-coraggio-e-la-passione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=giancarlo-marchizza-il-coraggio-e-la-passione</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 12:51:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Marchizza]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista Parquet]]></category>
		<category><![CDATA[Italwood]]></category>
		<category><![CDATA[Italwood Parquet]]></category>
		<category><![CDATA[Parquet Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Strenia Wood]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Il protagonista. Il coraggio e la passione sono due doti che non mancano al “capitano” di Italwood, Giancarlo Marchizza, un uomo schivo, concreto, con la dote rara dell’ascolto. Ecco cosa ci ha raccontato di sé e dell&#8217;azienda che guida</em></p>
<p>Federica Fiorellini</p>
<p><em>57 anni, 40 dei quali passati a contatto con i pavimenti in legno, prima come agente, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il protagonista. Il coraggio e la passione sono due doti che non mancano al “capitano” di Italwood, Giancarlo Marchizza, un uomo schivo, concreto, con la dote rara dell’ascolto. Ecco cosa ci ha raccontato di sé e dell&#8217;azienda che guida</em></p>
<p>Federica Fiorellini</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-37637 alignright" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-727x1024.jpg" alt="" width="412" height="580" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-727x1024.jpg 727w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-213x300.jpg 213w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-768x1082.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-1090x1536.jpg 1090w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-1453x2048.jpg 1453w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-800x1127.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-1280x1804.jpg 1280w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-21-scaled.jpg 1817w" sizes="auto, (max-width: 412px) 100vw, 412px" /><em>57 anni, 40 dei quali passati a contatto con i pavimenti in legno, prima come agente, poi nella sua azienda. Una realtà che, ci tiene a ricordarlo, “non mi è stata lasciata in eredità dalla mia famiglia, ma è stata costruita, passo dopo passo, con umiltà, rispetto e sacrificio”.</em><br />
<em>È un uomo schivo Giancarlo Marchizza, di poche parole. L’ho conosciuto per la prima volta quest’anno a Roma, in occasione dei festeggiamenti per i primi trent’anni di Italwood e mi ha colpito la sua riservatezza. L’umiltà anche. Eppure il 6 aprile scorso è stato capace di raccogliere intorno a sé più di cento persone, clienti molti dei quali negli anni sono diventati amici. Grazie all’ascolto, all’empatia, grazie al carisma di chi persegue un obiettivo con tenacia e passione.</em><br />
<em>Una storia che è uno spaccato di vita imprenditoriale del nostro Paese.</em></p>
<p><em><strong>Ci può raccontare un po’ di lei: come è arrivato, 30 anni fa, a fondare Italwood?</strong></em></p>
<p>Sono nel settore dei pavimenti in legno dal 1986, da quando un mio fraterno amico delle superiori mi offri di andare a lavorare per l’azienda di famiglia non appena diplomati.<br />
Dopo circa 5 anni, fui assunto come agente da una azienda produttrice di pavimenti in legno del centro Italia e poi, dopo due anni, divenni capoarea di un’altra azienda del settore.<br />
Questi 8 anni di esperienza mi portarono, nel 1994, a fondare la mia azienda, insieme a mia sorella Simona e a mio cognato Claudio, con i quali condivido da 30 anni questa bellissima avventura.</p>
<p><em><strong>C’è stato un momento, in questi 30 anni, in cui si è pentito delle scelte fatte?</strong> </em></p>
<p>I primi due anni sono stati particolarmente difficili. La vita imprenditoriale è nettamente differente dall’essere un intermediario del commercio, o un funzionario aziendale. Questo non tanto per l’impegno, la gratificazione economica o l’ambizione personale, piuttosto perché si inizia a dover considerare il rischio di impresa, che l’entusiasmo inziale ti porta a trascurare, ma col quale poi ti devi quotidianamente confrontare per poter mantenere gli impegni.<br />
Il tutto condito da una diffidenza pesante, specialmente da parte dei nostri competitor, che non riuscivano a “giustificare” questa nuova realtà sorta praticamente dal nulla.<br />
Pregiudizi che poi, nella realtà, hanno contribuito (e non poco) al nostro successo, perché la curiosità genera interesse e pubblicità, e noi siamo diventati “famosi” grazie ai nostri scettici competitor.</p>
<p><em><strong>…E un momento che considera come un punto di svolta?</strong></em></p>
<p>La nostra azienda nacque come operatore per il mercato locale, area di mercato il Lazio. Posso dire che il punto di svolta c’è stato nel 2008, anno in cui abbiamo deciso di allargare la nostra presenza anche nelle altre regioni italiane.<br />
Le conoscenze di uomini sul territorio, da me acquisite nelle precedenti esperienze lavorative, mi hanno portato in una prima fase all’attivazione di aree del sud come la Sicilia e la Campania, per poi proseguire nel resto del nostro bellissimo paese.</p>
<h2>Prodotto, servizio, prezzo, ascolto: un mix vincente</h2>
<p><em><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-37635 aligncenter" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-1024x768.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-300x225.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-768x576.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-1536x1152.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-2048x1536.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-800x600.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/se-serve-1280x960.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></strong></em></p>
<p><em><strong>Come si porta un’azienda partita come piccola realtà locale a diventare un player nazionale del nostro settore?</strong></em></p>
<p>In realtà non è stato particolarmente difficile espandere la nostra area di mercato e diventare un player nazionale.<br />
È bastato solo diffondere quella che è la nostra filosofia aziendale, basata sulla gamma prodotti, qualità dei medesimi, rapidità di consegne e prezzi concorrenziali, opera per la quale hanno dato il loro fondamentale contributo i nostri direttori commerciali e gli uomini che abbiamo sul campo, ossia i nostri agenti.<br />
Senza dimenticare mai che, per mia scelta personale, io mi rendo disponibile ogni giorno per parlare con ogni cliente, in ogni parte d’Italia. Non a caso molti di loro sono anche diventati amici.</p>
<p><em><strong>C’è stata una persona che più di altri le ha insegnato qualcosa di importante?</strong></em></p>
<p>Sicuramente dovrò ringraziare per il resto della mia vita colui che mi diede, giovane e appena diplomato, l’opportunità di iniziare a lavorare in questo campo. Da lui ho imparato molto, anche se i migliori insegnamenti li ho avuti guardando e studiando come si muovevano e come evolvevano i migliori player del nostro settore, con particolare attenzione all’indiscusso “migliore”, che è inutile menzionare qui perché è ovvio. Questa azienda è sempre stata un punto di riferimento per me, perché oltre a aver fatto a mio avviso la storia dei pavimenti in legno in Italia, mi ha insegnato anche come portare avanti con coraggio e convinzione le proprie idee e le proprie proposte, noncurante di quello che facevano gli altri.</p>
<p><em><strong>Come descriverebbe, a chi non la conosce, Italwood oggi?</strong></em></p>
<p>Italwood oggi è una indiscussa realtà nel panorama dei pavimenti in legno. Molti dei nostri punti di forza li ho già elencati, ma direi vasta gamma prodotti, qualità, rapidità nei tempi di consegna e assistenza post vendita sono le nostre più importanti prerogative.<br />
Riteniamo di avere un catalogo fra i più completi nel nostro settore e riusciamo a soddisfare qualsiasi esigenza possa manifestarsi al momento in cui un utente varca la soglia di un nostro punto vendita. Siamo convinti che oggi la differenza si possa fare solo con questa impostazione e noi quotidianamente cerchiamo di migliorarla.<br />
Italwood non cerca clienti, cerca partner sul territorio con cui condividere un progetto comune, una simbiosi finalizzata alla diffusione dei nostri prodotti sì, ma soprattutto a fornire pavimenti che possano generare un alto grado di soddisfazione del cliente finale</p>
<h2>“Cerchiamo di fare innamorare il consumatore!”</h2>
<p><em><strong>In questo momento storico così delicato, quale messaggio si sente di dare ai vostri partner, posatori e rivenditori di pavimenti di legno?</strong></em></p>
<p>Riallacciandomi anche un po&#8217; a quanto appena detto, noi di Italwood cerchiamo da sempre di percorrere tutte le strade possibili affinché l’utente privato possa avvicinarsi sempre più al mondo dei pavimenti in legno. Riteniamo che una maggior consumo generale del parquet possa solo portare benefici all’intero indotto, storicamente trincerato sulle proprie posizioni e mai proiettato in una visione comune di crescita.<br />
Lo stiamo facendo nel nostro ambito e da qualche mese all’interno delle istituzioni che dovrebbero rappresentarci. La strada è molto lunga e impervia, ma vediamo già dei buoni segnali di riscontro, qualche mente si sta piano piano aprendo, specialmente quelle che vogliono continuare a fare questo bellissimo mestiere per molti anni ancora.<br />
L’anno 2022 ci ha mostrato la via. Gli sconti in fattura, i rimbalzi post covid, hanno determinato un grandissimo avvicinamento al nostro mondo da parte del consumatore finale, dal quale tutti, in maniera equa, abbiamo trovato un importante beneficio in termini di fatturato e redditività.</p>
<p><em><strong>C’è un prodotto a cui è particolarmente affezionato?</strong></em></p>
<p>Io amo il pavimento in legno, in ogni sua forma, semplice o complessa. Un giorno scrissi che gli alberi sono come noi, che non siamo tutti uguali. Ogni albero ha una sua origine, una sua storia di vita, fino a quando non arriva a noi per diventare un pavimento e malgrado noi si provi a cambiarne l’aspetto con le tante lavorazioni in voga, resta sempre unico e inimitabile, un membro della famiglia per chi lo acquisterà, a cui si vorrà bene per sempre.<br />
Quindi, decisamente il prodotto a cui sono maggiormente affezionato è il pavimento in legno.</p>
<p><em><strong>È in questo settore da un po’ di tempo, si diverte ancora?</strong> </em></p>
<p>Sì, mi diverto ancora, ed anche molto. Oltre a divertirmi, imparo ancora molto dalle persone con cui quotidianamente mi confronto e spero di essere anche io ancora interessante per i miei interlocutori</p>
<p><em><strong>Quando non lavora cosa fa?</strong></em></p>
<p>Faccio il nonno, il vice presidente di una squadra di calcio dilettantistico, e seguo i miei figli, entrambi calciatori.</p>
<p><em><strong>Per chiudere, tra dieci anni dove si vede?</strong></em></p>
<p>Mi vedo ancora in Italwood, ma solo per rendermi utile con la mia esperienza: ormai i nostri figli stanno prendendo pieno possesso dell&#8217;azienda, con risultati eccellenti direi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-37634 aligncenter" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-768x1024.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-225x300.jpg 225w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-1152x1536.jpg 1152w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-1536x2048.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-800x1067.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-1280x1707.jpg 1280w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/06/Foto-115-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
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		<item>
		<title>Luca Giacomini, l’uomo dei sogni</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2024/02/12/luca-giacomini-luomo-dei-sogni/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=luca-giacomini-luomo-dei-sogni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 16:56:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Impertek]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Giacomini]]></category>
		<category><![CDATA[piedini]]></category>
		<category><![CDATA[supporti per pavimentazioni sopraelevate]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.iloveparquet.com/?p=36635</guid>

					<description><![CDATA[<p><em>Un imprenditore con una visione, custodita con passione e perseguita con determinazione. Uomo schietto, di poche (calibrate) parole, con la dote rara di “mettersi nei panni degli altri” e di non smettere mai di cambiare. E sognare</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
</p>
<p>53 anni, trenta dei quali (anzi, qualcuno in più) passati nell’azienda di famiglia, quella che ha fondato suo ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2024/02/12/luca-giacomini-luomo-dei-sogni/">Luca Giacomini, l’uomo dei sogni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un imprenditore con una visione, custodita con passione e perseguita con determinazione. Uomo schietto, di poche (calibrate) parole, con la dote rara di “mettersi nei panni degli altri” e di non smettere mai di cambiare. E sognare</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36638 alignright" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/giacomini-756x1024.png" alt="" width="365" height="494" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/giacomini-756x1024.png 756w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/giacomini-221x300.png 221w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/giacomini-768x1041.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/giacomini-800x1084.png 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/giacomini.png 1002w" sizes="auto, (max-width: 365px) 100vw, 365px" /></p>
<p><strong>53 anni, trenta dei quali (anzi, qualcuno in più) passati nell’azienda di famiglia, quella che ha fondato suo padre, Franco Giacomini</strong>, “un uomo che è stato di esempio per tutti noi, la cui unica e grande passione era il lavoro. E al lavoro si è dedicato fino all’ultimo”.<br />
Ha iniziato giovanissimo <strong>Luca Giacomini, responsabile marketing di Impertek</strong>, subito dopo il militare. Quando è nata, l’azienda non si chiamava Impertek a dire il vero e si occupava principalmente di posa, poi l’intuizione di Franco e il cambio di rotta: da posatori a produttori di componentistica per l&#8217;impermeabilizzazione e supporti per pavimentazioni sopraelevate.<br />
Luca ha mosso i primi passi nel mondo della posa, per poi passare in magazzino, a occuparsi di logistica, dopo la svolta, e poi “fuori”, a vendere: “<em>Una bella gavetta</em> &#8211; mi racconta &#8211; <em>pensa che, a distanza di tempo, mi capita ancora di essere contattato da qualche rivenditore che si ritrova in showroom un catalogo di “piedini” con attaccato il mio bigliettino da visita</em>”.<br />
Infine il marketing, l’amore della maturità, ma forse non l’ultimo.<br />
Ecco com’è andata la nostra chiacchierata.</p>
<p><strong>C’è stato un momento di svolta nel tuo percorso professionale?</strong><br />
<strong>Uno dei momenti forse più importanti è stato quando mi sono staccato dal magazzino e dalla logistica per seguire quello che era l’albore del mondo dei supporti per pavimenti sopraelevati, inizialmente girando door to door tutte le rivendite di ceramica e di parquet e gli showroom di finiture in generale.</strong> All’epoca mi dividevo tra gli showroom e le varie fiere di settore, in Italia e all’estero.<br />
È stato un periodo molto ricco e intenso di esperienze che hanno portato a una crescita importante del mio bagaglio personale. Ho avuto la fortuna di girare praticamente tutto il mondo e di venire a contatto con realtà e sistemi di lavoro completamente differenti da quelli utilizzati in Italia, ma anche in Europa. Un periodo indimenticabile, soprattutto adesso che, per lavoro, sono chiamato a viaggiare di meno per lasciare più spazio ai nuovi collaboratori, molto più giovani e bravi di me… Mi manca talmente tanto il fatto di viaggiare che cerco di recuperare organizzando viaggi nei fine settimana e nei ponti, appena se ne presenta l’occasione.</p>
<p><strong>Com’è cambiato, se è cambiato, il tuo modo di lavorare in questi ultimi anni?</strong><br />
<strong>Il mio lavoro, ma credo quello di un po’ tutti noi, è iniziato a cambiare negli ultimi dieci anni</strong>, anche se questo processo ha avuto una forte accelerazione dopo la pandemia, ovviamente: meno spostamenti, maggiore concentrazione nella pianificazione di riunioni a distanza, con la conseguenza di ottimizzare tempo e risorse preziose. Credo che anche il mondo delle manifestazioni fieristiche si stia confrontando con questo cambiamento.<br />
<strong>L’altro aspetto riguarda il benessere in azienda: le nuove generazioni ci insegnano molto su questo aspetto.</strong></p>
<p><strong>A proposito di benessere… Qual è lo stato di salute della tua azienda: come avete chiuso il 2023?</strong><br />
Sembrerebbe buono! Dal punto di vista del fatturato, <strong>abbiamo chiuso con un +5% circa di crescita rispetto al 2022</strong>, che sembra poco, ma vista la congiuntura economica attuale e la crescita anomala del mercato nei due anni precedenti mi fa dire che non è poi così male come risultato.<br />
Credo però che il polso di un’azienda si misuri anche con altri indicatori, oltre a quelli finanziari o di conto economico: la capacità di analizzare il mercato, gli obiettivi da perseguire, la capacità di modificare la propria struttura e adattarsi a situazioni sempre nuove e in continua evoluzione. Trovo che la capacità di adattamento e la propensione al cambiamento siano grandi sintomi di intelligenza aziendale.</p>
<h1>Due anni intensi</h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-36636" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-1024x768.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-300x225.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-768x576.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-1536x1152.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-2048x1536.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-800x600.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_azienda-1280x960.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong>Un traguardo lavorativo che ti rende particolarmente orgoglioso?</strong><br />
Gli ultimi due anni sono stati davvero molto intensi. <strong>In azienda abbiamo avviato molti progetti che hanno coinvolto tutti i reparti in modo trasversale, richiedendo una quantità di risorse davvero enormi.</strong><br />
Mi piace ricordarne due o tre, partendo dalla riorganizzazione interna, con <strong>una serie di attività che hanno ridisegnato tutta la struttura aziendale, passando da un organigramma tipicamente da azienda familiare a uno di tipo manageriale</strong>, che ci consentirà di gestire tutti gli aspetti aziendali in modo ottimale, efficiente e veloce.<br />
Di questo passaggio sono particolarmente orgoglioso, perché è stato voluto e spinto fortemente da me. <strong>Devo invece ringraziare Roberto, mio fratello, che ha sostenuto un passaggio importante, la riorganizzazione della logistica e della produzione, introducendo la tecnologia 4.0, con un magazzino orientato all’automazione</strong>, in grado di efficientare e velocizzare un reparto già molto reattivo. Anche la produzione ha visto dei miglioramenti, con la sostituzione del 70% del parco presse e l’inserimento di nuove linee di produzioni con sistemi di assemblaggio automatizzati.<br />
<strong>A Riccardo, l’altro mio fratello, va infine il merito di aver dato una spinta a tutta la parte amministrativa, con controlli di gestione e strumenti finanziari che ci hanno permesso di realizzare investimenti davvero molto importanti</strong> per il raggiungimento di tutti gli obiettivi aziendali a medio e lungo termine.<br />
Come ti dicevo, sono stati due anni davvero molto intensi, ma ricchi di soddisfazioni e crescita, sia a livello personale che aziendale.</p>
<p><strong>Qual è oggi, a tuo parere, la sfida più grande per un imprenditore del comparto edile?</strong><br />
A mio avviso la nuova sfida &#8211; in generale per gli imprenditori di tutti i settori credo &#8211; riguarda la <strong>gestione dei collaboratori</strong>, del personale aziendale, valorizzandoli, creando un ambiente di lavoro sereno, attento alle esigenze di tutti, senza limitarsi a sviluppare fatturato o business, ma impegnandosi nel creare una rete tra i collaboratori e gli stakeholders, anche con attività che stimolino la cultura della circolarità, del rispetto della diversità e della sostenibilità ambientale e sociale.</p>
<p><strong>A questo proposito, la tua idea di sostenibilità?</strong><br />
Credo che il concetto di sostenibilità sia composto da tre fattori differenti, ma collegati: crescita, progresso e sensibilità. Se aumentiamo il fatturato della nostra azienda, abbiamo una crescita; se lo facciamo con l’aiuto dell’etica, della disciplina e del rispetto delle regole, parliamo di progresso.<br />
<strong>Se al progresso aggiungiamo umanità, attenzione all’ambiente e alle persone, allora parliamo di sostenibilità.</strong> La sostenibilità parte dalle persone e dall’ambiente.</p>
<h1>
“Lavorare con le persone”, una nuova sfida</h1>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-36637" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_magazzino-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_magazzino-1024x683.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_magazzino-300x200.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_magazzino-768x512.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_magazzino-800x533.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/02/Impertek_magazzino.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></strong></p>
<p><strong>Sei in questo settore da un bel po’ di tempo, ti diverti ancora? </strong><br />
Fortunatamente mi diverto molto di più ora che non in passato. Un po’ perché <strong>lavorare nel marketing permette di attivare tutta una serie di processi che stimolano la mia creatività e la voglia di giocare</strong>, cercando di presentare i prodotti sempre con una prospettiva differente. Un po’ perché ho la fortuna di lavorare con un team giovane, determinato e molto affiatato da cui trarre ogni giorno un valore aggiunto. Un po’ perché, <strong>di recente, ho iniziato a occuparmi (ad interim) anche del personale e di quello che riguarda la sua gestione e il benessere in azienda</strong>.</p>
<p><strong>Quindi il marketing non è l’ultimo amore…</strong><br />
Occupandomi di personale mi sono ritrovato a percorrere strade completamente nuove e ad attivare una serie di nuovi “esperimenti”, progetti e attività, che non mi consentono di annoiarmi. Lavorare con le persone è davvero molto stimolante anche se, non lo nascondo, a volte molto, molto impegnativo.<br />
Una cosa che mi piace molto (mi è venuta in mente proprio ora e voglio verificare presto) è l’età media dei collaboratori Impertek: credo sia davvero molto bassa. Molto alta invece è la presenza di personale femminile presso il nostro team.</p>
<p><strong>Quando non lavori cosa fai?</strong><br />
Sono in una fase della mia vita professionale in cui non è più così distinta la linea tra lavoro e vita privata: a volte lavoro molto di più nella mia ora di corsa quotidiana, che non mentre sono seduto alla scrivania.<br />
Il tempo libero è dedicato allo sport (corsa, crossfit, bicicletta e tutto quello che mi consente di muovermi e di stare all’aperto), ai viaggi, che mi consentono di incontrare sempre nuove persone a cui “rubare” almeno una cosa positiva (una parola, un gesto o un modo di dire interessante), al cinema, a qualche museo e, ovviamente, da buon italiano, all’ottimo cibo e al delizioso vino.</p>
<p><strong>Un sogno nel cassetto?</strong><br />
Diciamo che ho un cassetto condiviso da molti sogni… Ma ho imparato che non bisogna mai anticipare nulla finché non è certo. Diciamo che lo sviluppo dell’organigramma è un aspetto che mi affascina e coinvolge molto.</p>
<p><em>Allora nella prossima intervista ci parli di un paio di sogni…</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Massimo Roj. Io un’archistar? Sono un sarto dell’architettura</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2024/01/03/massimo-roj-io-unarchistar-sono-un-sarto-dellarchitettura/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=massimo-roj-io-unarchistar-sono-un-sarto-dellarchitettura</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jan 2024 15:49:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARCHITECTS]]></category>
		<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Mantica]]></category>
		<category><![CDATA[Bivacco Camardella]]></category>
		<category><![CDATA[intervista massimo roj]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Ferrario]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Roj]]></category>
		<category><![CDATA[Mottolino Headquarter]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto CMR]]></category>
		<category><![CDATA[The Sign]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>A tu per tu con il fondatore di Progetto CMR, AD di un Gruppo (che oltre alla holding Progetto Cmr International comprende otto società) al primo posto nella classifica delle maggiori 200 società di architettura</em></p>
<p><em>intervista di Federica Fiorellini</em></p>
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<em>L’ho incrociato per la prima volta a Venezia, nel 2016, come relatore a un “Parquet Day”. L’ho ritrovato ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A tu per tu con il fondatore di Progetto CMR, AD di un Gruppo (che oltre alla holding Progetto Cmr International comprende otto società) al primo posto nella classifica delle maggiori 200 società di architettura</em></p>
<p><em>intervista di Federica Fiorellini</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-36440" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-909x1024.jpg" alt="" width="909" height="1024" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-909x1024.jpg 909w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-266x300.jpg 266w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-768x865.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-1363x1536.jpg 1363w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-1818x2048.jpg 1818w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-800x901.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/massimo-roj-1280x1442.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 909px) 100vw, 909px" /><br />
<em>L’ho incrociato per la prima volta a Venezia, nel 2016, come relatore a un “Parquet Day”. L’ho ritrovato questa estate a Barcellona, all’ultimo congresso FEP (la Federazione Europea dei produttori di Parquet), sempre in veste di oratore. In entrambe le occasioni sono rimasta colpita dalle sue doti di affabulatore, dal modo non convenzionale di raccontare il suo personale approccio al mondo del progetto (dove la musica rock ha un’importanza non marginale, così come ce l’hanno l’arte e la montagna). Così ho colto al volo il suo invito a visitare il quartier generale milanese di Progetto CMR (che, per inciso, è uno spazio davvero affascinante: tre piani fuori terra e uno interrato, che oltre agli uffici ospitano sale riunioni, un’academy, una library, pezzi di design, un giardino&#8230;) e di farmi raccontare la sua storia.</em><br />
<em>Lui, Massimo Roj, milanese doc e sciatore prestato all’architettura, come ama definirsi, dopo una laurea in Architettura al Politecnico di Milano e numerose esperienze all’estero, è colui che Progetto CMR l’ha fondata e, seguendo il motto che “piccolo è bello, ma solo se cresci”, l’ha fatta crescere fino a trasformarla in una società di progettazione integrata con sedi in Vietnam, Indonesia, Cina, Hong Kong e una serie di società controllate, una realtà che dal 2011 è l’unica società italiana nella classifica “World&#8217;s Top 100 architectural firms BD World Architecture”.</em><br />
<em>Ecco com’è andata la nostra chiacchierata.</em></p>
<div id="attachment_36444" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-36444" class="wp-image-36444 size-large" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-1024x721.jpg" alt="" width="1024" height="721" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-1024x721.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-300x211.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-768x540.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-1536x1081.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-2048x1441.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-800x563.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/sede-1280x901.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-36444" class="wp-caption-text">L’headquarter di Progetto CMR, in via Russoli 6 a Milano (photocredit: Andrea Martiradonna).</p></div>
<p><strong>Ci racconta com’è iniziato tutto?</strong><br />
Era il 1993, lavoravo da otto anni in una società inglese esperta in office space planning ed ero fortemente motivato a diventare socio. Il general manager italiano dell’azienda non solo me lo negò, ma approfittò di una crisi economica importante per lasciarmi a casa (nel 2008 il suddetto general manager ha iniziato a lavorare per Progetto CMR, nda).<br />
Il 20 luglio di quello stesso anno è nata mia figlia, il 3 settembre, mentre andavo a Rimini per raggiungere la mia famiglia, sono stato coinvolto in un importante incidente a catena in autostrada dove ho distrutto la macchina. Il 4 settembre era il mio compleanno: non avevo lavoro, non avevo più la macchina, avevo una figlia piccola… Mi sono detto che dovevo fare qualcosa.</p>
<p><strong>E cos’ha fatto?</strong><br />
Ho chiamato due amici architetti (Antonella Mantica, che conoscevo dai tempi del liceo, e Corrado Caruso) e abbiamo dato vita a Progetto CMR. Così, dal nulla. La mia esperienza era legata al mondo dell’office space planning, ma non ho voluto contattare i clienti con cui lavoravo in Inghilterra, così ho preso le Pagine Gialle e ho iniziato a scrivere. Scrivevo 10, 15 lettere al giorno, dalla A a salire, a tutte le aziende che trovavo.<br />
Al mattino scrivevo, al pomeriggio telefonavo alle aziende a cui avevo scritto: raccontavo che ero un architetto e che volevo capire come si muoveva il mondo del lavoro, così ho iniziato a capire, ad assorbire problematiche e necessità. Lettera dopo lettera, telefonata dopo telefonata, mi sono fatto una mia idea.<br />
Fino a che, dopo sei mesi di lettere e telefonate, sono arrivato alla lettera “J” di JP Morgan. Sono andato a fare una presentazione in cui, grazie all’esperienza acquisita in sei mesi di “interviste conoscitive”, sono riuscito a risolvere una serie di problematiche e a realizzare un desiderio della committenza relativo all’organizzazione degli spazi di lavoro. Questo è stato il mio primo lavoro.</p>
<h1>Piccolo è bello, ma solo se cresci</h1>
<p><strong>Decisamente un inizio promettente… E dopo JP Morgan?</strong><br />
Il secondo lavoro me l’ha commissionato Schering-Plough, una compagnia farmaceutica americana. È stata in questa occasione che ho ritrovato Marco Ferrario, un altro ex compagno di classe (era il direttore lavori dell’impresa a cui era stato affidato il progetto); con Marco abbiamo fatto tutto il percorso formativo insieme, dalle scuole medie fino all’Università, quando lui si è iscritto a ingegneria e io ad architettura.<br />
Era il 1994 e gli lanciai la sfida di portare l’ingegneria all’interno di uno studio di architettura: il mio sogno era quello della progettazione integrata. Il mio socio di CMR non era d’accordo, così decisi di realizzare un’altra società: una era Progetto CMR snc, con tre architetti, e l’altra Progetto CMR srl, con due ingegneri e un architetto.</p>
<p><strong>Da allora un po’ di acqua sotto i ponti ne è passata…</strong><br />
Il primo passo è stato mettere insieme le due società, poi sono diventato azionista di maggioranza, quindi Progetto CMR è diventata una società di progettazione integrata, fino ad arrivare alla situazione odierna in cui, se consideriamo il consolidato di tutte le società, siamo il primo gruppo italiano di architettura in Italia, per fatturato, con 42 milioni di euro circa.<br />
Negli anni la crescita è stata graduale ed è stata sostenuta, soprattutto negli ultimi anni, da acquisizioni esterne o creazione di nuove società, specializzate verticalmente in settori diversi.</p>
<p><strong>Dagli uffici al building, com’è avvenuto il passaggio?</strong><br />
Il nostro focus è sempre stato quello della progettazione degli uffici, nel 2000 però, quando siamo “sbarcati” in Cina, abbiamo ampliato un po’ la prospettiva: abbiamo iniziato a lavorare a scala urbana&#8230; Tornando in Italia, nel 2007, abbiamo fatto tesoro dell’esperienza acquisita in Oriente e sono arrivate prima le Torri Garibaldi e poi tutto il resto del mondo building.<br />
Insomma, a piccoli passi, ma siamo sempre cresciuti, perché piccolo è bello, ma solo se cresci. Questo è il mio parere.</p>
<h1>Ogni architettura ha il suo posto…</h1>
<div id="attachment_36441" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-36441" class="wp-image-36441 size-large" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-1024x1024.jpg" alt="" width="1024" height="1024" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-1024x1024.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-300x300.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-150x150.jpg 150w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-768x768.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-1536x1536.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-2048x2048.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-800x800.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-440x440.jpg 440w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-1280x1280.jpg 1280w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-600x600.jpg 600w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Bivacco-Edoardo-Camardella_Interni-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-36441" class="wp-caption-text">Gli interni del Bivacco Camardella, una micro-architettura di montagna dedicata a un giovane alpinista e maestro di sci, travolto da una slavina sul Monte Bianco (photocredit: André Barailler).</p></div>
<p><strong>Il suo approccio al mondo del progetto?</strong><br />
Il mio approccio è “inside out”, dall’interno verso l’esterno: credo che ogni progetto debba partire dalle esigenze delle persone che occuperanno gli spazi, per poi inserirsi in un contesto storico, culturale, geografico. Sostengo da sempre che ogni architettura ha il suo posto e ogni posto ha la sua architettura (mio nonno me lo ripeteva sempre, per gli oggetti): non si può progettare lo stesso edificio per luoghi differenti del mondo (come spesso avviene, sull’onda della globalizzazione o della visione autoreferenziale di alcuni professionisti).<br />
I miei insegnanti, Franca Helg e Luigi Giffone, mi hanno sempre detto che bisogna progettare per il cliente. I nostri progetti sono tutti diversi perché diversi sono i clienti per cui progettiamo, diverse le aree geografiche in cui lavoriamo.<br />
Ricordo uno degli ultimi incontri con Zaha Hadid, durante una conferenza internazionale. Io raccontavo di questa mia visione, con il cliente al centro, lei ci ha mostrato 54 progetti praticamente con la stessa immagine: “Questi sono i miei progetti, io disegno per me”.<br />
Non so dire chi dei due abbia ragione, sono due visioni diverse. C’è chi si rivolge ad Armani per un vestito perché ama la sua impronta, il suo stile. Io sono il sarto che cucio un vestito su misura.</p>
<p><strong>Il suo rapporto con Milano?</strong><br />
Milano è la mia città: ci sono nato, cresciuto, ci ho studiato. È la città che amo e che in qualche modo vorrei cercare di migliorare, contribuendo alla sua crescita e a un suo sviluppo più sostenibile, da un punto di vista ambientale, ma soprattutto sociale.<br />
Un esempio concreto? Abbiamo fatto un lavoro di ricerca durato tre anni, ora protocollato al Comune di Milano, Regione Lombardia e Aler, improntato sul recupero di aree di edilizia popolare volto al miglioramento delle condizioni di vita: abbiamo identificato sette aree di edilizia popolare e poi ne abbiamo approfondita una, il quartiere San Siro, e abbiamo ipotizzato un intervento di demolizione graduale e ricostruzione degli edifici, integrando sin dall’inizio le diverse classi sociali e le diverse categorie (residenza, commercio, istruzione, sanità, cultura).<br />
L’obiettivo è decuplicare l’area verde esistente, come sta avvenendo in molti Paesi europei.<br />
Io mi auguro che il nostro progetto parta e venga preso come esempio non solo a Milano, ma in tutte le città con le stesse caratteristiche, con un’edilizia popolare fortemente degradata. Abbia già parlato con Torino, Genova e Roma. Il progetto è già arrivato su un tavolo interministeriale… Sarà l’età, ma l’idea di fare qualcosa per migliorare le vite degli altri mi fa stare bene.</p>
<p><strong>Un lavoro a cui è particolarmente legato?</strong><br />
Ogni lavoro è come un figlio, alla fine ti affezioni… Comunque, tralasciando lo stadio di Milano &#8211; lo avrei fatto gratis, per la mia città, per la scuola, per la squadra (l’Inter, nda) &#8211; forse il progetto che considero più emblematico di Progetto CMR sono le Torri Garibaldi, il primo grande lavoro fatto in casa nostra dopo l’esperienza asiatica del 2000, nonché le prime green tower costruite in Italia… Devo dire che hanno cambiato molto la nostra visibilità.<br />
Si tratta di due edifici molto particolari, le cui facciate sono ricoperte con 3200 cellule ciascuna, orientate in quattro modi diversi sui due assi, in modo da riflettere la luce in modi diversi, come due pietre preziose.</p>
<p><strong>La sfaccettatura dell’involucro la troviamo in altri progetti…</strong><br />
Un altro esempio è quello degli edifici “d’oro” The Sign, il complesso per uffici firmato Progetto CMR per Covivio, fatto con una pelle cangiante che riflette la luce e fa sì che la facciata cambi colore a seconda di come la luce lo colpisce.<br />
Io penso che gli edifici siano come degli esseri viventi: quando sono abitati il fluido vitale viene fornito dalle persone, quando si svuotano perdono la loro vitalità… Io attribuisco loro nuova vitalità attraverso la facciata.</p>
<h1>
&#8220;Il legno? Uno dei materiali più nobili&#8221;</h1>
<div id="attachment_36442" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-36442" class="wp-image-36442 size-large" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-1024x768.jpeg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-1024x768.jpeg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-300x225.jpeg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-768x576.jpeg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-2048x1536.jpeg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-800x600.jpeg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2024/01/Mottolino-Fun-Mountain-HQ_Coworking_2-1280x960.jpeg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-36442" class="wp-caption-text">Il nuovo Mottolino Headquarter a Livigno , con una scuola di sci, negozi, noleggio di sci e di mountain bike, ma anche una sala giochi, spazi per lo smart working e un ristorante.</p></div>
<p><strong>Non posso non chiederle del suo rapporto con il legno?</strong><br />
Come architetto sono ovviamente affascinato da alcuni elementi, soprattutto gli elementi naturali, il legno e la pietra sopra tutti, che sono poi i primi materiali usati dall’uomo. Trovo che abbiano il potere di “scaldare” ogni ambiente.<br />
Ritengo che il legno sia uno dei materiali più nobili, in casa mia l’ho messo dappertutto, credo che poter camminare a piedi nudi in casa (che sia in montagna, al mare o in città) sia una delle sensazioni più gradevoli e portatrici di benessere. E poi il legno vive insieme a noi, invecchia con noi, è partecipe della nostra esistenza.</p>
<p><strong>La casa del futuro come se la immagina? </strong><br />
Me la immagino sempre più a immagine e somiglianza di chi la occupa.<br />
Poi sarà flessibile (per accogliere i cambiamenti), luminosa (perché abbiamo bisogno di luce per vivere) e dotata di spazi esterni (siano essi logge, balconi o giardini). Sarà meno energivora, utilizzerà quello che la natura ci mette a disposizione (penso alla massa termica e alla ventilazione naturale).<br />
E poi sarà fatta con materiali naturali: legno, pietra e mattoni.<br />
Naturalmente sarà anche sempre più connessa e smart, ma questo è facile intuirlo.</p>
<h1>L’architettura è sostenibile per definizione</h1>
<p><strong>La sua idea di architettura sostenibile?</strong><br />
L’architettura, per sua stessa definizione, è sostenibile, perché è fatta per gli altri, per permettere alle persone di vivere meglio. Certo, quello sociale non è che un aspetto della sostenibilità, non bisogna tralasciare quello ambientale, quello tecnico, quello economico, ma di solito la buona architettura tiene conto di tutto ciò.<br />
Tutto è architettura, anche se non ce ne rendiamo conto. Pensiamo al Colosseo, è un oggetto di una sostenibilità pazzesca, perché è stato capace di durare nel tempo (non a caso in francese sostenibilità è durabilité).</p>
<p><strong>Per chiudere… Si sente un’archistar?</strong><br />
No, sono e rimango uno sciatore. E poi un amante della musica rock. Al liceo mi chiamavano Tommy, perché ero il sosia di Roger Daltrey (voce solista e fondatore degli Who, nda), il rock ce l’ho nel cuore. L’architettura, esattamente come la musica, può e deve essere più di pura e semplice emozione: deve diventare portatrice ed espressione di un messaggio di condivisione, partecipazione, di sostenibilità.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2024/01/03/massimo-roj-io-unarchistar-sono-un-sarto-dellarchitettura/">Massimo Roj. Io un’archistar? Sono un sarto dell’architettura</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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		<title>Sono 24 i primi posatori “certificati” ANPP</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2023/10/17/sono-24-i-primi-posatori-certificati-anpp/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sono-24-i-primi-posatori-certificati-anpp</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2023 09:05:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><em>Complimenti ai primi posatori “certificati” ANPP. Ventiquattro professionisti che hanno saputo mettersi in gioco, imparando qualcosa di nuovo e al tempo stesso fornendo il proprio contributo per la crescita del gruppo (e del settore)</em></p>
<p>Vi abbiamo raccontato un anno fa circa (leggi l&#8217;articolo), la bella iniziativa di ASP (Aziende Storiche Parquet, associazione aggregata a FederlegnoArredo nell’ambito ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2023/10/17/sono-24-i-primi-posatori-certificati-anpp/">Sono 24 i primi posatori “certificati” ANPP</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Complimenti ai primi posatori “certificati” ANPP. Ventiquattro professionisti che hanno saputo mettersi in gioco, imparando qualcosa di nuovo e al tempo stesso fornendo il proprio contributo per la crescita del gruppo (e del settore)</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-36149" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image2.jpeg" alt="" width="1874" height="1500" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image2.jpeg 1874w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image2-300x240.jpeg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image2-1024x820.jpeg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image2-768x615.jpeg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image2-1536x1229.jpeg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image2-800x640.jpeg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image2-1280x1025.jpeg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1874px) 100vw, 1874px" />Vi abbiamo raccontato un anno fa circa (<a href="https://www.iloveparquet.com/2022/09/28/al-via-i-corsi-per-posatori-di-federlegno-per-conseguire-il-patentino-di-livello-4/" target="_blank" rel="noopener">leggi l&#8217;articolo</a>), la bella iniziativa di <strong>ASP</strong> (Aziende Storiche Parquet, associazione aggregata a FederlegnoArredo nell’ambito di EdilegnoArredo), che ha dato vita, con il supporto di <strong>Mapei</strong> e il patrocinio di <strong>FederlegnoArredo</strong>, al “<em>Corso formativo per posatore pavimentazioni di legno e parquet</em>”. Un corso quasi “cucito su misura” per <a href="https://anpp.it" target="_blank" rel="noopener"><strong>ANPP</strong></a> e i suoi soci, che hanno raccolto in massa l’invito a iscriversi, per far crescere il gruppo e il settore. Perché un artigiano preparato e competente è un valore aggiunto per tutta la filiera, su questo non ci sono dubbi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36148 alignright" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image1jpg.jpg" alt="" width="321" height="243" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image1jpg.jpg 1908w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image1jpg-300x227.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image1jpg-1024x775.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image1jpg-768x581.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image1jpg-1536x1162.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image1jpg-800x605.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image1jpg-1280x969.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 321px) 100vw, 321px" />Fin qui tutto fantastico, esperienza riuscita: nelle due sessioni da due giornate ciascuna (il 6 e 7 ottobre 2022 e il 19 e 20 gennaio 2023), una trentina di artigiani hanno seguito con interesse lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche ricevendo un attestato di frequenza. I soci ANPP, però, non si sono fermati qui. L’attestato di frequenza al corso organizzato da ASP dava infatti diritto ad accedere (a prezzi agevolati, grazie a una convenzione FederlegnoArredo con <a href="https://www.certiscertificazioni.it" target="_blank" rel="noopener">Certi.s</a>, organismo che si occupa di certificazione delle figure professionali, accreditato da Accredia, come previsto dalla norma) all’<strong>esame per l’ottenimento della certificazione professionale, in particolare al patentino di livello 4: “Posatore qualificato di pavimentazioni tradizionali e prefinite e rivestimenti di legno e/o base di legno”</strong>, come previsto dalla norma UNI 11556. E così ventiquattro parchettisti ANPP (ma piano piano arrivano anche gli altri, ce lo assicurano) si sono presentati a Lentate sul Seveso, il 7 e il 22 luglio, in due distinte sessioni, per sostenere l’esame.</p>
<h1>Una bella sfida</h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-36151 alignleft" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image00074.jpeg" alt="" width="386" height="234" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image00074.jpeg 1561w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image00074-300x182.jpeg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image00074-1024x620.jpeg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image00074-768x465.jpeg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image00074-1536x930.jpeg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image00074-800x484.jpeg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/image00074-1280x775.jpeg 1280w" sizes="auto, (max-width: 386px) 100vw, 386px" />Una bella sfida, perché studiare da adulti &#8211; lavorando per di più &#8211; costa sicuramente fatica. C’è stato un maxi ripasso generale insieme al corpo docente, ma poi a sostenere l’esame ciascun artigiano era solo con la sua preparazione e le sue incertezze. Le due giornate d’esame si sono svolte presso <strong>Artwood Academy, il Polo Formativo FederlegnoArredo di Lentate sul Seveso</strong>, una scuola d’alta formazione professionale nel campo del design del legno e della falegnameria contemporanea. Un luogo magico, dove ogni aula profuma di legno e dove è possibile toccare con mano gli strumenti più innovativi e macchinari all’avanguardia.</p>
<p>Valutati dall’ingegner <strong>Roberto Baldo</strong>, esaminatore Certi.s, i 24 soci ANPP hanno sostenuto un <strong>test scritto e diverse prove pratiche</strong>: dalla verifica dei massetti alla simulazione di una posa a secco, dalla levigatura (con levigatrice e perimetrale) al taglio con sega da banco fino alla verniciatura.</p>
<p>“<em>Disciplinati, ligi alle regole che l’Ente e la Scuola ci hanno imposto, attenti, curiosi e soprattutto molto preparati, tutti i candidati hanno superato ampiamente le nostre aspettative presentandosi all’esame</em>”, così si è espressa <strong>Rita D’Alessandro</strong>, ingegnere, consulente di EdilegnoArredo/FederlegnoArredo nonché docente del corso organizzato da ASP. Il risultato? <strong>Tutti promossi!</strong> E, da agosto (quando il certificato è arrivato a casa di ciascuno di loro), tutti patentati.</p>
<p><a href="https://mycertis.it/ricerca-professionisti-certificati/" target="_blank" rel="noopener">Clicca qui per il Registro Parchettisti professionisti certificati Certi.s</a></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-36152" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/elenco-soci-ANPP-patentati.png" alt="" width="1540" height="564" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/elenco-soci-ANPP-patentati.png 1540w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/elenco-soci-ANPP-patentati-300x110.png 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/elenco-soci-ANPP-patentati-1024x375.png 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/elenco-soci-ANPP-patentati-768x281.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/elenco-soci-ANPP-patentati-1536x563.png 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/elenco-soci-ANPP-patentati-800x293.png 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/10/elenco-soci-ANPP-patentati-1280x469.png 1280w" sizes="auto, (max-width: 1540px) 100vw, 1540px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2023/10/17/sono-24-i-primi-posatori-certificati-anpp/">Sono 24 i primi posatori “certificati” ANPP</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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		<title>&#8220;Pensatevi liberi&#8221;. A tu per tu con ANPP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 15:47:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><em>Partecipazione, umiltà, responsabilità, libertà di pensiero. Su questi valori si fonda ANPP, un’associazione di parchettisti che trae la propria forza dal gruppo, dallo scambio di esperienze e conoscenze, dall’entusiasmo di un consiglio direttivo unito e appassionato. Abbiamo intervistato presidente e vicepresidente</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
</p>
<p><em>Mentre scrivo questa intervista, sulla Rai sta andando in onda il Festival di Sanremo, ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2023/03/01/pensatevi-liberi-a-tu-per-tu-con-anpp/">&#8220;Pensatevi liberi&#8221;. A tu per tu con ANPP</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Partecipazione, umiltà, responsabilità, libertà di pensiero. Su questi valori si fonda ANPP, un’associazione di parchettisti che trae la propria forza dal gruppo, dallo scambio di esperienze e conoscenze, dall’entusiasmo di un consiglio direttivo unito e appassionato. Abbiamo intervistato presidente e vicepresidente</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-35390" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/natalie-pedigo-wJK9eTiEZHY-unsplash-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/natalie-pedigo-wJK9eTiEZHY-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/natalie-pedigo-wJK9eTiEZHY-unsplash-300x200.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/natalie-pedigo-wJK9eTiEZHY-unsplash-768x512.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/natalie-pedigo-wJK9eTiEZHY-unsplash-1536x1024.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/natalie-pedigo-wJK9eTiEZHY-unsplash-2048x1365.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/natalie-pedigo-wJK9eTiEZHY-unsplash-800x533.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/natalie-pedigo-wJK9eTiEZHY-unsplash-1280x853.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><em>Mentre scrivo questa intervista, sulla Rai sta andando in onda il Festival di Sanremo, ma il titolo non ha nulla a che fare con l’abito manifesto di Chiara Ferragni. Mi è venuto spontaneo sentendo parlare Roberto Rubessi e Antonio Zilli, rispettivamente presidente e vicepresidente di ANPP (Associazione Nazionale Parchettisti Professionisti), ma guai a tirare in ballo le loro cariche: “Siamo Roberto e Antonio, punto, il titolo di presidente o vice non ci rappresenta. La nostra non è un’associazione piramidale, non amiamo le gerarchie, ciascuno di noi dà il proprio contributo, per come può e quando può e questa e la nostra forza”.</em></p>
<p><em><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-35391" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/zilliANPP-399x1024.png" alt="" width="200" height="513" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/zilliANPP-399x1024.png 399w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/zilliANPP-117x300.png 117w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/zilliANPP.png 454w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" />Iniziamo con le presentazioni?</strong></em><br />
<strong>Antonio Zilli</strong>: Io ho 43 anni, sono di Roma e faccio questo mestiere da 25 anni circa. Ho iniziato casualmente, ai tempi della scuola, facendo qualche lavoretto durante le vacanze estive. Finita la scuola, insieme a mio cugino, che oggi è diventato il mio socio, ho cominciato a dedicarmi seriamente alla posa dei pavimenti in legno… E non ho mai smesso.<br />
È un lavoro molto stressante il nostro, come molti lavori imprenditoriali del resto: gli imprevisti sono tanti, ma a conti fatti anche le soddisfazioni.<br />
Sono in ANPP da circa dieci anni. Per un po’ di anni sono stato consigliere (mi aveva spinto a farlo Simone Biagiotti, che purtroppo non è più con noi), poi ho lasciato per qualche anno, fino alla fine del 2022, quando con Roberto, Marco, Daniele e Francesco ho deciso di ‘riprendere in mano’ l’Associazione, per cercare di fare andare le cose come dovevano andare, di dare nuovo slancio e nuova vita a un gruppo in cui credo molto. È stata una scelta di cuore, di cui sono felice. <strong>Posso dire che oggi ANPP è un gruppo affiatato e organizzato, un gruppo ampio (siamo davvero in tanti!), che sta diventando sempre più un luogo di crescita e di confronto</strong>: ci si mette in gioco e ci si sostiene a vicenda, anche e soprattutto in questo complicato momento storico, di grande cambiamento.</p>
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<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-35392" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/rubessiANPP.png" alt="" width="200" height="433" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/rubessiANPP.png 454w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/03/rubessiANPP-138x300.png 138w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" />Roberto Rubessi</strong>: Io ho 53 anni, 54 a breve, faccio questo lavoro dal 1984 e anch’io, come Antonio, ho iniziato per caso: da ragazzo facevo atletica, il mio commissario tecnico era un parchettista, così capitava che d’estate, ogni tanto, mi portasse con lui a fare qualche lavoro. Dopo le medie avrei voluto fare la scuola alberghiera, ma tutte le scuole a cui mi sono rivolto erano a numero chiuso. La morale è che non sono stato preso e, nell’anno di attesa per poter fare una nuova richiesta, ho ricominciato a lavorare come parchettista: sono arrivati i primi stipendi che mi hanno decisamente ingolosito e così a 18 anni sono diventato artigiano… E sono ancora qui.<br />
Nelle associazioni io ho sempre creduto, tanto che sono stato davvero per tanti anni socio AIPPL (Associazione Nazionale Posatori di Pavimenti di Legno), associazione dalla quale mi sono allontanato per una serie di divergenze di opinioni e che mi ha fatto perdere un po’ di entusiasmo. Ma, come dicevo, io fondamentalmente credo nell’aggregazione, quindi, quando ho conosciuto Simone Biagiotti, ho partecipato volentieri ad alcune riunioni ANPP e ho accettato subito di associarmi; dopo poco mi è stato chiesto di entrare nel consiglio direttivo, proprio per il mio entusiasmo credo… E così siamo arrivati ai giorni nostri.</p>
<p><em><strong>Hai una carica impegnativa…</strong></em><br />
<strong>Roberto Rubessi</strong>: Il presidente, a dire il vero, non è che volessi proprio farlo, mi sarebbe piaciuto continuare come consigliere, diciamo che sono stato ‘pressato’ dai miei colleghi e alla fine ho accettato, sperando di essere in grado di assolvere al meglio al mio compito.<br />
Sicuramente mi ci sto dedicando molto, perché ci credo, anzi, devo dire che tutti noi del consiglio ci crediamo. <strong>Siamo davvero un bel gruppo, che dedica tanto tempo ed energie all’associazione, nella convinzione che questo lavoro in ANPP possa aiutare tutto il settore a crescere.</strong></p>
<p><em><strong>C’è bisogno di due associazioni di posatori secondo voi?</strong></em><br />
<strong>Roberto Rubessi</strong>: Sono convinto di sì. Ciascuno porta avanti la sua associazione con i suoi ideali, che oggettivamente sono molto, molto differenti, perché differenti sono le modalità messe in campo per ottenere lo stesso scopo. Detto questo, se il fine è comune (come credo che sia), se dobbiamo scendere metaforicamente in piazza a combattere insieme, possiamo e dobbiamo farlo: le porte di ANPP, in tal senso, sono state e sempre saranno aperte. Il dialogo fa parte del nostro dna.</p>
<p><em><strong>In che cosa vi sentite diversi dalle altre associazioni?</strong></em><br />
<strong>Antonio Zilli</strong>: Siamo liberi. Per scelta, non accettiamo sponsorizzazioni e sovvenzioni da parte delle aziende e questo, dal mio punto di vista, ci permette una libertà di pensiero che diversamente sarebbe molto difficile ottenere. Ciò non significa che non si possa collaborare con le aziende, anzi, spesso siamo ospitati da produttori di parquet o da aziende chimiche e la collaborazione è sempre proficua, come proficuo è lo scambio di vedute tra i vari anelli della filiera. Diverso è accettare sponsorizzazioni, qui viene meno la trasparenza, che è uno dei valori su cui si fonda ANPP.</p>
<p><strong>Roberto Rubessi</strong>: Non solo non siamo legati a sponsorizzazioni, ma noi consiglieri ci autofinanziamo, non intaccando in alcuno modo le quote associative: ogni trasferta, ogni iniziativa è a carico nostro, non dei nostri soci. Sentiamo che questo sia il modo giusto di lavorare. Ci crediamo e lo facciamo volentieri. E devo dire che la riconoscenza e il supporto dei nostri soci è molto gratificante e ci ripaga di tutto.<br />
E poi, lo ripeto,<strong> il nostro carattere distintivo è l’umiltà. Oggi alla presidenza ci sono io, domani ci sarà qualcun altro, ognuno di noi dà il suo contributo, ci si dà una mano spontaneamente appena possiamo, tra tutti, non solo tra noi del direttivo. Viene tutto molto semplice, senza bisogno di dettare alcuna regola. Credo che il bello di ANPP sia anche questo.</strong></p>
<p><strong>Antonio Zilli</strong>: Per farti un esempio, prima dell’avvento di questo nuovo direttivo, l’associazione aveva un indirizzo mail presidente@anpp.it e Roberto l’ha fatto subito fuori, ora l’indirizzo è solo uno: info@anpp.it. Un altro esempio: le lettere non le forma il presidente, le lettere le firma il consiglio direttivo.</p>
<p><em><strong>Facciamo un passo indietro, com’è nata ANPP?</strong></em><br />
<strong>Antonio Zilli</strong>: ANPP è nata nel 2005. Quando io sono entrato in ANPP, nel 2012 mi sembra, comunque prima di Roberto, era un’associazione molto ‘toscana’, con 12 o 13 associati. Un piccolo gruppo con grandi ideali, ma con poco seguito. Credo che la svolta ci sia stata in questi ultimi anni: abbiamo fatto più attività sul territorio, ci siamo fatti conoscere, abbiamo lavorato molto.<br />
<strong>Oggi siamo in 60, ma l’obiettivo è di continuare a crescere</strong>: ora ‘giochiamo’ tutti per un obiettivo chiaro e condiviso e questo fa la differenza. Il margine di crescita è proprio tanto, ce ne stiamo rendendo conto, i soci, iniziano spontaneamente a fare propaganda per l’associazione e gradualmente il numero aumenta.</p>
<p><strong>Roberto Rubessi</strong>: Forse noi del direttivo siamo stati bravi a trasmettere il nostro entusiasmo al gruppo, che a sua volta trasmette questo entusiasmo ai parchettisti vicini e così, piano piano, stiamo crescendo. Stiamo notando tanta passione nei nostri associati, che probabilmente non vediamo solo noi, quindi diventa contagiosa.</p>
<h1>Colleghi, non concorrenti</h1>
<p><em><strong>Qual è il principale obiettivo che vi ponete come ANPP?</strong></em><br />
<strong>Roberto Rubessi</strong>: Far crescere il settore, rendere più professionale la figura del parchettista e creare un gruppo di colleghi e non di concorrenti: professionisti che fanno lo stesso lavoro, affrontano gli stessi problemi e cercano di risolverli insieme. La nostra forza sta nel fatto che nel nostro gruppo non c’è nessuno che si sente superiore al collega: l’umiltà è il valore primario su cui si basa ANPP.<br />
L’obiettivo finale, naturalmente, è che i nostri sforzi e il nostro lavoro nella direzione di una maggiore formazione e professionalità dell’artigiano portino dei benefici a tutto il settore: se tutti operiamo in modo più professionale, anche i nostri interlocutori si dovranno adeguare e capire le nostre esigenze.</p>
<p><strong>Antonio Zilli</strong>: In questo momento stiamo battendo molto coi colleghi sullo studio delle norme, per riuscire a fare lavori come si deve e soprattutto inattaccabili. Per questo abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di ASP di organizzare un corso di formazione per parchettisti che affrontasse anche tematiche molto teoriche, i soci si sono iscritti in massa, tanto che è stato necessario pensare a un&#8217;altra sessione (si veda l’articolo a pagina 62, nda).</p>
<p><em><strong>Degli altri membri del Consiglio cosa mi dite?</strong></em><br />
<strong>Roberto Rubessi</strong>: Siamo tutte persone spettacolari, ognuna con la sua specificità.<br />
<strong>Marco Brivio è un gran comunicatore, uno che è in associazione da sempre, che ci crede molto e che dedica molto tempo all’associazione. Francesco Danesi è il più giovane del gruppo, ha 25 anni ed è il nostro tecnologo. Daniele Magri è un neo-associato, un ragazzo molto in gamba e motivato.</strong> Siamo tutte persone con la mente molto aperta e con le idee chiare sul nostro lavoro e sul modo si fare associazione.</p>
<p><em><strong>In chiusura, progetti per questo 2023?</strong></em><br />
<strong>Roberto Rubessi</strong>: Il primo è senz’altro <strong>fare formazione ai nostri associati</strong>, sui temi più disparati, dagli approfondimenti tecnici (sicuramente faremo un incontro sui massetti radianti a basso spessore, che ci stanno dando qualche grattacapo) a quelli normativi, al marketing, perché il parchettista è prima di tutto un imprenditore e oggi deve essere anche un po’ psicologo, un po’ avvocato, un po’ informatico… E chi più ne ha ne metta.</p>
<p><strong>Antonio Zilli</strong>: Al secondo posto c’è senz’altro la campagna associativa: <strong>quest’anno cercheremo di aumentare le giornate di incontro sul territorio, specialmente in quelle regioni in cui non abbiamo soci, con l’obiettivo di farci conoscere</strong>. A questo proposito, invitiamo tutti i parchettisti interessati a seguire le nostre pagine social per restare aggiornati sui nostri spostamenti e per venire a conoscerci: più siamo, più contiamo!</p>
<p><em>In bocca al lupo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2023/03/01/pensatevi-liberi-a-tu-per-tu-con-anpp/">&#8220;Pensatevi liberi&#8221;. A tu per tu con ANPP</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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		<title>Stefano Berti: &#8220;La mia lunga storia d&#8217;amore con il legno&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2023 10:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Foresta Modello delle Montagne Fiorentine]]></category>
		<category><![CDATA[CNR- Ivalsa]]></category>
		<category><![CDATA[Federlegno]]></category>
		<category><![CDATA[parquet]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Berti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Una vera istituzione nel mondo del parquet: un ricercatore, un divulgatore, un uomo garbato e ironico, con una grande passione: gli alberi e le foreste. Lo staresti ad ascoltare per ore, perché è una persona che ama “chiacchierare” Stefano Berti, nel senso migliore del termine: è un uomo disponibile a mettersi in comunicazione, a raccontarsi, a ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2023/01/18/stefano-berti-la-mia-lunga-storia-damore-con-il-legno/">Stefano Berti: &#8220;La mia lunga storia d&#8217;amore con il legno&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-35196 alignleft" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/stefano-berti-copia-2.jpg" alt="" width="365" height="450" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/stefano-berti-copia-2.jpg 624w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/stefano-berti-copia-2-244x300.jpg 244w" sizes="auto, (max-width: 365px) 100vw, 365px" />Una vera istituzione nel mondo del parquet: un ricercatore, un divulgatore, un uomo garbato e ironico, con una grande passione: gli alberi e le foreste. Lo staresti ad ascoltare per ore, perché è una persona che ama “chiacchierare” Stefano Berti, nel senso migliore del termine: è un uomo disponibile a mettersi in comunicazione, a raccontarsi, a parlare di tutto quello che sa, senza gelosia né superbia, ma con garbo e modestia, conditi con qualche battuta sagace da buon toscano. Un’istituzione nel settore del legno, cui ha dedicato l’intera carriera, apportando un contributo importante al comparto del parquet: dalla gestione sostenibile delle foreste alle applicazioni più innovative dei prodotti in legno.</em></p>
<p><em>Ecco quello che mi ha raccontato.</em></p>
<p><em>Federica Fiorellini</em></p>
<p><b>Con il legno è stato<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>amore a prima vista?</b></p>
<p>Le mie origini non sono tanto legate al legno, quanto alla foresta, il mio primo amore: ho vissuto la mia infanzia nel Chianti, un’area famosa certamente per il vino, ma con magnifiche foreste (segnalo a chi non la conoscesse la meravigliosa cipresseta naturale di Sant’Agnese, tra le colline del Chianti, che si rinnova spontaneamente, senza interventi di rimboschimenti). Dopo le superiori, iscrivermi alla facoltà che un tempo si chiamava “Scienze Agrarie e Forestali” di Firenze (ora si chiama Scuola di Agraria &#8211; Corso di studio “Scienze Forestali e Ambientali”) mi è sembrato naturale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Al terzo anno c’era una materia fondamentale, “Tecnologia del legno”: è frequentando quelle lezioni che è arrivato il colpo di fulmine, legato prima che alla materia all’insegnante, il professor Guglielmo Giordano, l’uomo che nel 1954 aveva fondato a Firenze l’Istituto Nazionale del Legno, all’interno del CNR e che, in quegli anni, stava contribuendo alla nascita dell’Istituto di Assestamento e Tecnologia forestale all’interno della facoltà di Scienze Agrarie e Forestali.</p>
<p>Iniziando a frequentare l’Istituto conobbi un’altra persona per me molto importante, il professor Raffaello Nardi Berti, che mi assegnò un compito importante: rompere il legno, analizzarlo, studiarlo… (non ha mai smesso, nda) Mi appassionai tanto a questa occupazione, che mi sono preso una pausa di tre anni per dedicarmi solo al laboratorio.</p>
<p><b>Alla fine ce l’hai fatta a laurearti?</b></p>
<p>Ho dato dieci esami in un anno, anche perché avevo un obiettivo importante: il professor Nardi Berti mi disse che, una volta laureato, avrei avuto la possibilità di partire insieme a lui per l’Africa, dove stavano cercando consulenti Junior. Lo stesso anno ho discusso anche la tesi. La mia storia con il parquet inizia proprio qui: la mia tesi, infatti, verteva sullo studio di un legname per pavimenti di legno venuto dal Brasile, il Sucupira (oggi molto conosciuto, a differenza di allora). Il lavoro era stato commissionato da un’azienda italiana che si era rivolta all’Università di Firenze per capire se questo legno fosse utilizzabile o meno per i pavimenti. In poche parole verificammo che la Sucupira aveva delle caratteristiche notevoli dal punto di vista tecnologico e il legno fu messo in commercio.</p>
<p><b>Quindi Africa?</b></p>
<p>Sì, appena laureato sono partito per l’Africa, dove sono rimasto due anni, anche se non continuativi, con il compito di capire cosa si poteva fare con alcune specie legnose che crescevano in abbondanza, ma non venivano utilizzate, perché non conosciute. Ho trovato tantissimi legni interessanti in realtà, ma gli sbocchi sono stati pochi: con rammarico devo dire che da allora poco è cambiato, quando si parla di legno, l’aspetto estetico molto spesso prevale su quello prestazionale, di conseguenza si è portati a cercare e utilizzare sempre gli stessi materiali.</p>
<p><b><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-35195" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-1024x768.jpg 1024w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-300x225.jpg 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-768x576.jpg 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-1536x1152.jpg 1536w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-2048x1536.jpg 2048w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-800x600.jpg 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2023/01/Berti-Foresta-Modello-Montagne-Fiorentine-copia-1280x960.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></b></p>
<p><b>…E poi<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>sei tornato a rompere il legno</b></p>
<p>Rientrato in Italia, tornai all’Istituto l’Istituto di Assestamento e Tecnologia forestale dell’Università a ricominciai a fare ciò che mi piaceva più fare: rompere il legno per conoscerlo, aiutando, all’occorrenza, gli studenti che stavano preparando le tesi. Ho rinunciato alla carriera universitaria, che mi andava un po’ stretta, per dedicarmi all’Istituto, consapevole di tutto quello che si poteva, e si doveva, fare. Ho sempre amato la libertà di scelta.</p>
<p>Contemporaneamente insegnavo alle scuole professionali di Firenze dedicate agli antichi mestieri artigianali (ebanisti, intagliatori). Ero docente, ma in realtà ero quello che imparava più di tutti, compresi tantissimi trucchi del mestiere. Ho insegnato anche all’Università, in Sicilia, ma questa è un’altra storia…</p>
<p>Tra un corso e l’altro, scoprii che all’Istituto del Legno del CNR (quello fondato da Giordano) che nel frattempo aveva cambiato nome in “Istituto per la Ricerca su Legno”, avevano indetto un concorso per ricercatori: partecipai e lo vinsi. Del resto era il mio pane: era richiesta la conoscenza dei materiali, saperli rompere, saperne riconoscere le infinite varietà e capirne le caratteristiche e le potenzialità… Non avevo fatto altro per anni.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La mia cartiera di ricercatore è iniziata qui. Da ricercatore sono diventato direttore dell’Istituto fino al 2002, anno in cui il centro è confluito all’interno di IVALSA (Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree), nato come Istituto di filiera, che nel 2019 si è “trasformato” nuovamente, ingrandendosi, in Istituto per la Bioeconomia… Ma a quel punto io sono andato in pensione.</p>
<p><b>Se dovessi fare un bilancio<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>della tua esperienza alla direzione dell’Istituto per la Ricerca sul Legno?</b></p>
<p>Diciamo che ho cercato di avere un approccio universale e questo ha pagato: ho riunito attorno a me un gruppo di lavoro eterogeneo, con esperienze, competenze e professionalità diverse, con l’obiettivo ultimo di conoscere davvero, a tutto tondo, il materiale legno. Questo insegnamento mi arrivava da Giordano, che aveva capito benissimo che fare ricerca significa lavorare in gruppo.</p>
<p>La mia grande soddisfazione è stata quella di aver creato e diretto un gruppo di lavoro che è stato in grado di proseguire la strada indicata da Giordano e il suo staff. Credo di essere stato propositivo e, di fatto, di aver contribuito a far nascere IVALSA, portando tutte le competenze di cui sopra in un contesto “allargato”, di filiera.</p>
<p><b>Che consiglio daresti alle giovani generazioni di ricercatori?</b></p>
<p>Premetto che sono convinto che il mestiere di ricercatore sia il più bello del mondo. Ciò che ci muove è il provare a dare risposte: è un mestiere fatto di curiosità il nostro, di intuizioni, di passione per lo studio</p>
<p>L’unico consiglio che mi sento di dare è: siate curiosi, continuate a farvi domande e a cercare di darvi delle risposte e in questo siate liberi, indipendenti più che potete. E poi non spaventatevi: studiando, ricercando, approfondendo, vi si apriranno a mano a mano moltissime porte, il rischio è quello di perdersi e di perdere di vista l’obiettivo. Il mio consiglio è quello di richiudere qualche porticina, di fermarsi (e magari passare a un collega i dati ottenuti per far ripartire lui da quella porta chiusa).</p>
<p><b>Tornando ai pavimenti di legno: cosa ti ha portato alla collaborazione con il mondo produttivo e associativo?</b></p>
<p>Uno degli aspetti che ho sempre ritenuto fondamentale nel mio lavoro è stato quello di ridurre le distanze tra il mondo della ricerca e la società civile, per questo mi sono sforzato di diffondere a più ampio raggio possibile i risultati dei miei studi o comunque lo stato dell’arte della ricerca sul legno nel nostro Paese, per aumentare la conoscenza e la coscienza del settore. Lo sentivo e lo sento come un dovere morale: chi lavora per un ente pubblico ed è pagato dai cittadini ha l’obbligo di mettere a disposizione di tutti, nel modo più chiaro e trasparente possibile i suoi studi. Bisogna smettere di raccontarsi le cose tra pari.</p>
<p><b>Di qui la collaborazione con Federlegno, con AIPPL,<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>con le aziende del settore,<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>non ti sei più fermato…</b></p>
<p>Certo, lo spirito è quello che spiegavo sopra: la divulgazione. A un certo punto questo si è tradotto in pratica in un doppio lavoro, ma, lo ripeto, in coscienza, non mi era possibile fare diversamente.</p>
<p>La fortuna è stata quella di aver incontrato delle persone che da un lato hanno colto la mia disponibilità, dall’altro hanno capito la necessità di ampliare le conoscenze del comparto. Così sono nati i primi corsi insieme a Gabriele Marrazzini, che all’epoca stava dando vita ad AIPPL, Associazione Posatori Pavimenti in Legno, per ampliare il sapere dei parchettisti, per farli crescere. Mi sono prestato volentieri perché lo ritenevo un mio compito.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Quasi in contemporanea è nato il legame con Mapei: il dottor Squinzi mi chiamò per chiedermi la disponibilità a fare qualche “chiacchierata” con i suoi tecnici del settore parquet, che stavano mettendo a punto delle nuove colle per il legno.</p>
<p>Lo stesso è successo con FederlegnoArredo, in particolare con Edilegno: all’inizio degli anni ’90 stavano nascendo in Europa le normative sul legno in seno al famoso comitato CEN/TC 175 “Legno tondo e segati” e la Federazione mi chiese di seguire i vari gruppi di lavoro del CEN per supportare le industrie italiane. Stavano nascendo le norme europee sui pavimenti di legno e l’attenzione della Federazione era molto alta, perché noi in Italia, unici in Europa, al tempo avevamo norme tecniche molto migliori (e meno permissive) di quelle che poi sono state approvate e sono attualmente in vigore</p>
<p><b>Mi sembra che la tua opera<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>di “divulgazione” non si sia mai fermata…</b></p>
<p>Ormai sono distaccato dal mondo della ricerca, che non si ferma e va avanti naturalmente… Quello che faccio ora, quando posso, è divulgare le peculiarità del legno, la sua sostenibilità (al di là degli slogan preconfezionati sulla necessità di piantare alberi in ogni dove, deprimenti oltre che pericolosi) e i suoi svariati campi di utilizzo in edilizia, al posto dei materiali cosiddetti energivori.</p>
<p>Amo raccontare la meravigliosa macchina che cattura anidride carbonica e produce ossigeno che sono gli alberi. Anche se sono sempre più allarmato. Il mio pensiero va alle generazioni future, il vero problema è che, al di là di aver preso coscienza che i cambiamenti climatici sono causati da noi stessi, stiamo facendo ben poco. Proseguendo a questi ritmi siamo destinati all’estinzione.</p>
<p><b>Anche in questo senso<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>so che ti stai dando da fare…</b></p>
<p>Ancor prima di andare in pensione, dieci anni fa, ho iniziato a dedicarmi all’Associazione Foresta Modello delle Montagne Fiorentine, che attualmente presiedo: un interessante e nuovo strumento di governance del territorio che si ispira a un modello ideato in Canada negli anni ’90 e che coinvolge numerosi soggetti pubblici e privati. Ho sposato l’idea che per poter offrire un futuro alle persone c’è bisogno di imparare a vivere insieme (agricoltori, forestali, piccoli produttori e. chi più ne ha ne metta), eliminando le diatribe che esistono normalmente quando si abita lo stesso territorio. Ho capito che se si attraggono persone e si fanno restare quelle che già abitano il territorio (rendendolo appetibile anche in termini economici) è possibile, insieme, gestire in modo sostenibile le foreste e i paesaggi forestali, una risorsa preziosa. Le iniziative che portiamo avanti in questo sono tantissime.</p>
<p><b>Ti seguiremo senz’altro… Prima di salutarti, c’è qualcosa che ti manca del tuo lavoro?</b></p>
<p>Non ci crederai, ma è il rapporto con i posatori: le chiacchere al telefono o duranti i convegni, i consigli, i ragionamenti sul comportamento di questo o quell’altro legno mi hanno arricchito molto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2023/01/18/stefano-berti-la-mia-lunga-storia-damore-con-il-legno/">Stefano Berti: &#8220;La mia lunga storia d&#8217;amore con il legno&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Oscar Panseri: &#8220;Io faccio la mia parte&#8221;</title>
		<link>https://www.iloveparquet.com/2022/06/29/oscar-panseri-io-faccio-la-mia-parte/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=oscar-panseri-io-faccio-la-mia-parte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Fiorellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jun 2022 20:41:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PEOPLE]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;intervista a Oscar Panseri, AD Chimiver: &#8220;Io faccio la mia parte&#8221; (non solo per la mia azienda, ma per il sistema. lo considero un dovere morale)&#8221;</p>
<p><em>Partiamo dal nuovo incarico: il 31 marzo scorso Oscar Panseri, amministratore delegato di Chimiver Panseri (e già presidente del gruppo Chimici di Confindustria Bergamo) è stato eletto presidente del Comitato ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2022/06/29/oscar-panseri-io-faccio-la-mia-parte/">Oscar Panseri: &#8220;Io faccio la mia parte&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;intervista a Oscar Panseri, AD Chimiver: &#8220;Io faccio la mia parte&#8221; (non solo per la mia azienda, ma per il sistema. lo considero un dovere morale)&#8221;</h2>
<p><em>Partiamo dal nuovo incarico: il 31 marzo scorso Oscar Panseri, amministratore delegato di Chimiver Panseri (e già presidente del gruppo Chimici di Confindustria Bergamo) è stato eletto presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Bergamo per il quadriennio 2022-2026. Un incarico importante, che significa rappresentare 765 imprese, per 21.000 addetti. Imprese che, a loro volta, rappresentano l’82% degli iscritti a Confindustria Bergamo&#8230; “anche se il restante 18% fa la differenza per numero di addetti e dunque per numero di voti”, precisa Panseri. In questa lunga chiacchierata l’imprenditore di Pontida ci racconta il suo mondo (la chimica), la sua azienda (Chimiver) e il suo approccio al lavoro. In quattro parole? Lungimiranza, resilienza, velocità e fantasia.</em><br />
<em>Spoiler: si parla anche di api</em></p>
<p><em>di Federica Fiorellini</em></p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-34630 alignleft" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Panseri-737x1024.png" alt="" width="373" height="519" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Panseri-737x1024.png 737w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Panseri-216x300.png 216w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Panseri-768x1067.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Panseri-800x1112.png 800w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Panseri.png 1004w" sizes="auto, (max-width: 373px) 100vw, 373px" /></strong></p>
<p><strong>Partiamo dal nuovo incarico? È sicuramente una bella responsabilità&#8230;</strong><br />
Una bella responsabilità e una sfida importante, che ho accettato non senza remore iniziali: confesso di essere stato ‘spinto’ a raccoglierla sia dall’alto che dal basso di Confindustria, associazione per la quale ho ricoperto negli anni ruoli diversi e via via più importanti e che ha caldeggiato da subito la mia candidatura.</p>
<p><strong>Hai parlato di remore&#8230;</strong><br />
L’impegno richiesto da Confindustria è grande, come importanti sono le responsabilità nei confronti della mia azienda, soprattutto in questa fase delicata: avevo bisogno di capire come riorganizzare il mio tempo. La mia grande fortuna è quella di aver un fratello che mi può sostituire al bisogno (e l’ha sempre fatto): sia mio fratello Nevio sia la mia famiglia (alla quale necessariamente avrei portato via del tempo) mi hanno spinto ad accettare, mi hanno appoggiato da subito e questo ha fatto sì che sciogliessi le riserve.</p>
<p><strong>Perché l’associazione&#8230; Non ne avevi abbastanza della tua azienda?</strong><br />
Siamo in un momento di cambiamenti epocali a livello globale, che toccano tutti gli aspetti della nostra vita, a tutti i livelli, anche e soprattutto sociali; siamo nel mezzo della transizione ecologica: la sostenibilità e l’economia circolare sono le sfide che il mondo ha raccolto e in queste sfide la chimica è fondamentale. Ho pensato fosse importante portare in Confindustria la mia esperienza da chimico, esperienza che, del resto, ha avuto un peso notevole nella mia elezione: non è un caso che dopo tanti anni, grazie alla mia figura, alla presidenza del Comitato Piccola Industria ci sia un’azienda chimica (che attualmente pesa per il 7% sul totale delle aziende associate) e non meccatronica. Sento molto la responsabilità di diffondere nella società una cultura nuova nell’approccio e nella gestione dell’ambiente.<br />
L’agenda ONU 2030 e i piani aggiornati in materia di clima hanno dato spazio a un aumento della temperatura di due gradi e mezzo. Ci resta ancora mezzo grado: aumenti superiori produrranno effetti critici per la natura e le persone, oltre a costi enormi per l&#8217;economia. Credo che noi imprenditori abbiamo l’obbligo di accelerare e mettere in campo tutte le azioni per tutelare il sistema ambiente.</p>
<p><strong>La guerra in Ucraina come si inserisce in tutto ciò, non rischia di vanificare molti sforzi?</strong><br />
Dal mio punto di vista la guerra può essere vista come un passo indietro, ma anche come un’accelerata, basti pensare alla nuova rincorsa alle rinnovabili, alla maggiore velocità con cui la macchina burocratica rilascia permessi nella direzione della creazione di energia pulita, ai nuovi finanziamenti.</p>
<p><strong>Tornando al tuo nuovo ruolo, quale dovrebbe essere il ruolo della chimica oggi?</strong><br />
La chimica è strategica per perseguire con successo la transizione ecologica e gli obiettivi del Green Deal europeo e ha il compito di studiare tutto quello che può rendere più sostenibile il nostro sistema: dalla ricerca di materie prime da fonti rinnovabili a quella di processi produttivi meno inquinanti, con l’obiettivo ultimo di alimentare un circuito virtuoso tra ambiente, crescita e benessere, ricordando sempre che la sostenibilità deve poggiare su tre pilastri: prima l’aspetto economico (un processo non può essere sostenibile se non è economico), poi sociale e ambientale.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-34632" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver.png" alt="" width="996" height="678" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver.png 996w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-300x204.png 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-768x523.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-800x545.png 800w" sizes="auto, (max-width: 996px) 100vw, 996px" /></strong></p>
<p><strong>Pensando a Chimiver, come si traduce tutto ciò: dove sta andando la ricerca in questo momento? E su quali aspetti vi state concentrando di più?</strong><br />
Da oltre due anni a questa parte stiamo diffondendo la cultura della sostenibilità all’interno e all’esterno dell’azienda e lo facciamo pur non avendo obblighi di legge, un processo che sfocerà, nel 2023, con la pubblicazione del nostro primo bilancio di sostenibilità, certificato. Ogni passo che facciamo, ogni decisione che portiamo avanti, in tutti i reparti aziendali e sotto tutti gli aspetti, deve essere in linea con i tre pilastri della sostenibilità. Ma proprio tutti. Sto pensando alla mobilità come all’acqua che beviamo negli uffici, alle formule dei prodotti come al packaging. Sugli imballi in particolare siamo molto avanti.</p>
<p><strong>Ci spieghi meglio?</strong><br />
Se ieri siamo stati la prima azienda in Italia del nostro settore a utilizzare imballi in plastica 100% riciclata e certificata, risparmiando tonnellate e tonnellate di granulo vergine, oggi siamo la prima azienda in Italia del nostro settore che, per gli imballi standard dei collanti bicomponenti, passa da 10 (A+B) a 12 chili e mezzo (A+B), con vantaggi enormi: oltre il 15% di plastica in meno, il 20% in meno di imballi in circolazione, il 20% in meno di ‘sforzo’ dell’operatore (per fermarsi e miscelare il prodotto), una riduzione del costo &#8211; e delle emissioni &#8211; dei trasporti (i camion, a parità di pallet, trasportano più prodotto). Siamo i primi, ma mi auguro che ci seguano anche gli altri.<br />
Il nostro mercato ha accolto positivamente la scelta e noi ci sentiamo in dovere di accompagnare il cliente nel cambiamento, saperlo motivare e spiegare.</p>
<p><strong>La guerra, il caro energia, le materie prime che scarseggiano: come sta impattando sul nostro settore (e su Chimiver) tutto questo?</strong><br />
Impatta e non poco, tanto che abbiamo creato nuovi ruoli in azienda per individuare il più velocemente possibile le soluzioni e le disponibilità di mercato per portare avanti il nostro lavoro al meglio. Penso in particolare alla ricerca (in collaborazione con la nostra <em>supply chain</em>) di materie prime che possano essere dichiarate e certificate ‘sostenibili’. Ci stiamo preparando per i nuovi scenari nei tempi più brevi possibili, non possiamo stare fermi, anche perché l’Europa sta accelerando fortemente. Avremo molti più vincoli in futuro. Quanto alla guerra nello specifico, certo, un segno in Chimiver lo lascia, se consideriamo che sia Russia che Ucraina per noi sono due mercati importanti, storico il primo e in forte crescita il secondo, ma l’impatto lo vedremo nel secondo semestre. A oggi, nonostante tutto, posso dire che Chimiver è in forte crescita, in linea con l’altrettanto forte crescita del 2021, non solo in valore, ma anche nei volumi, a livello nazionale e fuori dai confini. Le preoccupazioni ci sono, ma abbiamo imparato a gestirle.</p>
<p><strong>Come?</strong><br />
Abbiamo imparato a essere resilienti, ad affrontare i momenti difficili mettendo in campo azioni adatte a contenerli e superarli. Io dico sempre che quello che facciamo oggi è già vecchio e quello che fanno tutti è banale. Ci vogliono velocità, resilienza e fantasia. Ci vuole l’aiuto di tutti, per mettere a punto e ottimizzare le idee e gli spunti iniziali.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-34633 alignright" src="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-Panseri.png" alt="" width="468" height="288" srcset="https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-Panseri.png 810w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-Panseri-300x184.png 300w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-Panseri-768x472.png 768w, https://www.iloveparquet.com/wp-content/uploads/2022/06/Chimiver-Panseri-800x492.png 800w" sizes="auto, (max-width: 468px) 100vw, 468px" />C’è qualcosa di nuovo che bolle in pentola in questo momento?</strong><br />
Eccome. Abbiamo creato, unici in Italia, una linea di prodotti per l’industria del parquet con foto- indurimento a tecnologia LED. Mi spiego meglio: le lampade storiche UV per l’indurimento del prodotto (al gallio e al mercurio) possono essere sostituite con lampade LED, che hanno un consumo energetico trenta volte inferiore. È da cinque anni che studiamo questi prodotti, ma se fino allo scorso anno dovevamo provocare la domanda con l’offerta, oggi è l’esatto contrario, siamo subissati di richieste. Oltre all’olio a indurimento LED, già a catalogo, la nostra offerta si comporrà anche di vernici all’acqua a indurimento LED. I verniciatori, utilizzando la nostra tecnologia, dovranno investire nella sostituzione del pacco lampade o nella creazione di nuove linee, finanziamenti che però si ripagano, visto il risparmio energetico che generano, oltre a essere finanziabili dal pnrr. La seconda novità è rivolta al posatore ed è una piccola macchina LED ‘portatile’ firmata Chimiver per il foto-indurimento della vernice all’acqua. Il vantaggio è la velocità, oltre al risparmio energetico. Partiremo con la formula ‘rent’, poi si vedrà.<br />
E poi ci sono le api!</p>
<p><strong>Le api?</strong><br />
Abbiamo messo a punto un olio ceroso per la protezione di pavimenti e superfici in legno, che utilizza solo cera d’api europea e che sostiene &#8211; attraverso una serie di donazioni &#8211; l’organizzazione europea dell’apicoltura BeeLife. Le api giocano un ruolo essenziale negli ecosistemi, con questa piccola azione vogliamo essere parte attiva nella costruzione di un futuro migliore per le prossime generazioni.</p>
<p><strong>Per chiudere, in due parole, il segreto del tuo successo?</strong><br />
Tanto impegno, un’organizzazione orizzontale e collaboratori validi, che oggi sono l’azienda, io e mio fratello Nevio la rappresentiamo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.iloveparquet.com/2022/06/29/oscar-panseri-io-faccio-la-mia-parte/">Oscar Panseri: &#8220;Io faccio la mia parte&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.iloveparquet.com">I Love Parquet</a>.</p>
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