ANIP-Confindustria critica sul Decreto Rilancio: “Solo un punto partenza”

Lorenzo Mattioli, presidente di ANIP-Confindustria (l’associazione nazionale imprese di pulizia e servizi integrati), ha diffuso oggi una nota con la quale ha commentato il recente Decreto Rilancio varato dal governo Conte. Di seguito il punto di vista dell’organizzazione rispetto alle misure proposte.

Il Decreto Rilancio accoglie le istanze principali del comparto dei servizi rimettendo al centro le operazioni di sanificazione attraverso un meccanismo di incentivi che, riteniamo, debba essere integrato anche dalle prossime iniziative europee, con il tanto atteso ‘bazooka’ da 500 miliardi. Per ora, in Italia, siamo solo ai primissimi strumenti per affrontare la ripartenza del paese, perciò possiamo esprimere ANIP-Confindustria una prima parziale soddisfazione per quanto contenuto nel decreto. Il Decreto Rilancio contiene un intero capitolo dedicato alla sanificazione, con il credito d’imposta portato al 60%, per un massimo di 60 mila euro per ciascun beneficiario, nel limite di spesa complessivo innalzato a 200 milioni. Insufficiente per i 2 miliardi di metri quadri di superfici da sanificare, soprattutto perchè, senza la garanzia di affidare ai professionisti la sanificazione, dunque senza un albo validato e trasparente di soggetti abilitati, si rischia di alimentare un pericoloso fai da te. Bene inoltre l’esenzione dell’iva sull’acquisto dei dispostivi di protezione individuale, con la speranza che nell’approvvigionamento si tenga conto della priorità che anche questo settore dovrebbe avere; oggi su tute e guanti si sta verificando quello che è già successo per le mascherine. Nel complesso viene data una prima risposta anche con le agevolazioni sull’Irap. Rimane il grande problema delle scuole, dove si agevola l’acquisto di prodotti per la sanificazione, e tra questi anche strumenti professionali a tale scopo, ma resta nel limbo l’attribuzione delle competenze, a seguito dell’internalizzazione che ha estromesso le realtà dei servizi di pulizia caricando il mondo della scuola di un’ulteriore responsabilità che nulla a che fare con formazione e didattica. Per il paese e per le imprese della nostra sfera ci aspettiamo una considerazione maggiore in vista dei nuovi strumenti europei: lo chiedono oltre 4 milioni di addetti nel continente, divisi tra oltre 280 mila aziende. Tutte persone imprese che lavorano per salute della collettività”.